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Decorrenza della pensione: l’INPS perde contro l’erede

L’erede di un cittadino riconosciuto come perseguitato razziale ha chiesto la ricostituzione del trattamento pensionistico del defunto. Il richiedente pretendeva l’anticipazione della decorrenza della pensione al momento del raggiungimento dei requisiti anagrafici, avvenuto nel 1986, anziché dal 1989. La Corte d’Appello ha accolto la domanda. L’ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione contestando i criteri di calcolo della retribuzione pensionabile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ente previdenziale poiché i motivi sollevati non contestavano la reale decisione del giudice di secondo grado, incentrata esclusivamente sulla decorrenza della pensione e non sul calcolo matematico della stessa. L’ente previdenziale è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 3169 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto dei perseguitati e la decorrenza della pensione

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di grande rilevanza sociale e giuridica riguardante la decorrenza della pensione per le vittime di persecuzioni razziali. La vicenda nasce dalla richiesta dell’erede di un cittadino, riconosciuto ufficialmente come perseguitato razziale per il periodo tra il 1940 e il 1945. L’erede ha chiesto all’ente previdenziale la ricostituzione del trattamento pensionistico del familiare defunto. La richiesta mirava ad anticipare la data di inizio del pagamento della prestazione al momento dell’effettiva maturazione dei requisiti.

Il nucleo della controversia riguarda il momento esatto in cui sorge il diritto a percepire l’assegno pensionistico. Il cittadino perseguitato beneficiava della pensione solo a partire dal settembre del 1989. Tuttavia, l’interessato aveva raggiunto l’età anagrafica richiesta dalla legge già nel gennaio del 1986. La legge riconosce ai perseguitati politici e razziali la possibilità di riscattare i periodi di persecuzione tramite l’accredito di contributi figurativi. Questi contributi sono utili per anticipare la data di pensionamento.

L’importanza della decorrenza della pensione nei ricorsi

I giudici di merito hanno accolto la domanda dell’erede. Essi hanno stabilito che la decorrenza della pensione doveva essere retrodatata al gennaio del 1986. Di conseguenza, l’ente previdenziale doveva pagare le differenze sui ratei già maturati, oltre agli accessori di legge. L’ente pubblico ha deciso di impugnare questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. Nel suo ricorso, l’ente ha sollevato obiezioni relative al calcolo della retribuzione pensionabile e all’incidenza dei contributi figurativi.

Tuttavia, la difesa dell’erede ha resistito in giudizio evidenziando un errore fondamentale nel ricorso dell’ente. Le contestazioni dell’ente previdenziale non riguardavano la questione decisa dalla Corte d’Appello. La sentenza impugnata si era concentrata unicamente sulla data di avvio del trattamento e non sulle modalità matematiche di calcolo della quota mensile.

Le motivazioni della sentenza sulla decorrenza della pensione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ente previdenziale. I giudici di legittimità hanno spiegato che il ricorso per cassazione deve possedere requisiti di specificità e pertinenza assoluti. Il ricorrente deve contestare in modo preciso le ragioni giuridiche espresse nella sentenza che intende riformare. Nel caso specifico, l’ente previdenziale ha contestato l’applicazione di norme sulla retribuzione pensionabile che il giudice d’appello non aveva nemmeno trattato.

La sentenza di secondo grado aveva deciso esclusivamente sulla data di decorrenza della pensione in base alla normativa speciale per i perseguitati. L’ente pubblico ha invece introdotto una questione diversa, estranea al dibattito processuale precedente. Questo errore rende i motivi di ricorso del tutto privi di attinenza con la decisione impugnata. La Cassazione non può esaminare censure che non colpiscono direttamente le motivazioni del provvedimento impugnato.

Le conclusioni sulla corretta decorrenza della pensione

La decisione della Suprema Corte conferma la vittoria dell’erede del perseguitato razziale. L’ente previdenziale deve ricalcolare la prestazione a partire dal 1986 e versare le somme arretrate spettanti alla quota ereditaria. Inoltre, la Cassazione ha condannato l’ente previdenziale al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in quattromila euro oltre agli accessori di legge.

Questa pronuncia sottolinea l’importanza del rispetto delle regole processuali nei ricorsi di legittimità. Le parti non possono proporre argomenti nuovi o non pertinenti rispetto a quanto deciso nei gradi precedenti. Il diritto alla corretta decorrenza della pensione per le vittime di persecuzioni storiche trova così una tutela definitiva e concreta, impedendo che cavilli procedurali non pertinenti ne ritardino l’applicazione.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione non contesta la decisione del giudice precedente?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché i motivi di impugnazione devono essere specifici e direttamente riferiti alla decisione presa nella sentenza impugnata.

Chi ha diritto ai contributi figurativi per persecuzione razziale?
I cittadini riconosciuti ufficialmente come perseguitati politici o razziali possono ottenere l’accredito di contributi figurativi per i periodi di persecuzione.

Da quando decorre la pensione ricostituita per i perseguitati?
La pensione decorre dal momento in cui il beneficiario ha maturato tutti i requisiti previsti, compreso quello anagrafico, anche se la domanda viene presentata successivamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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