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Prescrizione contributi previdenziali: INPS perde il rimborso

L’INPS ha richiesto a un’azienda il rimborso delle somme anticipate per la mobilità lunga di due dipendenti, comprensive di indennità e contribuzione figurativa. L’azienda ha eccepito la prescrizione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’ente previdenziale, confermando che tali somme rientrano nella categoria dei contributi previdenziali. Di conseguenza, si applica la prescrizione contributi previdenziali di cinque anni prevista dalla legge. L’INPS perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 21665 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La prescrizione contributi previdenziali nel rimborso della mobilità lunga

Quando un’azienda si trova a gestire la transizione dei lavoratori verso il pensionamento, possono sorgere complessi rapporti economici con l’ente previdenziale. Nel caso in esame, l’istituto previdenziale ha richiesto a una società il rimborso di somme significative anticipate per la cosiddetta mobilità lunga di due dipendenti. La controversia si è concentrata sul tempo utile per richiedere tali somme, portando la Suprema Corte a chiarire l’applicazione della prescrizione contributi previdenziali. La decisione stabilisce un confine temporale preciso per le pretese dell’ente pubblico.

Il contesto della mobilità lunga e le pretese dell’ente

La mobilità lunga rappresenta una misura di sostegno al reddito per i lavoratori prossimi alla pensione. L’ente previdenziale anticipa le somme necessarie per l’indennità e accredita la relativa contribuzione figurativa (i contributi fittizi riconosciuti senza versamento effettivo). Successivamente, l’ente richiede il rimborso di questi oneri economici direttamente al datore di lavoro. Nel caso specifico, l’istituto ha intimato il pagamento di oltre cinquantacinquemila euro a distanza di anni. L’azienda si è opposta alla richiesta, sollevando l’eccezione di prescrizione (la perdita del diritto per decorso del tempo). Secondo l’impresa, il diritto dell’ente si era ormai estinto perché erano trascorsi più di cinque anni dall’insorgenza del credito.

La natura delle somme richieste dal datore di lavoro

La questione giuridica centrale riguarda la qualificazione delle somme che il datore di lavoro deve rimborsare. L’ente previdenziale sosteneva che tali somme non avessero natura contributiva, bensì di semplice ristoro patrimoniale per un costo economico sopportato dall’ordinamento. Se così fosse stato, si sarebbe applicato il termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Al contrario, l’azienda sosteneva che il rimborso degli oneri per la mobilità lunga rientrasse a tutti gli effetti nella contribuzione obbligatoria. Questa distinzione non è puramente teorica, poiché determina la tempestività o meno dell’azione di recupero crediti avviata dall’ente pubblico.

Le motivazioni della decisione sulla prescrizione contributi previdenziali

La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi dell’ente previdenziale, confermando l’orientamento già espresso in precedenti pronunce. I giudici hanno chiarito che il credito relativo al rimborso delle somme erogate per la mobilità lunga appartiene all’ampia categoria dei contributi previdenziali. La denominazione di onere utilizzata dal legislatore non muta la sostanza della prestazione. Esiste un criterio di ragionevolezza che impone di assoggettare alla medesima disciplina tutti i contributi, inclusi quelli figurativi e i relativi rimborsi. Di conseguenza, il termine di prescrizione applicabile è quello quinquennale previsto dalla legge di riforma delle pensioni. Poiché l’ente ha agito oltre i cinque anni, il suo diritto al recupero delle somme si è definitivamente estinto.

Le conclusioni sul caso della mobilità lunga

La sentenza della Suprema Corte consolida un principio fondamentale a tutela delle imprese. Il termine di prescrizione contributi previdenziali di cinque anni si applica anche ai rimborsi per la mobilità lunga richiesti dall’ente previdenziale. Questa interpretazione garantisce certezza nei rapporti giuridici ed evita che le aziende siano esposte a richieste di pagamento tardive e inaspettate. L’ente previdenziale perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali. Per le imprese, questa decisione rappresenta un importante scudo contro le pretese tardive della pubblica amministrazione.

Qual è il termine di prescrizione per il rimborso della mobilità lunga richiesto dall’INPS?
Il termine di prescrizione è di cinque anni, poiché tali somme sono assimilate ai contributi previdenziali ordinari.

Cosa succede se l’INPS richiede il rimborso dopo cinque anni?
L’azienda può eccepire la prescrizione del credito e rifiutare legittimamente il pagamento delle somme richieste.

La contribuzione figurativa è soggetta alla stessa prescrizione dei contributi ordinari?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che anche i rimborsi per la contribuzione figurativa rientrano nella prescrizione quinquennale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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