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Concordato In Appello — Anno 2022

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777 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: la pena concordata non si può impugnare
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il concordato in appello, ha proposto ricorso per Cassazione contestando l'entità dell'aumento per la continuazione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello costituisce un negozio processuale liberamente stipulato tra le parti. Una volta recepito dal giudice, l'accordo non può essere modificato unilateralmente, salvo casi eccezionali come l'illegalità della pena o vizi nella formazione della volontà. Nel caso specifico, la sanzione applicata rispettava i limiti di legge. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo esclude il ricorso
L'Imputato, condannato per reati sugli stupefacenti, ha concordato la pena in secondo grado rinunciando ai motivi di gravame. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il concordato in appello limita i poteri decisori del giudice di secondo grado ai soli punti oggetto dell'accordo. La rinuncia ai motivi di appello preclude qualsiasi contestazione successiva, comprese le questioni rilevabili d'ufficio o relative al proscioglimento immediato. Di conseguenza, il giudice d'appello non ha l'obbligo di motivare la mancata assoluzione d'ufficio se le parti hanno raggiunto un accordo sulla pena. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando l’accordo salta solo a metà
Quattro imputati, condannati per vari reati tra cui furto e ricettazione, concordano la pena in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione. Tre di loro contestano vizi procedurali e di motivazione, mentre il quarto lamenta la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, concordata con il Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi dei primi tre imputati, ribadendo che il concordato in appello preclude la possibilità di far valere questioni a cui si è rinunciato con l'accordo. Al contrario, accoglie il ricorso del quarto imputato: la mancata applicazione della sospensione condizionale, pur inclusa nell'accordo, vizia la sentenza per carenza di motivazione. La Corte annulla quindi la decisione limitatamente a questa posizione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato, condannato in primo grado per reati informatici, proponeva appello. In secondo grado, le parti concordavano la pena tramite il concordato in appello, con contestuale rinuncia agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla congruità della pena concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti non rinunciati. Di conseguenza, la rinuncia ai motivi di appello preclude qualsiasi successiva contestazione sulla responsabilità o sulla misura della pena, salvo il caso di sanzione illegale. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’errore di calcolo non annulla la pena
L'Imputato, condannato per furti aggravati, propone ricorso lamentando una difformità nei calcoli intermedi della pena concordata in secondo grado rispetto a quanto stabilito in sentenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che nel concordato in appello ciò che rileva è unicamente la corrispondenza della pena finale concordata tra le parti e non la correttezza dei singoli passaggi matematici intermedi. Poiché la sanzione complessiva applicata coincideva esattamente con quella pattuita, l'eventuale errore di calcolo intermedio risulta irrilevante e non rende la pena illegale.
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Concordato in appello: l’accordo esclude la sospensione della pena
L'Imputato, condannato per bancarotta fraudolenta, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La difesa sosteneva che il diniego fosse illegittimo poiché i precedenti penali ostativi erano stati revocati per depenalizzazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Dagli atti è emerso che, durante l'udienza di secondo grado, il procuratore speciale dell'imputato aveva formalizzato un concordato in appello escludendo espressamente la richiesta di sospensione della pena. Poiché il beneficio non faceva parte dell'accordo finale approvato dal giudice, l'imputato non poteva pretenderne l'applicazione in un secondo momento. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: vietato impugnare il patto sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza della Corte d'appello di Torino. I giudici di secondo grado avevano rideterminato la sanzione a sei mesi di reclusione per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale, recependo l'accordo di concordato in appello tra le parti. La Suprema Corte ha ribadito che la sentenza che accoglie il concordato in appello non può essere impugnata con ricorso ordinario, ma solo con il ricorso straordinario per errore di fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: no al ricorso ordinario in Cassazione
Il caso riguarda Il Lavoratore, condannato in secondo grado per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena in tre anni e quattro mesi di reclusione e 16.000 euro di multa, accogliendo il concordato in appello raggiunto con il Pubblico Ministero. Successivamente, Il Lavoratore ha proposto ricorso per Cassazione contro questa decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Secondo la legge, la sentenza che recepisce il concordato in appello non può essere impugnata con ricorso ordinario, ma solo tramite ricorso straordinario per errore di fatto, salvo rarissime eccezioni non presenti in questo caso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo blindato che vieta i ripensamenti
Il caso riguarda un imputato condannato per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale. In secondo grado, la difesa e il pubblico ministero avevano raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello. Successivamente, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge vieta l'impugnazione ordinaria del concordato in appello, ammettendo solo il ricorso straordinario per errore di fatto, salvo rarissime eccezioni non applicabili in questo caso. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: quando l’accordo blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Per due di essi, la Corte d'Appello aveva accolto il concordato in appello riducendo la pena. La Cassazione ha chiarito che i motivi di ricorso contro il concordato in appello sono strettamente limitati dalla legge e non possono riguardare la mancanza di motivazione o l'eccessività della pena. Per il terzo ricorrente, che lamentava la violazione del principio del divieto di doppio giudizio per lo stesso fatto, il ricorso è stato ritenuto troppo generico in quanto la questione era già stata correttamente risolta nei gradi precedenti. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca la Cassazione
Il caso riguarda un imputato condannato per il reato di evasione. In secondo grado, la difesa ha proposto e ottenuto il concordato in appello, concordando la pena e rinunciando agli altri motivi di impugnazione. Successivamente, l'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena ex art. 599-bis c.p.p. comporta una rinuncia preventiva che preclude qualsiasi successiva contestazione, anche nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la recidiva. Tuttavia, il procedimento di secondo grado si era concluso con un concordato in appello, ovvero un accordo sulla pena che comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice e ha effetti preclusivi sull'intero svolgimento processuale, compreso il giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di ridiscutere in Cassazione le questioni rinunciate, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente.
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Restituzione dei beni sequestrati: possesso contro sospetto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati per furto. Il Primo Imputato ha proposto un ricorso inammissibile poiché aveva concordato la pena in appello. Il Secondo Imputato ha invece contestato il rifiuto di restituzione dei beni sequestrati durante le indagini. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso di quest'ultimo, annullando l'ordinanza che negava la restituzione. I giudici hanno stabilito che la mancata restituzione dei beni sequestrati era priva di motivazione adeguata, poiché i beni mobili non registrati erano stati trovati in possesso dell'imputato, nessuno ne aveva rivendicato la proprietà e la difesa aveva fornito prove sulla compatibilità economica del loro acquisto. La causa è stata rinviata alla Corte di appello per un nuovo esame.
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Concordato in appello ignorato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato, condannato per tentata rapina, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d'Appello non avesse valutato l'accordo sulla pena raggiunto con la Procura. La richiesta di concordato in appello era stata inviata regolarmente tramite PEC quattro giorni prima dell'udienza, ma la cancelleria l'aveva stampata solo il giorno successivo alla decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa pronuncia sull'accordo tempestivamente inviato via PEC determina la nullità della sentenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione impugnata, disponendo il rinvio ad un'altra sezione della Corte d'Appello affinché valuti l'accordo proposto dalle parti.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato, condannato per il reato di estorsione, ha concordato la riduzione della pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza di una circostanza aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando la sentenza è il frutto di un accordo tra le parti, non è possibile contestare in Cassazione la responsabilità penale o la sussistenza delle aggravanti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: la Cassazione frena i ripensamenti
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in appello per i reati di ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha contestato la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la condotta dovesse essere qualificata come furto aggravato anziché ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di concordato in appello, il ricorso per cassazione è limitato a vizi procedurali specifici o a errori macroscopici e manifesti nella qualificazione del reato. Non essendovi in questo caso un errore evidente a prima vista, l'accordo sulla pena resta pienamente valido. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo che cancella il ricorso
I Condannati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del reato di spaccio, ritenendolo di lieve entità. Tuttavia, in secondo grado, le parti avevano già raggiunto un accordo sulla pena tramite il concordato in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo raggiunto in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi altra contestazione in sede di legittimità, compresa la qualificazione del fatto, salvo il caso di una pena del tutto illegale. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di cinque imputati. Quattro di essi avevano concordato la pena in appello, ma hanno successivamente contestato la propria responsabilità penale. La Corte ha chiarito che il concordato in appello preclude la possibilità di impugnare la sentenza per motivi di merito, limitando il ricorso a vizi eccezionali come l'illegalità della pena o vizi del consenso. Il quinto imputato, di nazionalità straniera, ha lamentato l'omessa traduzione dell'ordinanza custodiale, ma la questione è stata ritenuta inammissibile poiché non sollevata nel precedente grado di giudizio. Tutti i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a pesanti sanzioni pecuniarie in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: se concordi la pena non puoi fare ricorso
L'Imputato, condannato per furto e utilizzo indebito di carte di credito, ha concordato la pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sentenza emessa a seguito di concordato in appello non è impugnabile per vizi sulla determinazione della pena, a meno che la sanzione applicata non sia palesemente illegale, ossia fuori dai limiti edittali o di specie diversa da quella prevista dalla legge. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: la pena concordata non si può contestare
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la misura della pena applicata dalla Corte d'Appello a seguito di un concordato in appello per il reato di lesioni personali aggravate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile impugnare in cassazione la determinazione della pena concordata tra le parti, a meno che la sanzione non sia palesemente illegale, ossia estranea ai limiti edittali o di natura diversa da quella prevista dalla legge. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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