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D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

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616 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Costi infragruppo: onere della prova e deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2569/2026, ha stabilito che per la deducibilità dei costi infragruppo non è sufficiente la prova documentale (contratto e fatture). La società che riceve il servizio deve dimostrare l'effettiva utilità e il vantaggio concreto ottenuto, ribaltando così l'onere della prova a carico del contribuente. La Corte ha cassato la decisione precedente che aveva erroneamente addossato all'amministrazione finanziaria l'onere di provare l'indeducibilità.
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Plusvalenza permuta: quando si tassa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la plusvalenza da permuta di un bene presente (un terreno) con un bene futuro (appartamenti da costruire) si realizza fiscalmente non al momento della stipula del contratto, ma quando il bene futuro viene ad esistenza. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso di un contribuente, cassando la sentenza di secondo grado per non aver motivato l'indeducibilità dei costi e per aver omesso di pronunciarsi su specifici motivi relativi al calcolo del valore e della plusvalenza.
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Definizione agevolata socio: la difesa è autonoma
Una socia di una società di persone ha ricevuto un avviso di accertamento basato sul reddito della società. Quest'ultima aveva chiuso la controversia con una definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta della società non vincola la socia, la quale mantiene il pieno diritto di contestare autonomamente l'accertamento. Viene quindi affermato un principio chiave: la definizione agevolata del socio è indipendente e la sua posizione fiscale è autonoma rispetto a quella dell'ente collettivo.
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Rendita catastale: motivazione e stima per immobili D/7
Una società riduce la rendita catastale di un immobile con impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate non accetta la variazione e determina una rendita superiore. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della società, ritenendo l'avviso di accertamento sufficientemente motivato in quanto basato sugli stessi fatti forniti dal contribuente, ma con una diversa valutazione tecnica, e confermando la legittimità del metodo di stima utilizzato per gli immobili industriali.
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Contributi socio non lavoratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla mera partecipazione in una società di capitali, senza lo svolgimento di alcuna attività lavorativa, non sono soggetti a contribuzione previdenziale. Il caso riguardava la richiesta dell'INPS di assoggettare a contributi i redditi percepiti dal socio fondatore di una S.r.l., il quale non svolgeva attività lavorativa. La Corte ha chiarito che tali proventi si qualificano come 'redditi di capitale' e non 'redditi d'impresa', escludendoli così dalla base imponibile per i contributi del socio non lavoratore.
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Concordato preventivo biennale e accertamento fiscale
Una società del settore moda, dopo aver aderito al concordato preventivo biennale, ha subito un accertamento fiscale basato su presunzioni di maggiori ricavi. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, stabilendo che questo tipo di accordo con il fisco inibisce l'uso di metodi di accertamento analitico-induttivi, che si fondano su presunzioni. La sentenza chiarisce che i poteri dell'Amministrazione Finanziaria sono limitati e non possono superare le regole specifiche del concordato preventivo biennale, a meno che non vengano superate determinate soglie di scostamento, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una s.r.l. a ristretta base sociale, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento basato sulla presunzione distribuzione utili. Secondo la Corte, in tali società, gli utili extra-contabili si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle quote. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che tali somme sono state accantonate o reinvestite. La Corte ha ribadito che tale meccanismo non viola il divieto di doppia presunzione.
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Tassazione vincite estero: no a redditi diversi
Un contribuente ha ottenuto la cassazione di un avviso di accertamento relativo a vincite da gioco non dichiarate, conseguite in Polonia e USA. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione vincite estero non può avvenire applicando la categoria dei 'redditi diversi' se le vincite provengono da Paesi UE o da Paesi extra-UE con cui l'Italia ha siglato convenzioni contro le doppie imposizioni. Tale pratica viola il principio di non discriminazione rispetto alle vincite nazionali.
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Tassazione vincite estero: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a una vincita a poker ottenuta in un altro Stato UE. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tassazione delle vincite estero, se le vincite nazionali sono esenti da imposta sul reddito, viola il principio di non discriminazione e la libera prestazione di servizi sanciti dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, confermando l'illegittimità della pretesa fiscale.
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Ente non commerciale: onere della prova e requisiti
Un'associazione costituita per costruire una strada interpoderale viene considerata dall'Agenzia delle Entrate un ente commerciale mascherato. La Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce che per beneficiare delle agevolazioni fiscali, l'ente non commerciale deve provare non solo i requisiti formali, ma soprattutto quelli sostanziali, come la democraticità e l'assenza di vantaggi economici diretti per i soci. La variabilità delle quote associative in base all'utilità ricevuta dall'opera è un forte indizio di natura commerciale.
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Ente non commerciale: quando perde le agevolazioni
Un'associazione, formalmente non-profit, ha costruito una strada rurale con fondi pubblici, ma l'Agenzia delle Entrate l'ha riqualificata come ente commerciale, poiché l'opera beneficiava solo pochi soci, aumentando il valore dei loro immobili. Di conseguenza, è stato notificato un avviso di accertamento a una socia per la sua quota di reddito. La Corte di Cassazione ha confermato che per essere considerato un ente non commerciale e usufruire delle agevolazioni, non basta lo statuto: l'ente deve dimostrare concretamente una gestione democratica e finalità non lucrative. La sentenza del giudice di merito è stata annullata per non aver valutato le prove del reale funzionamento commerciale dell'associazione.
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Agevolazioni fiscali: quando un ente le perde?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i requisiti per il mantenimento delle agevolazioni fiscali per gli enti non commerciali. Il caso riguardava un'associazione a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura non commerciale, revocando i benefici fiscali. La Suprema Corte ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per godere delle agevolazioni non basta la forma giuridica, ma è necessario dimostrare concretamente la democraticità interna e l'assenza di logiche commerciali. L'onere della prova di tali requisiti spetta all'ente che invoca il beneficio.
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Ente non commerciale: quando si perdono i benefici?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'associazione perde la qualifica di ente non commerciale, e le relative agevolazioni fiscali, se la sua attività, pur formalmente lecita, è di fatto gestita con logiche imprenditoriali a vantaggio di pochi soci. Nel caso specifico, un'associazione agricola aveva costruito una strada interpoderale, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato la natura non commerciale per assenza di democraticità interna e per il vantaggio economico diretto ottenuto solo da alcuni associati. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che per beneficiare del regime agevolato non basta la forma associativa, ma è necessario dimostrare il rispetto sostanziale dei requisiti di non commercialità e di vita democratica interna.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sui costi
Un commerciante online di beni usati ha contestato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria aveva rideterminato il suo reddito. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni del contribuente, stabilendo principi fondamentali sull'accertamento induttivo. In particolare, ha affermato che il Fisco, quando accerta maggiori ricavi, deve sempre tenere conto dei costi correlati per tassare il reddito netto e non quello lordo. Inoltre, ha ribadito la necessità di applicare correttamente i regimi speciali IVA, come quello del margine per i beni usati. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Deducibilità derivati speculativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da contratti 'interest rate swap' ritenuti speculativi. La Corte ha sottolineato che spetta al contribuente dimostrare la finalità di copertura del rischio e la stretta correlazione tra il derivato e l'operazione sottostante. La mancanza di tale prova, o la stipula di derivati prima del rischio da coprire, rende i costi indeducibili, confermando la problematica della deducibilità dei derivati speculativi.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza soci
Un socio accomandante ha impugnato un avviso di accertamento per redditi derivanti dalla sua partecipazione in una s.a.s. Sebbene il giudizio di primo grado avesse correttamente coinvolto la società e l'altro socio, il successivo appello si è svolto senza la loro partecipazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità del giudizio d'appello e della relativa sentenza per violazione del principio del litisconsorzio necessario, rinviando la causa al giudice di secondo grado per un nuovo esame con la corretta composizione delle parti.
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Responsabilità solidale sostituito: quando è esclusa
Una professionista si è vista negare un rimborso IRPEF perché i suoi clienti (sostituti d'imposta), pur avendo operato le ritenute d'acconto sui suoi compensi, non le avevano versate all'Erario. L'Agenzia delle Entrate invocava la responsabilità solidale del sostituito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la responsabilità solidale del sostituito sorge solo se la ritenuta non viene operata. Se il professionista subisce la trattenuta, ha pieno diritto a scomputarla dalle proprie imposte, indipendentemente dall'effettivo versamento da parte del sostituto.
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Contraddittorio endoprocedimentale: quando è dovuto?
Un trasportatore ha impugnato un accertamento fiscale per omessa dichiarazione, lamentando la violazione del contraddittorio endoprocedimentale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per i tributi non armonizzati (IRPEF/IRAP) negli accertamenti a tavolino non è richiesto il contraddittorio preventivo. Per i tributi armonizzati (IVA), il contribuente deve dimostrare un pregiudizio concreto derivante dall'omissione (la "prova di resistenza"), cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Contraddittorio preventivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento fiscale. La sentenza chiarisce che, in un accertamento "a tavolino", l'assenza del contraddittorio preventivo non invalida automaticamente l'atto per le imposte sui redditi e l'IRAP. Per l'IVA, tributo armonizzato, il contribuente deve superare la "prova di resistenza", dimostrando che la sua partecipazione avrebbe modificato l'esito dell'accertamento, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società la deducibilità di alcuni costi. Dopo due sentenze favorevoli alla società, l'Agenzia ricorre in Cassazione. Nel frattempo, la società aderisce alla definizione agevolata, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione, verificato il perfezionamento della procedura di sanatoria, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.
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