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D.P.R. 917/1986 — Anno 2026

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616 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Contributi INPS utili non distribuiti: il caso Cassazione
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti per i soci di società di capitali. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale del contenzioso e la complessità interpretativa della norma, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa ai fini previdenziali.
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Contributi INPS utili non distribuiti: le novità
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in relazione ai soci di una società di capitali iscritti alla Gestione artigiani e commercianti. L'istituto previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale anche su somme mai percepite dal socio. I giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, e la Suprema Corte, data la rilevanza della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Regime fiscale immobili storici: l’agevolazione è automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1932/2026, ha stabilito un principio fondamentale per il regime fiscale degli immobili storici. Anche in caso di accertamento per redditi da locazione non dichiarati, l'amministrazione finanziaria deve applicare d'ufficio il regime agevolativo previsto per i beni di interesse storico-artistico. La Corte ha chiarito che tale beneficio non è subordinato a una specifica richiesta del contribuente, trattandosi del regime ordinario di determinazione del reddito per questa categoria di immobili. Il ricorso della contribuente è stato quindi accolto su questo punto, cassando la sentenza precedente e rinviando per una nuova valutazione.
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Regime fiscale ASD: quando viene disconosciuto
La Cassazione analizza il caso di una ASD a cui è stato revocato il regime fiscale agevolato. Pur confermando la natura commerciale dell'attività, la Corte cassa la sentenza per omessa pronuncia sulla detrazione dei costi, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Obbligo dichiarazione partecipazioni estere indirette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1851/2026, ha stabilito che l'obbligo di dichiarazione ai fini del monitoraggio fiscale (Quadro RW) sussiste anche per le partecipazioni in società italiane detenute indirettamente tramite una società estera. Nel caso specifico, una contribuente, titolare effettiva di una società anonima situata in un paradiso fiscale, non aveva dichiarato le quote di società italiane (incluse società di persone) possedute da quest'ultima. La Corte ha rigettato il ricorso della contribuente, affermando che la normativa sul monitoraggio fiscale ha una portata ampia, mirando a colpire la detenzione effettiva di attività estere capaci di produrre reddito in Italia, a prescindere dalla forma giuridica della società partecipata o dallo schermo societario estero utilizzato.
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Presunzione utili soci: la Cassazione rinvia il caso
In un caso riguardante la presunzione utili soci di una società a ristretta base, l'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento ai soci per utili extracontabili, nonostante la società fosse già estinta. Le commissioni tributarie hanno confermato la legittimità degli atti. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire i fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, ritenuti indispensabili per la decisione finale.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza società
Due soci impugnano un avviso di accertamento relativo ai loro redditi da partecipazione. La Corte di Cassazione, tuttavia, non entra nel merito della questione fiscale, ma rileva d'ufficio un vizio procedurale insanabile: l'assenza nel giudizio delle società di persone da cui originava il reddito. In applicazione del principio del litisconsorzio necessario, che impone la partecipazione di tutti i soggetti interessati dall'accertamento unitario (società e tutti i soci), la Corte ha dichiarato la nullità dei giudizi di primo e secondo grado, cassando la sentenza e rinviando la causa al primo giudice per la riassunzione del processo nei confronti di tutte le parti necessarie.
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Credito d’imposta estero: sì anche senza quadro GN
Una società holding, pur avendo percepito redditi dall'estero tra il 2004 e il 2012, ometteva di compilare i quadri specifici della dichiarazione dei redditi per richiedere il credito d'imposta estero. L'Agenzia delle Entrate negava il rimborso, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. La Suprema Corte ha stabilito che la mancata indicazione nel modello dichiarativo non comporta la decadenza dal diritto, in quanto le norme dei trattati internazionali contro la doppia imposizione prevalgono sulla normativa interna. L'attuale art. 165 del TUIR, a differenza della normativa precedente, non prevede una sanzione di decadenza esplicita per tale omissione.
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Credito imposta estero: no se manca pagamento reale
Una società manifatturiera chiedeva un credito d'imposta per tasse pagate nel Regno Unito su interessi maturati verso una società del gruppo. L'Agenzia delle Entrate ha negato il credito, sostenendo che gli interessi non erano stati effettivamente pagati, ma regolati tramite scritture contabili che trasferivano il debito a un'altra consociata. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo che per l'applicazione del **credito d'imposta estero** è presupposto necessario un pagamento reale ed effettivo del reddito di fonte estera, non dimostrato nel caso di specie. Le mere annotazioni contabili sono risultate insufficienti.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tributario. A seguito dell'annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento da parte dell'Amministrazione Finanziaria durante il giudizio di legittimità, viene meno l'interesse delle parti a proseguire la causa. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali, valorizzando il comportamento leale dell'ente impositore.
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Rinnovazione della notifica: la Cassazione salva l’appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro due società per una questione di indeducibilità di costi. A causa di un difetto nella notifica del ricorso a una delle società, dichiarata fallita, la Corte non ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello, ma ha ordinato la rinnovazione della notifica. Questa ordinanza interlocutoria ha rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo 60 giorni alla parte ricorrente per sanare il vizio procedurale e garantire la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Regime fiscale ASD: quando si perde l’agevolazione?
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava il suo status di ente non profit. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare del regime fiscale ASD agevolato non basta la qualifica formale, ma è necessario dimostrare che l'attività svolta non sia di natura prevalentemente commerciale. L'onere della prova ricade sull'associazione. La Corte ha inoltre confermato la responsabilità solidale del legale rappresentante per i debiti tributari, in virtù del suo ruolo direttivo.
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Presunzioni bancarie: come vincerle? La Cassazione
Un imprenditore ha ricevuto un accertamento fiscale milionario basato sulle presunzioni bancarie applicate a tutti i movimenti sui suoi conti correnti. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che per vincere la presunzione sui prelevamenti non basta indicare il beneficiario, ma è necessario dimostrare l'estraneità dell'operazione all'attività d'impresa. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova che grava sul contribuente in caso di accertamento bancario.
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Gestione Separata: obbligo anche sotto i 5.000€
Un ente previdenziale ha impugnato una sentenza che esonerava un avvocato dal versamento dei contributi alla Gestione Separata, dato un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il basso reddito non è di per sé sufficiente a qualificare un'attività come occasionale. Il criterio determinante è l'abitualità dell'esercizio professionale, che va valutata considerando anche altri elementi, come l'iscrizione all'albo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Iscrizione gestione separata: reddito e abitualità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per l'obbligo di iscrizione gestione separata per i professionisti iscritti ad un albo. Il caso riguardava un avvocato con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro. La Corte ha stabilito che un reddito basso non è di per sé sufficiente a escludere l'obbligo contributivo. L'elemento decisivo è l'abitualità dell'esercizio professionale, che l'INPS deve dimostrare. La Corte ha cassato la decisione precedente che si era basata unicamente sulla soglia di reddito, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Visto di conformità infedele: la competenza a sanzionare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1272/2026, ha stabilito che la competenza a irrogare sanzioni per un visto di conformità infedele apposto su un Modello 730 spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate, e non alla Direzione Provinciale. Il caso riguardava un Responsabile dell'assistenza fiscale (RAF) sanzionato per un errore su spese sanitarie. La Corte ha annullato l'atto impositivo perché emesso da un ufficio funzionalmente incompetente, accogliendo il ricorso del professionista.
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Esenzione ICI immobili misti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1034/2026, ha stabilito che l'esenzione ICI immobili misti per l'anno 2011 non è applicabile se un immobile, catastalmente unitario, è utilizzato sia per attività di culto che per attività commerciali (nel caso, una 'casa per ferie'). La Corte ha chiarito che il requisito dell'uso 'esclusivo' era inderogabile sotto il regime ICI. La sentenza precedente, che concedeva un'esenzione parziale, è stata annullata. Il caso è stato rinviato per verificare se l'agevolazione fiscale possa rientrare nella regola europea degli aiuti di Stato 'de minimis'.
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Esenzione ICI per scuole: la Cassazione e gli aiuti di Stato
Una parrocchia che gestiva una scuola materna a pagamento si è vista negare l'esenzione ICI perché l'attività è stata ritenuta commerciale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, non basandosi sulla natura dell'attività, ma introducendo il principio del 'ius superveniens' relativo alle normative europee sugli aiuti di Stato. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per verificare se l'imposta non pagata possa essere considerata un aiuto 'de minimis' e quindi legittima, spostando il focus del giudizio su una nuova valutazione dei fatti.
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Decreto di archiviazione: non vincola il Fisco
Un imprenditore, accusato di utilizzare fatture false, impugna un accertamento fiscale facendo leva su un decreto di archiviazione penale per gli stessi fatti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che il decreto di archiviazione non ha efficacia vincolante nel processo tributario, il quale prosegue in modo autonomo.
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Agevolazioni fiscali e completamento dell’investimento
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni fiscali a due società per un investimento in macchinari. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un contratto di appalto e non di vendita, l'investimento non era stato completato entro la scadenza di legge. Inoltre, gli ammortamenti non erano deducibili poiché i beni non erano ancora entrati in funzione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per ottenere i benefici fiscali.
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