LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 671 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 22 di 40

1593 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato o stile di vita? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in relazione a sette condanne definitive accumulate tra il 1995 e il 2017. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la commissione di reati diversi in un arco temporale di oltre vent'anni non dimostra un unico piano iniziale, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine. Questa condotta sistematica esclude i benefici della continuazione e configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel reato. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna volto a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne accumulate tra il 2011 e il 2018. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario e non può essere applicata a chi mostra una sistematica scelta di vita orientata al crimine. Nel caso di specie, l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale dimostrano una condotta di vita illecita, sanzionabile con la recidiva o l'abitualità, e non un progetto unitario. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: stile di vita criminale o unico disegno?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze definitive di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati, commessi tra il 2011 e il 2016, erano privi di un disegno criminoso unico e presentavano modalità esecutive troppo diverse. La Cassazione ha sottolineato che la ripetizione sistematica di reati come scelta di vita non permette di ottenere lo sconto di pena previsto per il reato continuato, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel delinquere. Di conseguenza, Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: niente sconti a chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per diversi delitti commessi tra il 2017 e il 2020. Il Giudice per le indagini preliminari aveva già rigettato la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'ampio arco temporale, elementi che escludono un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato che la semplice ripetizione di illeciti non equivale a un progetto criminale unico, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale, sanzionata con istituti diversi come la recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato per sette sentenze di condanna definitive relative a fatti commessi tra il 2009 e il 2013. La Corte d'appello, in veste di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. La semplice vicinanza temporale o l'identità dei reati non bastano, potendo invece indicare una semplice abitualità nel commettere illeciti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: quando la truffa ripetuta diventa solo un vizio
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive per calunnia e truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È necessario dimostrare che tutti gli illeciti fossero programmati fin dall'inizio all'interno di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, le condotte (emissione di assegni a vuoto seguite da false denunce di smarrimento) dimostravano una semplice abitudine a delinquere e non una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato e mafia: perche la Cassazione ha detto no
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per estorsione e l'altra per associazione mafiosa e altri gravi reati. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Non basta la vicinanza temporale o la somiglianza dei reati. Inoltre, i reati legati a eventi occasionali non possono considerarsi programmati nell'ambito del sodalizio criminoso. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto senza piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2010 e il 2015, tra cui furto, ricettazione e rapina. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici che dimostrino l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio lasso di tempo trascorso tra i fatti (dal 2010 al 2015) e la diversa natura delle condotte escludono la sussistenza di un progetto unitario. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se il crimine è uno stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. Il ricorrente era stato condannato per ricettazione, riciclaggio ed estorsione di veicoli. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato in fase di esecuzione non basta la somiglianza dei reati o uno stile di vita incline al crimine. È invece necessaria la prova di un disegno criminoso unitario, cioè di una programmazione preventiva e specifica di tutti gli illeciti fin dal primo reato. Nel caso in esame, la distanza temporale di cinque anni e il passaggio da azioni solitarie alla partecipazione a una banda organizzata escludono un progetto iniziale unico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per colpi distanti
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per un condannato. Il soggetto aveva commesso una tentata rapina a Napoli nell'agosto del 2014 e, dopo quasi tre mesi, due tentati furti nel casertano. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un disegno criminoso unitario a causa della distanza temporale, della diversità geografica, delle differenti modalità esecutive e dei diversi beni presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale specifica e non può essere confuso con una generica scelta di vita improntata al crimine. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: stile di vita criminale o piano unitario?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per cinque evasioni dagli arresti domiciliari compiute in sei mesi. Il ricorrente sosteneva che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso. I giudici hanno chiarito che la scelta di vita improntata al crimine non equivale a una programmazione unitaria dei singoli reati. Le evasioni sono state giudicate come decisioni autonome ed estemporanee, prive di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto della continuazione in sede esecutiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
Il caso esamina la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato per molteplici episodi di detenzione di marijuana. Il soggetto mirava a ottenere una riduzione della pena complessiva in fase di esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. I giudici hanno rilevato che un intervallo temporale superiore a sei mesi tra le condotte esclude l'esistenza di un disegno criminoso unitario pianificato in origine. La reiterazione di reati simili non equivale a una programmazione preventiva, ma rappresenta una scelta di vita illecita o una serie di decisioni estemporanee. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: quando la tendenza a delinquere nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano casuali ed estemporanei. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge, sostenendo che la vicinanza temporale e la somiglianza dei reati dimostrassero un unico piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e l'omogeneità dei comportamenti sono solo indizi presuntivi. In presenza di numerosi reati, questi elementi indicano una tendenza a delinquere piuttosto che un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Continuazione dei reati negata: quando manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze di condanna. Il Tribunale di Vicenza ha rigettato la richiesta per mancanza di prove su un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazione di legge e difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le contestazioni erano generiche e non indicavano quali parti delle sentenze non fossero state esaminate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: negato lo sconto di pena al condannato
Il Tribunale di Trieste, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la continuazione dei reati tra diverse condanne e ha revocato la sospensione condizionale della pena precedentemente concessa. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la vicinanza temporale dei reati e la presenza di un disturbo dello spettro autistico non dimostrano l'esistenza di un unico disegno criminoso necessario per la continuazione dei reati. Inoltre, le precedenti sospensioni condizionali erano state concesse in violazione dei limiti di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato o abitudine? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato, colpito da diverse sentenze definitive per furto di autovetture, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il Giudice ha rigettato la richiesta, evidenziando che i furti, compiuti in un ampio arco temporale e in luoghi diversi, dimostravano un'abitualità nel delinquere e non un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la ripetizione sistematica di reati simili non prova un piano unitario iniziale, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale. Il Condannato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato e furti seriali: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale di Cremona ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra i furti di pannelli fotovoltaici già giudicati con patteggiamento e un furto successivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la semplice somiglianza dei furti e l'identità della refurtiva non dimostrano un unico disegno criminoso. Al contrario, l'ampio intervallo temporale di cinque mesi tra gli episodi e la probabile inesistenza del secondo impianto fotovoltaico al momento dei primi furti indicano una mera abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: negato lo sconto per la rissa tra clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e un tentato omicidio. Il tentato omicidio era avvenuto per reagire a un'aggressione improvvisa da parte di un clan rivale. I giudici hanno stabilito che non si può applicare la continuazione dei reati se il reato specifico non era programmato fin dall'inizio, ma è derivato da eventi imprevisti e occasionali, anche se commesso da membri dello stesso sodalizio criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato negato: no allo sconto di pena dopo 4 anni
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno confermato che non esiste un disegno criminoso unico a causa della notevole distanza temporale di circa quattro anni tra i fatti e della diversa natura dei reati commessi, che spaziano dallo spaccio di stupefacenti alla resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: no allo sconto di pena senza prove
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati tra una condanna definitiva del 2008 e altre tre condanne successive, già unificate sotto un unico disegno criminoso. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per mancanza di prove su una programmazione iniziale comune. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente l'assenza di elementi a supporto del disegno unitario. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »