Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse condanne relative a reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, sostenendo che rientrassero nel programma di un'associazione mafiosa. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della distanza temporale e spaziale dei reati, alcuni dei quali commessi prima dell'ingresso nel sodalizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per applicare il reato continuato in un contesto associativo occorre dimostrare che i singoli reati fossero già stati deliberati, almeno a grandi linee, al momento dell'adesione al gruppo criminale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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