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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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1593 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Continuazione in fase esecutiva: no a richieste ripetitive
Il Tribunale di Castrovillari ha dichiarato inammissibile la richiesta di riconoscimento della continuazione in fase esecutiva presentata dalla difesa del Condannato, poiché una richiesta identica era già stata respinta in precedenza senza che fossero emersi nuovi elementi di fatto o di diritto. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando tuttavia i motivi del primo rigetto anziché quelli del provvedimento impugnato, e sollevando una generica contestazione sulla legittimità della partecipazione di un viceprocuratore onorario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la mancanza di elementi di novità preclude una nuova valutazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’omicidio del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso anni dopo. I giudici hanno stabilito che l'omicidio di un informatore della polizia giudiziaria costituisce un evento imprevisto e contingente. Tale delitto non poteva essere programmato fin dall'inizio dell'associazione criminale. Di conseguenza, manca il medesimo disegno criminoso necessario per unificare le pene. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di un condannato di vedersi riconosciuto il reato continuato per diversi illeciti commessi a partire dal 2013. Il Tribunale di Verona aveva rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che non vi era alcuna prova di una pianificazione preventiva dei reati. La notevole distanza temporale, la diversa natura dei fatti, i differenti luoghi e le modalità esecutive dimostrano che il soggetto ha agito di volta in volta con impulsi criminali autonomi, anziché seguire un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: il boss perde lo sconto di pena
Il Giudice dell'esecuzione ha riconosciuto la continuazione dei reati tra il delitto associativo mafioso e una tentata estorsione aggravata commessi da Il Condannato. Per il reato principale la pena era di quindici anni, mentre per il reato-satellite era di sei anni. Il giudice ha applicato un aumento di tre anni a titolo di continuazione, motivandolo con la gravità dei fatti e il ruolo di vertice del soggetto nel clan. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una mancanza di motivazione sull'entità dell'aumento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la decisione del giudice era ampiamente e logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di applicare l'istituto del reato continuato avanzata da un condannato per i reati di ricettazione, furto aggravato e false dichiarazioni sull'identità personale. Il ricorrente sosteneva che i fatti, avvenuti a breve distanza temporale nel 2006, facessero parte di un unico progetto. I giudici hanno invece chiarito che la vicinanza nel tempo non basta a dimostrare un disegno criminoso unitario. Il furto di abbigliamento e la successiva falsa identità fornita ai carabinieri dopo l'arresto sono stati considerati atti autonomi ed estemporanei, non pianificati in precedenza. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il soggetto al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi accumula reati diversi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per tre diverse vicende: la partecipazione a un'associazione mafiosa (1990-2013), la detenzione di stupefacenti (2016) e un episodio di oltraggio e resistenza in tribunale (2008). La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede un disegno criminoso unitario, ossia una pianificazione iniziale dei singoli illeciti. Nel caso specifico, l'estrema eterogeneità dei reati, l'ampio divario temporale di anni e la natura estemporanea della condotta violenta in aula escludono qualsiasi programmazione unitaria, configurando piuttosto una generica condotta di vita incline al crimine, che non dà diritto ai benefici della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’omicidio del boss
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra la sua partecipazione a un'associazione criminale e un omicidio in cui aveva svolto il ruolo di vedetta. I giudici hanno chiarito che l'omicidio era frutto di una decisione improvvisa ed estemporanea del capo del clan, del tutto imprevedibile al momento dell'adesione del soggetto al sodalizio. Per applicare il reato continuato, infatti, occorre dimostrare che tutti i reati facessero parte di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio nelle sue linee essenziali. La semplice condivisione di un contesto di vita criminale non è sufficiente a unificare reati autonomi e non preventivati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in sede di esecuzione: no al cumulo se distanti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per unificare la pena relativa alla partecipazione a un'associazione per il narcotraffico (avvenuta tra il 2010 e il 2012) e quella per la detenzione di una pistola con matricola abrasa (scoperta nel 2016). La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ampio divario temporale di circa quattro anni e la totale diversità tra i reati escludono l'esistenza di un disegno criminoso unitario originario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato tra pianificazione e vizio di delinquere
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne definitive per riciclaggio di autovetture. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un disegno criminoso unitario. I due episodi presentavano modalità diverse: il primo era un caso isolato, mentre il secondo faceva parte di un'attività sistematica di nazionalizzazione e vendita di auto rubate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la semplice somiglianza dei reati non dimostra una programmazione iniziale comune, ma indica piuttosto un'abitualità criminosa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: pena ridotta ma l’aumento resta severo
Il caso riguarda la richiesta di continuazione dei reati formulata dal Ricorrente in relazione a due condanne definitive per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta, rideterminando la pena complessiva in 12 anni, 3 mesi e 16 giorni di reclusione, applicando un aumento di 6 anni per il reato satellite. Il Ricorrente ha impugnato la decisione contestando la misura dell'aumento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Se la motivazione e logica, coerente e basata su elementi concreti (come la gravita della condotta e il ruolo nel sodalizio), la Cassazione non puo rivalutare la congruita del trattamento sanzionatorio.
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Continuazione in executivis: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in executivis per sei sentenze di condanna relative a reati gravi, tra cui associazione mafiosa e omicidio. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti e la diversità dei beni giuridici lesi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione in executivis richiede un programma criminoso specifico e preventivo. Non basta una generica propensione a delinquere o uno stile di vita improntato al crimine per ottenere lo sconto di pena, specialmente quando i reati sono distanziati nel tempo e colpiscono interessi differenti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: lo spaccio ripetuto è scelta di vita
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unificare due condanne per spaccio di stupefacenti. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano stati commessi in luoghi diversi, in un ampio arco temporale (dal 2018 al 2020) e con modalità differenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili non dimostra un unico disegno criminoso originario, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita orientata al guadagno facile. Di conseguenza, il reato continuato non può essere applicato e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rigetto, da parte del Tribunale di Taranto, della richiesta di applicare il reato continuato per sei diverse sentenze di condanna relative a truffe seriali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già esaminati dal giudice di merito. Inoltre, la Corte ha chiarito che una precedente decisione negativa del giudice dell'esecuzione preclude la riproposizione della stessa istanza, a meno che non emergano elementi di novità significativi. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato la continuazione dei reati tra due diverse sentenze di condanna per narcotraffico e riciclaggio. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla medesima attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede prove concrete di una programmazione iniziale unitaria. La distanza temporale di anni tra i fatti, la diversità dei luoghi e la disomogeneità delle condotte escludono il vincolo della continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione del reato: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione del reato tra due condanne definitive pronunciate nel 2017 e nel 2022. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti e dell'assenza di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valorizzazione di indici come l'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a ottenere una non consentita rivalutazione dei fatti e privo di censure specifiche sulla logicità della decisione impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo del reato continuato tra tre diverse condanne pronunciate negli anni. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i reati e della loro disomogeneità. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti di merito. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che il riconoscimento della continuazione richiede la prova di una programmazione iniziale unitaria e non di semplici scelte estemporanee. Infine, la Corte ha dichiarato inutilizzabile la memoria difensiva depositata in ritardo rispetto ai termini di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di due condanne per droga: una per spaccio nel 2012 e l'altra per associazione a delinquere conclusasi nel 2010. La Corte d'appello ha respinto la richiesta a causa del divario temporale di due anni e della mancanza di prove di un piano unitario iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso, ma serve la prova che ogni reato fosse già stato programmato fin dall'inizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle pene tramite l'istituto del reato continuato per reati giudicati separatamente: fatti estorsivi (2020/2021) legati a un'attività di scommesse e un'illecita concorrenza (2012) connessa a dinamiche di criminalità organizzata. La Corte d'appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'imprevedibilità degli eventi futuri al momento del primo illecito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che, per applicare il reato continuato in fase esecutiva, occorre dimostrare che tutti i reati fossero stati programmati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali, non bastando la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei comportamenti. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e tossicodipendenza: no allo sconto automatico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare tre diverse condanne: una per detenzione illegale di arma del 2017 e due per lesioni e tentato omicidio. Il richiedente sosteneva che tutti i reati derivassero da un unico disegno criminoso legato al suo stato di tossicodipendenza. La Corte d'appello ha escluso la detenzione dell'arma dall'unificazione, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che la tossicodipendenza non unifica automaticamente i reati se manca un legame concreto tra la dipendenza e le singole condotte. Inoltre, la notevole distanza di tempo tra il possesso dell'arma e le successive aggressioni (dovute a gelosia e liti immobiliari) esclude una pianificazione unitaria originaria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Unicità di disegno criminoso: quando il tempo nega lo sconto
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto della Corte d'appello di riconoscere la continuazione tra diversi reati giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva la sussistenza di un'unicità di disegno criminoso basata sull'omogeneità dei comportamenti. La Suprema Corte ha confermato il rigetto, rilevando che la distanza temporale di oltre un anno e la diversità dei luoghi di commissione dimostrano un programma delinquenziale generico e indeterminato, incompatibile con una pianificazione preventiva unitaria. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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