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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: perché il solo movente non basta per lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle condanne subite sotto il vincolo del reato continuato, sostenendo che i reati (commessi a distanza di due anni) derivassero da un unico piano: rimanere in Italia nonostante i decreti di espulsione. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di una deliberazione unitaria preventiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice movente psicologico o la violazione dello stesso bene giuridico non bastano a dimostrare un programma criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato da parte di un soggetto condannato per due diversi episodi di truffa e falso legati all'uso illecito di assegni. Il Tribunale, come giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta non ravvisando un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale di quattro mesi e la somiglianza del movente non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Spaccio ripetuto: niente reato continuato senza un piano unico
Il Tribunale di Napoli, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per diversi episodi di spaccio commessi tra il 2017 e il 2020. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'attività fosse continuativa e ininterrotta, anche a causa del mancato rinvenimento di scorte di droga da parte delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per rapine seriali
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse rapine compiute in un arco di sei mesi ai danni di alcune farmacie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale, l'identità del bene protetto e la scelta di obiettivi simili non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Tali elementi indicano piuttosto una generica dedizione a compiere reati contro il patrimonio. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati negata: quando il disegno si spezza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per due condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'assenza di un medesimo disegno criminoso, evidenziando complici diversi, vittime differenti e modalità esecutive distinte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e corretta, e lo ha condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto se manca il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due condanne per ricettazione. La prima riguardava un ciclomotore a maggio 2008, la seconda materiale informatico e un motociclo a dicembre 2008. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando la distanza temporale e l'assenza di legami tra i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità del titolo di reato non basta a dimostrare la continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché due furti d’auto non fanno un unico piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due furti di autovetture commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e delle diverse modalità di esecuzione, in quanto il secondo furto era stato compiuto con un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità della tipologia di beni rubati e del luogo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto se passano 10 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva tra diverse sentenze di condanna per ottenere una riduzione della pena. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per una delle condanne, evidenziando l'assenza di un medesimo disegno criminoso a causa di un intervallo temporale superiore a dieci anni tra i reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione e richiamando dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse sentenze di condanna a suo carico. Il Tribunale di Genova, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza evidenziando la mancanza di un medesimo disegno criminoso. Tale assenza è stata dedotta dalla notevole distanza temporale tra i reati, dalle diverse modalità di esecuzione e dall'assenza di prove su una presunta tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. I motivi presentati dalla difesa sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti già logicamente analizzati. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: condanne distanti, niente sconto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione in fase esecutiva per due condanne relative a reati in materia di armi, commessi rispettivamente nel 2010 e nel 2013. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra le condotte e l'assenza di prove circa l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la difesa ha cercato di ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti di merito e non ha fornito prove concrete per dimostrare che le armi fossero detenute nello stesso contesto temporale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto per reati diversi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva per reati legati allo spaccio di stupefacenti, derivanti da due diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di un'unica programmazione iniziale. Tra i fattori decisivi vi erano la distanza temporale tra i fatti e il coinvolgimento di complici diversi ed estranei all'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la difesa si è limitata a richiedere una rivalutazione dei fatti, senza evidenziare reali vizi logici nella decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di due diverse sentenze di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei reati, delle modalità esecutive, delle vittime e dei moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso finalizzato ad agevolare un clan malavitoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la semplice vicinanza temporale o la generica finalità mafiosa non bastano a dimostrare una programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per reati commessi a distanza di sedici anni l'uno dall'altro, intervallati da periodi di detenzione. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che valutare l'impatto del tempo trascorso e della carcerazione intermedia sulla continuità dei reati costituisce un accertamento di fatto. Tale valutazione spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la droga e i furti non fanno un unico disegno
Il Condannato, sanzionato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra questa violazione e precedenti condanne per reati di droga e contro il patrimonio. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei moventi: da un lato l'acquisto di stupefacenti, dall'altro la commissione di furti in trasferta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice vicinanza temporale tra i fatti non basta a dimostrare una programmazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Medesimo disegno criminoso: quando la Cassazione nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva per unificare le pene di due diverse condanne. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di un medesimo disegno criminoso a causa della distanza temporale tra i reati, delle diverse modalità di esecuzione e delle differenti vittime. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa si è limitata a richiedere una rivalutazione dei fatti già logicamente esaminati dal giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità del disegno criminoso: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due diverse condanne. Il Tribunale di Verona ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un'unicità del disegno criminoso a causa della distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità di esecuzione e dei differenti moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni della difesa si limitavano a richiedere una nuova valutazione dei fatti, già logicamente analizzati dal giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità di disegno criminoso: il tempo nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento dell'unicità di disegno criminoso per unificare le condanne e ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale di Foggia ha respinto l'istanza a causa della notevole distanza temporale tra i reati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che un ampio intervallo di tempo tra le condotte esclude la programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: no allo sconto per reati distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per tre diverse sentenze di condanna. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità esecutive e dei differenti moventi dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la difesa tentava solo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, esclusa in sede di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio ripetuto ma nessuna unicità del disegno criminoso
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale che escludeva l'unicità del disegno criminoso per diversi episodi di acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somiglianza dei reati non basta a dimostrare un programma unitario prefissato. Al contrario, il lungo intervallo di tempo tra i fatti, le differenti modalità di esecuzione e le diverse circostanze concrete indicano che le decisioni di delinquere sono state prese in modo estemporaneo e indipendente. Anche lo stato di carcerazione intermedio non influisce su questa valutazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Disegno criminoso escluso: niente sconti per reati distanti
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Rimini che escludeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di reati contro il patrimonio. Il giudice dell'esecuzione aveva infatti negato l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la notevole distanza temporale tra i reati, i contesti differenti e le diverse modalità di esecuzione escludono l'unicità del programma delittuoso. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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