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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: negato lo sconto di pena in Cassazione
Il Ricorrente ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne penali definitive sotto un unico disegno criminoso. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non ravvisando una comune programmazione iniziale tra i vari reati. Il Ricorrente ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati dal giudice di merito, ma si limita a verificare la correttezza della legge. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive. Il Tribunale di Lodi ha respinto l'istanza per mancanza di prove su un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, poiché mirava a una inammissibile rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza un piano unico
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive. Il Tribunale ha respinto la richiesta non riscontrando un unico disegno criminoso tra i vari episodi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no al ricorso senza piano unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro il rigetto della sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva. Il Tribunale di Foggia, in qualità di giudice dell'esecuzione, aveva respinto l'istanza non ravvisando una comune programmazione iniziale tra i vari reati commessi. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sull'esistenza del disegno criminoso unico spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: niente sconti di pena e multa di tremila euro
Il Ricorrente ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il Tribunale ha respinto l'istanza non riscontrando un disegno criminoso comune tra i vari reati. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire l'esistenza di un disegno comune è una valutazione di fatto spettante al giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare i fatti ma solo verificare la correttezza giuridica della decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e detenzione: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Il Ricorrente contro l'ordinanza della Corte d'Appello di Napoli. Il Ricorrente chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi. I giudici di legittimità hanno stabilito che non vi era prova di un disegno criminoso unico. Inoltre, la presenza di un periodo di detenzione intermedio tra i fatti costituisce una controspinta psicologica a delinquere che interrompe la continuità dei reati. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il carcere interrompe il disegno criminoso
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari che respingeva la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che un periodo intermedio di detenzione interrompe il disegno criminoso originario. La carcerazione rappresenta infatti una forte controspinta psicologica a delinquere derivante dall'arresto o dalla condanna, escludendo la possibilità di configurare una volizione unitaria per i reati commessi successivamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se manca il disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni. Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta a causa di un intervallo temporale di circa un anno tra i fatti e delle differenti modalità esecutive, escludendo un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato tale decisione, rilevando che la distanza cronologica costituisce un limite logico all'unificazione delle pene. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché i furti ripetuti non riducono la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una condannata che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne per furto. Il Giudice dell'esecuzione aveva già negato il beneficio a causa del lungo intervallo temporale tra i furti (oltre un anno), delle differenti modalità di esecuzione con complici diversi e della mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato che la reiterazione sistematica di reati contro il patrimonio dimostra una generica inclinazione a delinquere piuttosto che un piano programmato dall'inizio. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: tra omicidio e fisco non c’è legame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per reati molto diversi tra loro, tra cui omicidio, narcotraffico, bancarotta e reati tributari. Il Giudice dell'esecuzione aveva già negato il beneficio a causa della disomogeneità dei reati, del tempo trascorso tra i fatti (due anni) e della mancanza di un unico disegno criminoso iniziale. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice presenza di un complice comune non dimostra una pianificazione unitaria. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché il tempo cancella lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi episodi di furto e rapina commessi nell'arco di oltre due anni. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la mancanza di un unico disegno criminoso originario, la notevole distanza temporale tra i fatti e l'uso di complici differenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che il lungo lasso di tempo e la varietà delle modalità esecutive escludono una programmazione unitaria, indicando piuttosto una generica inclinazione a delinquere. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: quando la carcerazione spezza il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza evidenziando un intervallo temporale di un anno e cinque mesi tra i fatti, interrotto da un periodo di carcerazione, oltre a modalità esecutive differenti e alla mancanza di una programmazione unitaria iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che l'arresto e la detenzione rappresentano una netta frattura del disegno criminoso. Di conseguenza, la richiesta di rivalutare gli elementi di fatto non è consentita in sede di legittimità. Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto per omicidio e droga
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse condanne, tra cui omicidio, associazione finalizzata al narcotraffico, rapine ed estorsioni. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta evidenziando la disomogeneità dei reati, un intervallo temporale di dodici anni tra i fatti e l'assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che non è possibile applicare la continuazione in assenza di prove su una programmazione iniziale unitaria, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato ed evasione: no allo sconto se manca il piano
Il Condannato ha proposto ricorso per ottenere il riconoscimento del reato continuato in relazione a più episodi di evasione commessi a distanza di diversi mesi l'uno dall'altro. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando che il lungo intervallo temporale e l'assenza di una pianificazione iniziale escludevano un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetizione di reati simili nel tempo non basta a dimostrare un progetto unitario, essendo più probabile che ogni evasione sia nata da occasioni isolate e decisioni estemporanee. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: la Cassazione punisce il ricorso
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne subite. Il Giudice ha respinto la richiesta evidenziando la disomogeneità dei reati, le diverse modalità esecutive e l'ampio arco temporale, elementi che dimostrano una generica inclinazione a delinquere anziché un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale valutazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione di più reati sotto il vincolo del reato continuato, collegando il reato attuale con quelli di una precedente condanna definitiva. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando che le diverse modalità esecutive, le differenti spinte a delinquere e l'ampio arco temporale dimostrano l'assenza di un unico disegno criminoso, evidenziando piuttosto una spiccata inclinazione a delinquere del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la valutazione del giudice di merito è logica e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva nel reato continuato: la Cassazione nega sconti di pena
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva in relazione a reati unificati sotto il vincolo della continuazione in sede esecutiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte di Appello. I giudici hanno stabilito che la recidiva reiterata infraquinquennale, contestata per i reati unificati, si estende anche agli altri reati contestati in via suppletiva. Questo accade perché la valutazione sulla maggiore pericolosità sociale del soggetto rimane identica, trattandosi di un unico disegno criminoso. Di conseguenza, la Corte ha confermato la validità della recidiva nel reato continuato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono distanti nel tempo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene relative a due condotte distinte: il favoreggiamento di un latitante nel 2010 e alcune estorsioni compiute tra il 2014 e il 2017, entrambe finalizzate ad agevolare un clan criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio nei suoi tratti essenziali. Nel caso specifico, l'estrema diversità tra i reati e il lungo intervallo temporale di oltre quattro anni escludono qualsiasi programmazione unitaria originaria. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: stile di vita criminale o disegno unitario?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per unificare le pene di nove diverse sentenze di condanna per furto. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando che i reati, commessi in un arco di tre anni con modalità differenti e su beni diversi, dimostravano una generica propensione a delinquere e non un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il bisogno economico quotidiano non configura un programma criminoso unitario, ma rappresenta un mero stile di vita illecito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono distanti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per diversi illeciti commessi. Il Tribunale ha respinto l'istanza evidenziando una distanza temporale di oltre quattro anni tra i fatti e la diversità dei beni giuridici lesi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio, non configurabile in presenza di una semplice abitudine di vita illecita o di reati commessi a grande distanza di tempo e in modo estemporaneo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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