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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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795 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
Il caso esamina la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato per molteplici episodi di detenzione di marijuana. Il soggetto mirava a ottenere una riduzione della pena complessiva in fase di esecuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. I giudici hanno rilevato che un intervallo temporale superiore a sei mesi tra le condotte esclude l'esistenza di un disegno criminoso unitario pianificato in origine. La reiterazione di reati simili non equivale a una programmazione preventiva, ma rappresenta una scelta di vita illecita o una serie di decisioni estemporanee. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: regole sul calcolo proporzionale della pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati di droga. Il ricorrente contestava il calcolo dell'aumento di pena applicato per il reato continuato, ritenendolo privo di motivazione. I giudici hanno invece stabilito che la Corte d'Appello ha agito correttamente. Il calcolo ha rispettato il principio di proporzionalità tra la pena base per il reato più grave e l'aumento per il reato satellite meno grave. La decisione si fonda sulla valutazione della personalità del reo, in linea con i criteri di legge. Di conseguenza, la condanna a diciannove anni di reclusione è stata confermata e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto al boss che aiuta il fratello
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e il favoreggiamento della latitanza del proprio fratello (procurata inosservanza di pena). La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che l'aiuto al latitante derivava da un evento contingente e non programmabile fin dall'inizio della militanza associativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la continuazione dei reati non è applicabile se i singoli illeciti successivi non erano pianificati fin dall'origine. Il Condannato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto per chi sceglie la vita criminale
Il Condannato ha richiesto al Tribunale l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive per ricettazione, spaccio di droga e violazione della legge sulle armi. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non riscontrando un progetto unitario iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valorizzazione della vicinanza temporale e dell'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice scelta di vivere di espedienti criminali (programma di vita delinquenziale) non equivale al medesimo disegno criminoso richiesto per il reato continuato. La diversità dei contesti di tempo, di luogo e la differente natura dei reati escludono l'unificazione della pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: stop al rigetto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne per truffa subite tra il 2011 e il 2013. Il Tribunale di Vercelli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta senza considerare che per alcuni di questi reati la continuazione era già stata riconosciuta dai giudici nei processi di merito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le valutazioni precedenti dei giudici della cognizione senza fornire una motivazione dettagliata. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata e ha disposto il rinvio del caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione della vicenda.
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Continuazione nel patteggiamento: sconto di pena in esecuzione
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per due condanne irrevocabili ottenute tramite patteggiamento. Il Giudice dell'esecuzione ha rideterminato la pena complessiva, ma senza chiarire se l'aumento per il reato satellite avesse tenuto conto dello sconto di pena previsto per il rito speciale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che, in tema di continuazione nel patteggiamento, l'aumento di pena per il reato satellite deve essere calcolato sulla pena già ridotta per il rito speciale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente al calcolo della pena, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione conforme a questo principio.
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Reato continuato o semplice abitudine? Il no della Cassazione
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive per furto. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che i furti, commessi nel 2012, 2014 e 2019, erano troppo distanti nel tempo e dimostravano un'abitualità criminosa piuttosto che un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, confermando che l'ampio divario temporale tra i reati esclude un progetto unitario iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Principio della domanda: nullo il giudizio non richiesto
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione per tre reati specifici di furto, evasione e rapina. Tuttavia, il giudice ha commesso un errore e ha deciso su fatti diversi e non richiesti, applicando d'ufficio la continuazione per vecchi reati di furto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che nel procedimento di esecuzione opera il rigido principio della domanda. Il giudice non può decidere di propria iniziativa su fatti diversi da quelli indicati dalle parti, a pena di nullità insanabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione e ha ordinato un nuovo giudizio.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il no del giudice
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse condanne per truffa. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, esaminando anche una condanna non indicata dal richiedente e negando il medesimo disegno criminoso con motivazioni generiche, nonostante la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando il provvedimento di rigetto. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può decidere su fatti non richiesti e non può negare la continuazione senza spiegare in modo concreto e dettagliato le ragioni per cui ritiene i reati frutto di scelte autonome ed estemporanee, specialmente in presenza di forti indizi di un piano unitario. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Reato continuato in sede esecutiva: stop ad aumenti illegittimi
Il caso riguarda un condannato che ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Ancona. Il giudice dell'esecuzione aveva ricalcolato la pena applicando la disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diversi reati di spaccio. Tuttavia, il giudice ha commesso due gravi errori: non ha scorporato i reati precedentemente uniti per individuare il vero reato più grave e ha applicato aumenti per i reati satellite superiori alle pene originariamente stabilite nelle sentenze definitive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando il provvedimento e stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può superare i limiti sanzionatori fissati dal giudice della cognizione. Il condannato ottiene così un nuovo giudizio per il ricalcolo della pena.
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Continuazione dei reati: nessun automatismo per gli sconti
Il Condannato ha proposto ricorso lamentando che il giudice dell'esecuzione, nel rideterminare la pena per la continuazione dei reati, non avesse esteso le attenuanti generiche (già riconosciute per il reato più grave) al reato-satellite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nella fase dell'esecuzione, l'unificazione di reati definitivamente giudicati impone di calcolare l'aumento per il reato-satellite basandosi sulle sue specifiche caratteristiche oggettive e soggettive. Di conseguenza, il beneficio delle attenuanti generiche concesso per il reato principale non si estende automaticamente a quello satellite. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rideterminazione della pena: sconto sì, disegno criminoso no
Il Tribunale di Ancona, come giudice dell'esecuzione, aveva rideterminato parzialmente le pene inflitte a un condannato per reati di droga, escludendo però il vincolo della continuazione tra diverse sentenze e lasciando inalterati gli aumenti per i reati satellite, nonostante la dichiarazione di incostituzionalità delle vecchie cornici edittali. Il condannato ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di continuazione, mancando un disegno criminoso unitario originario. Ha invece accolto il ricorso sulla rideterminazione della pena, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve ricalcolare al ribasso anche gli aumenti per i reati satellite colpiti da incostituzionalità. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente al calcolo della pena.
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Incidente di esecuzione: no al blocco se cambiano le regole
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione per chiedere la rideterminazione delle pene concorrenti derivanti da un provvedimento di cumulo. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile la richiesta, ritenendo che vi fosse una preclusione dovuta a una precedente decisione sullo stesso tema. Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di nuovi elementi documentali e di un recente mutamento giurisprudenziale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il principio del divieto di doppio giudizio opera solo a parità di condizioni. Se la difesa presenta nuove questioni di diritto o di fatto, il giudice deve esaminarle nel merito senza dichiarare l'inammissibilità automatica. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Vincolo della continuazione: stop al cumulo senza motivazione
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione per ottenere la rideterminazione delle pene cumulative, invocando il vincolo della continuazione tra diversi reati. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato inammissibile la richiesta con una motivazione estremamente sintetica e priva di analisi approfondita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice non può rigettare l'istanza in modo sbrigativo. La sentenza sottolinea che il provvedimento deve esplicitare chiaramente il percorso logico e i criteri di calcolo utilizzati. Una decisione priva di questi elementi presenta una motivazione apparente, che equivale a una totale mancanza di motivazione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo e più approfondito esame.
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Reato continuato: la richiesta tardiva costa caro all’imputato
L'Imputato, condannato per furto in abitazione, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata pronuncia della Corte d'Appello sulla richiesta di riconoscimento del reato continuato con una precedente condanna del 2013. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di applicazione del reato continuato con una condanna precedente, presentata tramite motivi nuovi in appello, è ammessa solo se la precedente sentenza è diventata definitiva dopo la scadenza del termine per impugnare. Poiché nel caso specifico la condanna precedente era passata in giudicato nel 2013 e l'appello risaliva al 2019, la richiesta non poteva essere formulata in quel modo, ferma restando la possibilità di richiederla nella fase di esecuzione della pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Cumulo giuridico e continuazione: no al carcere se la pena è multa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un condannato contro il provvedimento del Tribunale di Salerno che rideterminava la sanzione complessiva. Il giudice dell'esecuzione aveva applicato il cumulo giuridico e continuazione tra due condanne, aumentando la pena detentiva per un reato satellite che, in precedenza, era stato sanzionato con una pena detentiva interamente convertita in multa pecuniaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'aumento per il reato satellite deve rispettare la natura pecuniaria della sanzione originariamente convertita, per evitare una violazione del divieto di peggioramento della posizione del condannato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo il rinvio al Tribunale per un nuovo calcolo conforme ai principi di legge.
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Reato continuato: no allo sconto se manca il piano unitario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per cinque diverse condanne definitive. La Corte di Appello aveva già respinto la richiesta per quattro di queste condanne in passato, rilevando la mancanza di un disegno criminoso unitario. Il ricorrente ha contestato la decisione sostenendo che i reati erano omogenei e legati all'appartenenza a un'associazione mafiosa. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che il ricorso è generico perché non affronta il precedente rifiuto e non dimostra alcun legame tra l'ultimo reato e i precedenti. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Tribunale di Forli, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per una serie di furti e ricettazioni commessi da un soggetto, escludendo un episodio compiuto con modalita operative differenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche tale reato rientrasse nel medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede una reale e iniziale programmazione unitaria dei reati, non bastando una generica scelta di vita delinquenziale o la vicinanza temporale tra i fatti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di carcerazione: lo sconto di pena non cancella l’arresto
Il caso riguarda un condannato che ha richiesto l'inefficacia dell'ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti. Successivamente all'emissione dell'ordine, infatti, il giudice ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra i reati, riducendo la pena complessiva. La difesa sosteneva che tale riduzione dovesse far sospendere l'ordine di carcerazione per valutare misure alternative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la rideterminazione successiva della pena non rende retroattivamente illegittimo un ordine di carcerazione validamente emesso. L'unico effetto della riduzione è l'obbligo di comunicare al carcere la nuova data di fine pena, senza possibilità di annullare o sospendere il provvedimento originario.
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Reato continuato: la Cassazione impone calcoli chiari
Il Tribunale di Macerata, come giudice dell'esecuzione, aveva rideterminato la pena complessiva per un condannato applicando la disciplina del reato continuato tra diverse sentenze irrevocabili. Tuttavia, il giudice aveva stabilito un aumento di pena di tre anni per un reato satellite senza scorporare i singoli illeciti e senza motivare adeguatamente la quantificazione dell'aumento. Il condannato ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve sempre scorporare i reati uniti in continuazione, individuare il reato più grave e motivare in modo distinto e dettagliato l'aumento di pena per ciascun reato satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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