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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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795 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: no allo sconto di pena tra riciclaggio e spaccio
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per riciclaggio del 1996 (sostituzione della targa della propria auto) e una per spaccio di stupefacenti commesso tra il 1999 e il 2000. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando la notevole distanza temporale e l'assenza di un legame logico tra i fatti. Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il tempo trascorso fosse un dato neutro e che lo scopo fosse finanziare lo spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la distanza temporale è un indicatore fondamentale e non esiste un nesso plausibile tra le due condotte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i furti sono distanti
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione dei reati per diverse sentenze irrevocabili relative a rapine, furti e ricettazione commessi tra il 2007 e il 2012 in varie località italiane. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza per mancanza di prove di un progetto unitario iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una valutazione errata basata solo sulla distanza geografica dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova che il soggetto avesse programmato in anticipo tutti gli illeciti. Mancando elementi come la contiguità temporale e spaziale o una causale comune, non si configura il medesimo disegno criminoso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la povertà non unisce bancarotta e furto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire le condanne di bancarotta fraudolenta, furto di energia elettrica e abusi edilizi. La difesa sosteneva che lo stato di indigenza e la necessità di rendere abitabile un immobile pignorato unissero i reati sotto un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti e la diversa natura dei reati escludono l'unicità del disegno criminoso. Lo stato di povertà non basta a dimostrare una programmazione preventiva dei reati successivi al momento del primo illecito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per spaccio a distanza
La Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per due condanne legate allo spaccio di stupefacenti, commesse a distanza di un anno l'una dall'altra (nel 2018 e nel 2019). Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso a causa della distanza temporale e delle diverse modalità dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice ripetizione di reati simili non basta a dimostrare il reato continuato, occorrendo invece una programmazione unitaria iniziale. La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e spaccio: niente sconti senza prove
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne subite tra il 1999 e il 2018. Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la richiesta, escludendo un reato di droga commesso nel 2010 perché non vi era prova del collegamento con l'attività di agevolazione mafiosa. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il traffico di stupefacenti rientra per massima di esperienza nelle attività mafiose. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore era inefficace per mancanza di procura speciale. Nel merito, il ricorso è generico e non dimostra il concreto vincolo tra il singolo reato escluso e il sodalizio criminale, non bastando una generica presunzione.
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Reato continuato e droga: negato lo sconto per clan diversi
Il Tribunale di Terni, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato per due distinte partecipazioni ad associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nei reati associativi, non basta l'omogeneità dei reati o la vicinanza geografica per dimostrare un unico disegno criminoso. È necessaria un'indagine approfondita sulla struttura, operatività e continuità temporale dei diversi sodalizi. Nel caso specifico, le due associazioni facevano capo a soggetti diversi e operavano in tempi differenti, escludendo così l'applicazione del beneficio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: no allo sconto se passano dieci anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne per associazione a delinquere, di cui una di stampo mafioso, commesse a distanza di dieci anni l'una dall'altra. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta evidenziando che nel lungo intervallo temporale il soggetto aveva compiuto reati diversi, come truffe, interrompendo qualsiasi legame tra le due organizzazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi non basta l'omogeneità dei comportamenti, ma serve una prova rigorosa sulla continuità operativa e sull'unicità del piano criminoso iniziale. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra mafia e vecchi reati
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra una condanna per trasferimento fraudolento di valori e porto d'armi del 2000 e una successiva condanna per associazione mafiosa del 2004. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per configurare il reato continuato tra associazione a delinquere e singoli reati di scopo è necessario che questi ultimi siano programmati fin dall'inizio della costituzione del sodalizio. Non basta che i reati rientrino genericamente nell'attività del gruppo se sono legati a eventi occasionali o non prevedibili all'origine. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i clan sono diversi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione dei reati per unificare le pene di due condanne distinte: la prima per traffico di stupefacenti commesso fino al 1992, la seconda per un'estorsione aggravata da metodo mafioso commessa tra il 2004 e il 2009. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale e della diversità dei contesti criminali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che non vi è alcuna prova di un medesimo disegno criminoso originario. I reati, commessi a distanza di oltre dieci anni e legati a dinamiche associative differenti, non possono essere uniti sotto il vincolo della continuazione.
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Aumento di pena per reato continuato: la quantità di droga decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Condannato contro la rideterminazione della pena effettuata dalla Corte d'Appello in sede di esecuzione. Il giudice dell'esecuzione aveva ricalcolato l'aumento di pena per reato continuato per il reato più grave, riguardante il traffico di cinque chilogrammi di cocaina con un profitto di centosessantamila euro, fissandolo in due anni e sei mesi di reclusione. Il Condannato contestava la sproporzione di questo aumento rispetto ad altri episodi minori. La Cassazione ha stabilito che il giudice ha correttamente motivato la decisione basandosi su criteri oggettivi e comparativi, come la quantità di stupefacente e il guadagno economico. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese.
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Sospensione condizionale della pena negata per troppi reati
La Ricorrente ha impugnato la decisione del giudice dell'esecuzione che, nel ricalcolare la pena complessiva per diversi reati unificati sotto il vincolo della continuazione, ha revocato la sospensione condizionale della pena. La difesa sosteneva che, essendo la pena finale inferiore ai limiti di legge, il beneficio non potesse essere revocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione deve valutare se estendere o revocare la sospensione condizionale della pena sulla base di un giudizio prognostico. Nel caso specifico, i numerosi precedenti penali della donna per reati contro il patrimonio commessi in un lungo arco temporale giustificano ampiamente la revoca del beneficio, escludendo una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi delinque sempre
L'Imputato, condannato per il furto di un autocarro della nettezza urbana, il tentato furto di un'ambulanza, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato. La difesa sosteneva che tutti gli illeciti, compresi quelli passati, derivassero da un unico piano legato alla tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale precisa e dettagliata dei singoli reati, e non una generica inclinazione a delinquere o uno stile di vita deviante. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: niente sconto di pena per l’estorsione ripetuta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per estorsione. L'imputato aveva preteso duecento euro dalla vittima per restituirle un veicolo rubato nel 2014. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato continuato con altre estorsioni commesse nel 2010, per ottenere uno sconto di pena. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'ampia distanza temporale tra i fatti e l'assenza di un unico disegno criminoso originario. L'estorsione del 2014, legata a un furto avvenuto nello stesso anno, non poteva essere stata programmata nel 2010. La Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché non basta citare le vecchie sentenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato con precedenti condanne definitive. La difesa lamentava la mancata indicazione del reato-base e una motivazione insufficiente sull'aumento di pena applicato dalla Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di produrre copia delle sentenze irrevocabili di cui chiede la continuazione, non potendosi limitare a indicarne gli estremi. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per proporre ricorso occorre dimostrare un interesse concreto e non una mera pretesa di astratta correttezza giuridica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione della pena: no allo sconto per droghe leggere
Il Condannato ha proposto un incidente di esecuzione chiedendo la rideterminazione della pena. Ha invocato l'applicazione di sentenze della Corte Costituzionale in materia di stupefacenti e recidiva obbligatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la riduzione del minimo edittale per le droghe pesanti non si applica al caso di specie, che riguardava il traffico di hashish (droga leggera). Inoltre, le contestazioni sulla recidiva e sul calcolo della pena dovevano essere sollevate durante il processo ordinario e non in fase esecutiva, essendo ormai coperte dal giudicato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché cambiare reato grave non riduce la pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva unificato le pene di tre diverse sentenze. Il ricorrente contestava il calcolo dell'aumento di pena per i reati meno gravi, sostenendo che il mutamento del reato più grave di riferimento imponesse una rideterminazione complessiva. La Suprema Corte ha invece chiarito che, in tema di reato continuato, la pena per i reati satellite non può superare quella inflitta nel giudizio di cognizione né il triplo della pena base. Il mutamento del reato principale rileva solo per verificare il rispetto del limite del triplo della pena base, che nel caso specifico è stato pienamente rispettato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo sette anni
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna del 2010 per gioco d'azzardo (fatti del 2007) e una del 2018 per associazione mafiosa, estorsione e usura (fatti dal 2014 al 2016). La Corte di Appello ha respinto la richiesta a causa del notevole divario temporale di oltre sette anni tra i fatti, escludendo un unico disegno criminoso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione lamentando una carenza di motivazione e sostenendo che i reati fossero maturati nello stesso contesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa ha proposto una semplice rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e mafia: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra due condanne: la prima per concorso esterno in associazione mafiosa (commesso tra il 1998 e il 2004) e la seconda per partecipazione stabile allo stesso sodalizio (commesso nel 2016). La Corte d'appello ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti e della diversa natura delle condotte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che non si può applicare il reato continuato se manca un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto tra rapina e spaccio
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati tra due rapine e due episodi di spaccio di stupefacenti commessi in tempi diversi. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati, della distanza temporale e della diversità dei complici. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione e sostenendo l'esistenza di elementi comuni, come lo stesso territorio di azione e complici parzialmente identici. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché le contestazioni riguardavano valutazioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la richiesta di continuazione dei reati è stata definitivamente respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata ed equivalenza: come si calcola la pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per due condanne irrevocabili in materia di stupefacenti. Il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il vincolo, ma ha applicato l'aumento minimo di un terzo sulla pena base per il reato satellite, a causa della presenza della recidiva reiterata. Il Condannato ha proposto ricorso, sostenendo che la recidiva reiterata non fosse stata concretamente applicata poiché dichiarata equivalente alle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la recidiva reiterata si considera applicata anche quando viene bilanciata in equivalenza con le attenuanti, poiché produce l'effetto di neutralizzare la riduzione di pena. Di conseguenza, l'aumento minimo di un terzo per la continuazione è pienamente legittimo.
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