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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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795 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Rideterminazione della pena in sede esecutiva: i limiti del triplo
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra reati giudicati con diverse sentenze. Il giudice dell'esecuzione ha rideterminato la sanzione complessiva in ventuno anni e sei mesi di reclusione, partendo da una pena base di sei anni e otto mesi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che la sanzione finale ha superato il limite invalicabile del triplo della pena base stabilito dalla legge. Inoltre, il giudice non ha chiarito se la pena più grave fosse riferita a un solo reato o a più reati già unificati. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, disponendo il rinvio per una nuova rideterminazione della pena in sede esecutiva nel rispetto dei criteri legali.
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Reato continuato: il giudice non può ignorare i legami già accertati
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per quattro rapine compiute tra il 2015 e il 2016. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ritenendo i fatti troppo distanti nel tempo e privi di un disegno unitario. La Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che il primo e l'ultimo reato della serie erano già stati considerati unificati in sede di cognizione. Il giudice dell'esecuzione non può ignorare tale precedente valutazione per i reati intermedi commessi nello stesso arco temporale, a meno di non fornire una motivazione rigorosa e approfondita. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio.
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Reato continuato in fase esecutiva: conta la pena concreta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unire le condanne relative a un tentato furto aggravato e a una contravvenzione per possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli. Il difensore sosteneva che il reato più grave dovesse essere necessariamente il furto, in quanto delitto, rispetto alla contravvenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, nella fase dell'esecuzione delle pene, si considera reato più grave quello per cui è stata inflitta la sanzione concreta più severa, a prescindere dalla qualificazione astratta di delitto o contravvenzione. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no a aumenti di pena sproporzionati
La Condannata ha proposto ricorso contro la decisione del giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra diverse sentenze di condanna per truffa, ha applicato un aumento di un anno e sei mesi per l'ultimo reato satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione, nel determinare la pena complessiva, deve calcolare e motivare l'aumento di pena in modo distinto e proporzionato per ciascun reato satellite, senza operare un cumulo materiale mascherato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova quantificazione della pena.
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Continuazione in executivis: no al giudice senza accordo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in executivis per reati definiti con due distinte sentenze di patteggiamento. Tuttavia, le parti non hanno trovato un accordo sull'aumento di pena per il reato satellite: il Condannato proponeva quattro mesi, mentre il Pubblico Ministero ne richiedeva otto. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa del mancato accordo e dell'incongruità della pena proposta dal Condannato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. Gli ermellini hanno chiarito che il giudice non può determinare autonomamente la pena in assenza di un accordo valido tra le parti, poiché ciò violerebbe la natura consensuale del patteggiamento. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali, ma conserva il diritto di presentare una nuova proposta di accordo.
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Continuazione del reato: rissa esclusa dal piano mafioso
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione del reato tra due condanne: una per resistenza a pubblico ufficiale e porto d'armi nel 2009, e una successiva per associazione mafiosa ed estorsione. La difesa sosteneva che il primo reato rientrasse nel medesimo disegno criminoso, poiché commesso davanti al locale della consorteria dove l'uomo lavorava come buttafuori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione del reato tra associazione mafiosa e reati fine richiede la prova che questi ultimi fossero già programmati al momento dell'adesione al sodalizio. Nel caso specifico, il primo episodio è risultato un evento isolato e contingente, legato a uno stato di ubriachezza, privo di legami con il programma criminale dell'associazione, sorta peraltro in un momento successivo.
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Continuazione in executivis: negato lo sconto per reati lontani
Il Tribunale di Napoli, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto la continuazione in executivis solo per due rapine commesse a breve distanza di tempo e spazio (Novara e Piacenza), escludendone una terza avvenuta mesi prima a Cassino. Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione in executivis richiede un'effettiva programmazione unitaria iniziale. La distanza temporale di oltre due mesi e quella geografica di seicento chilometri dimostrano invece una generica tendenza a delinquere e non un unico progetto. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato o stile di vita? Il confine nei furti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per due furti di autocarri commessi a distanza di sette mesi e in località diverse, con complici differenti. Il Giudice dell'Esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che la distanza temporale e geografica escludesse un unico disegno criminoso, evidenziando invece una generica abitudine a delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta a quest'ultimo l'onere di allegare elementi specifici a dimostrazione del progetto unitario. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no a sconti di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne per furto e rapina commesse in tempi e con modalità differenti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati non facessero parte di un unico disegno criminoso, ma fossero espressione di una generica abitudine a delinquere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare l'esistenza di un programma unitario iniziale. La semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare il reato continuato, soprattutto se le modalità concrete dei furti rivelano scelte dettate dal momento e non pianificate dall'inizio.
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Sospensione condizionale della pena: confermata la revoca
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca dei benefici della sospensione condizionale della pena disposta dalla Corte d'Appello. La difesa lamentava la mancata valutazione, da parte del giudice dell'esecuzione, di una richiesta di riconoscimento del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che la Corte d'Appello si era in realtà già pronunciata sulla richiesta di continuazione con una distinta ordinanza motivata, emessa lo stesso giorno ma recante un mero errore materiale nella datazione. Di conseguenza, non vi è stata alcuna omissione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per cinque condanne definitive relative a reati tributari, fallimentari, associazione mafiosa e porto d'armi. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non ravvisando un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale e specifica dei singoli reati, non potendosi confondere con una generica scelta di vita delinquenziale o con l'abitualità nel commettere illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: nullo il calcolo della pena senza scorporo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta rideterminando la pena complessiva, ma senza specificare i singoli aumenti per i reati satellite né individuare correttamente il reato più grave. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice deve prima scorporare i reati precedentemente uniti, individuare la pena per il reato più grave e poi applicare gli aumenti per i reati satellite, calcolando le riduzioni per il rito scelto. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Reato continuato: la Cassazione annulla il no al cumulo delle pene
Il Condannato richiedeva al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne irrevocabili legate al traffico di stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione accoglieva parzialmente la richiesta, escludendo una condanna specifica a causa di una precedente preclusione e ricalcolando la pena. Il Condannato proponeva ricorso per cassazione, lamentando un errore nel calcolo dello sconto per il rito abbreviato e un difetto di motivazione sull'esclusione del vincolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non ha spiegato in modo logico e dettagliato i motivi dell'esclusione della continuazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente al rigetto della continuazione e alla determinazione della pena, rinviando il caso alla Corte di appello per un nuovo esame.
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Spaccio o scelta di vita? No alla continuazione dei reati
La condannata ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne per spaccio di stupefacenti. Il Giudice ha rigettato l'istanza, ritenendo le condotte espressione di un'attività professionale abituale e non di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che la vicinanza temporale e spaziale dei reati non basta a dimostrare la continuazione dei reati se questi derivano da una scelta di vita sistematica. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto tra mafia e discarica abusiva
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa ed estorsione e una successiva per gestione di discarica abusiva. La difesa sosteneva che i reati derivassero dalla stessa indagine e coinvolgessero le stesse persone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un'unica e preventiva programmazione dei singoli illeciti. Nel caso specifico, vi è un'assoluta eterogeneità tra i reati di mafia e il reato ambientale, quest'ultimo privo di finalità mafiose e commesso con soggetti estranei alla cosca. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: tra disegno criminoso e stile di vita
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi tra il 2009 e il 2012 in diverse province lombarde ed emiliane. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che la notevole distanza temporale, la diversità dei luoghi e la complicità di soggetti differenti dimostravano una generica propensione a delinquere e non un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che il reato continuato esige una programmazione iniziale specifica dei singoli reati. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati mafiosi e comuni
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due diverse sentenze di condanna. La prima riguardava reati di associazione a delinquere comune ed emissione di fatture false; la seconda riguardava reati di stampo mafioso ed estorsione. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione unitaria iniziale e non una generica scelta di vita delinquenziale, specialmente quando i reati sono riconducibili a due diverse organizzazioni criminali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se il crimine è uno stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. Il ricorrente era stato condannato per ricettazione, riciclaggio ed estorsione di veicoli. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato in fase di esecuzione non basta la somiglianza dei reati o uno stile di vita incline al crimine. È invece necessaria la prova di un disegno criminoso unitario, cioè di una programmazione preventiva e specifica di tutti gli illeciti fin dal primo reato. Nel caso in esame, la distanza temporale di cinque anni e il passaggio da azioni solitarie alla partecipazione a una banda organizzata escludono un progetto iniziale unico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per colpi distanti
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per un condannato. Il soggetto aveva commesso una tentata rapina a Napoli nell'agosto del 2014 e, dopo quasi tre mesi, due tentati furti nel casertano. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un disegno criminoso unitario a causa della distanza temporale, della diversità geografica, delle differenti modalità esecutive e dei diversi beni presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale specifica e non può essere confuso con una generica scelta di vita improntata al crimine. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: stile di vita criminale o piano unitario?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per cinque evasioni dagli arresti domiciliari compiute in sei mesi. Il ricorrente sosteneva che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso. I giudici hanno chiarito che la scelta di vita improntata al crimine non equivale a una programmazione unitaria dei singoli reati. Le evasioni sono state giudicate come decisioni autonome ed estemporanee, prive di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto della continuazione in sede esecutiva, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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