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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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450 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Revoca indulto: quando il ricorso è inammissibile
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la revoca indulto. Il ricorrente lamentava vizi procedurali, quali un'errata indicazione nell'avviso di udienza e l'incompatibilità del giudice. La Corte ha stabilito che tali vizi erano irrilevanti o avrebbero dovuto essere eccepiti con altri strumenti (ricusazione), confermando l'inammissibilità del ricorso poiché manifestamente infondato.
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Pene sostitutive: no alla riforma su vecchie sentenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione delle pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, a una sentenza di condanna divenuta definitiva nel 2019. La Corte ha stabilito che la norma transitoria non consente una retroattività illimitata, ma limita l'applicazione delle nuove misure ai soli procedimenti che erano pendenti in Cassazione al momento dell'entrata in vigore della legge.
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Rideterminazione pena: no a istanze ripetitive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la rideterminazione della pena, poiché l'istanza era una mera ripetizione di una precedente già rigettata. La Corte ha chiarito che, senza nuovi presupposti di fatto o di diritto, una nuova richiesta non può essere accolta. Nel caso specifico, la modifica normativa invocata non era neppure applicabile al condannato.
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Ricorso inammissibile: quando è mera riproposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20296/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione di una precedente istanza già respinta. La decisione si fonda sulla preclusione processuale prevista dall'art. 666, comma 2, c.p.p., che impedisce di riesaminare questioni già decise in fase esecutiva, a meno che non vengano addotti fatti o questioni nuove.
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Preclusione processuale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che riproponeva una richiesta già esaminata e rigettata in precedenza. La decisione si fonda sul principio della preclusione processuale, stabilito dall'art. 666, comma 2, del codice di procedura penale, che impedisce di reiterare istanze identiche in assenza di nuovi fatti o questioni giuridiche. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Revoca sospensione condizionale: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Il beneficio era subordinato al pagamento di una somma, ma l'imputato non ha adempiuto, adducendo generiche 'difficoltà economiche'. La Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di provare l'assoluta e comprovata impossibilità di adempiere, non essendo sufficiente una mera affermazione per impedire la revoca del beneficio.
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Regime 41-bis: quando la Cassazione lo conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La decisione si fonda sul principio che il controllo di legittimità non può entrare nel merito delle valutazioni del Tribunale di Sorveglianza, se la sua motivazione non è del tutto assente o meramente apparente. Nel caso specifico, la pericolosità sociale del detenuto, il suo ruolo apicale in un'associazione mafiosa e il rischio concreto di contatti con l'esterno sono stati ritenuti elementi sufficienti a giustificare il mantenimento del 'carcere duro'.
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Regime 41-bis: proroga legittima senza dissociazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La decisione si fonda sul ruolo apicale del soggetto all'interno di un'associazione criminale ancora operativa e sulla sua mancata dissociazione. Secondo la Corte, questi elementi sono sufficienti a dimostrare la persistente pericolosità sociale e la capacità di mantenere contatti con l'esterno, giustificando così il mantenimento del regime detentivo speciale.
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Ricorso Cassazione Avvocato: Inammissibile se personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12089/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un risarcimento per detenzione inumana. La decisione si fonda su un vizio di forma cruciale: il ricorso è stato presentato personalmente dall'interessato e non tramite un legale abilitato. La Corte ha ribadito che la normativa vigente impone, a pena di inammissibilità, che il ricorso cassazione avvocato sia sottoscritto da un difensore iscritto all'apposito albo speciale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Elezione di domicilio: requisito per misure alternative
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12085/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la richiesta di misure alternative alla detenzione. Il motivo risiede nella mancanza di una formale dichiarazione o elezione di domicilio da parte del condannato. La Corte ha stabilito che tale requisito è un onere personale e non può essere desunto implicitamente da altri documenti, come un certificato di residenza, confermando la necessità di un atto esplicito per la validità dell'istanza. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Regime 41-bis: quando la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla pericolosità sociale e sul rischio di contatti con l'esterno, era adeguatamente motivata, respingendo le censure come un tentativo di riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Regime 41-bis: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha ribadito che il suo sindacato è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione dei fatti. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta adeguatamente motivata, basandosi sulla persistente operatività del clan di appartenenza, sul ruolo direttivo del detenuto e su recenti comportamenti che indicano un'attuale pericolosità sociale, rendendo così legittima la proroga del regime speciale.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa della sopravvenuta carenza di interesse. Il provvedimento originariamente impugnato era stato revocato dalla stessa autorità che lo aveva emesso, rendendo inutile una decisione sul merito dell'appello. La Corte chiarisce che tale inammissibilità non comporta la condanna alle spese per il ricorrente.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Un detenuto ricorre contro il diniego di consultare video lezioni universitarie. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad impugnare, poiché il suo trasferimento in un altro istituto ha reso la questione superata, potendo egli ripresentare la richiesta nella nuova sede.
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Interesse a impugnare: quando il tempo lo annulla
Un detenuto si è visto negare il permesso per i familiari di assistere alla sua laurea a distanza. Ha presentato ricorso, ma la Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La motivazione risiede nella mancanza di un attuale e concreto interesse a impugnare, dato che la cerimonia di laurea si era già svolta. La sentenza sottolinea che l'interesse a ricorrere deve esistere al momento della decisione per avere un'effettiva incidenza sulla situazione giuridica.
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Ricorso in Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale di Palermo. La decisione si fonda sulla modifica dell'art. 613 c.p.p., che impone la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato cassazionista. A seguito dell'inammissibilità del ricorso in Cassazione personale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per continuazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile relativo a una richiesta di applicazione della continuazione tra reati. Il ricorso è stato respinto perché considerato una mera riproposizione di istanze già rigettate in precedenza, senza addurre nuovi elementi rilevanti o critiche specifiche al provvedimento impugnato, configurandosi come un tentativo di riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Misure Alternative: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per l'ottenimento di Misure Alternative alla detenzione, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La richiesta è stata respinta perché la pena residua da scontare superava il limite di quattro anni, rendendo il ricorso manifestamente infondato e comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando e perché viene respinto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché le censure erano meramente riproduttive di motivi già respinti e la richiesta di sanzioni sostitutive era generica. La decisione sottolinea le conseguenze economiche per il ricorrente, condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria, chiarendo inoltre la procedura per richiedere le pene sostitutive dopo la sentenza definitiva.
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Sospensione condizionale pena: revoca e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La revoca era stata disposta per il mancato pagamento di un risarcimento. La Corte sottolinea che spetta al condannato l'onere di provare concretamente l'impossibilità di adempiere, non essendo sufficienti generiche affermazioni, soprattutto se contraddette da altri elementi.
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