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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

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450 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Ricorso per cassazione: inammissibile se senza avvocato
Un detenuto ha presentato un reclamo, qualificato come ricorso per cassazione, relativo alle modalità di utilizzo di un personal computer. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto personalmente dal ricorrente e non da un avvocato iscritto all'apposito albo, come richiesto a pena di inammissibilità dall'art. 613 c.p.p. La Corte ha ribadito che tale requisito formale è inderogabile per qualsiasi tipo di provvedimento impugnato.
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Inammissibilità ricorso: quando è mera riproposizione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso in materia di esecuzione penale, chiarendo che un'istanza è inammissibile se si limita a riproporre questioni già decise, senza introdurre nuovi elementi di fatto o di diritto. Il caso specifico riguardava la revoca di un indulto, e la Corte ha stabilito che non è possibile utilizzare l'incidente di esecuzione per ottenere una nuova valutazione di merito di una decisione precedente non impugnata ritualmente.
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Continuazione tra reati: quando non è concessa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per cinque sentenze definitive. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di reati simili (nello specifico, spaccio di stupefacenti) non integra un 'medesimo programma criminoso' se non viene provata una pianificazione unitaria, configurandosi piuttosto come uno 'stile di vita' criminale. Viene inoltre chiarito che la partecipazione del detenuto all'udienza esecutiva non è automatica ma deve essere richiesta.
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Regime 41-bis: quando la proroga è legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dal suo ruolo apicale in un'associazione mafiosa ancora attiva e da specifici elementi fattuali, ritenendo la motivazione del Tribunale di Sorveglianza adeguata e non meramente apparente.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida al caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso proposto contro il rigetto di un'istanza di sospensione. La decisione si fonda sul principio che i provvedimenti interlocutori, come quello impugnato, non sono suscettibili di ricorso per cassazione, in quanto non previsto dalla legge. Tale inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto sottoposto al regime 41-bis ha impugnato la proroga della misura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo la decisione legittima. La proroga era fondata sul persistente ruolo apicale del soggetto all'interno dell'organizzazione criminale, sull'operatività del clan e sull'assenza di segnali di dissociazione. La Corte ha ribadito che il suo controllo in questi casi è limitato alla violazione di legge e alla manifesta illogicità della motivazione, non potendo entrare nel merito della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Continuazione tra reati: no a istanze reiterate
Un soggetto condannato con venti sentenze diverse chiede il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte di Appello accoglie parzialmente la richiesta, ma dichiara inammissibile il resto perché l'istanza era una reiterazione di una precedente già respinta. La Cassazione conferma, chiarendo che l'esclusione della recidiva in una singola sentenza non costituisce un 'nuovo elemento' idoneo a superare la preclusione processuale e a consentire un nuovo esame della richiesta.
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Regime detentivo speciale: Cassazione sulla proroga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del suo regime detentivo speciale. L'ordinanza stabilisce che per la proroga non è richiesta la certezza, ma una ragionevole probabilità di collegamenti con l'organizzazione criminale, basata su elementi come il ruolo apicale del soggetto e la vitalità del clan.
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Istanza di continuazione: inammissibile senza novità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato relativo a un'istanza di continuazione. La richiesta è stata ritenuta una mera ripetizione di istanze precedenti, già respinte, in quanto priva di reali elementi di novità fattuali o giuridici che potessero giustificare una nuova valutazione.
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Rimessione nei termini: decorrenza e conoscenza effettiva
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero per la rimessione nei termini, stabilendo che il termine decorre dalla data di notifica del provvedimento (conoscenza effettiva), non dal momento in cui un legale ne spiega il contenuto.
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Revoca sospensione condizionale: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La decisione conferma che spetta al condannato, e non al giudice, l'onere di provare l'assoluta impossibilità di adempiere all'obbligo di pagamento (in questo caso, una provvisionale) che condiziona il beneficio. La mancata dimostrazione di uno stato di totale indigenza legittima la revoca sospensione condizionale.
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Ricorso inammissibile: il ne bis in idem esecutivo
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione di un'istanza già rigettata. La richiesta, basata sugli stessi elementi, viola il principio del ne bis in idem applicabile in fase esecutiva, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una multa.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un esponente di vertice di un'associazione criminale contro la proroga del regime 41-bis. Secondo la Corte, per la proroga non è necessaria la prova certa dei collegamenti con il clan, ma è sufficiente una 'ragionevole probabilità' basata sull'elevato spessore criminale del soggetto e sulle informative delle forze dell'ordine. Una mera dichiarazione di dissociazione, non seguita da fatti concreti, è stata ritenuta irrilevante.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un detenuto contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. Quest'ultimo aveva già rigettato il reclamo per sopravvenuta carenza di interesse a seguito del trasferimento del detenuto. Il ricorso in Cassazione è stato giudicato generico e privo dei necessari elementi di fatto e di diritto, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Termini impugnazione penale: ricorso tardivo è K.O.
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché presentato oltre il termine di 15 giorni previsto dalla legge. Il caso sottolinea la perentorietà dei termini di impugnazione penale e le conseguenze della loro inosservanza, inclusa la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena sostitutiva termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che aveva richiesto l'applicazione di una pena sostitutiva oltre il termine di 30 giorni. La Corte stabilisce che il pena sostitutiva termine, previsto dalla norma transitoria, è perentorio e la sua inosservanza comporta la decadenza dal diritto, per garantire la certezza dell'esecuzione della sentenza.
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Ergastolo: è possibile la conversione in pena a 30 anni?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva la conversione della pena dell'ergastolo in una reclusione di trent'anni. La Suprema Corte ha ribadito che non esiste alcuna norma di legge che consenta tale commutazione, sottolineando come i precedenti della Corte Europea, come il caso Scoppola, si applichino solo a specifiche situazioni processuali (rito abbreviato) non riscontrate nel caso di specie. La pronuncia conferma che l'ergastolo, grazie a istituti come la liberazione condizionale, non è una pena inumana o senza prospettiva di reinserimento.
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Revoca misure alternative: stop a nuove richieste per 3 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che richiedeva la detenzione domiciliare. La Corte ha confermato che, a seguito della revoca di misure alternative alla detenzione, vige un divieto assoluto di tre anni per la concessione di nuovi benefici. Questa preclusione ha carattere generale e si applica a qualsiasi procedimento esecutivo, non solo a quello in cui è avvenuta la revoca.
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Impugnazione affidamento in prova: il ricorso errato
La Corte di Cassazione ha chiarito che il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza sull'esito dell'affidamento in prova deve essere contestato tramite opposizione davanti allo stesso giudice e non con un ricorso per cassazione. In applicazione del principio di conservazione degli atti, la Corte ha riqualificato il ricorso errato come opposizione, trasmettendo gli atti al giudice competente per la decisione. Questa ordinanza ribadisce la corretta procedura per l'impugnazione dell'affidamento in prova.
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Inammissibilità ricorso detenuto: il caso del timo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un detenuto che si era visto negare la richiesta di acquistare sommità fiorite di timo per uso fitoterapico. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché non esiste un diritto soggettivo del detenuto a specifici rimedi di questo tipo, confermando la decisione del Giudice di Sorveglianza. Questa decisione chiarisce i limiti del diritto alla salute in carcere in relazione a richieste personali non essenziali.
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