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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Restituzione per equivalente: il ricorso diventa opposizione
Due cittadini hanno subito la vendita giudiziaria di due veicoli in seguito a una confisca poi revocata. La Corte di Appello ha disposto la restituzione per equivalente attribuendo solo le somme incassate dalla vendita. I proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo il valore reale dei veicoli adeguato all'inflazione annua. La Suprema Corte ha rilevato che il decreto originario era stato emesso senza udienza. Pertanto, i giudici hanno riqualificato il ricorso in opposizione e trasmesso gli atti al giudice di merito per instaurare il regolare contraddittorio.
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Revoca della misura alternativa: omicidio e nomina del difensore
Un condannato sta espiando la pena in detenzione domiciliare. Durante questo periodo di beneficio, lo stesso commette un omicidio volontario. Il Tribunale di sorveglianza dispone la revoca della misura alternativa. Il condannato propone ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali sulla notifica al difensore di fiducia e contestando la mancata valutazione del suo stato di collaboratore di giustizia. La Suprema Corte rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la nomina del difensore fatta per il nuovo reato non vale automaticamente per il procedimento di revoca. Inoltre, commettere un omicidio dimostra una manifesta inaffidabilità incompatibile con la misura. La revoca della misura alternativa risulta corretta e il condannato deve pagare le spese processuali.
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Reclamo del detenuto: stop al rigetto senza udienza
Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile senza udienza il reclamo del detenuto relativo alle condizioni carcerarie, sostenendo una presunta perdita di interesse dovuta al trasferimento della persona reclusa. La difesa ha impugnato il provvedimento denunciando la violazione del diritto di difesa e l'assenza di contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il singolo magistrato non può respingere sommariamente l'impugnazione. La legge riserva tale decisione all'organo collegiale secondo regole tassative. La Suprema Corte ha annullato il decreto e ha rinviato gli atti per un nuovo esame.
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Affidamento in prova al servizio sociale: ricorso riqualificato
Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato estinta la sola pena detentiva e non quella pecuniaria a seguito di un percorso di affidamento in prova al servizio sociale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata valutazione delle proprie condizioni economiche. La Corte di Cassazione ha chiarito che contro il provvedimento emesso senza udienza non si deve proporre subito ricorso in Cassazione, ma opposizione davanti allo stesso Tribunale di Sorveglianza. Applicando il principio di conservazione degli atti, i giudici di legittimità hanno riqualificato l'impugnazione come opposizione e hanno trasmesso gli atti al giudice territoriale per svolgere la regolare udienza in contraddittorio.
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Opponibilità della confisca al creditore ipotecario: le regole
Un istituto di credito concede un mutuo ipotecario nel 2006. Anni dopo, il debitore commette reati di truffa e falso, subendo la confisca dell'immobile. Il credito viene poi ceduto in blocco a una società di gestione. La società chiede la non opponibilità della misura per salvare la propria garanzia. Il giudice dell'esecuzione rigetta la richiesta senza valutare le prove difensive. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza e stabilisce principi chiari. La corte afferma che l'opponibilità della confisca al creditore ipotecario è ammissibile se il creditore dimostra la propria buona fede e l'assenza di strumentalità del mutuo rispetto al reato. Il cessionario in blocco deve provare anche le adeguate verifiche patrimoniali svolte dalla banca originaria al momento della concessione del finanziamento.
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Affidamento in prova e reati ostativi: no senza vero distacco
Un detenuto condannato per associazione mafiosa ha chiesto l'affidamento in prova, sostenendo l'impossibilità di collaborare con la giustizia poiché i fatti erano già stati accertati. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il no. I giudici hanno chiarito che, nei casi di affidamento in prova e reati ostativi, non basta sostenere che la collaborazione sia impossibile. Il condannato deve dimostrare in modo concreto di aver spezzato ogni legame con la criminalità organizzata e di aver avviato un percorso di ravvedimento. Nel caso specifico, il detenuto non ha mostrato alcun ripensamento critico ed è stato persino trovato in possesso di un telefono cellulare in carcere, confermando il rischio di contatti ancora attivi con il clan.
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Benefici penitenziari e recidiva: no revoca senza nuova domanda
Il Detenuto chiedeva la revoca di un'ordinanza della Magistratura di Sorveglianza che aveva negato l'accesso alle misure alternative. Successivamente alla decisione, infatti, il giudice dell'esecuzione aveva ricalcolato la pena eliminando l'aumento per recidiva. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca. I giudici hanno chiarito che, in materia di benefici penitenziari e recidiva, il venire meno dell'ostacolo normativo dopo un ricalcolo della pena non consente di cancellare direttamente la vecchia decisione passata in giudicato. Per ottenere le misure alternative occorre invece depositare una nuova istanza accompagnata dall'ordine di esecuzione aggiornato. La Corte ha quindi rigettato il ricorso condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Detenzione domiciliare e lavoro: no al negozio se manca la novità
Un condannato in regime di espiazione pena domiciliare ha chiesto il permesso di allontanarsi da casa dal lunedì al sabato per gestire il proprio negozio di abbigliamento. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la domanda dichiarandola inammissibile, poiché costituiva una semplice riproposizione di una precedente istanza già respinta per incompatibilità tra l'attività lavorativa e le esigenze di custodia. Il detenuto ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver allegato nuovi documenti sulla propria indigenza economica e sulla titolarità dell'attività commerciale. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'autorizzazione al lavoro in detenzione domiciliare richiede elementi di novità reali e pertinenti. I giudici hanno respinto il ricorso e hanno condannato il soggetto al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione e ordine di demolizione per coimputati
Un cittadino e una coimputata subiscono una condanna in primo grado per abuso edilizio con contestuale ordine di demolizione. La coimputata non impugna la decisione, rendendola definitiva. Il cittadino propone invece appello e ottiene la prescrizione dei reati con la revoca della sanzione nei propri confronti. Successivamente, la Procura avvia l'esecuzione della misura contro la coimputata. Il cittadino contesta l'atto dinanzi ai giudici dell'esecuzione, sostenendo l'estensione del proprio beneficio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del cittadino per totale carenza di interesse concreto. L'estinzione del reato maturata in appello non giova a chi ha già una condanna irrevocabile, rendendo legittimo l'ordine di demolizione.
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Revoca della sospensione condizionale tra beneficio e nuovo reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza con cui la Corte d'Appello ha disposto la revoca della sospensione condizionale concessa a un individuo. L'uomo aveva ottenuto il beneficio per una prima condanna definitiva. Entro il termine di cinque anni previsto dalla legge, il soggetto ha commesso un nuovo delitto in materia di stupefacenti, riportando una seconda condanna definitiva. Il condannato ha presentato ricorso sostenendo l'omessa valutazione da parte del giudice precedente. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile a causa dell'incompatibilità cronologica dei fatti, condannando il ricorrente alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Fungibilità della pena: carcere preventivo e reato permanente
Un uomo condannato per associazione mafiosa ha chiesto il riconoscimento della fungibilità della pena per detrazione del carcere presofferto prima del febbraio 2021. La difesa sosteneva che la partecipazione criminale fosse cessata anni prima a causa della detenzione carceraria. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il giudice dell'esecuzione non può retrodatare la fine di un reato permanente se l'imputazione riporta una data di cessazione chiusa e definitiva coperta dal giudicato. Inoltre, il semplice stato di arresto non interrompe automaticamente il vincolo associativo mafioso.
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Revoca dell’indulto: il ritardo dei giudici non salva la pena
Un condannato aveva beneficiato dell'indulto per una pena detentiva. Successivamente, l'uomo ha riportato una nuova condanna a dieci anni di reclusione per un grave delitto commesso nel quinquennio successivo alla legge sul condono. La Corte di appello ha quindi disposto la revoca dell'indulto. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo che l'inerzia prolungata degli organi dell'esecuzione e l'emissione di precedenti ordini di carcerazione avevano consolidato la sua posizione giuridica, impedendo una revoca tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca opera automaticamente per legge. La semplice omissione o il ritardo della pubblica accusa non crea alcuna preclusione processuale, a meno che il giudice dell'esecuzione non abbia già valutato espressamente la causa ostativa in un provvedimento definitivo.
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Affidamento in prova al servizio sociale: serve dimora idonea
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale per espiare una pena di oltre tre anni. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza per l'assenza di un domicilio idoneo e verificato, rilevando anche il disinteresse dell'interessato nel collaborare con l'ufficio di esecuzione penale. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di aver comunicato un nuovo indirizzo tramite PEC e invocando il diritto alla concessione di un rinvio. La Suprema Corte ha confermato il rigetto: la disponibilità di una dimora stabile e controllabile rappresenta un requisito indispensabile per attuare il percorso rieducativo. I documenti inviati tardivamente dopo la decisione non possono sanare la carenza iniziale.
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Confisca per equivalente: stop al ricorso, via all’opposizione
Un uomo condannato per riciclaggio subisce una confisca per equivalente di oltre quattro milioni di euro. L'interessato chiede la revoca parziale della misura al giudice dell'esecuzione. Egli sostiene di dover rispondere solo del profitto realmente incassato, pari a circa 68 mila euro, citando i recenti chiarimenti delle Sezioni Unite sul divieto di solidarietà passiva tra concorrenti. La Corte territoriale dichiara inammissibile la richiesta e il condannato propone ricorso per Cassazione. I giudici di legittimità stabiliscono che l'impugnazione contro il rigetto della confisca per equivalente non può approdare direttamente in sede di legittimità, ma deve essere riqualificata come opposizione. La Corte di Cassazione trasmette quindi gli atti alla Corte d'appello per consentire un nuovo e approfondito esame di merito.
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Pene sostitutive: no alla revoca del giudicato penale
Un condannato a sei mesi di reclusione ha chiesto al giudice dell'esecuzione di convertire la condanna definitiva in pena pecuniaria. Il Tribunale ha respinto la richiesta dichiarandola inammissibile. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che le pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia dovessero applicarsi retroattivamente anche alle sentenze già irrevocabili, pena l'incostituzionalità della norma per violazione del principio di uguaglianza e rieducazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la disciplina transitoria riserva le sanzioni sostitutive esclusivamente ai processi ancora pendenti. La salvaguardia della certezza dei rapporti coperti dal giudicato prevale sull'applicazione retroattiva della legge più favorevole, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Riabilitazione da misura di prevenzione tra rigetto e ricorso
Un cittadino ha richiesto la riabilitazione da misura di prevenzione dopo aver scontato integralmente il provvedimento restrittivo e aver mantenuto una condotta regolare per anni. La Corte di Appello ha respinto l'istanza valorizzando passati precedenti penali. L'interessato ha presentato ricorso direttamente davanti alla Corte di Cassazione, denunciando vizi di motivazione e violazione di legge. I giudici di legittimità hanno chiarito che il provvedimento della Corte di Appello non può essere impugnato subito con ricorso in Cassazione. La legge prevede infatti lo strumento dell'opposizione davanti allo stesso giudice territoriale. La Suprema Corte ha dunque riqualificato il ricorso in opposizione e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello competente per un nuovo esame.
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Revoca ordine di demolizione: vince la sicurezza del territorio
Due cittadini acquistano un terreno con un muro di cinta da un ente religioso, anni dopo una condanna penale inflitta al vecchio proprietario per abuso edilizio. I nuovi acquirenti, terzi in buona fede, chiedono la revoca ordine di demolizione del manufatto. Una perizia tecnica dimostra infatti che il muro sostiene la scarpata stradale e convoglia le acque piovane. Il tribunale rigetta l'istanza senza esaminare la perizia. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte stabilisce che l'ordine di demolizione deve sempre rispettare il principio di proporzionalità: l'esecuzione non può essere eseguita se l'abbattimento crea un danno concreto e grave all'assetto del territorio. La Corte annulla il provvedimento e rinvia gli atti per una nuova valutazione.
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Sanzione disciplinare del detenuto: limiti del ricorso
Un detenuto in regime speciale ha ricevuto la sanzione disciplinare del detenuto consistente nell'esclusione dalle attività ricreative e sportive per cinque giorni. L'interessato ha presentato reclamo al Magistrato di sorveglianza, contestando la gravità del fatto e la proporzionalità della misura. Il giudice ha dichiarato il reclamo inammissibile senza fissare l'udienza, poiché il ricorso sollevava contestazioni di merito e non vizi procedurali di legge. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione del diritto di difesa e la mancata udienza. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha confermato che il controllo giudiziario sulle sanzioni lievi riguarda solo la legittimità formale della procedura e non la valutazione del merito.
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Ricorso straordinario per cassazione senza motivazioni: respinto
Un condannato ha presentato un ricorso straordinario per cassazione contestando una precedente decisione dei giudici di legittimità. L'uomo sosteneva che la Suprema Corte avesse commesso un errore di fatto sulla natura dell'udienza tenutasi davanti ai giudici territoriali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per cassazione perché il difensore lo ha depositato prima ancora che fossero rese note le motivazioni del provvedimento contestato. Senza il testo della motivazione, l'impugnazione risulta irrimediabilmente generica e prematura. I giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese e al versamento di 4.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Termine a comparire violato: la nullità si sana in udienza
Il Tribunale di sorveglianza revocava la misura dell'affidamento in prova terapeutico a carico della condannata a causa della sottoposizione a una nuova misura cautelare. La difesa ricorreva per Cassazione sostenendo la nullità assoluta dell'udienza camerale per mancato rispetto del termine a comparire di dieci giorni liberi, notificato tardivamente sia alla donna che al difensore di fiducia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'inosservanza del termine a comparire configura una nullità a regime intermedio e non assoluta. Di conseguenza, la presenza del difensore d'ufficio nominato sul momento, il quale non ha eccepito tempestivamente il vizio in udienza, ha comportato la definitiva sanatoria dell'irregolarità notificatoria, rendendo pienamente valida l'ordinanza di revoca emessa.
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