LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Pagina 3 di 23

453 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Opposizione all’esecuzione sulla confisca: no al ricorso diretto
In una vicenda penale per reati tributari, il Giudice dell'esecuzione ha ordinato la confisca diretta del compendio aziendale di una società e, in subordine, la confisca per equivalente a carico dei condannati. Il Pubblico Ministero e uno dei condannati hanno proposto ricorso diretto per Cassazione contestando le modalità di stima, la ripartizione del profitto e la restituzione dei beni sequestrati. La Suprema Corte ha chiarito che i provvedimenti del giudice dell'esecuzione in materia patrimoniale non possono essere impugnati subito davanti ai giudici di legittimità. I ricorsi devono essere riqualificati d'ufficio come opposizione all'esecuzione sulla confisca. La Cassazione ha quindi trasmesso gli atti al Tribunale territoriale per lo svolgimento del giudizio di merito sull'opposizione.
Continua »
Confisca beni: opposizione al giudice dell’esecuzione
Un condannato per reati fiscali ha chiesto il dissequestro dei propri beni immobili al Tribunale in funzione esecutiva. Il giudice ha respinto la richiesta e, su istanza della Procura, ha disposto la confisca dei beni. La difesa ha impugnato direttamente il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando un illegittimo peggioramento della situazione patrimoniale e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che il rimedio corretto contro tali ordinanze è l'opposizione al giudice dell'esecuzione. Invece di respingere il ricorso, i giudici di legittimità hanno riqualificato l'atto difensivo e hanno trasmesso gli atti al Tribunale per celebrare il riesame nel merito.
Continua »
Restituzione beni confiscati: vince la Corte d’Appello
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso relativo alla richiesta di restituzione beni confiscati avanzata dalla moglie di un soggetto condannato per reati tributari. La donna rivendicava la proprietà dei beni in qualità di terza estranea al reato. Il Tribunale ordinario, quale giudice dell'esecuzione, aveva accolto la domanda e disposto il dissequestro. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione contestando l'incompetenza del Tribunale, poiché la sentenza di merito era stata parzialmente riformata dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha riqualificato il ricorso del Pubblico Ministero in opposizione formale e ha dichiarato l'incompetenza funzionale del Tribunale di primo grado, trasmettendo tutti gli atti alla Corte d'Appello per la decisione finale.
Continua »
Revoca della sospensione condizionale: nulla senza udienza
La Corte di Appello, operando come giudice dell'esecuzione, ha disposto senza udienza la revoca della sospensione condizionale concessa a un condannato, subordinata al risarcimento del danno verso la parte civile. Il condannato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione non può essere assunta direttamente senza contraddittorio. Il giudice deve sempre instaurare il procedimento camerale partecipato avvisando il difensore. L'omessa fissazione dell'udienza determina una nullità assoluta dell'atto. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza impugnata con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Revoca dell’ordine di demolizione negata per abuso non condonabile
Gli eredi di un costruttore condannato per abusivismo hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di un intero fabbricato. I richiedenti hanno presentato quattro domande di condono separate per eludere il limite massimo di volumetria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'edificio abusivo costituisce un complesso unitario e non può essere frazionato artificiosamente per rientrare nella sanatoria. Inoltre, i ricorrenti non hanno provato l'ultimazione dei lavori al rustico entro la data limite di legge. L'immobile deve essere integralmente abbattuto.
Continua »
Reato continuato in sede esecutiva: rigetto per istanza identica
Un condannato per associazione mafiosa, tentato omicidio e usura richiede alla magistratura il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene. Tuttavia, l'interessato ripropone la medesima istanza già respinta in precedenza dai giudici, senza addurre alcun fatto nuovo o elemento probatorio inedito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità stabiliscono che la riproposizione identica di una domanda già valutata fa scattare una preclusione processuale rilevabile anche d'ufficio, impedendo qualsiasi riesame nel merito della continuazione e confermando la definitività del diniego con condanna alle spese.
Continua »
Detenzione inumana: risarcimento azzerato dai debiti penali
Il Magistrato di sorveglianza riconosceva a un detenuto un risarcimento economico per il periodo trascorso in carcere in condizioni degradanti. L'Amministrazione penitenziaria eccepiva la compensazione di tale somma con i crediti vantati dallo Stato per le pene pecuniarie non pagate dal soggetto. In sede di giudizio di rinvio, il Tribunale di sorveglianza compensava integralmente l'indennizzo con una multa da settemila euro risultante dagli atti esecutivi, superando la minor somma inizialmente indicata dall'ente pubblico. Il detenuto proponeva ricorso per Cassazione contestando l'allargamento della controversia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità della compensazione per detenzione inumana con i debiti certi da pena pecuniaria accertati d'ufficio.
Continua »
Inammissibilità de plano: il giudice non può negare l’udienza
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava con decreto l'inammissibilità de plano dell'istanza di affidamento in prova avanzata da un condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, qualificando il reato come ostativo. La difesa proponeva ricorso per cassazione evidenziando che il fatto era stato commesso prima dell'inclusione della norma tra i reati ostativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il rigetto senza udienza è consentito solo in caso di manifesta e palese infondatezza. Quando la questione richiede una complessa interpretazione normativa e temporale, il giudice deve necessariamente garantire il pieno contraddittorio tra le parti.
Continua »
Affidamento in prova al servizio sociale: stop per carichi pendenti
Un condannato per il reato di bancarotta fraudolenta ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale per espiare una pena di tre anni di reclusione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la presenza di circa venti procedimenti penali pendenti per condotte recenti, tra cui reati di usura ed evasione fiscale, oltre a una misura cautelare. Il condannato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la violazione della presunzione di non colpevolezza e sottolineando il buon esito di una precedente misura alternativa. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'istanza: il giudice può legittimamente valutare la pluralità di carichi pendenti e le condotte attuali per accertare la pericolosità sociale residua del soggetto.
Continua »
Detrazione del presofferto: no al bis dopo il rigetto
Un condannato ha richiesto al giudice la detrazione del presofferto, ossia lo scomputo di un periodo di custodia cautelare scontato in passato, dalla pena attualmente in corso di esecuzione. Il Giudice dell'esecuzione ha dichiarato l'istanza inammissibile perché il soggetto aveva già presentato la medesima richiesta, precedentemente rigettata con un'altra ordinanza. Il condannato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'erroneità della prima pronuncia e la non definitività della stessa. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, confermando che il principio del ne bis in idem impedisce la riproposizione continua di istanze identiche già esaminate, anche durante la fase di esecuzione della pena.
Continua »
Pena illegale e giudicato: quando l’errore non si corregge
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione di ricalcolare la propria condanna definitiva per narcotraffico, chiedendo di cancellare l'aumento per recidiva. La difesa sosteneva che i precedenti penali risultassero estinti o derivassero da una messa alla prova superata, configurando così una vera e propria pena illegale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errata applicazione di un'aggravante rappresenta una pena illegittima e non una pena illegale, poiché la sanzione resta entro i limiti edittali di legge. La questione sulla recidiva era già stata affrontata e confermata nei precedenti gradi di giudizio ordinari. Di conseguenza, il principio del giudicato impedisce qualsiasi modifica successiva della condanna definitiva. Il ricorrente deve sostenere le spese di giudizio.
Continua »
Conflitto negativo di competenza: respinto l’atto informale
Una persona condannata chiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale. Il Presidente del Tribunale di Sorveglianza territorialmente individuato trasmetteva gli atti al Tribunale di Sorveglianza della capitale tramite una semplice annotazione manoscritta. L'autorità ricevente sollevava quindi un formale conflitto negativo di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione, ritenendo competente il primo ufficio per via della residenza effettiva dell'interessata dopo la revoca di un programma di protezione. La Suprema Corte ha dichiarato insussistente e inammissibile il conflitto sollevato. I giudici di legittimità hanno chiarito che una mera nota presidenziale di trasmissione non costituisce una formale declinatoria di competenza emessa dall'organo collegiale. Di conseguenza, mancando un valido e contemporaneo rifiuto formale da parte di entrambi gli uffici giudiziari, gli atti tornano al tribunale remittente per la prosecuzione del procedimento.
Continua »
Ricorso personale in Cassazione: sanzione e stop al detenuto
Un detenuto subisce la sanzione disciplinare dell'esclusione dalle attività ricreative. Il Magistrato di sorveglianza dichiara inammissibile il reclamo poiché il recluso ha sollevato censure di merito anziché contestare vizi formali. Il detenuto presenta quindi autonomamente una nuova impugnazione dinanzi alla Suprema Corte. I giudici qualificano l'atto come impugnazione ordinaria e stabiliscono che il ricorso personale in Cassazione non è consentito dalla legge, richiedendosi obbligatoriamente il patrocinio di un difensore abilitato. Per questo motivo, la Corte dichiara l'atto inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca della confisca: la Cassazione salva il ricorso errato
Un terzo richiedente ha sollecitato la revoca della confisca di diversi cuccioli di animale, sequestrati nell'ambito di un processo penale per traffico illecito a carico di altre persone. Il Giudice dell'Esecuzione ha respinto l'istanza senza fissare un'udienza formale, ritenendo i documenti d'acquisto falsi. Il privato ha quindi proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione contro un'ordinanza resa senza formalità non è inammissibile, ma deve essere riqualificata d'ufficio come opposizione. Pertanto, la Cassazione ha inviato gli atti al Tribunale competente per un nuovo esame della revoca della confisca in camera di consiglio.
Continua »
Ordine di demolizione: prevale il comune sul diritto alla casa
Gli eredi della proprietaria di una casa abusiva hanno chiesto la sospensione dell'ordine di demolizione, sostenendo che l'abbattimento violasse il loro diritto all'abitazione e alla salute. La difesa ha evidenziato la presenza nel nucleo familiare di un anziano indigente e di un minore affetto da autismo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'immobile era già stato acquisito al patrimonio del Comune e che l'inerzia prolungata degli eredi nel cercare un'altra sistemazione non giustifica la permanenza nella struttura abusiva. L'ordine di demolizione rimane pertanto confermato, con condanna dei ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Proroga del regime 41-bis: servono prove e motivazioni concrete
La Detenuta, condannata per reati di associazione mafiosa e sottoposta da diciotto anni al carcere duro, ha impugnato il decreto ministeriale che disponeva la Proroga del regime 41-bis. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il reclamo basandosi solo sulla persistente operatività del clan di origine e sul ruolo passato della donna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, evidenziando che la decisione impugnata presentava una motivazione meramente apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che non si può disporre l'estensione della misura restrittiva senza valutare concretamente il comportamento tenuto durante i lunghi anni di detenzione, le relazioni istituzionali e l'effettivo ed attuale pericolo di collegamenti con l'esterno. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Sgombero immobile sequestrato: illegittimo l’uso come studio
Un professionista sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale ha opposto rifiuto al decreto di rilascio di un immobile situato a Roma, chiedendo la sospensione della misura. Il Proposto sosteneva che l'immobile fosse adibito a proprio studio professionale e che lo sgombero immobile sequestrato avrebbe compromesso il diritto di difesa dei suoi clienti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la tutela eccezionale sul rinvio del rilascio si applica esclusivamente all'immobile destinato ad abitazione principale del nucleo familiare in stato di bisogno, e non ai locali commerciali o agli uffici. Avendo inoltre il Proposto la disponibilità di una seconda casa, difettavano i presupposti di legge. Il Proposto perde il ricorso, è condannato alle spese e deve liberare la struttura.
Continua »
Frazionamento elusivo del condono: demolizione confermata
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo di 1078 metri cubi. La proprietaria e il figlio avevano presentato due domande separate di sanatoria edilizia, divise per piano, con l'obiettivo di non superare il limite legale di 750 metri cubi. I giudici hanno qualificato tale condotta come frazionamento elusivo del condono. Il Giudice dell'Esecuzione ha la facoltà di verificare la validità della sanatoria e di rifiutare la sospensione della demolizione se l'abuso appartiene a un unico centro di interessi. Inoltre, la Corte ha stabilito che il semplice decorso del tempo non prescrive l'ordine di demolizione e non crea alcun affidamento legittimo in capo al responsabile dell'abuso edilizio. Il ricorso della proprietaria è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Ordine di demolizione immobile abusivo valido anche per terzi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'ordine di demolizione immobile abusivo disposto a seguito di condanna penale irrevocabile. I proprietari dell'edificio, tra cui un comproprietario terzo estraneo al reato edilizio, avevano richiesto la sospensione dell'abbattimento eccependo l'impossibilità tecnica di demolire soltanto una quota dell'immobile senza arrecare danni alla parte lecita. I giudici hanno stabilito che l'ordine di demolizione immobile abusivo ha natura reale e amministrativa, finalizzata al ripristino dell'assetto territoriale violato. Per questo motivo, la sanzione colpisce direttamente il fabbricato e vincola chiunque ne abbia la disponibilità, a prescindere dalle quote di comproprietà. L'eventuale indivisibilità tecnica dell'edificio non blocca l'ordine e deve essere valutata durante la fase pratica di esecuzione. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna alle spese e sanzioni pecuniarie.
Continua »
Revoca della sospensione condizionale: vittoria del condannato
Un Giudice dell'esecuzione ha disposto la revoca della sospensione condizionale della pena a un cittadino, ritenendo che il beneficio fosse stato concesso per tre volte. L'avvocato del condannato aveva inviato una memoria difensiva per dimostrare che una delle precedenti sentenze non era ancora definitiva, visto il ricorso in Cassazione ancora pendente. Il giudice di primo grado non ha letto questo documento essenziale trasmesso tramite PEC. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'omesso esame di una difesa decisiva vizia la motivazione del provvedimento. Per questa ragione, la Suprema Corte ha annullato la decisione e ha ordinato un nuovo esame del caso.
Continua »