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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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439 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Abolitio criminis: il giudice deve indagare i fatti
In un caso di richiesta di revoca della condanna per abolitio criminis, la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a leggere la sentenza, ma ha il dovere di compiere una nuova ricognizione degli atti processuali. Lo scopo è accertare se, alla luce della nuova legge, il fatto per cui è intervenuta condanna costituisca ancora reato. La Corte ha annullato la decisione che rigettava la richiesta senza aver prima verificato la natura (trasferibile o meno) degli assegni oggetto del reato di falso.
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Ordine di demolizione: quando si revoca la sospensione?
La Cassazione conferma la revoca della sospensione di un ordine di demolizione. La sola pendenza di un ricorso amministrativo, senza allegare elementi concreti sulla probabilità di un esito favorevole, non è sufficiente a giustificare il mantenimento della sospensione dell'esecuzione della sanzione penale.
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Rescissione del giudicato: quando scade il termine?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero per la rescissione del giudicato. La richiesta è stata presentata oltre il termine di 30 giorni, che secondo la Corte decorre dal momento in cui l'interessato ha avuto conoscenza del procedimento tramite la notifica di un ordine di esecuzione, e non da quando ha ottenuto copia della sentenza. L'ignoranza della lingua non è stata ritenuta una giustificazione sufficiente per il ritardo.
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Giudice del rinvio: vincoli e limiti dopo l’annullo
La Corte di Cassazione annulla la decisione di un giudice del rinvio perché ha ignorato i principi stabiliti in un precedente annullamento, in particolare riguardo la motivazione sulla confisca. La Corte chiarisce che il giudice del rinvio è strettamente vincolato alle indicazioni ricevute. Viene invece respinto il ricorso sulla sostituzione della pena, specificando che le nuove norme più favorevoli si applicano integralmente, comprese le relative cause ostative come l'aggravante mafiosa.
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Istanza di continuazione: inammissibile senza novità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato relativo a un'istanza di continuazione. La richiesta è stata ritenuta una mera ripetizione di istanze precedenti, già respinte, in quanto priva di reali elementi di novità fattuali o giuridici che potessero giustificare una nuova valutazione.
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Istanza reiterativa: quando è ammissibile un riesame
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità emesso da un Tribunale di Sorveglianza, che aveva qualificato una richiesta di misure alternative come mera istanza reiterativa. La Corte ha chiarito che la presentazione di nuovi elementi, come la richiesta di una misura diversa (semilibertà) o nuove prove che chiariscono i rapporti personali del condannato, impedisce la declaratoria di inammissibilità senza udienza e impone una valutazione nel merito.
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Cumulo pene: errore sul presofferto annulla l’ordine
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello di Milano a causa di un errore nel calcolo del cumulo pene. Il giudice dell'esecuzione aveva erroneamente considerato una riduzione di pena per 'continuazione' come 'presofferto' (pena già scontata), rigettando il ricorso di un condannato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice ha il dovere di verificare autonomamente e correttamente il presofferto, formando un nuovo e corretto cumulo pene, e non può delegare tale compito o confondere istituti giuridici diversi.
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Reclamo non giurisdizionale: la decisione della Corte
Un detenuto in regime di 41-bis ha presentato ricorso contro la decisione del Magistrato di Sorveglianza che dichiarava inammissibile il suo reclamo. Il reclamo riguardava il mancato inoltro di un CD-ROM a un altro tribunale. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, qualificando l'atto come un reclamo non giurisdizionale, poiché non si opponeva a un provvedimento impositivo del magistrato. La Corte ha inoltre specificato che la presentazione di atti su supporto informatico non costituisce un diritto soggettivo del detenuto, ma una mera modalità alternativa a quella cartacea, soggetta a verifica da parte dell'autorità carceraria.
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Astensione avvocato: nullo il processo senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva negato misure alternative a un detenuto. La decisione è stata presa perché il giudice non aveva rinviato l'udienza nonostante la legittima e tempestiva comunicazione di adesione all'astensione avvocato da parte del difensore di fiducia. Tale omissione, secondo la Corte, costituisce una violazione del diritto di difesa che rende nulli l'udienza e il provvedimento emesso.
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Espulsione e vita familiare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di espulsione, stabilendo che il Tribunale di Sorveglianza non ha adeguatamente bilanciato la pericolosità sociale del soggetto con il suo diritto al rispetto della vita privata e familiare. La decisione evidenzia la necessità di un'analisi completa sulla possibile violazione del diritto all'espulsione e vita familiare prima di confermare l'allontanamento dal territorio nazionale.
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Rimessione nei termini: decorrenza e conoscenza effettiva
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero per la rimessione nei termini, stabilendo che il termine decorre dalla data di notifica del provvedimento (conoscenza effettiva), non dal momento in cui un legale ne spiega il contenuto.
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Revoca permesso di necessità: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un permesso di necessità precedentemente concesso a un detenuto. La decisione si è basata su nuovi elementi emersi, relativi a un concreto pericolo per la sicurezza pubblica, che non erano stati valutati al momento della concessione iniziale. Il caso sottolinea come i provvedimenti del Tribunale di Sorveglianza possano essere riconsiderati qualora emergano nuove circostanze fattuali, specialmente quando sono in gioco la sicurezza e l'ordine pubblico.
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Interesse ad impugnare e demolizione: il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cittadina contro un ordine di demolizione. La ragione risiede nella perdita dell'interesse ad impugnare, poiché l'immobile abusivo era già stato acquisito al patrimonio del Comune. La sentenza sottolinea che non si può contestare un provvedimento se non si è più titolari del bene e non si può ottenere un vantaggio concreto dall'annullamento.
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Impugnazione errata: come correggerla in sorveglianza
La Corte di Cassazione ha chiarito che un'impugnazione errata, presentata contro un provvedimento del Magistrato di Sorveglianza in materia di pene sostitutive, può essere riqualificata come opposizione. Nel caso specifico, un detenuto in regime domiciliare aveva contestato la negazione di ore di permesso aggiuntive. Sebbene il suo avvocato avesse usato uno strumento processuale scorretto, la Corte ha applicato il principio del "favor impugnationis" per salvaguardare il diritto del ricorrente, disponendo la trasmissione degli atti all'organo competente per la decisione.
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Revoca affidamento: no divieto per reati precedenti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile una nuova richiesta di affidamento in prova. La Corte ha stabilito che la revoca affidamento, se motivata da una condanna per un reato commesso prima dell'inizio della misura, non fa scattare il divieto triennale di riproporre l'istanza previsto dall'art. 58-quater Ord. Pen. Tale divieto si applica solo in caso di revoca per comportamenti incompatibili tenuti durante la prova.
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Prova Nuova e Confisca: la Cassazione alle Sezioni Unite
In un caso riguardante la richiesta di revoca di una confisca di prevenzione da parte degli eredi, la Corte di Cassazione ha riscontrato un profondo contrasto giurisprudenziale sulla nozione di "prova nuova". La questione verte sulla possibilità di considerare "nuove" anche prove preesistenti ma non prodotte nel procedimento originario. Data l'incertezza, la V Sezione Penale ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto definitivo, che chiarisca i requisiti per rimettere in discussione una misura patrimoniale divenuta irrevocabile.
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Riabilitazione speciale: buona condotta solo da liberi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un individuo che chiedeva la riabilitazione speciale dopo essere stato sottoposto a sorveglianza. La Corte ha chiarito che il requisito della "buona condotta" deve essere dimostrato con prove costanti ed effettive di un cambiamento nello stile di vita, valutabili solo nel periodo in cui la persona è in piena libertà, e non durante la detenzione o l'affidamento in prova. Poiché il richiedente aveva commesso nuovi reati dopo la cessazione della prima misura di prevenzione, la richiesta è stata respinta.
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Revoca sospensione pena: quando decide il giudice?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La sentenza stabilisce che la revoca è un atto obbligatorio e di diritto che può essere disposto dal giudice dell'esecuzione, anche se il giudice del processo di condanna successivo non vi ha provveduto, a prescindere dalla sua conoscenza del beneficio precedente.
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Pena sostitutiva: no in esecuzione se non chiesta prima
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di conversione della pena detentiva in una pena sostitutiva non può essere presentata per la prima volta in fase di esecuzione, neanche dopo che il giudice ha unificato più reati sotto il vincolo della continuazione. Il beneficio deve essere richiesto durante il processo di cognizione. La sentenza sottolinea che il riconoscimento della continuazione non riapre i termini per accedere a benefici che dovevano essere richiesti prima che la sentenza diventasse definitiva, confermando così il principio della intangibilità del giudicato.
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Revoca sospensione condizionale: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La decisione conferma che spetta al condannato, e non al giudice, l'onere di provare l'assoluta impossibilità di adempiere all'obbligo di pagamento (in questo caso, una provvisionale) che condiziona il beneficio. La mancata dimostrazione di uno stato di totale indigenza legittima la revoca sospensione condizionale.
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