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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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439 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Ordine di demolizione: valido anche con successiva prescrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ordine di demolizione emesso con una sentenza di condanna divenuta irrevocabile mantiene la sua piena efficacia anche qualora un successivo procedimento penale, per i medesimi fatti, si concluda con una declaratoria di prescrizione del reato. Secondo la Corte, la sentenza irrevocabile costituisce un titolo esecutivo autonomo e autosufficiente che non può essere intaccato dall'esito di un secondo giudizio, il quale, peraltro, avrebbe dovuto concludersi con una declaratoria di improcedibilità per violazione del principio del 'ne bis in idem' (divieto di un secondo processo per lo stesso fatto). Di conseguenza, il ricorso del proprietario dell'immobile abusivo è stato dichiarato inammissibile.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
Un detenuto sottoposto al regime 41-bis ha impugnato la proroga della misura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo la decisione legittima. La proroga era fondata sul persistente ruolo apicale del soggetto all'interno dell'organizzazione criminale, sull'operatività del clan e sull'assenza di segnali di dissociazione. La Corte ha ribadito che il suo controllo in questi casi è limitato alla violazione di legge e alla manifesta illogicità della motivazione, non potendo entrare nel merito della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Continuazione tra reati: no a istanze reiterate
Un soggetto condannato con venti sentenze diverse chiede il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte di Appello accoglie parzialmente la richiesta, ma dichiara inammissibile il resto perché l'istanza era una reiterazione di una precedente già respinta. La Cassazione conferma, chiarendo che l'esclusione della recidiva in una singola sentenza non costituisce un 'nuovo elemento' idoneo a superare la preclusione processuale e a consentire un nuovo esame della richiesta.
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Regime detentivo speciale: Cassazione sulla proroga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del suo regime detentivo speciale. L'ordinanza stabilisce che per la proroga non è richiesta la certezza, ma una ragionevole probabilità di collegamenti con l'organizzazione criminale, basata su elementi come il ruolo apicale del soggetto e la vitalità del clan.
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Pena accessoria e patteggiamento: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento su due punti cruciali: la confisca di beni non motivata e l'applicazione di una pena accessoria illegittima. La Corte ha stabilito che per calcolare la durata dell'interdizione dai pubblici uffici, si deve considerare la pena base del reato più grave già ridotta per la scelta del rito, non la pena complessiva. Se tale pena scende sotto i cinque anni, l'interdizione non può essere perpetua. Inoltre, la confisca di beni non inclusa nell'accordo di patteggiamento deve essere specificamente motivata dal giudice.
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Sospensione condizionale: revoca e estinzione reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava estinto un reato nonostante la revoca della sospensione condizionale della pena. Il caso evidenzia come la commissione di nuovi reati nel periodo di prova impedisca l'estinzione del reato originario, obbligando il giudice dell'esecuzione a una verifica attenta di tutti i provvedimenti precedenti prima di decidere.
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Misure alternative: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato avverso la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La sentenza stabilisce un principio procedurale chiave: l'ordinanza provvisoria con cui il magistrato di sorveglianza dispone una misura alternativa non è direttamente impugnabile in Cassazione, ma deve essere prima oggetto di opposizione davanti al tribunale collegiale. Nel merito, la Corte ha ritenuto non illogica la valutazione del Tribunale che, pur considerando un nuovo contratto di lavoro, ha negato l'affidamento in prova per un giudizio prognostico negativo sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Doppia conformità: no sanatoria per abusi edilizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due proprietari contro un ordine di demolizione per un grave abuso edilizio. La Corte ha ribadito la necessità del requisito della doppia conformità, ovvero la conformità dell'opera alle norme urbanistiche sia al momento della sua realizzazione che al momento della richiesta di sanatoria. È stata inoltre esclusa l'applicazione retroattiva del cosiddetto "decreto salva-casa", poiché la nuova normativa non può sanare abusi realizzati in totale assenza di titolo autorizzativo.
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Confisca e terzo: l’opposizione è il rimedio corretto
Un soggetto terzo, proprietario di un immobile oggetto di confisca, ha impugnato l'ordinanza di rigetto della sua istanza di revoca. La Corte di Cassazione, anziché decidere nel merito, ha riqualificato il ricorso come opposizione. La Corte ha chiarito che avverso un'ordinanza emessa con procedura semplificata ('de plano') dal giudice dell'esecuzione in materia di confisca e terzo, lo strumento corretto non è il ricorso diretto in Cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice, per garantire un pieno contraddittorio.
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Difensore d’ufficio: nomina obbligatoria per la difesa
Un uomo, la cui richiesta di misure alternative al carcere era stata respinta, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del suo diritto alla difesa. Il suo avvocato di fiducia aveva rinunciato all'incarico, ma il tribunale, invece di nominare un difensore d'ufficio stabile, aveva designato un legale diverso e temporaneo per ogni udienza. La Corte Suprema ha accolto il ricorso, stabilendo che questa prassi costituisce una nullità procedurale poiché priva l'imputato di una difesa continuativa ed efficace. Di conseguenza, ha annullato la decisione e rinviato il caso per un nuovo giudizio.
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Affidamento in prova: il lavoro non è requisito
Un uomo, condannato per reati di droga, si è visto negare l'affidamento in prova al servizio sociale perché privo di un'occupazione dimostrata e per un'erronea valutazione di un'aggravante mafiosa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che l'aggravante era stata esclusa nel giudizio di merito e che la mancanza di un lavoro non costituisce un ostacolo assoluto alla concessione della misura alternativa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Inefficacia affidamento in prova: chi decide?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di detrarre dalla pena un periodo trascorso in affidamento in prova, successivamente dichiarato inefficace. La sentenza chiarisce che la competenza a valutare l'inefficacia dell'affidamento in prova e a decidere sull'eventuale scomputo del periodo appartiene esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza e non al Giudice dell'Esecuzione, specialmente se la causa di inefficacia preesisteva all'inizio della misura stessa.
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Pena pecuniaria sostitutiva: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convertiva una pena detentiva in una pena pecuniaria sostitutiva, stabilendo un valore giornaliero di 80 euro senza adeguata motivazione. La Corte ha ribadito che il giudice deve sempre valutare d'ufficio le condizioni economiche, patrimoniali e familiari del condannato per determinare un importo congruo, anche in assenza di specifiche indicazioni da parte della difesa. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione motivata.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale avverso la concessione di un permesso premio a un detenuto. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché il detenuto aveva già usufruito del permesso al momento della decisione. L'impugnazione, non potendo produrre alcun effetto pratico, è stata considerata priva di una condizione essenziale di ammissibilità.
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Corrispondenza detenuto: limiti del reclamo al Magistrato
Un detenuto ha presentato ricorso per il ritardo nell'inoltro di una sua missiva, ma la sua vera richiesta era ottenere un ordine generale per evitare futuri trattenimenti di documenti stampati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la richiesta di provvedimenti generali sulla corrispondenza detenuto esula dalle competenze del Magistrato di Sorveglianza, il quale può decidere solo su atti specifici e attuali.
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Inammissibilità istanza continuazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Milano, dichiarando inammissibile un'istanza volta a ottenere il riconoscimento della continuazione tra reati oggetto di tre sentenze definitive. L'istanza è stata considerata una mera reiterazione di una precedente richiesta già rigettata, poiché il presunto 'nuovo elemento' di prova addotto dal ricorrente era stato, nella sua sostanza fattuale e giuridica, già valutato e respinto. La Corte ha ribadito che l'inammissibilità dell'istanza di continuazione scatta quando non vengono presentati elementi realmente nuovi, ma si ripropongono le medesime questioni.
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Ultimazione dei lavori: quando un immobile è finito?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due fratelli contro un'ordinanza della Corte d'Appello che negava la revoca di un ordine di demolizione. Il caso verteva sul concetto di ultimazione dei lavori ai fini del condono edilizio. La Corte ha stabilito che un immobile non può considerarsi 'ultimato' alla data di riferimento se, pur avendo la struttura portante (rustico) e la copertura, è privo delle tamponature esterne. Queste ultime sono ritenute essenziali per definire la volumetria dell'edificio e il suo isolamento, requisiti indispensabili per l'accesso al condono.
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Pene sostitutive: no alla conversione post-riforma
Un individuo condannato alla pena della 'libertà controllata' prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia, ha richiesto la conversione della pena in lavoro di pubblica utilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le vecchie pene sostitutive, se 'già applicate' con sentenza (anche non definitiva) al momento della riforma, non possono essere convertite nelle nuove sanzioni. L'unica eccezione prevista dalla legge riguarda la semidetenzione. La Corte ha sottolineato che il criterio temporale definito dalla disciplina transitoria prevale sul principio del trattamento più favorevole.
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Danno in carcere: no accesso a fatture dopo accordo
Un detenuto, dopo aver danneggiato una cella e aver firmato un accordo per il risarcimento del danno in carcere, ha tentato di ottenere l'accesso alle fatture di riparazione, sostenendo che i lavori non fossero mai stati eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, applicando il principio della preclusione processuale. Avendo già accettato la quantificazione del danno, e data la presenza di precedenti decisioni definitive sulla stessa questione, il detenuto non aveva più il diritto di contestare le modalità di ripristino scelte dall'amministrazione penitenziaria.
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Inammissibilità opposizione: la decisione al Collegio
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità opposizione emesso dal solo Presidente del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha chiarito che l'opposizione a un decreto di espulsione è un'impugnazione e, come tale, la sua eventuale inammissibilità deve essere decisa dall'intero Collegio del tribunale e non dal singolo magistrato con un provvedimento de plano.
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