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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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439 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Termine ricorso cassazione: le regole della sorveglianza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza perché depositato un giorno dopo la scadenza. La decisione ribadisce che il termine ricorso cassazione in questa materia è di 15 giorni e decorre dalla notifica del provvedimento, sottolineando le gravi conseguenze del mancato rispetto dei termini procedurali.
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Giudicato cautelare e overruling giurisprudenziale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un mutamento consolidato della giurisprudenza (overruling) può superare l'efficacia del giudicato cautelare. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la liberazione di un imputato per decorrenza dei termini, applicando un nuovo orientamento secondo cui la sospensione dei termini di custodia non si estende a chi era libero al momento dell'emissione del provvedimento di sospensione. Questa evoluzione del "diritto vivente" prevale sulla preclusione processuale per tutelare diritti fondamentali come la libertà personale e la parità di trattamento.
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Dissequestro dopo azione penale: competenza e procedura
La Corte di Cassazione chiarisce la competenza in materia di dissequestro dopo l'azione penale. Sebbene spetti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) decidere, la sua ordinanza è nulla se emessa senza un'udienza in camera di consiglio. L'appello del Pubblico Ministero che non contesta questo vizio procedurale è inammissibile perché generico. La sentenza sottolinea l'importanza del contraddittorio anche in questa fase intermedia del procedimento.
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Incidente di esecuzione: no al de plano se non è copia
Una persona condannata presenta un incidente di esecuzione per ottenere la restituzione nel termine per impugnare la sentenza, sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo. Il Giudice dell'esecuzione dichiara l'istanza inammissibile 'de plano', ritenendola una ripetizione di una precedente. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che le due istanze erano diverse e che il giudice avrebbe dovuto fissare un'udienza in contraddittorio, non potendo decidere senza sentire le parti.
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Giurisdizione Giudice Penale: Stop Dopo il Dissequestro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione del giudice penale su un bene cessa con il provvedimento di dissequestro e la definizione del processo. Qualsiasi successiva controversia sulla proprietà del bene deve essere decisa dal giudice civile. Nel caso specifico, è stata annullata un'ordinanza di restituzione emessa dal giudice dell'esecuzione penale perché pronunciata in carenza assoluta di potere, essendo il bene stato dissequestrato anni prima e il procedimento penale concluso con un'assoluzione.
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Provvedimento abnorme: quando un diniego è legittimo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro il diniego di accesso agli atti di un procedimento di prevenzione concluso. La Corte ha stabilito che il diniego, pur se potenzialmente errato, non costituisce un provvedimento abnorme in quanto rientra nei poteri del giudice e non causa la stasi di un procedimento in corso.
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Inammissibilità ricorso: rinuncia e conseguenze
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro un'ordinanza del GIP relativa a un sequestro preventivo. Tuttavia, prima della decisione, l'avvocato rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, applicando i principi della Corte Costituzionale.
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Opposizione decreto espulsione: i termini per i motivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero, chiarendo che nell'opposizione decreto espulsione i motivi devono essere presentati contestualmente alla dichiarazione di impugnazione o comunque entro lo stesso termine perentorio, senza possibilità di un deposito successivo basato sulla data dell'udienza.
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Reclamo Sorveglianza: Inammissibile senza motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il caso stabilisce che il reclamo al tribunale di sorveglianza, avendo natura di impugnazione, deve contenere motivi specifici a pena di inammissibilità. La mancanza di tali motivi rende l'atto nullo, equiparandolo a un'impugnazione non motivata, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Giudice dell’esecuzione: poteri su nuova attenuante
Una persona condannata per rapina, la cui pena era ancora in esecuzione, ha richiesto l'applicazione della nuova attenuante della lieve entità del fatto, introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta senza udienza ('de plano'), ritenendo preclusa ogni valutazione di merito dopo la condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di valutare la richiesta nel merito, ma solo dopo aver garantito il contraddittorio tra le parti tramite un'udienza. La decisione 'de plano' è illegittima perché la valutazione sulla lieve entità del fatto non è una mera verifica di legge, ma un'analisi discrezionale che richiede un approfondimento.
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Poteri istruttori del giudice: onere di allegazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che revocava la sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità a un condannato. La Corte ha stabilito che, a fronte della documentazione prodotta dal condannato per dimostrare l'avvio del lavoro, il giudice dell'esecuzione non può limitarsi a constatare la mancata esecuzione, ma deve esercitare i propri poteri istruttori d'ufficio per verificare i fatti. Il condannato ha un onere di allegazione, non un onere probatorio pieno, e spetta al giudice accertare la veridicità di quanto allegato.
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Pene sostitutive: quando un processo è pendente?
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che negava l'accesso alle pene sostitutive a un condannato. La Corte ha chiarito che, ai fini della Riforma Cartabia, un procedimento è da considerarsi 'pendente' già dalla data della sentenza d'appello, se anteriore al 30 dicembre 2022. Questa interpretazione estende la possibilità di richiedere misure alternative alla detenzione, correggendo l'errore del giudice di merito che aveva erroneamente considerato la data in cui la sentenza era divenuta definitiva.
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Impugnazione spese sequestro: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'impugnazione spese sequestro nell'ambito delle misure di prevenzione. Una società aveva chiesto la restituzione di somme anticipate per i compensi di un collaboratore dell'amministratore giudiziario, a seguito della revoca del sequestro. Il Tribunale aveva rigettato l'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso diretto inammissibile, riqualificandolo come opposizione in sede di incidente di esecuzione e rimettendo gli atti al Tribunale di Lecce. La decisione chiarisce che la via corretta non è il ricorso per Cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento.
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Impugnazione spese sequestro: la via corretta
Una società, dopo la revoca di un sequestro preventivo, ha chiesto il rimborso delle spese anticipate per un collaboratore dell'amministratore giudiziario. Il Tribunale ha respinto l'istanza. La società ha proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in quella sede, chiarendo che la corretta procedura per l'impugnazione delle spese di sequestro è l'incidente di esecuzione. Ha quindi riqualificato il ricorso come opposizione e rinviato gli atti al Tribunale competente.
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Sanzioni sostitutive: no recupero in fase esecutiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di ammissione alle sanzioni sostitutive non può essere presentata al giudice dell'esecuzione dopo che la sentenza di condanna è diventata definitiva. L'eventuale omissione del giudice di primo grado doveva essere contestata durante l'appello. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento 'de plano' del giudice dell'esecuzione che ha dichiarato l'istanza inammissibile per manifesta infondatezza, confermando che la sede naturale per tali doglianze è il processo di cognizione e non la fase esecutiva.
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Revoca sospensione condizionale: quando scatta?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla revoca sospensione condizionale della pena. La Corte ha chiarito che l'evento che determina la revoca non è la commissione di un nuovo reato, ma il momento in cui la relativa sentenza di condanna diventa definitiva e inappellabile. Di conseguenza, il termine per l'eventuale estinzione della pena originaria inizia a decorrere da questa data. La sentenza annulla un'ordinanza che aveva erroneamente fatto coincidere la causa di revoca con la data del nuovo delitto, ripristinando la corretta interpretazione normativa.
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Ricorso inammissibile: quando non si può riproporre
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in quanto mera riproposizione di un'istanza già decisa con provvedimento irrevocabile. Il caso riguardava una richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva. La Corte ha ribadito che, in assenza di nuovi elementi di fatto o di diritto (il cosiddetto "novum"), non è possibile ottenere una nuova pronuncia sul medesimo oggetto, confermando la preclusione derivante dal giudicato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riqualificazione ricorso: la Cassazione corregge l’errore
Un condannato ha impugnato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione relativa a una riduzione di pena, utilizzando però la procedura sbagliata (ricorso per Cassazione anziché opposizione). La Suprema Corte, applicando il principio di conservazione degli atti, non ha dichiarato l'inammissibilità ma ha operato una riqualificazione del ricorso, convertendolo in opposizione e trasmettendo gli atti al giudice di primo grado per la decisione.
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Rinegoziazione della pena: come rinegoziare il patto
Un imputato, condannato con patteggiamento, chiede la riduzione della pena a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara parzialmente illegittima la norma applicata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che in questi casi non si può procedere con una modifica unilaterale da parte del giudice dell'esecuzione, ma è necessaria una rinegoziazione della pena tra le parti, annullando così la precedente decisione di inammissibilità.
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Pene sostitutive: a chi chiederle in caso di rinvio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per l'applicazione di pene sostitutive, chiarendo che, in caso di annullamento con rinvio, la competenza a decidere sull'istanza spetta al giudice del rinvio e non al giudice dell'esecuzione. La decisione si fonda sulla corretta interpretazione della disciplina transitoria introdotta dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), sottolineando come la richiesta sia stata presentata tardivamente all'autorità giudiziaria sbagliata.
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