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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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641 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Decreto di latitanza: quando si contesta la nullità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, in fase esecutiva, contestava la nullità del decreto di latitanza emesso nel giudizio di primo grado. Secondo la Corte, tale vizio doveva essere sollevato durante il processo (fase di cognizione) e non in sede esecutiva, specialmente perché l'imputato aveva dimostrato di conoscere il procedimento nominando un difensore di fiducia per l'appello, il quale non aveva poi impugnato la sentenza di secondo grado, rendendola definitiva.
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Termine pene sostitutive e irrevocabilità sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il termine per la richiesta di pene sostitutive. L'appellante sosteneva che il termine di 30 giorni dovesse decorrere dalla conoscenza effettiva della sentenza definitiva. La Corte ha stabilito che il termine per le pene sostitutive decorre dalla data di irrevocabilità della sentenza, che coincide con la pronuncia della decisione della Cassazione, e non dalla successiva pubblicazione delle motivazioni. La richiesta, presentata oltre tale scadenza, è stata quindi correttamente ritenuta inammissibile.
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Errore di calcolo pena straniera: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha stabilito che un presunto errore di calcolo pena, commesso da un'autorità giudiziaria straniera, non può essere corretto in Italia in sede di esecuzione. Il caso riguardava una discordanza tra il periodo di detenzione presofferta indicato in un Mandato d'Arresto Europeo e quello riportato nella sentenza di condanna bulgara. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tali questioni devono essere sollevate impugnando la sentenza di riconoscimento o agendo presso l'autorità straniera, poiché il giudice dell'esecuzione italiano è vincolato alla decisione estera.
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Rideterminazione pena: la Cassazione fa chiarezza
Un individuo, condannato per un reato di droga sulla base di una legge poi dichiarata incostituzionale, ha richiesto la rideterminazione pena. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta citando successive modifiche legislative. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la pena deve essere ricalcolata in base alla norma più favorevole, ripristinata dalla Corte Costituzionale, poiché le leggi successive alla sentenza definitiva sono irrilevanti in fase esecutiva.
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Liberazione condizionale 41-bis: no se il regime è attivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di 41-bis che chiedeva la liberazione condizionale. La sentenza stabilisce che la legge preclude la concessione della liberazione condizionale 41-bis finché il provvedimento che applica il regime speciale non viene revocato o non rinnovato. Questa preclusione è specifica e opera indipendentemente dalle recenti modifiche che hanno reso relativa la presunzione di pericolosità per i condannati per reati ostativi non collaboranti.
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Incidente di esecuzione: no al rigetto senza udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un Giudice dell'esecuzione che aveva rigettato un'istanza senza fissare l'udienza, ritenendola incomprensibile. La Suprema Corte ha ribadito che un'istanza nell'ambito di un incidente di esecuzione può essere respinta 'de plano' (senza udienza) solo in casi eccezionali e specifici, come la manifesta infondatezza. In tutti gli altri casi, per garantire il diritto di difesa e il contraddittorio, il giudice deve convocare le parti in udienza prima di decidere.
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Fungibilità della pena: quando l’interesse svanisce
Un soggetto richiede l'applicazione della fungibilità della pena, ovvero lo scomputo di un periodo di detenzione già sofferto da una nuova condanna. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'errore del giudice di merito nel non aver accertato la data di cessazione di un reato permanente, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ricorrente aveva nel frattempo già scontato interamente la pena, rendendo inutile una pronuncia favorevole.
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Competenza territoriale sorveglianza: ecco quando si fissa
Un condannato ha contestato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Perugia, sostenendo la sua incompetenza territoriale a seguito di un nuovo ordine di esecuzione. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando il principio della 'perpetuatio jurisdictionis'. Secondo la Corte, la competenza territoriale sorveglianza si radica al momento della richiesta della misura alternativa e non è influenzata da eventi successivi, garantendo così la stabilità del procedimento.
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Opposizione procedimento sorveglianza: annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che confermava la detenzione domiciliare per un condannato. La decisione è stata presa perché il Tribunale non aveva considerato una tempestiva opposizione presentata dalla difesa a causa di un errore di cancelleria. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa valutazione dell'opposizione nel procedimento di sorveglianza viola il diritto di difesa e impone l'annullamento con rinvio per la celebrazione di una corretta udienza.
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Preclusione processuale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato avverso il decreto che aveva respinto la sua richiesta di affidamento in prova. La decisione si fonda sul principio di preclusione processuale, poiché l'istanza era una mera ripetizione di una precedente già rigettata, senza l'introduzione di alcun nuovo elemento di fatto o di diritto (novum).
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Competenza giudice esecuzione: annullata ordinanza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Trani che aveva concesso la detenzione domiciliare a un condannato. La decisione chiarisce la netta distinzione di competenza tra il giudice dell'esecuzione e il Tribunale di Sorveglianza. Poiché la condanna era già definitiva, la richiesta non poteva essere qualificata come 'pena sostitutiva', ma come 'misura alternativa alla detenzione', materia di esclusiva competenza del Tribunale di Sorveglianza. L'ordinanza è stata quindi annullata per incompetenza funzionale del giudice.
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Preclusione processuale e colloqui in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto avverso un'ordinanza che rigettava la sua richiesta di colloqui. La Corte ha stabilito che la nuova istanza, essendo una mera ripetizione di una precedente già respinta e priva di nuovi elementi, è bloccata dal principio di preclusione processuale, che impedisce di riesaminare questioni già decise.
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Pena sostitutiva: esecuzione sospesa in pendenza
Un condannato ha presentato ricorso contro un ordine di esecuzione che includeva una pena per la quale era pendente un'istanza di applicazione di una pena sostitutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché nel frattempo il Tribunale aveva concesso la sostituzione e il Pubblico Ministero aveva emesso un nuovo ordine di esecuzione corretto. Tuttavia, la Corte ha colto l'occasione per affermare un importante principio: l'esecuzione di una condanna deve ritenersi sospesa in pendenza della decisione sull'istanza di pena sostitutiva, per non vanificare la finalità della norma.
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Revoca per abolitio criminis: la Cassazione decide
La Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la revoca per abolitio criminis a un condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che se la sorveglianza è riattivata dopo una lunga detenzione senza una nuova valutazione della pericolosità sociale (come richiesto dalla Corte Costituzionale), la misura è inefficace e la condanna per la sua violazione deve essere revocata dal giudice dell'esecuzione.
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Rideterminazione pena: discrezionalità del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36909/2024, ha stabilito che la rideterminazione della pena, a seguito di una declaratoria di incostituzionalità che abbassa il minimo edittale, non impone al giudice un mero calcolo proporzionale. Il giudice dell'esecuzione gode di ampia discrezionalità e può rivalutare la sanzione basandosi sulla gravità oggettiva del fatto, anche se ciò comporta una riduzione non proporzionale della pena originaria. Il ricorso di un condannato, che lamentava una riduzione insufficiente della sua pena per spaccio, è stato quindi respinto.
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Ricorso per cassazione: quando si converte in opposizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso per cassazione, erroneamente proposto contro un'ordinanza del giudice dell'esecuzione, deve essere riqualificato come opposizione. Questa decisione, basata sul principio di conservazione degli atti giuridici, garantisce al ricorrente il diritto a un riesame nel merito, trasmettendo gli atti al giudice competente. Il caso riguardava il rigetto di una richiesta di riduzione della pena a seguito di un appello tardivo.
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Recidiva subvalente: effetti su pena e revoca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36906/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la recidiva subvalente. Il caso riguardava un ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte ha chiarito che quando la recidiva è giudicata 'subvalente' rispetto alle attenuanti, essa non viene di fatto applicata e non può produrre effetti negativi indiretti, come impedire la prescrizione della pena. Di conseguenza, il giudice dell'esecuzione non può considerare il soggetto come 'recidivo' ai fini della revoca del beneficio. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Effetto estensivo impugnazione: limiti e condizioni
Analisi di una sentenza della Cassazione che nega l'effetto estensivo dell'impugnazione a un condannato, nonostante l'assoluzione del fratello co-imputato. La Corte chiarisce che l'assoluzione basata su motivi personali, come la carenza di riscontri individualizzanti, non si estende automaticamente.
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Pene sostitutive: no alla retroattività su giudicato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36735/2024, ha stabilito che le nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) non possono essere applicate retroattivamente a condanne già divenute irrevocabili. Un condannato aveva richiesto di sostituire la sua pena detentiva definitiva, ma la Corte ha respinto il ricorso, affermando che il principio dell'intangibilità del giudicato prevale sulla retroattività della legge più favorevole, in linea con le disposizioni transitorie della riforma stessa.
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Pene sostitutive e sentenza irrevocabile: il limite
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36731/2024, ha stabilito che le nuove pene sostitutive introdotte dalla Riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022) non possono essere applicate retroattivamente a condanne già passate in giudicato. La Corte ha chiarito che il principio della certezza del diritto e l'intangibilità della sentenza irrevocabile prevalgono sul principio della retroattività della legge più favorevole (lex mitior), limitando l'applicazione delle nuove norme ai soli procedimenti pendenti al momento della loro entrata in vigore.
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