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Art. 666 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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641 provvedimenti

Altri anni per Art. 666 Codice di Procedura Penale

Detenzione domiciliare: no se il domicilio non è idoneo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli aveva negato la detenzione domiciliare, concedendogli invece la semilibertà. La Corte ha ritenuto infondate sia la doglianza su un presunto difetto di notifica dell'udienza, sia quella relativa alla mancata concessione della misura. È stato confermato che il giudice può negare la detenzione domiciliare basandosi sul significativo curriculum criminale del soggetto e sull'inidoneità del domicilio, dovuta alla presenza di familiari con precedenti penali, ritenendo la semilibertà più adeguata a favorire il reinserimento sociale e a prevenire la recidiva.
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Cumulo di pene: Cassazione su continuazione e cumuli
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13998/2024, ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva erroneamente calcolato un cumulo di pene. La Suprema Corte ha chiarito due principi fondamentali: l'obbligo di motivazione del giudice in materia di continuazione tra reati e il corretto criterio per determinare l'inizio di un nuovo cumulo parziale quando vengono commessi nuovi reati durante l'esecuzione di una pena.
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Condono edilizio: no all’immobile non ultimato
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che revocava un ordine di demolizione. Il caso riguardava un condono edilizio richiesto dagli eredi per un immobile abusivo. La Corte ha stabilito che l'edificio, essendo 'al rustico' e privo di muri esterni alla data di legge, non poteva considerarsi 'ultimato' e quindi non era idoneo a beneficiare della sanatoria. La questione è stata rinviata a un nuovo giudice.
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Impugnazione come opposizione: la conversione del ricorso
Un soggetto, a cui era stata ordinata la restituzione di una somma di denaro sequestrata, non riusciva a ritirarla per mancanza di documenti di identità. Dopo il diniego della Corte d'Appello ad autorizzare il suo difensore al ritiro, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, applicando il principio di conservazione degli atti, ha riqualificato il ricorso come un'opposizione, stabilendo che la competenza per le modalità esecutive della restituzione spetta al giudice dell'esecuzione. Di conseguenza, ha trasmesso gli atti allo stesso giudice per la prosecuzione della procedura corretta.
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Notifica irreperibile: no a nuova notifica in esecuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la disposizione che consente di rinnovare la notifica dell'ordine di esecuzione (art. 656, comma 8 bis, c.p.p.) non si applica al condannato dichiarato irreperibile. In questi casi, la notifica effettuata al difensore è considerata pienamente valida ed efficace, poiché la procedura di irreperibilità presuppone già ricerche approfondite. L'appello del condannato, che lamentava la mancata conoscenza effettiva dell'atto, è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Interesse a ricorrere: quando un’impugnazione è vana
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che lamentava la mancata udienza in contraddittorio. La Corte ha stabilito che manca l'interesse a ricorrere quando l'impugnazione, pur basata su un vizio procedurale, non porterebbe alcun vantaggio pratico al ricorrente. Nel caso specifico, il Tribunale di Sorveglianza aveva esteso il beneficio della detenzione domiciliare a una pena più ampia, una decisione di per sé favorevole, rendendo l'appello un mero esercizio teorico.
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Attualità della pericolosità: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale applicata a un soggetto detenuto da quasi trent'anni. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione da parte della Corte d'Appello riguardo all'attualità della pericolosità sociale, un requisito che non può essere presunto automaticamente dalla passata appartenenza a un sodalizio mafioso ma deve essere specificamente dimostrato, tenendo conto del lungo periodo di carcerazione. Il ricorso sulle misure patrimoniali è stato invece dichiarato inammissibile.
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Preclusione processuale: ricorso inammissibile
Una ricorrente ha impugnato il rigetto della sua istanza di rideterminazione della pena per più condanne. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per preclusione processuale, poiché la richiesta era una mera ripetizione di un'istanza precedente, già respinta e basata sugli stessi elementi, in violazione del principio del 'ne bis in idem' nella fase esecutiva.
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Revoca sospensione condizionale: necessario il contraddittorio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13126/2024, ha annullato un'ordinanza di revoca della sospensione condizionale della pena emessa senza udienza. Il provvedimento è stato dichiarato nullo perché la procedura seguita, cosiddetta 'de plano', viola il diritto al contraddittorio del condannato, garantito dall'art. 666 del codice di procedura penale. La Corte ha ribadito che per la revoca è sempre necessario un incidente di esecuzione con la partecipazione delle parti.
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Ne bis in idem esecutivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una richiesta di continuazione in fase esecutiva. Il ricorso è stato giudicato meramente reiterativo di una precedente istanza già respinta, applicando il principio del ne bis in idem esecutivo. La Corte ha chiarito che gli elementi probatori addotti dal ricorrente non erano nuovi, in quanto già presenti agli atti o implicitamente valutati, e che per le nuove prove non era stata dimostrata la loro decisività.
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Revoca sospensione condizionale: doveri del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di revoca della sospensione condizionale della pena. La decisione chiarisce che il giudice dell'esecuzione, prima di revocare il beneficio per superamento dei limiti di pena, deve obbligatoriamente verificare se la condanna precedente, che funge da ostacolo, fosse documentalmente nota al giudice che ha concesso il secondo beneficio. La mancata verifica di questo presupposto rende illegittima la revoca sospensione condizionale.
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Competenza giudice esecuzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13098/2024, ha annullato un'ordinanza del GIP di Roma per un errore sulla competenza del giudice dell'esecuzione. In caso di più condanne definitive, la competenza a decidere sull'esecuzione spetta al giudice che ha emesso l'ultima sentenza divenuta irrevocabile, che in questo caso era la Corte d'Appello e non il giudice di primo grado. La violazione di questa regola procedurale ha comportato la nullità assoluta del provvedimento.
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Revoca sospensione condizionale: doveri del giudice
La Cassazione ha annullato un'ordinanza di revoca della sospensione condizionale della pena. Il giudice dell'esecuzione, prima di procedere alla revoca per una seconda concessione illegittima, deve verificare se il precedente ostativo era documentalmente noto al giudice che ha concesso il beneficio. Questa verifica è un dovere d'ufficio.
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Pene sostitutive: no all’applicazione retroattiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che le nuove pene sostitutive, introdotte dalla Riforma Cartabia, non possono essere applicate a condanne divenute definitive prima dell'entrata in vigore della legge. La richiesta di un condannato di sostituire una pena detentiva con una pecuniaria è stata respinta, poiché la disciplina transitoria limita l'applicazione delle nuove norme ai soli processi in corso. La Corte ha ribadito il principio di intangibilità del giudicato, escludendo una violazione del principio del favor rei.
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Incidente di esecuzione: no a decisione senza udienza
La Corte di Cassazione ha annullato due ordinanze del Tribunale di Trento, stabilendo che un'istanza di rideterminazione della pena non può essere respinta 'de plano' (senza udienza). La Corte ha ribadito che la regola generale per l'incidente di esecuzione è l'udienza camerale, garantendo il contraddittorio. Una decisione senza udienza, al di fuori dei casi eccezionali previsti dalla legge, è nulla.
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Rogatoria internazionale e sequestro: limiti del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo eseguito in Italia su richiesta di un'autorità svizzera. La sentenza stabilisce un principio fondamentale in materia di rogatoria internazionale: il giudice italiano può pronunciarsi solo sugli aspetti esecutivi del sequestro, mentre la valutazione sulla legittimità e sui presupposti del provvedimento (fumus e periculum) spetta esclusivamente all'autorità giudiziaria dello Stato richiedente. Viene quindi confermata la netta separazione di giurisdizione.
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Appello improprio: la Cassazione corregge il PM
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso del Pubblico Ministero contro un'ordinanza che concedeva l'indulto a un condannato. La Corte ha dichiarato il ricorso un appello improprio, poiché il rimedio corretto era l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. Di conseguenza, ha riqualificato l'atto e rinviato gli atti al Tribunale competente, chiarendo la procedura da seguire in materia di estinzione della pena.
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Sentenza inesistente: quando manca il dispositivo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12697/2024, ha stabilito che una sentenza penale priva del dispositivo è giuridicamente inesistente. Questo vizio radicale, non sanabile tramite correzione, impedisce la formazione del giudicato. Di conseguenza, il giudice della cognizione deve celebrare un nuovo processo per decidere sulla questione omessa. Il caso riguardava una Corte d'Appello che, accortasi di aver omesso nel dispositivo la rideterminazione della pena per tre imputati, aveva correttamente dichiarato l'inesistenza parziale della propria precedente sentenza e celebrato un nuovo giudizio. La Cassazione ha rigettato i ricorsi degli imputati, confermando la legittimità di tale procedura, ritenendola l'unico rimedio possibile per una sentenza inesistente.
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Pena sostitutiva: no se c’è rischio di recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per usura contro il diniego della pena sostitutiva della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, desunta dai numerosi e gravi precedenti specifici, che rendono la misura alternativa inadeguata a prevenire il rischio di recidiva.
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Decreto di irreperibilità: i doveri del PM
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riteneva nullo un decreto di irreperibilità. Il caso è stato rinviato al giudice dell'esecuzione per verificare se, al momento dell'emissione del decreto, il Pubblico Ministero fosse a conoscenza di uno specifico indirizzo estero del condannato. La Corte ha ribadito che la validità delle ricerche va valutata sulla base delle informazioni disponibili 'ex ante' e non con il senno di poi.
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