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Art. 633 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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352 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Ricorso contro patteggiamento: accordo firmato, appello negato
Un imputato, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per reati edilizi e contro il patrimonio, ha tentato di impugnare la sentenza. Egli chiedeva l'assoluzione sostenendo l'insussistenza del reato e la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'appello a una sentenza di patteggiamento è consentito solo per motivi specifici e tassativi, che non includono una nuova valutazione dei fatti o delle prove. La richiesta dell'imputato di riesaminare il caso nel merito è stata quindi respinta, confermando la decisione precedente e condannandolo al pagamento di spese e di una sanzione.
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Tentata Rapina Impropria: Condannata Anche se Cerca Solo Casa
Una donna, sorpresa a forzare la porta di un appartamento, aggredisce con un attrezzo da scasso il fratello della proprietaria per poter fuggire. L'imputata si difende sostenendo di voler solo occupare l'immobile per necessità, non di rubare. La Corte di Cassazione, però, ha confermato la condanna per tentata rapina impropria. Secondo i giudici, l'uso della violenza per garantirsi la fuga dopo un tentativo di effrazione, unito al possesso di guanti e attrezzi specifici, qualifica il fatto come un tentativo di rapina e non come una semplice invasione di edificio. La finalità della violenza è stata decisiva per la qualificazione del reato.
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Tentata occupazione abusiva: condanna anche senza restare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata occupazione abusiva nei confronti di un uomo. L'imputato si era introdotto in un appartamento di proprietà comunale, con la porta murata, rompendo una finestra con un martello. La difesa sosteneva che l'accesso fosse stato solo momentaneo e non finalizzato a un'occupazione stabile. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che le modalità dell'azione (uso di scala, martello ed effrazione) dimostravano in modo inequivocabile l'intenzione di stabilirsi lì. L'intervento delle forze dell'ordine ha impedito il completamento del reato, che per questo motivo è stato correttamente qualificato come tentativo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Occupazione abusiva: no tenuità del fatto se prolungata
Una persona occupa abusivamente un alloggio pubblico per quasi due anni, entrando con la forza. Il Tribunale la assolve per la particolare tenuità del fatto. La Procura ricorre in Cassazione, che le dà ragione. La Suprema Corte stabilisce che in caso di reati permanenti, come l'occupazione abusiva, la particolare tenuità non si applica se la condotta è prolungata. La lunga durata, la violenza nell'accesso e lo sgombero forzato dimostrano una gravità incompatibile con un'offesa lieve. La sentenza di assoluzione è stata annullata e si dovrà celebrare un nuovo processo.
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Annullamento sequestro: autorizzazioni valide, vince l’imprenditore
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un sequestro preventivo a carico di una struttura commerciale. Inizialmente, la Procura aveva accusato l'imprenditore di occupazione abusiva di suolo pubblico. Tuttavia, il Tribunale del Riesame aveva già annullato il sequestro, riconoscendo la validità delle autorizzazioni possedute dall'imprenditore. La Cassazione ha respinto il ricorso della Procura, stabilendo che la valutazione sulla presenza di permessi validi è un accertamento di fatto. Tale accertamento, se motivato logicamente, non può essere contestato in Cassazione. La decisione sancisce un principio chiave: senza la parvenza di un reato ('fumus commissi delicti'), il sequestro è illegittimo.
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Occupazione abusiva: la richiesta di sanatoria può fermare il reato?
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di occupazione abusiva di immobile, un reato che continua nel tempo (reato permanente). L'imputato, condannato per l'occupazione, sosteneva che il reato si fosse interrotto nel 2015, quando aveva presentato una domanda per regolarizzare la sua posizione (sanatoria). La Corte d'Appello aveva ignorato questa richiesta di approfondimento. La Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: i giudici devono indagare su ogni evento che potrebbe aver trasformato l'occupazione da illegale a legittima, anche se in via provvisoria. Stabilire la data esatta in cui cessa l'illegalità è cruciale per calcolare la prescrizione del reato. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo processo.
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Occupazione abusiva: regolarizza e la Cassazione annulla la pena
Una donna viene condannata per l'occupazione abusiva di immobile pubblico e per la rottura dei sigilli. Successivamente, però, regolarizza la sua posizione ottenendo l'assegnazione formale dell'alloggio e un piano di rateizzazione per i canoni arretrati. La Corte di Cassazione, pur confermando la sua responsabilità penale, ha annullato la sentenza di condanna riguardo alla pena. I giudici hanno stabilito che la regolarizzazione è un fatto decisivo che andava considerato per la concessione di sconti di pena. Inoltre, hanno chiarito che l'occupazione continuata nel tempo è un unico reato permanente e non va punita due volte.
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Ricorso in Cassazione tardivo: condanna definitiva per un errore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un imputato, condannato in precedenza per invasione di terreni. La decisione non è entrata nel merito della colpevolezza, ma si è basata su un errore procedurale fatale: il ricorso è stato giudicato un **ricorso in Cassazione tardivo**. L'atto era stato depositato oltre il termine di quindici giorni, calcolato dalla data di notifica della sentenza precedente al difensore. Questo errore ha reso la condanna definitiva e ha comportato per l'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
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Tentata Estorsione: Chiedere Spese Legali non è Reato per la Cassazione
Un Vice Sindaco viene accusato di tentata estorsione per aver chiesto ad alcuni cittadini il pagamento delle spese legali sostenute dal Comune, minacciando in alternativa la demolizione di una scala di accesso alle loro abitazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che escludeva il reato. I giudici hanno stabilito che la richiesta, essendo legata al rimborso di costi reali e documentati sostenuti dall'ente pubblico, non configurava un 'profitto ingiusto'. Di conseguenza, mancava un elemento fondamentale per poter parlare di tentata estorsione, trattandosi di una trattativa per risolvere una controversia esistente.
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Rifiuti sulla strada: condannato per invasione di suolo pubblico
Un cittadino viene condannato per il reato di invasione di suolo pubblico per aver accumulato una notevole quantità di rifiuti (carcasse d'auto, pneumatici, biciclette) sulla strada pubblica di fronte alla sua proprietà, impedendone l'uso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la difesa secondo cui l'area era stata successivamente ripulita. I giudici hanno stabilito che il reato è di natura 'permanente': si configura per tutto il tempo in cui dura l'occupazione, anche se realizzata con oggetti mobili. La successiva rimozione dei materiali non cancella l'illecito già commesso. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Ricorso inammissibile per tardività: errore fatale e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per tardività. L'imputato, precedentemente condannato al risarcimento danni per invasione di terreni nonostante la prescrizione del reato, ha presentato il suo ricorso oltre il termine di 15 giorni. Questo errore procedurale ha impedito ai giudici di esaminare il caso nel merito. Di conseguenza, la precedente condanna al risarcimento è diventata definitiva. L'imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria e delle spese legali della controparte, subendo un grave pregiudizio economico a causa del mancato rispetto di una scadenza.
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Estorsione con metodo mafioso: paghi o perdi il tuo terreno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di estorsione con metodo mafioso. Sfruttando la loro nota appartenenza a una famiglia criminale, avevano minacciato un proprietario terriero per costringerlo a pagare una somma di denaro e a cedere il suo terreno. Gli imputati avevano anche occupato abusivamente la proprietà, costruendo un manufatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, rendendo definitiva la condanna. La sentenza stabilisce che la forza intimidatrice derivante da legami mafiosi è un elemento chiave per qualificare il reato, anche senza minacce esplicite.
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Occupazione abusiva reato permanente: condanna anche dopo il rilascio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'occupazione abusiva è reato permanente. Una persona, condannata per aver occupato un alloggio popolare per anni, aveva sostenuto che il reato si fosse concluso al momento dell'invasione. La Corte ha respinto questa tesi, affermando che il reato continua fino al rilascio dell'immobile. Di conseguenza, è stata correttamente applicata una legge più severa, entrata in vigore durante l'occupazione ma prima del suo termine. È stata anche negata la non punibilità per 'tenuità del fatto', data la lunga durata e la gravità del danno arrecato.
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Uso esclusivo del cortile: scatta l’occupazione abusiva
La Corte di Cassazione affronta un caso di occupazione abusiva parti comuni. Un commerciante aveva trasformato il cortile e altri spazi condominiali in un magazzino privato, accumulando migliaia di scatoloni e installando un gazebo. I giudici hanno confermato il sequestro preventivo dei beni, stabilendo un principio chiaro: l'uso delle aree comuni non può diventare un'occupazione esclusiva e permanente. Tale condotta supera il normale diritto di un condomino e integra il reato di invasione di edifici. L'appello dell'indagato è stato dichiarato inammissibile perché la decisione del Tribunale era fondata su una motivazione logica e legalmente corretta, riconoscendo la sussistenza di un 'fumus' di reato.
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Invasione di terreni: lavori abusivi portano a condanna penale
Un soggetto viene condannato per il reato di invasione di terreni ed edifici per aver eseguito lavori strutturali e agricoli su una proprietà altrui. L'imputato si difendeva sostenendo che l'occupazione fosse solo temporanea e occasionale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che l'esecuzione di lavori stabili dimostra la volontà di trarre un profitto e di acquisire il possesso del bene. Per questo motivo, i giudici hanno escluso anche l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura permanente della condotta e i danni causati al proprietario, consistenti almeno nei costi di ripristino dei luoghi.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di invasione di terreni o edifici. Gli imputati avevano occupato abusivamente un immobile e sostenevano che la loro presenza fosse solo temporanea e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha respinto queste argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: per l'invasione di terreni o edifici non è necessaria la violenza. È sufficiente l'ingresso arbitrario ('contra ius') con l'intenzione di occupare stabilmente l'immobile. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla fine dell'occupazione, non dal suo inizio. La condanna è stata quindi resa definitiva.
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Occupazione abusiva: condannati ma salvi per prescrizione del reato
Alcune persone, condannate per l'occupazione abusiva di alloggi pubblici, hanno fatto ricorso in Cassazione. Le loro difese, basate sullo stato di necessità, non sono state esaminate nel merito. La Corte Suprema ha invece accolto la loro eccezione sulla prescrizione del reato di occupazione abusiva. I giudici hanno stabilito che il tempo per la prescrizione decorre dalla fine dell'occupazione, cioè dallo sgombero. Calcolando i termini, il reato si era estinto prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza un nuovo processo, dichiarando il reato estinto.
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Sequestro preventivo immobile abusivo: nullo senza pericolo concreto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di un immobile abusivo, un'intera area campeggio, perché la motivazione era insufficiente. Le strutture esistevano da oltre cinquant'anni. I giudici hanno stabilito che non basta affermare l'esistenza di un abuso edilizio per giustificare il sequestro. È necessario dimostrare in modo specifico e attuale il 'periculum', cioè il pericolo concreto che la libera disponibilità del bene possa aggravare il carico urbanistico o facilitare nuovi reati. In questo caso, il tribunale non aveva spiegato perché, dopo tanto tempo, l'uso del campeggio costituisse un pericolo attuale. La decisione ribadisce l'importanza di una motivazione concreta per il sequestro preventivo di un immobile abusivo.
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Occupazione abusiva: accordo privato non basta, condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo che aveva preso possesso di un alloggio popolare tramite un accordo economico privato con il precedente assegnatario. Secondo i giudici, questa condotta integra il reato di occupazione abusiva di immobile pubblico. L'accordo tra privati è considerato illecito e non può giustificare l'invasione della proprietà altrui. Il fine di profitto, necessario per il reato, consiste nel semplice fatto di occupare l'alloggio senza averne titolo, risparmiando così il costo di un affitto sul mercato. La successiva corresponsione di un canone all'ente proprietario non cancella il reato. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Violazione del diritto di difesa: Appello annullato per un’email
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a causa di una grave violazione del diritto di difesa. Durante il processo d'appello, svoltosi in forma scritta per le norme anti-Covid, la cancelleria non ha trasmesso le conclusioni del Pubblico Ministero all'avvocato dell'imputata. Questa omissione ha impedito alla difesa di replicare adeguatamente alle argomentazioni dell'accusa. La Corte ha stabilito che tale mancanza costituisce una nullità insanabile, poiché lede il principio del contraddittorio. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata e il processo dovrà essere celebrato nuovamente davanti alla Corte d'Appello.
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