LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 633 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 2 di 18

352 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Condanna senza notifica: Cassazione annulla sulla restituzione nel termine
Un individuo è stato condannato a una multa nel 2018 per un reato commesso nel 2011. Il condannato ha contestato la validità della sentenza per mancata notifica dell'estratto contumaciale, chiedendo la restituzione nel termine per impugnare. Il Giudice di Pace ha respinto la richiesta, sostenendo che il condannato aveva comunque avuto conoscenza della condanna. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, stabilendo che la questione non riguardava la restituzione nel termine ma la corretta formazione del titolo esecutivo. Il caso torna al Giudice di Pace per un nuovo esame.
Continua »
Morte dell’Imputato: Ricorso Inammissibile e Estinzione del Reato
Un Lavoratore è stato condannato per un reato di occupazione abusiva. È deceduto prima della decisione del giudice d'appello. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La morte dell'imputato ha causato l'estinzione del mandato difensivo. La Corte ha ordinato al Tribunale di Genova di correggere la propria sentenza. Questo caso chiarisce le conseguenze procedurali dell'Estinzione del reato per morte dell'imputato.
Continua »
Inammissibilità dell’appello penale tra rigetto e merito
Due imputati hanno subito una condanna per invasione di edifici. La Corte di Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale per presunta genericità delle censure difensive. I difensori hanno proposto ricorso per cassazione, dimostrando che l'atto indicava chiaramente prove trascurate, l'omessa valutazione dello stato di necessità e la richiesta di riduzione della pena. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha chiarito che il giudice di secondo grado non può confondere la manifesta infondatezza con il difetto di specificità dei motivi. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per la celebrazione del processo di merito.
Continua »
Sequestro preventivo e abuso edilizio: quando una pedana diventa reato
L'Esercente ha installato una struttura commerciale fissa su suolo pubblico, inclusa una pedana e arredi, senza le necessarie autorizzazioni. Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo dei beni, ritenendo configurati i reati di occupazione abusiva e abuso edilizio. L'Esercente ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la natura temporanea della struttura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del sequestro preventivo e l'accusa di abuso edilizio, e ha condannato l'Esercente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Occupazione abusiva di immobile tra bisogno e reato
Un'occupante ha scardinato la porta di un alloggio comunale per insediarsi con i propri figli minori a causa di gravi difficoltà economiche. I giudici di merito l'hanno condannata per invasione di edifici e danneggiamento. La donna ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'occupazione abusiva di immobile fosse giustificata dallo stato di necessità economico e che dovesse applicarsi soltanto una sanzione amministrativa speciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il semplice disagio abitativo permanente non esclude il reato e non equivale a un pericolo imminente e grave. La condanna penale resta pertanto confermata insieme al pagamento delle spese legali.
Continua »
Inammissibilità ricorso sequestro preventivo: indagato senza interesse
Un Indagato, rappresentante legale di un circolo sportivo, ha presentato ricorso contro l'ordinanza che dichiarava inammissibile la sua istanza di riesame di un sequestro preventivo. Il sequestro riguardava una porzione di terreno demaniale occupata dal circolo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per sequestro preventivo. Ha ribadito che l'indagato, non essendo proprietario del bene, non aveva un interesse concreto e attuale alla restituzione. L'interesse ad impugnare deve infatti coincidere con l'ottenimento della restituzione del bene, non solo con la verifica dell'assenza del reato.
Continua »
Occupazione abusiva di immobili: niente tenuità dopo lo sfratto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato responsabile di occupazione abusiva di immobili per aver invaso un'area privata con annesso fabbricato. L'uomo aveva sostituito i lucchetti, ostacolato lo sfratto esecutivo da parte dell'ufficiale giudiziario e forzato nuovamente il cancello con una leva in ferro. Il difensore ha presentato ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la richiesta era stata formulata in appello in modo generico e tardivo. Inoltre, la gravità delle condotte reiterate e le minacce rivolte ai proprietari escludono in radice la minima offensività. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Dehors: occupazione abusiva di suolo pubblico o deroga speciale?
Il Tribunale della Libertà di Trani aveva annullato il sequestro preventivo delle strutture esterne di un esercizio commerciale, ritenendo insussistente il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'area era occupata oltre i limiti autorizzati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha chiarito che, nel periodo contestato (2021), una norma speciale (il "Decreto Ristori") permetteva l'installazione temporanea di dehors e strutture amovibili su suolo pubblico per le attività di ristorazione, senza necessità di specifiche autorizzazioni, escludendo così il fumus commissi delicti per l'occupazione abusiva di suolo pubblico.
Continua »
Invasione di terreni o edifici pubblici tra abusi e prescrizione
Alcuni soggetti occupavano porzioni di suolo pubblico demaniale realizzando manufatti abusivi, ampliamenti e recinzioni senza alcun permesso edilizio. Gli imputati sostenevano la buona fede e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato che l'invasione di terreni o edifici ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dalla cessazione dell'occupazione o dalla sentenza di primo grado. La Corte ha ribadito che la costruzione di opere stabili dimostra pienamente la volontà di occupare il bene altrui. I giudici hanno tuttavia annullato la decisione limitatamente alle contravvenzioni edilizie per verificare l'effettiva data di ultimazione dei lavori, respingendo integralmente i ricorsi degli altri occupanti abusivi con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro il patteggiamento: accordo e inammissibilità
L'Imputato aveva concordato la pena con il Pubblico Ministero per i reati di danneggiamento, tentata invasione di edifici e porto di oggetti atti ad offendere. Successivamente, ha presentato impugnazione contestando l'applicazione della legge penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita fortemente le possibilità di impugnare una sentenza concordata. Il ricorso è ammesso unicamente per vizi della volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, errata qualificazione giuridica o illegalità della pena. Contestazioni generiche o relative alla responsabilità non sono consentite. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Mancata Valutazione Circostanza Attenuante: La Cassazione Interviene
L'Imputata, già condannata per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata valutazione di una specifica circostanza attenuante (art. 62, n. 4 c.p.) e l'errato bilanciamento delle circostanze. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna senza esaminare ex novo questa attenuante, ritenendola erroneamente già considerata. La Cassazione ha accolto il ricorso. Ha annullato la sentenza limitatamente alla valutazione della circostanza attenuante e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio. Questo assicura una corretta applicazione del diritto in merito alla circostanza attenuante.
Continua »
Occupazione abusiva di immobile: senza dolo non è reato
Un'imputata straniera, con scarse conoscenze della lingua italiana, viene assolta dall'accusa per occupazione abusiva di immobile. La donna aveva pagato una somma di denaro a terzi credendo di acquistare un appartamento pubblico privo di arredi e con la serratura manomessa. Il Tribunale riconosce l'assenza del dolo, ossia della consapevolezza di occupare illegalmente l'immobile. La Procura Generale impugna la decisione sostenendo che la porta manomessa dovesse far presagire l'illecito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'accusa: i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. L'assoluzione dell'imputata diventa così definitiva.
Continua »
Invasione di terreni: Cassazione annulla la condanna
Due persone erano state condannate per l'ipotizzata invasione di terreni e pascolo abusivo ai danni di un'associazione religiosa. I giudici di merito avevano fondato la condanna sulle dichiarazioni di un testimone rese durante le indagini, le quali però non erano state chiaramente confermate durante il dibattimento in aula. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi della difesa, rilevando un evidente travisamento della prova e una motivazione illogica riguardante sia il valore delle testimonianze sia la presunta responsabilità del secondo imputato. Per tali ragioni, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna, ordinando un nuovo processo di appello per riesaminare accuratamente le prove.
Continua »
Invasione di terreni demaniali: la buona fede non salva l’opera
L'Imputato, in qualità di legale rappresentante di L'Azienda, occupava senza concessione due lotti di terreno demaniale appartenenti all'alveo di un fiume per l'ampliamento di una discarica. La difesa sosteneva la buona fede a causa delle pratiche amministrative in corso e la mancanza di danno idraulico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per l'invasione di terreni demaniali. La Corte ha chiarito che l'assenza di un titolo concessorio formale rende l'occupazione del tutto arbitraria e che l'eventuale perdita della funzione idrica del bene non elimina l'illecito penale. Inoltre, la mancata sdemanializzazione formale impedisce qualsiasi presunzione di legittimità. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Invasione di edifici: condanna valida ma pena da ricalcolare
Un cittadino ha continuato a occupare un immobile pubblico dopo la morte dello zio, regolare assegnatario con cui conviveva. I giudici territoriali lo hanno condannato per il reato di invasione di edifici dal 2010 in poi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la legittimità della presenza iniziale come ospite e segnalando che un precedente decreto penale del 2013 aveva già giudicato il periodo dal 2010 al 2011. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità dell'occupante abusivo, stabilendo che la permanenza senza titolo dopo il decesso del parente è reato. Tuttavia, la Cassazione ha annullato parzialmente la decisione per violazione del divieto di doppio giudizio. La causa torna in appello per rideterminare le date e la pena.
Continua »
Inammissibilità dell’appello penale: rigore formale e merito
Due cittadini venivano condannati in primo grado per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. I loro legali proponevano appello eccependo la prescrizione del reato. La Corte d'Appello dichiarava i ricorsi inammissibili per genericità delle motivazioni, assimilando la presunta debolezza delle argomentazioni a un vizio formale dell'atto. Gli imputati ricorrevano quindi in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto i ricorsi, precisando che l'inammissibilità dell'appello penale non sussiste se i motivi confutano la sentenza impugnata, anche quando il giudice li ritenga infondati. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione imponeva un accertamento di merito sulla durata della condotta. La Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio d'appello.
Continua »
Procura speciale per querela assente: condanna nulla
Un cittadino subiva una condanna per il reato di invasione di terreni. La proprietaria del fondo non aveva sporto denuncia personalmente, ma tramite una rappresentante munita di una procura notarile generale per atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La difesa dell'imputato ha contestato la validità dell'azione, evidenziando il difetto originario della condizione di procedibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la procura speciale per querela deve necessariamente indicare in modo specifico il fatto reato o i presupposti concreti d'intervento. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna ed eliminato ogni risarcimento.
Continua »
Invasione di terreni: l’assoluzione non evita il danno
Un agricoltore occupava e coltivava arbitrariamente un fondo agricolo altrui dopo la scadenza del permesso temporaneo. Il proprietario subiva l'abbattimento di recinzioni e picchetti di confine con mezzi meccanici. Il Tribunale assolveva l'uomo in sede penale, ma i proprietari impugnavano la decisione per tutelare i propri diritti economici. La Corte di Appello riconosceva la responsabilità civile dell'occupante per il reato di invasione di terreni, condannandolo a risarcire i danni causati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che, ai fini del risarcimento civile richiesto nel processo penale, non serve la certezza penale ma si applica la regola del più probabile che non. L'agricoltore deve quindi pagare le spese processuali e risarcire i proprietari.
Continua »
Sequestro preventivo: l’occupante abusivo non può fare riesame
Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di un'area demaniale marittima adibita a parcheggio in una zona protetta. L'indagata ha presentato istanza di riesame per chiedere la restituzione dell'area, sostenendo la propria qualifica di concessionaria e contestando la misura. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa dell'assenza di titoli concessori validi e dell'occupazione del tutto abusiva del suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza: l'occupante senza titolo di un bene demaniale non possiede alcuna posizione giuridica qualificata né un interesse concreto per impugnare il sequestro preventivo. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento: stop al PM
Il Tribunale assolveva due imputati dal reato di invasione di terreni ed edifici per particolare tenuità del fatto. La Procura presentava appello, ma i giudici di secondo grado lo dichiaravano inammissibile applicando il divieto di impugnazione per i reati a citazione diretta. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione denunciando la presunta incostituzionalità della norma per violazione del principio di uguaglianza tra accusa e difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità dell'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del pubblico ministero per i reati a citazione diretta senza udienza preliminare. Tale limite risponde a una scelta razionale del legislatore basata sulla minore complessità dell'accertamento penale, salvaguardando la facoltà di ricorso per cassazione.
Continua »