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Art. 633 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

352 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Riesame del sequestro preventivo: la spedizione postale fa fede
Il giudice disponeva il sequestro preventivo di un alloggio popolare contestando all'occupante il reato di occupazione abusiva. L'assegnataria impugnava il vincolo inviando l'atto tramite raccomandata postale entro i dieci giorni di legge. Il Tribunale del Riesame dichiarava inammissibile l'impugnazione, ritenendola tardiva perché pervenuta in cancelleria oltre il termine e negando l'interesse a ricorrere per intervenuta decadenza dal titolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito: ai fini del riesame del sequestro preventivo rileva la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per un nuovo esame.
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Sequestro Preventivo: Il Concessionario ha Diritto al Riesame?
L'Azienda Concessionaria, tramite il suo Legale Rappresentante, aveva ottenuto una concessione per una porzione di suolo pubblico. Dopo l'installazione di strutture, l'area è stata sottoposta a sequestro preventivo per presunta invasione di suolo pubblico. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile l'istanza del Legale Rappresentante, ritenendo che non avesse interesse a contestare il sequestro, poiché il terreno era di proprietà del Comune. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il concessionario di un bene pubblico ha sempre un interesse legittimo a chiedere il riesame del sequestro preventivo, in quanto detentore qualificato del bene. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame nel merito.
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Occupazione abusiva di alloggio pubblico e sanatoria
Due cittadini subiscono un processo penale per il delitto di occupazione abusiva di alloggio pubblico. Il giudice di primo grado dichiara il non doversi procedere: gli imputati hanno ottenuto la regolarizzazione amministrativa successiva e hanno iniziato a pagare i canoni di locazione. Il Procuratore Generale impugna la sentenza direttamente in Cassazione, denunciando l'applicazione di una causa di estinzione non contemplata dalla legge penale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della pubblica accusa: le cause estintive del reato sono tassative e derivano dal principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale. La sanatoria amministrativa postuma dell'ente proprietario non cancella la rilevanza penale della condotta originaria. I giudici di legittimità annullano la sentenza impugnata e rinviano il procedimento alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: L’Avvocato non Abilitato
Un Cittadino è stato condannato dal Giudice di Pace per il reato di invasione di terreni. Il suo difensore ha presentato appello, qualificato come ricorso per Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso Cassazione. Questo è avvenuto perché l'avvocato che ha firmato il ricorso non era iscritto all'albo speciale dei difensori abilitati a patrocinare dinanzi a tale Corte. La successiva nomina di un avvocato abilitato non ha sanato il difetto iniziale. Il Cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Occupazione Suolo Pubblico: Inammissibilità Appello, Cassazione Annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di una Corte d'Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità dell'appello penale di un'imputata. L'imputata era stata condannata per l'occupazione di suolo pubblico. La Cassazione ha chiarito che l'inammissibilità dell'appello penale può essere dichiarata solo per difetto di specificità dei motivi, non per la loro infondatezza. La Corte d'Appello aveva erroneamente confuso questi due concetti. Ora la Corte d'Appello dovrà riesaminare il merito dell'appello.
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Occupazione abusiva immobile: quando la difesa non basta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva immobile e reati edilizi. L'imputata aveva occupato due locali di proprietà pubblica, unificandoli e modificandone la destinazione d'uso. La difesa aveva invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, ma la Cassazione ha ritenuto il ricorso una mera ripetizione delle argomentazioni già respinte in appello. Non sono stati provati i requisiti per lo stato di necessità né la tenuità del fatto, data la modifica dell'immobile. La condanna è stata confermata, con spese a carico della ricorrente.
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Pedana ereditata e occupazione di suolo pubblico: niente reato
Un ristoratore subentra nella gestione del locale di famiglia, mantenendo la pedana esterna già installata dal precedente titolare con regolare concessione. L'esercente presenta domanda di voltura e rinnovo del permesso, continuando a versare regolarmente i tributi locali. I giudici di merito lo condannano per invasione arbitraria di terreni ed edifici per presunta occupazione di suolo pubblico non autorizzata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la condanna senza rinvio. Chi riceve il bene da un precedente detentore legittimo non commette un'intrusione arbitraria dall'esterno, escludendo ogni rilevanza penale della condotta.
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Dichiarazione di assenza nulla se manca il contatto col difensore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona senza fissa dimora condannata per invasione di edifici. Durante l'identificazione, la persona aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio assegnato d'ufficio, senza poi avere alcun contatto reale con lui. I giudici di merito avevano disposto la dichiarazione di assenza ritenendo colpevole la mancata informazione dell'imputata. La Suprema Corte ha annullato le sentenze di primo e secondo grado: la semplice elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non prova che l'imputato conosca il processo né dimostra la volontà di sottrarsi al giudizio.
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Riesame del sequestro preventivo e casa occupata: ricorso nullo
Una donna indagata per invasione di terreni ed edifici ha impugnato il sequestro preventivo dell'immobile pubblico che occupava senza autorizzazione. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse. L'indagata ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che la legge garantisce sempre la facoltà di impugnazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il riesame del sequestro preventivo richiede un interesse concreto alla restituzione della cosa. L'occupante privo di un titolo legittimo di assegnazione non ha diritto a riottenere l'immobile dissequestrato. Di conseguenza, l'indagata non trae alcun beneficio giuridico dal gravame ed è stata condannata al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: no reato per l’erede
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo di un appartamento pubblico ai danni del nipote dell'assegnatario originario. L'indagato conviveva nell'immobile da oltre venti anni e aveva avviato la regolarizzazione dopo la morte del nonno. Il Tribunale del Riesame respingeva l'impugnazione per presunta assenza di titolo abitativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e ha annullato il sequestro senza rinvio. La Corte ha stabilito che non sussiste il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare quando il familiare continua ad abitare nella casa dopo il decesso del parente assegnatario. Il subentro nella detenzione preesistente esclude l'invasione violenta o arbitraria, consentendo la restituzione del bene.
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Rescissione del giudicato: condanna annullata per mancata conoscenza
Un Lavoratore, condannato per occupazione abusiva di un edificio, ha richiesto la rescissione del giudicato, sostenendo di non aver avuto effettiva conoscenza del processo. La Corte d'Appello aveva rigettato la sua istanza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la sola elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio o la firma di un verbale di identificazione non provano la conoscenza dell'accusa e della data del processo. La Corte ha annullato l'ordinanza e revocato la condanna, rinviando gli atti per un nuovo giudizio, garantendo al Lavoratore una nuova opportunità di difesa.
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Ricorso inammissibile: quando la confusione costa caro in Cassazione
Un Lavoratore, condannato per invasione di terreni o edifici (Art. 633 c.p.), ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava, tra le altre cose, di non aver potuto difendersi da solo pur essendo avvocato e l'inapplicabilità di una norma sui magistrati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso era confuso, generico e ripeteva argomenti già esaminati in appello. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. La sentenza ribadisce l'importanza della chiarezza e specificità nei ricorsi per evitare l'inammissibilità del ricorso.
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Occupazione Abusiva: La Prescrizione del Reato Salva il Condannato
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva di un terreno comunale, dove gestiva un'attività commerciale. Ha ereditato la struttura dal padre, ma ha apportato modifiche sostanziali, trasformando l'occupazione in una nuova condotta illecita. La Corte di Cassazione ha escluso la sua buona fede, ma ha accolto il motivo relativo alla prescrizione del reato. Il reato di occupazione abusiva è permanente e la sua permanenza cessa con il sequestro preventivo del bene. Poiché il sequestro è avvenuto nel 2012, il termine massimo di prescrizione è scaduto nel 2020. La sentenza penale è stata annullata per intervenuta prescrizione del reato di occupazione abusiva, mentre le statuizioni civili a favore del Comune sono state confermate.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Due conviventi hanno occupato senza titolo un appartamento di proprietà comunale, sostenendo la sussistenza dello stato di necessità dovuto all'attesa di un figlio e chiedendo la prescrizione del reato. I giudici di merito hanno condannato gli occupanti per l'occupazione abusiva di immobile e al versamento di una provvisionale di diecimila euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati. I giudici hanno confermato che il reato ha natura permanente e la prescrizione decorre soltanto dal rilascio effettivo dell'alloggio. La semplice esigenza di reperire un'abitazione stabile non integra la scriminante dello stato di necessità in presenza di un reddito lavorativo continuativo.
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Legittimazione attiva sequestro preventivo: il possessore titolato vince in Cassazione
Un'area pubblica, oggetto di presunti reati di occupazione abusiva, è stata sottoposta a sequestro preventivo. Il Lavoratore, che agiva sia in proprio come possessore titolato dell'area sia come legale rappresentante della società che la deteneva, ha presentato ricorso contro il sequestro. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il Lavoratore non avesse legittimazione attiva in proprio. La Cassazione, invece, ha annullato tale decisione. Ha affermato che il Lavoratore aveva un interesse concreto a contestare il sequestro preventivo, sia per il suo possesso titolato dell'area sia per la sua veste di rappresentante legale della società. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Occupazione Abusiva e Reati Edilizi: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per occupazione abusiva e reati edilizi. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, assolvendolo da un reato minore ma confermando le condanne principali. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione e l'applicazione delle leggi, sostenendo che l'ingiunzione di demolizione non era stata notificata correttamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni sollevate non fossero state presentate correttamente nei gradi precedenti o fossero infondate. Di conseguenza, la condanna per occupazione abusiva e reati edilizi è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Occupazione Abusiva di Alloggio Popolare: Domanda non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per il reato di occupazione abusiva di alloggio popolare. L'imputata aveva invaso un immobile di edilizia residenziale pubblica. La sua difesa si basava sulla presentazione di una domanda di assegnazione e sul pagamento dei canoni. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la mera domanda non legittima l'occupazione senza un provvedimento formale di assegnazione. Inoltre, la prescrizione del reato, essendo un reato permanente, decorre dalla sentenza di primo grado e non era ancora maturata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sospensione condizionale della pena: illegittimo il rilascio
Una donna ha occupato abusivamente un alloggio popolare comunale per garantire un tetto al figlio minore. I giudici di merito hanno confermato la condanna penale per invasione di edifici, concedendo la sospensione condizionale della pena ma vincolandola all'obbligo di immediato rilascio dell'immobile. Il Comune proprietario non si era costituito parte civile nel processo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputata su questo specifico punto, eliminando il vincolo di rilascio. Il giudice penale non può subordinare la sospensione condizionale alla restituzione del bene occupato se la persona offesa non si è costituita parte civile per far valere il danno civile.
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Occupazione abusiva di alloggio popolare: il gelo non salva
Tre cittadini impugnano la condanna per occupazione abusiva di alloggio popolare e danneggiamento della porta d'ingresso. La difesa sostiene che l'ingresso nell'immobile sia stato causato dal freddo invernale, invocando lo stato di necessità. Tuttavia, la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le scriminanti e la particolare tenuità del fatto erano state inserite solo nelle note conclusive e non nell'atto di appello originario. Di conseguenza, le questioni nuove non potevano essere esaminate. Inoltre, le contestazioni sui danni risultano prive del requisito di autosufficienza. Gli occupanti perdono la causa e ricevono la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: Senza Querela, Nessun Reato per l’Invasore
Un individuo è stato condannato per il reato di occupazione abusiva di un immobile. L'occupazione era iniziata oltre trent'anni prima, quando il bene era parte di un'eredità giacente e non ancora proprietà dello Stato. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Ha stabilito che per l'invasione iniziale di un bene privato è necessaria la querela della persona offesa. Poiché non era stata presentata alcuna querela per il periodo in cui l'immobile era privato, l'azione penale non poteva essere avviata. L'acquisizione successiva del bene da parte dello Stato non ha sanato la mancanza della querela per la condotta pregressa.
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