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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Invasione di terreni o edifici: reato anche senza violenza
Un cittadino ha impugnato la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici destinati a uso pubblico, sostenendo l'assenza di prove sulla sua introduzione arbitraria e non violenta nell'alloggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio consolidato: per configurare il reato non serve un'azione violenta o l'effrazione materiale. È sufficiente accertare che il soggetto occupi l'immobile senza alcun titolo legittimo di assegnazione. L'occupazione non autorizzata integra pienamente la condotta punibile dalla legge penale.
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Occupazione abusiva di immobile: no alla prescrizione
Un uomo ha subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile pubblico. L'imputato ha proposto ricorso diretto in Cassazione sollevando tre motivi: la mancata revoca formale del decreto penale opposto, l'adozione del rito abbreviato dopo aver rinunciato alla messa alla prova e la maturazione della prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'opposizione revoca automaticamente il decreto penale e che l'imputato non può contestare il rito abbreviato da lui stesso richiesto. Infine, la Corte ha ribadito che il delitto ha natura permanente: il tempo di prescrizione decorre soltanto dall'effettivo rilascio dell'edificio e non dalla data del primo accertamento. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile e stato di necessità
L'imputata ha impugnato la sentenza di condanna per l'occupazione abusiva di immobile pubblico, consistente nella sostituzione dei lucchetti ed ingresso in una casa cantoniera insieme a due familiari. La difesa ha sostenuto l'esistenza dello stato di necessità legato alle gravi condizioni di salute del marito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le precarie condizioni di salute non giustificano l'illecito, poiché la donna non aveva mai presentato domanda per l'assegnazione regolare di un alloggio popolare e aveva già occupato abusivamente un altro immobile in passato. Inoltre, la richiesta di sospensione condizionale della pena è stata respinta per la gravità e la continuità del reato. L'imputata deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di demanio: no al profitto sul bene pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità di una cittadina per i reati di occupazione abusiva di demanio e invasione di terreni. La donna ha utilizzato manufatti edilizi non autorizzati su un'area costiera statale. Il giudice di merito ha accertato la consapevolezza della donna riguardo all'assenza di concessione, vista la precedente notifica di un'ordinanza di demolizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'occupazione non autorizzata di uno spazio pubblico sostituisce il controllo dello Stato e genera un profitto illecito per il privato. La cittadina è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreno demaniale: l’indennità non salva
Un cittadino ha subito una condanna penale a sette mesi di reclusione per aver occupato stabilmente e senza titolo un'area pubblica. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo che il pagamento dell'indennità risarcitoria all'ente pubblico proprietario sanasse l'illecito penale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di terreno demaniale integra il reato di invasione arbitraria nel momento stesso in cui il soggetto entra nel bene pubblico per stabilirvisi. Il versamento successivo di somme a titolo di indennizzo economico non costituisce un'autorizzazione amministrativa e non cancella la responsabilità penale già consumata. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: la condanna resta anche col sequestro
Due soggetti hanno occupato senza titolo un immobile, realizzando abusi edilizi e rimanendo nell'edificio anche dopo l'esecuzione del sequestro giudiziario. I giudici di merito hanno condannato gli occupanti a tre mesi di reclusione per il reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, eccependo l'intervenuta prescrizione del reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la mancata sostituzione della pena detentiva con una sanzione pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo con l'effettivo allontanamento o con la condanna di primo grado. La persistenza nell'illecito e i precedenti penali giustificano il rigetto dei benefici.
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Applicazione della recidiva: conferma e condanna per furto
L'Imputata ha subito una condanna per furto aggravato e invasione di terreni o edifici. La difesa ha impugnato la decisione contestando l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza rispetto alle circostanze attenuanti generiche. Secondo la ricorrente, i giudici di merito non avrebbero motivato adeguatamente la gravità della sua condotta passata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno confermato che l'applicazione della recidiva è corretta quando emerge un legame concreto tra i precedenti penali e la persistente inclinazione a delinquere. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Occupazione abusiva di terreni: niente scuse senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di occupazione abusiva di terreni appartenenti al patrimonio comunale. L'imputato aveva occupato l'area pubblica per costruire manufatti senza autorizzazione edilizia. La difesa ha invocato lo stato di necessità legato all'emergenza abitativa del proprio nucleo familiare per escludere la colpevolezza. I giudici hanno respinto questa tesi per la totale assenza di prove sulla ricerca di soluzioni legali alternative, come contratti di locazione o domande per alloggi di edilizia residenziale pubblica. Mancava inoltre un pericolo imminente e inevitabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Furto di energia elettrica: allaccio abusivo e ricorso respinto
L'occupante di un alloggio ha realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, integrando il reato di invasione di terreni o edifici e quello di furto di energia elettrica aggravato. I giudici di merito hanno inflitto una condanna a tre mesi di reclusione e centottanta euro di multa, subordinando la sospensione della pena a lavori non retribuiti. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità e l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza impugnata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreni: la condanna resta definitiva
Due imprenditori del settore lapideo hanno subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di terreni mediante accumulo di materiali di lavorazione del porfido. I giudici territoriali hanno accertato la loro responsabilità attraverso i documenti di trasporto e lo sgombero spontaneo dell'area dopo l'ordinanza amministrativa. Uno dei responsabili ha inoltre reiterato l'invasione dopo il ripristino dei luoghi, perdendo il diritto alla sospensione condizionale della pena. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza, condannando ciascun ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Demanio occupato e violazione dei sigilli: ricorso bocciato
Un privato cittadino ha occupato abusivamente un'area demaniale per costruire un manufatto. Dopo l'intervento delle autorità e l'apposizione dei sigilli di sequestro, l'uomo ha rimosso i contrassegni e ha proseguito i lavori edilizi. I giudici di merito lo hanno condannato per abusivismo edilizio, invasione di terreni e violazione dei sigilli, negando le attenuanti generiche. Il responsabile ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della responsabilità e il mancato sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i motivi sulla responsabilità non erano stati dedotti in appello e la condotta ostinata dimostra totale indifferenza verso le regole. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di sigilli e occupazione abusiva: condanna definitiva
Un cittadino ha subito una condanna per i reati di invasione di terreni, deturpamento di cose altrui e violazione dei sigilli apposti dall'autorità giudiziaria su un'area sottoposta a sequestro preventivo. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e sostenendo l'illogicità della motivazione che aveva accertato la reiterata condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la responsabilità penale per la violazione di sigilli e occupazione abusiva è divenuta irrevocabile, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di una sanzione di tremila euro.
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Occupazione abusiva di suolo privato: l’auto sul fondo altrui
Un automobilista parcheggiava costantemente la propria autovettura su una porzione di terreno di proprietà altrui. Il Giudice di Pace e il Tribunale condannavano l'imputato per l'illecito penale. L'interessato proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo la temporaneità del posteggio e l'assenza di un effettivo arricchimento o di una lesione stabile per il proprietario. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di suolo privato si realizza anche parcheggiando in modo durevole e continuativo la propria auto su un'area privata altrui, traendo il profitto gratuito dello spazio e impedendo al legittimo proprietario il pieno godimento del bene. Il ricorrente deve versare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Aggravamento della misura cautelare: dal permesso al carcere
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ottiene il permesso di uscire in determinate fasce orarie per raccogliere rottami ferrosi. Le forze dell'ordine lo sorprendono invece a eseguire lavori edili non autorizzati in un'area pubblica, contestandogli l'invasione di terreni e il falso per una fornitura elettrica. I giudici di merito dispongono l'aggravamento della misura cautelare con il ripristino della custodia in carcere per la violazione delle prescrizioni. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato: la valutazione sulla gravità della trasgressione e sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari spetta unicamente al giudice di merito, la cui decisione risulta motivata in modo logico e coerente.
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Occupazione abusiva di immobile pubblico: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per occupazione abusiva nei confronti di nove persone entrate senza titolo in un immobile di proprietà pubblica regionale. Gli imputati hanno cercato di difendersi sostenendo che l'immobile fosse già occupato da terzi in precedenza e chiedendo l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di precedenti occupanti non cancella il reato commesso da chi subentra e si stabilisce con propri beni. Inoltre, l'azione di gruppo e la permanenza prolungata escludono la particolare tenuità. Oltre alla condanna penale, ciascun ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni pubblici: condanna senza scuse
Un cittadino ha occupato abusivamente un'area appartenente al patrimonio comunale, subendo una condanna per il reato di invasione di terreni pubblici. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'illecito ha natura permanente e l'offesa dura finché l'occupazione abusiva prosegue. Di conseguenza, finché l'invasione è in atto, non si può invocare la particolare tenuità del fatto per cancellare la punibilità penale.
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Tentata invasione di edifici per conto terzi: è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per tentata invasione di edifici e danneggiamento. L'imputato sosteneva l'assenza del dolo, affermando di aver agito per consentire l'occupazione dell'immobile a un amico e non per uso proprio. I giudici supremi hanno ribadito che la tentata invasione di edifici punisce chiunque compia atti idonei a occupare lo stabile, a prescindere dal fatto che l'immobile sia destinato a sé o a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Invasione abusiva di edificio: alloggio pubblico e condanna
Due cittadini hanno occupato illegittimamente un appartamento di proprietà del Comune. La Corte di Appello ha confermato la condanna penale degli imputati, negando la non punibilità per particolare tenuità del fatto e respingendo la richiesta di attenuanti generiche. I giudici hanno valorizzato la natura prolungata dell'occupazione e il consistente danno economico arrecato all'ente pubblico proprietario. I responsabili hanno proposto ricorso per cassazione, contestando la gravità del fatto e invocando una presunta condizione di disagio economico. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato i ricorsi inammissibili per la fattispecie di invasione abusiva di edificio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici. Il soggetto ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità lamentando una generica insufficienza di motivazione del provvedimento di secondo grado. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità delle contestazioni mosse dalla difesa. Il ricorrente non ha spiegato con precisione gli errori del giudice di merito né ha indicato elementi a supporto delle proprie critiche. I Supremi Giudici hanno pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione e hanno condannato l'interessato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobili tra prescrizione e condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un uomo condannato per danneggiamento aggravato e invasione di edificio. L'imputato aveva partecipato all'effrazione di catena e lucchetto di un portone e alla successiva occupazione abusiva di immobili, stazionando presso un banchetto informativo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di danneggiamento, commesso nel 2012. Al contrario, i giudici hanno confermato la penale responsabilità per l'occupazione dell'edificio. Trattandosi di un reato permanente cessato solo con lo sgombero forzato nel 2015, il relativo termine di prescrizione non era ancora decorso. La Corte ha quindi disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello per rideterminare la pena complessiva.
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