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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Occupazione abusiva di immobile pubblico: no alla tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per la occupazione abusiva di immobile pubblico (art. 633 c.p.). La difesa ha contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sull'intenzione delittuosa richiedevano una rivalutazione dei fatti inammissibile in sede di legittimità. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della natura prolungata e reiterata dell'occupazione, proseguita anche a fronte dei ripetuti dinieghi di regolarizzazione da parte dell'amministrazione pubblica. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Invasione di terreni ed edifici: condanna ferma in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino accusato del reato di invasione di terreni ed edifici pubblici. L'imputato ha contestato la condanna riproponendo gli stessi argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza apportare una critica specifica alla decisione impugnata. I giudici hanno confermato l'impossibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, della presenza di opere abusive e del conseguente ostacolo alla circolazione stradale. La Cassazione ha inoltre negato le circostanze attenuanti generiche evidenziando la presenza di precedenti penali a carico dell'imputato e la reiterazione dei comportamenti illeciti. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità dell’appello penale: rigore formale e merito
Due cittadini venivano condannati in primo grado per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. I loro legali proponevano appello eccependo la prescrizione del reato. La Corte d'Appello dichiarava i ricorsi inammissibili per genericità delle motivazioni, assimilando la presunta debolezza delle argomentazioni a un vizio formale dell'atto. Gli imputati ricorrevano quindi in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto i ricorsi, precisando che l'inammissibilità dell'appello penale non sussiste se i motivi confutano la sentenza impugnata, anche quando il giudice li ritenga infondati. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione imponeva un accertamento di merito sulla durata della condotta. La Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Attenuanti generiche negate: confermata la condanna penale
L'Imputato è stato condannato per i reati di invasione di edifici e tentato furto. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando la recidiva e negando le attenuanti generiche. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riduzione della pena e l'assenza di motivazioni adeguate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice non deve concedere le attenuanti generiche solo per l'assenza di elementi negativi. Servono infatti elementi positivi concreti che giustifichino la mitigazione della sanzione. Inoltre, i precedenti penali hanno dimostrato una maggiore pericolosità sociale. L'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso inammissibile
L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile. La difesa ha sostenuto l'esistenza di un errore nella numerazione dell'alloggio e ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le contestazioni sull'immobile riproducevano argomenti già ampiamente respinti in appello. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso preclude il rilievo di qualsiasi prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata. L'imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Invasione di terreni o edifici: quando l’accordo vieta il reato
Le parti civili hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata condanna degli imputati per i reati di minaccia e invasione di terreni o edifici. Secondo la ricostruzione dei giudici, gli imputati avevano occupato i beni sulla base di una divisione informale dell'immobile, ritenendo legittimo il possesso e cessando ogni utilizzo subito dopo la decisione civile sui beni. Le presunte frasi minacciose costituivano semplici rivendicazioni di proprietà, prive della prospettazione di un male ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che il giudice di merito non deve confutare ogni singola tesi difensiva se la motivazione complessiva è coerente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni: occupazione prolungata e nessuna tenuità
Due soggetti sono stati condannati per il reato di invasione di terreni per aver occupato abusivamente un'area immobiliare per decenni, continuando l'occupazione anche dopo la morte dell'originario invasore. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego della sospensione condizionale della pena e la misura della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la permanenza dell'occupazione impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la gravità della condotta giustificano il rifiuto dei benefici e la misura della pena. Gli occupanti abusivi dovranno pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
L'Imputato ha occupato un fabbricato senza titolo ed eseguito lavori di ristrutturazione. Di fronte all'accusa di occupazione abusiva di immobile, il cittadino ha proposto ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo stato di necessità richiede un pericolo temporaneo, del tutto incompatibile con un'occupazione stanziale accompagnata da lavori edili. Inoltre, la prolungata durata dell'occupazione esclude l'ipotesi della lievità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: casa del padre
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici, sostenendo la propria estraneità all'illecito poiché era subentrato nell'immobile occupato in origine dal padre ed era nato nell'abitazione stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste in presenza di un'occupazione senza titolo, anche priva di violenza o coazione fisica, e che il trascorrere del tempo o la tolleranza del proprietario non legalizzano la posizione dell'occupante. Abitare in un immobile su indicazione del genitore non costituisce una giustificazione, ma conferma la condotta materiale dell'Imputato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva: il disagio cronico non evita la condanna
Una cittadina occupa un immobile senza titolo e affronta un procedimento penale. La difesa invoca lo stato di necessità a causa di un grave disagio alloggiativo. La Corte di Cassazione conferma le pronunce dei giudici di merito e respinge le censure difensive. I giudici stabiliscono che l'occupazione abusiva non può trovare giustificazione in una condizione di povertà cronica e strutturale. La scriminante richiede l'attualità del pericolo e l'assoluta contingenza dell'emergenza. Il disagio prolungato nel tempo non esclude il ricorso a percorsi abitativi legali o all'assistenza sociale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Procura speciale per querela assente: condanna nulla
Un cittadino subiva una condanna per il reato di invasione di terreni. La proprietaria del fondo non aveva sporto denuncia personalmente, ma tramite una rappresentante munita di una procura notarile generale per atti di ordinaria e straordinaria amministrazione. La difesa dell'imputato ha contestato la validità dell'azione, evidenziando il difetto originario della condizione di procedibilità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la procura speciale per querela deve necessariamente indicare in modo specifico il fatto reato o i presupposti concreti d'intervento. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna ed eliminato ogni risarcimento.
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Invasione di terreni: l’assoluzione non evita il danno
Un agricoltore occupava e coltivava arbitrariamente un fondo agricolo altrui dopo la scadenza del permesso temporaneo. Il proprietario subiva l'abbattimento di recinzioni e picchetti di confine con mezzi meccanici. Il Tribunale assolveva l'uomo in sede penale, ma i proprietari impugnavano la decisione per tutelare i propri diritti economici. La Corte di Appello riconosceva la responsabilità civile dell'occupante per il reato di invasione di terreni, condannandolo a risarcire i danni causati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che, ai fini del risarcimento civile richiesto nel processo penale, non serve la certezza penale ma si applica la regola del più probabile che non. L'agricoltore deve quindi pagare le spese processuali e risarcire i proprietari.
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Occupazione abusiva di immobile e violenza: ricorso inammissibile
Tre individui hanno impugnato la condanna penale per occupazione abusiva di immobile pubblico e resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha invocato lo stato di necessità legato al bisogno abitativo e la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile costituisce un illecito permanente e la tenuità del fatto non trova applicazione senza la prova della cessata condotta. Inoltre, la violenza esercitata contro le forze dell'ordine con conseguenti lesioni esclude ogni lieve entità.
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Invasione di terreni e furto di legna: confermata la condanna
Un uomo si è introdotto all'interno di una proprietà privata altrui per abbattere e asportare nove alberi, tra querce e pioppi. L'imputato ha agito nonostante i testimoni presenti lo avessero espressamente avvertito dell'altruità dell'area, chiaramente delimitata sul confine da un albero di pioppo. I giudici di merito hanno condannato il soggetto per i reati di invasione di terreni e furto di legna, imponendo anche una provvisionale risarcitoria di duemila euro a favore della persona offesa. L'autore ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di recinzioni materiali, la sproporzione economica del risarcimento e il diniego della sospensione condizionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, confermando la responsabilità penale e condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: l’occupante abusivo non può fare riesame
Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di un'area demaniale marittima adibita a parcheggio in una zona protetta. L'indagata ha presentato istanza di riesame per chiedere la restituzione dell'area, sostenendo la propria qualifica di concessionaria e contestando la misura. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa dell'assenza di titoli concessori validi e dell'occupazione del tutto abusiva del suolo pubblico. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza: l'occupante senza titolo di un bene demaniale non possiede alcuna posizione giuridica qualificata né un interesse concreto per impugnare il sequestro preventivo. Il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Inappellabilità delle sentenze di proscioglimento: stop al PM
Il Tribunale assolveva due imputati dal reato di invasione di terreni ed edifici per particolare tenuità del fatto. La Procura presentava appello, ma i giudici di secondo grado lo dichiaravano inammissibile applicando il divieto di impugnazione per i reati a citazione diretta. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione denunciando la presunta incostituzionalità della norma per violazione del principio di uguaglianza tra accusa e difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità dell'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del pubblico ministero per i reati a citazione diretta senza udienza preliminare. Tale limite risponde a una scelta razionale del legislatore basata sulla minore complessità dell'accertamento penale, salvaguardando la facoltà di ricorso per cassazione.
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Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
Un cittadino ha occupato abusivamente un locale di proprietà comunale adibendolo a propria dimora stabile dopo la perdita del lavoro e la separazione coniugale. L'imputato ha invocato la scriminante dello stato di necessità per indigenza economica e ha contestato la mancata concessione di un rinvio di udienza per concomitante impegno del difensore. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per occupazione abusiva di immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva di immobile non è scriminata dallo stato di necessità quando mira a risolvere un bisogno abitativo permanente anziché un pericolo grave, attuale e transitorio. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sul legittimo impedimento intempestivo e sulla prescrizione.
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Divieto di reformatio in peius: no all’aumento della pena base
Il gestore di un locale commerciale subisce il sequestro di una struttura e di arredi collocati su suolo pubblico. Nonostante i sigilli, continua l'attività di somministrazione. Il Tribunale lo condanna per invasione di suolo pubblico e violazione di sigilli. La Corte d'appello dichiara prescritti alcuni reati minori e riduce la pena complessiva, ma innalza la pena base del reato principale da otto a nove mesi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato su questo profilo. I giudici supremi stabiliscono che il divieto di reformatio in peius impedisce di aumentare la pena base stabilita in primo grado se ha fatto appello solo il condannato. La sentenza viene annullata con rinvio per rideterminare la pena.
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Tentato furto in abitazione: casa vuota ma arredata resta dimora
Una donna e il figlio sono entrati con arnesi da scasso in una casa temporaneamente disabitata ma ammobiliata, asportando un orologio e un posacenere d'argento. I due hanno tentato di giustificare l'intrusione affermando di voler occupare l'immobile per problemi economici, invocando la fattispecie di invasione di terreni o violazione di domicilio. I giudici hanno invece confermato l'imputazione per tentato furto in abitazione e le misure cautelari dell'obbligo di dimora notturno e di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. La Suprema Corte ha ribadito che un immobile ammobiliato mantiene la natura di privata dimora anche se momentaneamente non abitato, sanzionando la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Abuso edilizio su suolo pubblico: condanna per il terrazzino
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a una proprietaria per la realizzazione non autorizzata di un terrazzino con parapetto in muratura e cancelletto in ferro. La struttura poggiava interamente sul marciapiede comunale in un'area soggetta a tutela paesaggistica. La ricorrente ha contestato la decisione sostenendo la prescrizione dei reati e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto, qualificando l'intervento come semplice riparazione. I giudici di legittimità hanno respinto i motivi di ricorso dichiarandolo inammissibile. L'opera costituiva un grave abuso edilizio su suolo pubblico realizzato ex novo e non una mera ricostruzione. La Corte ha confermato la validità dei termini di prescrizione e ha escluso qualsiasi tenuità della condotta, condannando l'imputata alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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