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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Un soggetto indagato per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica ricorre contro il sequestro preventivo del bene. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare. Poiché l'indagato non è proprietario né titolare di alcun diritto sull'immobile, non avrebbe diritto alla sua restituzione nemmeno in caso di annullamento del sequestro, venendo così a mancare il presupposto essenziale per poter contestare la misura cautelare.
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Occupazione abusiva immobile: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per occupazione abusiva immobile. La sentenza chiarisce che il reato sussiste anche se si subentra a un precedente assegnatario senza titolo legittimo, e che l'obbligo di autonoma valutazione del giudice non richiede una riscrittura originale degli atti, specialmente in casi di reati seriali.
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Sequestro e fallimento: chi può impugnare l’ordine?
Una società in fallimento ha subito il sequestro di un suo immobile. L'ex utilizzatore del bene e l'amministratore della società fallita hanno impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, chiarendo che nel complesso scenario di sequestro e fallimento, solo i soggetti con un diritto effettivo alla restituzione, come il curatore fallimentare, sono legittimati a impugnare. Non lo sono invece l'ex comodatario o l'amministratore della società fallita, che hanno perso ogni disponibilità giuridica sul bene.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza muovere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato che un ricorso non può essere una mera ripetizione, ma deve svolgere una funzione di critica puntuale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro impeditivo: occupazione abusiva e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro impeditivo di un'unità abitativa occupata abusivamente per decenni. La ricorrente, che vi abitava dopo il decesso della madre legittima assegnataria, aveva contestato la misura cautelare. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici, ripetitivi e, in parte, proposti per la prima volta in sede di legittimità. In particolare, è stata respinta la doglianza sulla proporzionalità del sequestro impeditivo, poiché non sollevata in precedenza e comunque infondata, non potendosi riconoscere un diritto all'abitazione sorto da una situazione di illegalità pluridecennale a scapito di aventi diritto.
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Divieto di reformatio in peius: i limiti in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per reati edilizi, il quale lamentava una violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte ha stabilito che tale divieto si applica solo al dispositivo della sentenza (la pena inflitta) e non alla motivazione, che il giudice d'appello può liberamente modificare, anche con argomenti meno favorevoli all'imputato, purché la pena finale non venga aggravata e siano rispettati i diritti della difesa.
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Occupazione senza titolo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23487/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni soggetti condannati per occupazione senza titolo di un complesso immobiliare. La Corte ha chiarito che non sussiste litispendenza se il giudizio di rinvio disposto in sede penale non viene riassunto. Inoltre, ha ribadito che per devolvere la causa alla Sezione Specializzata Agraria non è sufficiente affermare l'esistenza di un contratto di affitto, ma occorre fornire almeno un principio di prova. Infine, ha confermato la legittimità della condanna generica al risarcimento del danno per il solo fatto dell'illegittima privazione del possesso del bene.
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Confisca allargata: veicoli restituiti? Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che aveva disposto la restituzione di un'auto e una moto a due persone condannate per reati di droga. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha errato nel non applicare la 'confisca allargata', una misura obbligatoria che prescinde dal collegamento diretto del bene con il reato. Tale misura si basa sulla sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato, quando non ne sia giustificata la provenienza lecita. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Occupazione abusiva: no reato se c’è subentro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro per occupazione abusiva immobile. Il caso riguardava persone subentrate in un alloggio popolare a seguito di uno scambio autorizzato dal Comune. La Corte ha stabilito che non si configura il reato di invasione di edifici (art. 633 c.p.) se non c'è un'introduzione arbitraria 'dall'esterno', ma un semplice subentro con il consenso del precedente assegnatario, anche se la procedura potesse avere vizi amministrativi.
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Interesse all’impugnazione: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona contro il sequestro preventivo di un immobile di edilizia residenziale pubblica. La ricorrente, pur essendo indagata per occupazione abusiva, non aveva un titolo giuridico qualificato sull'immobile. La Corte ha stabilito che manca l'interesse all'impugnazione quando l'annullamento del sequestro non comporterebbe la restituzione del bene all'indagato, poiché l'assegnazione di tali alloggi segue procedure pubbliche specifiche.
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Invasione di terreni: Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 29 ottobre 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di invasione di terreni. Il punto centrale della decisione è la chiara definizione del concetto di 'invasione' ai sensi dell'art. 633 del codice penale: non è necessaria la violenza, ma è sufficiente l'introduzione arbitraria, ovvero senza diritto, nella proprietà altrui. L'occupazione che ne consegue è semplicemente la materializzazione della condotta illecita. Il ricorso è stato respinto perché tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando contestare i fatti è inutile
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla corretta applicazione della legge. Viene confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente la motivazione del giudice di merito basata sulla perdurante condotta criminosa.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione per violazione dell'art. 581 c.p.p. Il motivo è la genericità dell'impugnazione, che non specificava gli elementi a sostegno della censura, rendendo impossibile al giudice l'esercizio del proprio sindacato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Prescrizione reato permanente: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per invasione di edifici. L'ordinanza chiarisce che la prescrizione del reato permanente decorre solo dalla cessazione della condotta illecita (fine dell'occupazione) o dalla sentenza di primo grado, e non dal momento iniziale dell'invasione. Il ricorso è stato respinto anche per mancanza di specificità dei motivi.
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Reato permanente: nuova condanna per stessa occupazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43287/2024, ha chiarito la natura del reato permanente di invasione di edifici. Ha stabilito che la permanenza del reato cessa con la sentenza di condanna di primo grado. La prosecuzione dell'occupazione dopo tale sentenza costituisce un nuovo e autonomo reato, per il quale è possibile un nuovo processo senza violare il principio del 'ne bis in idem' (divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto). Di conseguenza, il ricorso dell'imputata è stato dichiarato inammissibile.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per invasione di terreni. Il ricorrente lamentava un vizio di travisamento della prova, ma la Corte ha stabilito che i motivi proposti miravano in realtà a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'appello è stato respinto perché la motivazione della corte territoriale è stata ritenuta logica e coerente, confermando i limiti del giudizio della Cassazione.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva e danneggiamento. Ha confermato l'inammissibilità del ricorso per uno degli imputati ma ha annullato parzialmente la condanna per l'altra per intervenuta prescrizione del reato di danneggiamento, rideterminando la pena per la sola occupazione.
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Pena sostitutiva: discrezionalità del giudice e precedenti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego di una pena sostitutiva. La Corte stabilisce che la valutazione negativa del giudice, basata sui numerosi precedenti penali dell'imputato (anche se estinti), rientra nella sua piena discrezionalità e non è sindacabile se motivata in modo logico, poiché tali precedenti sono rilevanti per delineare la personalità del soggetto.
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Inammissibilità ricorso: i motivi generici o di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una condanna per invasione di edifici e furto. La decisione si fonda sul fatto che i motivi erano o una semplice ripetizione di questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità, oppure troppo generici. Questa pronuncia chiarisce i requisiti formali per un valido ricorso, evidenziando come l'inammissibilità del ricorso sia una conseguenza diretta della non corretta formulazione dei motivi.
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Prescrizione reato permanente: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per abusi edilizi in area protetta. La sentenza ribadisce che la prescrizione del reato permanente decorre non dall'inizio dell'attività illecita, ma dalla sua cessazione, correttamente individuata nel momento del sequestro. Viene confermata la legittimità sia del diniego della particolare tenuità del fatto, data la pluralità delle violazioni, sia della subordinazione della pena sospesa alla demolizione delle opere.
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