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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Persona palesemente armata: quando scatta l’aggravante?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3174/2024, ha stabilito che l'aggravante di 'persona palesemente armata' prevista per il reato di invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.) richiede che l'arma sia portata in modo manifesto ed evidente. Nel caso esaminato, un soggetto indossava un coltello in un fodero, ma l'impugnatura era coperta da un giubbotto, rendendo l'arma non chiaramente visibile. La Corte ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, affermando che la mera supposizione o congettura della presenza dell'arma da parte della persona offesa non è sufficiente per configurare tale aggravante. La visibilità deve essere un dato oggettivo e non dipendere dalla percezione soggettiva.
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Conversione del ricorso: errore nel mezzo impugnazione
Due esercenti, condannati in primo grado al pagamento di una 'multa' per occupazione di suolo pubblico e violazioni sanitarie, hanno impugnato la sentenza direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato l'atto, disponendo la conversione del ricorso in appello. La decisione si fonda sulla distinzione tra 'multa', la cui sentenza è appellabile, e 'ammenda', la cui sentenza non lo è. Applicando il principio del 'favor impugnationis', il ricorso errato non è stato dichiarato inammissibile ma trasmesso al giudice competente, la Corte d'Appello.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti erano una mera ripetizione di quelli già esaminati e rigettati dalla Corte d'Appello. La Corte sottolinea che l'appello deve contenere una critica puntuale alla sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni. Viene inoltre chiarito che il reato di danneggiamento aggravato è procedibile d'ufficio.
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Ricorso inammissibile: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati contro una condanna per invasione di terreni. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di ricorso, ritenuto privo dei requisiti di specificità richiesti dall'art. 581 del codice di procedura penale, non consentendo al giudice di individuare i rilievi mossi. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi non dedotti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per invasione di edifici. La decisione si basa su due pilastri: la manifesta infondatezza del motivo relativo allo stato di necessità e l'inammissibilità della richiesta di sospensione condizionale della pena, poiché non sollevata nei precedenti gradi di giudizio. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare tutte le doglianze in sede di appello.
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Ricorso inammissibile: limiti appello patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che, dopo una sentenza di patteggiamento per i reati di cui agli artt. 633 e 639 bis c.p., aveva lamentato la mancata applicazione dello stato di necessità. La Corte ha ribadito che i motivi di ricorso contro le sentenze di patteggiamento sono tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. e che una doglianza generica non può essere ricondotta al vizio di erronea qualificazione giuridica del fatto, se non in caso di errore palese ed immediato.
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Tenuità del fatto esclusa per occupazione protratta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ha confermato che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica quando l'illecito, come in questo caso un'occupazione, si protrae per un lungo periodo (quattro anni), poiché la durata stessa dell'azione ne dimostra la gravità.
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Reformatio in peius: no a limiti per la pena sospesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte d'Appello aveva fissato un termine per il rilascio di un immobile, condizione per la sospensione della pena, che il primo giudice non aveva specificato. Secondo la Cassazione, modificare le modalità applicative del beneficio, anche in senso peggiorativo, non viola il divieto di reformatio in peius, il cui ambito è limitato alla sola revoca del beneficio stesso.
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Sequestro probatorio: quando il giudice penale decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio di catene e lucchetti usati per bloccare l'accesso a un fondo. Il sequestro probatorio è legittimo se serve a provare un reato, anche se alla base vi è una disputa sulla proprietà, la cui soluzione non spetta al giudice del riesame.
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Remissione tacita di querela: l’avviso è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta remissione tacita di querela. Il caso riguardava la mancata comparizione del querelante in udienza. I giudici hanno chiarito che, affinché l'assenza valga come remissione tacita, è indispensabile che il querelante sia stato specificamente avvertito di tale conseguenza. Se un'udienza viene rinviata e nella nuova citazione tale avvertimento non viene ripetuto, la successiva assenza del querelante non può essere interpretata come volontà di rimettere la querela, rendendo il ricorso inammissibile.
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Esigenze cautelari: Cassazione rigetta ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'indagata contro la misura degli arresti domiciliari per furto aggravato. Il reato si inseriva in un contesto di intimidazione verso un collaboratore di giustizia. La Corte ha confermato la sussistenza di gravi indizi e di attuali esigenze cautelari, ritenendo irrilevante il solo trascorrere del tempo a fronte della gravità dei fatti e dei precedenti penali dell'indagata.
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Elemento soggettivo: perché è cruciale nei reati?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati edilizi e di invasione di terreni. La decisione è stata presa a causa della totale assenza di motivazione riguardo all'elemento soggettivo, ovvero la consapevolezza e volontà dell'imputato di commettere i reati contestati. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio che dovrà valutare attentamente questo aspetto cruciale.
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Occupazione abusiva di alloggi popolari: è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44227/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. L'imputato sosteneva che l'immobile non fosse un bene pubblico, ma la Corte ha ribadito che gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono da considerarsi tali, in quanto appartengono a un ente pubblico e sono destinati a una finalità di pubblica utilità. Di conseguenza, la loro invasione integra il reato previsto dagli artt. 633 e 639-bis del codice penale.
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Occupazione abusiva: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per occupazione abusiva di un alloggio popolare. La Corte ha ribadito che l'occupazione 'sine titulo' costituisce reato ai sensi dell'art. 633 c.p., anche in assenza di violenza. Inoltre, ha precisato che la scriminante dello stato di necessità non può essere invocata per risolvere un'esigenza abitativa permanente, ma solo per far fronte a un pericolo attuale e transitorio.
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Ricorso cassazione penale: inammissibile se non firmato
Una persona, condannata per invasione di immobile, ha presentato personalmente ricorso alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato il ricorso cassazione penale inammissibile perché, secondo la legge, l'atto deve essere sottoscritto da un avvocato abilitato al patrocinio in Cassazione. La proponente è stata quindi condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reati: Cassazione annulla la condanna
Un imputato ha impugnato in Cassazione una sentenza di condanna per reati edilizi e altre violazioni. La Suprema Corte ha respinto i motivi relativi alla valutazione delle prove e alla congruità della pena, ma ha accolto quello sulla prescrizione reati per la sola contravvenzione edilizia. Questa sentenza evidenzia come i termini di prescrizione varino in base alla tipologia di reato, portando a un annullamento parziale della sentenza e a un ricalcolo della pena finale.
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Invasione di terreni: quando l’ospitalità non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di terreni e danneggiamento a carico di due persone che, pur essendo state autorizzate ad accedere a un fondo da una comproprietaria, si erano comportate come proprietari esclusivi. Gli imputati avevano recintato il terreno e tagliato alberi, escludendo gli altri aventi diritto. La Corte ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili, sottolineando che l'autorizzazione di uno solo non legittima l'appropriazione del bene a danno degli altri comproprietari.
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Specificità del ricorso: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44888/2024, ha dichiarato inammissibile un appello a causa della mancanza di specificità del ricorso. La Corte ha chiarito che non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni già respinte in secondo grado, ma è necessario confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La decisione sottolinea l'importanza di redigere ricorsi dettagliati per evitare una declaratoria di inammissibilità e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Interesse ad impugnare: sequestro e non titolarità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona indagata per l'occupazione abusiva di un immobile pubblico. La decisione si fonda sulla mancanza di un concreto interesse ad impugnare, poiché l'indagata, non essendo proprietaria del bene, non avrebbe potuto ottenerne la restituzione neanche in caso di annullamento del sequestro preventivo. La sentenza ribadisce che per impugnare una misura cautelare reale non basta essere la persona sottoposta a indagini, ma è necessario dimostrare un interesse pratico e attuale alla rimozione del vincolo.
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Interesse ad impugnare: quando manca per il sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro il sequestro preventivo di un immobile di proprietà comunale che occupava. La decisione si fonda sulla mancanza di un concreto interesse ad impugnare, poiché il ricorrente, non essendo proprietario né titolare di altro diritto, non avrebbe potuto ottenere la restituzione del bene neanche in caso di annullamento del sequestro.
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