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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Esenzione IMU prima casa: sì anche con residenze diverse
Un contribuente si è visto negare l'esenzione IMU prima casa perché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha ribaltato la decisione. Sulla scia di una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che l'agevolazione spetta al possessore che risiede e dimora abitualmente nell'immobile, a prescindere dalla residenza del coniuge, superando il requisito della residenza dell'intero nucleo familiare.
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IMU immobile occupato: esenzione per il proprietario
Un comune ha impugnato una sentenza che garantiva a una società immobiliare il rimborso dell'IMU per un immobile occupato abusivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'esenzione dal pagamento dell'IMU su un immobile occupato. La decisione si fonda su una recente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima l'imposizione fiscale a carico di proprietari che, avendo denunciato l'occupazione, non hanno la disponibilità del bene.
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Occupazione abusiva: la demolizione ferma il reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per occupazione abusiva, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare tutte le prove che dimostrino la cessazione della condotta illecita. Nel caso di specie, la demolizione delle opere abusive, se provata, avrebbe interrotto la permanenza del reato, portando alla sua prescrizione. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame che accerti il momento esatto in cui l'occupazione è terminata.
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Occupazione sede stradale: reato o illecito? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per invasione di terreni (art. 633 c.p.) a seguito di un'occupazione sede stradale. La Corte ha chiarito che l'illecito amministrativo previsto dal Codice della Strada non esclude la configurabilità del reato penale, poiché le due norme tutelano beni giuridici differenti: la sicurezza della circolazione e il patrimonio.
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Ricorso inammissibile: condanna per abuso del processo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da alcuni cittadini contro un ente pubblico per l'occupazione abusiva di un immobile. A causa della manifesta infondatezza e pretestuosità dei motivi, i ricorrenti sono stati condannati non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a un'ulteriore somma per abuso del processo, ai sensi dell'art. 96 c.p.c.
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Reato permanente: no alla tenuità del fatto
Un individuo, condannato per un abuso edilizio qualificabile come reato permanente, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio secondo cui tale beneficio non può essere concesso finché la condotta illecita e i suoi effetti dannosi persistono.
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Inammissibilità ricorso: requisiti e limiti del riesame
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata contro una sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che i motivi di appello non possono essere una mera ripetizione di argomenti già respinti, ma devono confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata. Inoltre, ha confermato che la valutazione sulla concessione della sospensione condizionale della pena, basata su un giudizio prognostico sfavorevole sulla personalità dell'imputato, è un apprezzamento di merito non sindacabile in sede di legittimità se non manifestamente illogico.
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Appello inammissibile: no a motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione dichiara un appello inammissibile perché i motivi presentati erano sia una semplice ripetizione di doglianze già respinte, sia generici e privi della specificità richiesta dalla legge. La sentenza ribadisce che il ricorso deve contenere censure precise e non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni. Inoltre, la Corte conferma che non può riesaminare l'adeguatezza della pena se la decisione del giudice di merito non è palesemente illogica o arbitraria.
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Abusi edilizi: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per una serie di abusi edilizi in un'area vincolata. La sentenza ribadisce il principio della "doppia conforme", secondo cui le sentenze di primo e secondo grado, se concordanti, formano un unico corpo decisionale. Viene inoltre confermata la responsabilità del tecnico progettista, ritenuto pienamente coinvolto nella realizzazione delle opere illecite.
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Improcedibilità appello: il reato permanente e i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per invasione di edifici, applicando la nuova disciplina sull'improcedibilità dell'appello. La sentenza chiarisce un punto cruciale: per un reato permanente, il momento di commissione del reato, ai fini del calcolo dei termini massimi di durata del processo, coincide con la data della sentenza di primo grado se la contestazione è 'aperta'. Poiché il termine triennale per il giudizio d'appello era scaduto, la Corte ha dichiarato l'improcedibilità, estinguendo l'azione penale.
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Stesso fatto e archiviazione: non si può processare due volte
Una donna, condannata per occupazione di terreno, ha fatto ricorso sostenendo che la stessa condotta (costruzione di un muro) era già stata oggetto di un'indagine per abuso edilizio, poi archiviata. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo, chiarendo che non si può procedere nuovamente per lo 'stesso fatto', anche se qualificato diversamente, senza una formale autorizzazione a riaprire le indagini. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Tenuità del fatto e reati permanenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per abuso edilizio e occupazione di terreno. Il motivo è che la Corte di Appello aveva erroneamente negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sulla presunta continuazione del reato. La Cassazione ha chiarito che il sequestro del bene interrompe la permanenza del reato, obbligando il giudice a valutare la tenuità della condotta fino a quel momento.
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Reato Continuato: Cassazione sul lasso temporale
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di occupazione abusiva, stabilendo un principio chiave sul reato continuato. La Corte ha annullato la decisione di merito che negava il vincolo della continuazione con precedenti reati edilizi basandosi unicamente sul lungo tempo trascorso. Secondo i giudici, il lasso temporale è solo uno degli indici da valutare, e non è di per sé sufficiente a escludere l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, che deve essere verificato analizzando anche altri elementi come il contesto e le modalità delle condotte. La responsabilità per l'occupazione abusiva è stata comunque confermata.
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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per invasione di edifici. I motivi sono stati giudicati una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello e il calcolo della prescrizione presentato dal ricorrente è stato ritenuto errato, non avendo considerato un periodo di sospensione previsto dalla legge.
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Estinzione del reato: Cassazione su delitti e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'estinzione del reato oggetto di un decreto penale di condanna. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'estinzione del reato, la commissione di un qualsiasi delitto nel quinquennio successivo è sempre ostativa, a prescindere dalla sua natura. Il requisito della 'medesima indole' si applica esclusivamente alle contravvenzioni e non ai delitti, confermando un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Sequestro preventivo: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di un'area adibita ad autoparco. Il ricorrente contestava la qualifica di rifiuti data ad alcuni beni presenti, ma la Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione avverso misure cautelari reali è ammesso solo per violazione di legge e non per riesaminare il merito dei fatti. La decisione si fonda sulla distinzione tra la mera insufficienza di motivazione, non sindacabile, e la sua totale assenza o apparenza, unico vizio rilevante in sede di legittimità.
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Sequestro preventivo immobile: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo immobile. La Corte ha stabilito che la semplice consegna delle chiavi da parte del precedente assegnatario non è sufficiente a legittimare il possesso di un alloggio pubblico, confermando la sussistenza del 'fumus' del reato di invasione di edifici e la validità del sequestro.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e la motivazione
Una donna ricorre in Cassazione contro un sequestro preventivo relativo a un alloggio pubblico da lei occupato abusivamente, lamentando vizi di motivazione e proporzionalità. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la motivazione del GIP, pur se basata su uno schema standard per casi seriali, era sufficiente. Inoltre, chiarisce che il motivo sulla proporzionalità non può essere sollevato per la prima volta in Cassazione se non proposto dinanzi al Tribunale del Riesame.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di un immobile comunale occupato abusivamente. La sentenza chiarisce gli oneri probatori a carico di chi lamenta la mancanza di autonoma valutazione del GIP e ribadisce che la successione nel possesso illecito non esclude il reato, confermando la sussistenza del 'fumus commissi delicti'.
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Processo in assenza: la nomina del difensore basta?
La Corte di Cassazione chiarisce che in un processo in assenza, la nomina di un difensore di fiducia e l'elezione di domicilio presso il suo studio creano una presunzione di conoscenza del procedimento. Per ottenere la rescissione del giudicato, l'imputato deve provare una incolpevole e specifica impossibilità di essere venuto a conoscenza del processo, non essendo sufficiente la mera affermazione di assenza di contatti con il legale.
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