Improcedibilità Appello: Quando Scatta per i Reati Permanenti
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti decisivi sull’applicazione della nuova disciplina dell’improcedibilità appello, introdotta dalla Riforma Cartabia (legge n. 134/2021). Il caso, relativo a un reato di invasione di edifici, ha permesso ai giudici di stabilire un principio fondamentale per il calcolo dei termini di durata massima del giudizio nei casi di reato permanente, portando all’annullamento della condanna.
I Fatti di Causa
Due persone venivano condannate sia in primo grado che in appello per il reato di invasione di un appartamento di proprietà di un ente pubblico. La condotta illecita, iniziata nel 2018, aveva natura di reato permanente, poiché l’occupazione abusiva si era protratta nel tempo. Avverso la sentenza della Corte d’appello, i difensori degli imputati proponevano ricorso per cassazione, lamentando, tra le altre cose, la violazione dell’art. 344-bis del codice di procedura penale.
Il Motivo del Ricorso: La Violazione dei Termini di Durata del Giudizio
Il fulcro del ricorso si basava sulla presunta violazione dei termini massimi di durata del giudizio di appello. La difesa sosteneva che il tempo trascorso per la celebrazione del secondo grado di giudizio avesse superato il limite massimo previsto dalla legge, determinando una causa di improcedibilità appello. Sebbene la difesa non avesse formalmente sollevato questa eccezione durante il giudizio di appello, la Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo ammissibile, in quanto il giudice ha l’obbligo di dichiarare l’improcedibilità anche d’ufficio.
Le Motivazioni della Cassazione sull’improcedibilità appello
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. La decisione si basa su un’attenta analisi della disciplina transitoria e del meccanismo di calcolo dei termini per i reati permanenti.
1. Applicabilità della Riforma Cartabia
I giudici hanno innanzitutto stabilito che la nuova norma sull’improcedibilità (art. 344-bis c.p.p.) si applica a tutti i reati commessi a partire dal 1° gennaio 2020. Per capire se il caso in esame rientrasse in questo ambito, era necessario determinare il tempus commissi delicti.
2. Il Momento del Commesso Reato nel Reato Permanente
Qui risiede il cuore della decisione. Per un reato permanente, la condotta illecita si protrae nel tempo. La Cassazione ha chiarito che, quando la contestazione del reato è ‘aperta’ (cioè indica solo la data di inizio e non quella di fine), la permanenza si considera cessata alla data della sentenza di primo grado. Nel caso specifico, la sentenza di primo grado era del 15 febbraio 2021. Di conseguenza, il reato è stato considerato commesso fino a quella data, rientrando pienamente nel campo di applicazione della nuova legge.
3. Il Calcolo dei Termini
Stabilita l’applicabilità della norma, la Corte ha proceduto al calcolo del termine di durata massima. La norma transitoria prevedeva, per i procedimenti di impugnazione proposti entro il 31 dicembre 2024, un termine di tre anni per il giudizio d’appello. Questo termine inizia a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado.
Nel dettaglio:
- Data sentenza di primo grado: 15/02/2021.
- Termine per il deposito delle motivazioni (90 giorni): 16/05/2021.
- Inizio decorrenza del termine per l’appello (dies a quo, 90 giorni dopo): 14/08/2021.
- Scadenza del termine triennale: 14/08/2024.
La sentenza d’appello era stata emessa il 23 aprile 2025, ben oltre la scadenza. In assenza di cause di sospensione, la Corte d’appello avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità dell’azione penale.
Le Conclusioni
Avendo la Corte d’appello omesso di dichiarare l’improcedibilità, la sua sentenza è stata viziata da una palese violazione di legge. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio. Questa decisione sancisce un principio di diritto fondamentale: per i reati permanenti, il calcolo dei termini per l’improcedibilità appello deve tenere conto della data della sentenza di primo grado come momento di cessazione della condotta, con importanti conseguenze sulla sorte di numerosi processi penali.
Quando si applica la nuova norma sulla improcedibilità del processo d’appello (art. 344-bis c.p.p.)?
Si applica ai procedimenti di impugnazione relativi a reati commessi a far data dal 1° gennaio 2020.
Come si stabilisce la data di commissione di un reato permanente, come l’invasione di edifici, ai fini dell’improcedibilità?
Se la contestazione è ‘aperta’ (indica solo la data di inizio), la data di commissione coincide con la data di cessazione della permanenza, che a sua volta corrisponde alla data della sentenza di primo grado.
Cosa succede se il giudice d’appello non dichiara l’improcedibilità anche se i termini sono scaduti?
La sentenza emessa è viziata da violazione di legge. Può essere impugnata in Cassazione, la quale, se accerta il superamento dei termini, annullerà la sentenza senza rinvio, dichiarando l’improcedibilità dell’azione penale.