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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Invasione di terreni o edifici: muro abusivo costa la condanna
Un cittadino ha realizzato un muro di recinzione per chiudere e occupare una porzione di terreno appartenente al demanio stradale comunale. Condannato in appello a tre mesi di reclusione per il reato di invasione di terreni o edifici, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente invocava la particolare tenuità del fatto e contestava l'obbligo di demolizione del muro imposto come condizione per la sospensione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di terreni o edifici è un reato permanente, impedendo l'applicazione della tenuità finché l'occupazione persiste. Inoltre, subordinare la sospensione condizionale al ripristino dei luoghi è pienamente legittimo per eliminare le conseguenze dannose del reato. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e le sanzioni.
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Invasione di terreni: niente risarcimento se il confine è incerto
Il caso nasce dalla contestazione del reato di invasione di terreni tra due proprietari di fondi confinanti. Il Giudice di pace condannava in primo grado il presunto autore dell'occupazione. Successivamente, il Tribunale in grado di appello dichiarava il reato estinto per prescrizione e revocava il risarcimento dei danni alla parte civile, rilevando l'assenza di dolo a causa dell'incertezza dei confini. La parte civile proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice d'appello, pur dichiarando la prescrizione, deve valutare la responsabilità civile. In presenza di confini incerti manca l'intenzione di commettere il reato, giustificando la revoca dei danni. La parte civile perde definitivamente il diritto al risarcimento in questa sede e viene condannata alle spese.
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Invasione di terreni o edifici: l’accordo non salva dall’abuso
Un costruttore edile, autorizzato a depositare materiali solo sulla porzione ovest di un terreno privato, ha occupato abusivamente anche la porzione est con attrezzature e una gru. Condannato nei precedenti gradi di giudizio per il reato di invasione di terreni o edifici, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto la violazione del divieto di doppio giudizio e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato ha natura permanente finché dura l'occupazione abusiva, spostando in avanti l'inizio della prescrizione. Inoltre, la precedente sentenza riguardava un fatto storico diverso. Il costruttore perde la causa e deve pagare le spese processuali e di difesa della proprietaria del terreno.
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Occupazione abusiva di immobili: confermata multa da 700mila euro
Un cittadino è stato condannato a un anno di reclusione e a una multa di 700.000 euro per il reato di occupazione abusiva di immobili e suolo pubblico, aggravato dalla costruzione di manufatti abusivi. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la determinazione della sanzione era corretta e ben motivata, basandosi sulla gravità eccezionale del fatto, che ha coinvolto ben tre appartamenti e un'area pubblica. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso fotocopia bocciato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di occupazione abusiva di immobile. I ricorrenti contestavano l'utilizzo di alcune dichiarazioni e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che ripetere semplicemente i motivi dell'appello, senza contestare la sentenza di secondo grado, rende il ricorso inammissibile per aspecificità. Inoltre, la condanna si basava sulla testimonianza diretta di un testimone oculare e non su dichiarazioni non utilizzabili. La Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende, respingendo la richiesta di rimborso spese della società proprietaria poiché non ha svolto attività difensiva concreta.
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Danneggiamento aggravato: la parola dell’agente supera la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per invasione di edifici e danneggiamento aggravato. La difesa sosteneva che la condanna si basasse su dichiarazioni rese dall'imputato alla polizia, ritenute inutilizzabili per legge. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che i giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale basandosi sulla testimonianza diretta di un agente di polizia. L'agente aveva infatti visto personalmente il soggetto mentre distruggeva la lastra di vetro all'ingresso dell'alloggio. Trattandosi di una ricostruzione dei fatti coerente, la Cassazione non può rivalutare il merito della vicenda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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No all’esercizio arbitrario delle proprie ragioni per l’usura
L'Imputato è stato condannato per tentata estorsione e invasione di terreni o edifici. Il difensore ha chiesto di riqualificare il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo che l'assistito voleva solo recuperare somme portate da assegni in suo possesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni richiede un diritto legittimo e azionabile davanti a un giudice. Nel caso specifico, il credito derivava da un prestito usurario, rendendo la pretesa giuridicamente inesistente e non tutelabile. Di conseguenza, l'uso della forza o della minaccia per recuperare un credito usurario integra il reato di estorsione e non quello di autotutela. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato ha concordato una pena per i reati di invasione di terreni o edifici. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la congruità della pena concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, dopo le recenti riforme, il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi, tra i quali non rientra la valutazione sulla congruità della pena. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: la PEC non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un cittadino per il reato di occupazione abusiva di immobile, avendo egli invaso arbitrariamente un alloggio di edilizia popolare. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che le conclusioni scritte inviate tramite PEC dal proprio difensore durante l'emergenza pandemica non fossero state inserite nel fascicolo processuale. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che il difensore aveva regolarmente depositato l'atto e che le contestazioni erano del tutto generiche, mancando un reale interesse concreto a far valere la presunta nullità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobile: condannato il finto gestore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto che, agendo come amministratore di fatto di un appartamento pignorato, lo ha concesso in locazione a un'inquilina ignara della reale situazione giuridica, incassandone l'affitto. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile, quando si protrae nel tempo, costituisce un reato permanente. Di conseguenza, la querela presentata dal legittimo proprietario deve considerarsi sempre tempestiva se l'occupazione è ancora in corso, respingendo la tesi difensiva sulla decadenza dei termini. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a sei mesi e quindici giorni di reclusione per i reati di invasione di edifici e danneggiamento. La vicenda riguarda l'occupazione abusiva prolungata di un immobile. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando la lunga durata dell'occupazione e la presenza di due precedenti condanne per reati simili, elementi che dimostrano l'abitualità del comportamento e un'intensa inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: condanna definitiva per l’alloggio popolare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione di domicilio e occupazione abusiva di un alloggio di edilizia popolare. L'imputato si era introdotto con la forza in un appartamento già assegnato a terzi, lasciando poi che i propri familiari continuassero a risiedervi. I giudici di merito lo avevano condannato a sei mesi di reclusione. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi del ricorso erano troppo generici e non contestavano adeguatamente le prove raccolte. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Invasione di edifici: condanna definitiva per l’occupante abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina condannata per danneggiamento aggravato e invasione di edifici pubblici. L'imputata aveva occupato abusivamente un appartamento di proprietà pubblica, invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna penale, evidenziando che lo stato di necessità non era stato provato e che l'occupazione era premeditata, con rifiuto di rilascio spontaneo e presenza di precedenti penali. Inoltre, la notifica dell'atto al difensore è stata ritenuta valida poiché l'imputata si era trasferita senza comunicare il nuovo indirizzo. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: prescrizione e fondo abbandonato
L'Occupante era stata accusata del reato di invasione di terreni o edifici per aver occupato abusivamente il fondo della Proprietaria con recinzioni, masserizie e animali. Il Giudice di Pace aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione, ritenendo l'occupazione cessata da anni. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'attività illecita fosse ancora in corso sulla base della testimonianza del genero dell'imputata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la prescrizione. I giudici hanno chiarito che, sebbene il reato sia permanente, le prove dimostravano lo stato di abbandono del terreno e la mancanza di un'occupazione attuale. La semplice permanenza dell'imputata in una casa adiacente, regolarmente concessa, non provava l'invasione del terreno limitrofo.
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Particolare tenuità del fatto negata per l’occupazione violenta
Un uomo ha occupato abusivamente un appartamento per un anno e mezzo dopo essere entrato con la forza. Durante l'occupazione ha aggredito la proprietaria, danneggiato i locali e utilizzato abusivamente le utenze. Condannato dal Giudice di Pace, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il diniego della particolare tenuità del fatto può essere implicito se la sentenza descrive dettagliatamente la gravità della condotta, la durata dell'abuso e l'alto grado di colpevolezza del reo.
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Invasione di terreni: il transito col trattore non è reato
Un agricoltore è stato condannato per il reato di invasione di terreni per aver attraversato due volte con il proprio trattore il fondo del vicino, con cui era in corso una causa civile per una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che il reato di invasione di terreni richiede un'occupazione stabile e prolungata nel tempo, volta a esercitare un potere di fatto sull'immobile altrui. Un accesso sporadico, occasionale ed episodico, come il semplice transito temporaneo a bordo di un mezzo agricolo, non configura la condotta illecita punita dalla legge penale, mancando il requisito della stabilità dell'occupazione.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: condanna sì, spese no
Due comproprietari sono stati accusati di invasione di terreni e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni per aver abbattuto la recinzione di confine con la proprietà della vicina per posizionarne una nuova. La Corte d'appello li ha assolti dal primo reato e ha dichiarato il secondo non punibile per particolare tenuità del fatto, condannandoli comunque a risarcire cinquecento euro e a pagare le spese legali del secondo grado. La Cassazione ha confermato la sussistenza del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché l'abbattimento della rete ha richiesto riparazioni, integrando la violenza sulle cose. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle spese legali: i giudici d'appello avrebbero dovuto valutare la compensazione delle spese a causa dell'esito complessivo del giudizio. La sentenza è stata annullata limitatamente alle spese con rinvio ad altra sezione.
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Sequestro preventivo dello stadio: vince la società sportiva
Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo di aree e locali all'interno di uno stadio comunale, originariamente disposto nei confronti del Presidente di una società sportiva per presunti reati edilizi e di occupazione abusiva. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso per cassazione, lamentando una motivazione illogica e contraddittoria circa la legittimità della concessione della struttura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore. I giudici hanno chiarito che, contro i provvedimenti di sequestro preventivo, il ricorso in Cassazione è ammesso esclusivamente per violazione di legge e non per contestare la logica della motivazione. La decisione del Riesame era ampiamente motivata e basata su una complessa ricostruzione dei rapporti amministrativi tra Comune e società sportiva, escludendo qualsiasi arbitrarietà nell'occupazione dello stadio.
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Invasione di terreni o edifici: condanna confermata ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due donne condannate per danneggiamento e invasione di terreni o edifici. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando prescritto il reato di danneggiamento, considerato reato istantaneo e consumatosi nel 2007. Al contrario, il reato di invasione di terreni o edifici, avente natura di reato permanente, non è stato ritenuto prescritto poiché la difesa non ha dimostrato l'effettivo rilascio dell'immobile prima della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il danneggiamento e ha rinviato alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena per l'occupazione abusiva, confermando la responsabilità penale delle imputate per quest'ultimo reato.
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Invasione di terreni: assolti i vicini per lite sui confini
Un gruppo di vicini è stato accusato di usurpazione e invasione di terreni per aver occupato una porzione di terreno confinante a seguito di una disputa sui confini. Il Giudice di Pace ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste, ritenendo la vicenda una mera controversia civile priva del dolo necessario per configurare il reato. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza del giudice e il difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante del concorso di più persone richiede la loro presenza simultanea e coordinata sul luogo, elemento qui assente. Inoltre, il ricorso è stato giudicato troppo generico nell'indicare le prove dell'intenzionalità dei vicini, confermando l'assoluzione.
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