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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e rinuncia
Due imputati, condannati in appello per reati legati agli stupefacenti e all'invasione di edifici, hanno proposto ricorso per Cassazione. Il Primo Ricorrente ha successivamente depositato formale rinuncia al ricorso tramite il proprio difensore. Il Secondo Ricorrente ha invece contestato la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'affermazione di responsabilità, ignorando che la sentenza d'appello gli aveva già riconosciuto tali attenuanti e che egli stesso aveva ammesso gli addebiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione per entrambi, condannandoli al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva: la Cassazione nega la prescrizione
Un cittadino ha occupato per anni senza alcun titolo un immobile di proprieta comunale. Il Tribunale ha inizialmente dichiarato la prescrizione del reato, ritenendolo istantaneo. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, condannando l'uomo a un mese di reclusione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva e un reato permanente: la consumazione continua finche dura l'occupazione e la prescrizione inizia a decorrere solo dall'allontanamento o dall'accertamento del giudice. Respinta anche la tesi difensiva secondo cui la lunga permanenza avrebbe fatto maturare un diritto di proprieta idoneo a giustificare la condotta.
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Invasione di edifici: occupare a lungo non cancella il reato
Una cittadina è stata condannata per il reato di invasione di edifici per aver occupato abusivamente un immobile. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, considerandolo un illecito istantaneo consumatosi all'inizio dell'occupazione nel 2014. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'invasione di edifici è un reato permanente quando l'occupazione si protrae nel tempo. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dello sgombero o, in mancanza, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Poiché l'imputata non aveva ancora rilasciato l'immobile al momento della prima condanna nel 2021, la prescrizione non era decorso. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici: condanna confermata anche dopo l’arresto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di edifici. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione, affermando di aver abbandonato l'immobile occupato molto tempo prima. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva prolungata configura un reato permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell'effettivo sgombero o, in mancanza di prove sul rilascio, dalla data della sentenza di condanna di primo grado. Non avendo l'imputato sollevato la questione dell'allontanamento nel giudizio d'appello, la Cassazione non ha potuto esaminare questo nuovo elemento di fatto, confermando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Impugnazione del patteggiamento: no a ripensamenti tardivi
Il Tribunale di Milano ha applicato a un cittadino, su sua richiesta e con il consenso del Pubblico Ministero, la pena di sei mesi di reclusione e duecento euro di multa per i reati di invasione di terreni o edifici. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione di una causa di giustificazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è strettamente limitata dalla legge. Chi sceglie questo rito speciale rinuncia a contestare la ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, non è possibile denunciare vizi di motivazione sulla responsabilità penale o richiedere una rivalutazione delle prove per far valere generiche cause di giustificazione. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Invasione di terreni: reato prescritto ma il danno si paga
Il titolare di un'azienda è stato accusato di invasione di terreni e gestione illecita di rifiuti per aver sversato ripetutamente fanghi industriali su una strada comunale adiacente alla sua attività. Nonostante l'estinzione dei reati per prescrizione, è rimasta ferma la condanna al risarcimento dei danni civili. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imprenditore perde il ricorso, deve risarcire i danni civili e pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: illecito penale anche con accordo verbale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un terreno e dei relativi macchinari agricoli ai danni di un agricoltore, accusato del reato di occupazione abusiva. L'indagato sosteneva di aver ottenuto il possesso del fondo grazie a un accordo verbale con il precedente affittuario. Tuttavia, l'ente pubblico proprietario del terreno non aveva mai autorizzato alcun subaffitto e aveva espressamente intimato il rilascio del fondo. I giudici hanno stabilito che l'introduzione e la permanenza su un terreno altrui senza un valido titolo giuridico integrano il reato, anche in assenza di violenza o clandestinità. Di conseguenza, il ricorso dell'agricoltore è stato dichiarato inammissibile, confermando il blocco dei beni.
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Occupazione abusiva di immobili: le chiavi costano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un privato per il reato di occupazione abusiva di immobili (art. 633 c.p.). L'imputata aveva contestato la sussistenza del reato e invocato la prescrizione, sostenendo di non avere la disponibilità materiale del bene. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta di occupazione ha carattere permanente e che la disponibilità delle chiavi d'accesso dimostra l'effettivo possesso dell'immobile. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove di fatto già valutate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Occupazione abusiva di immobile: condannato chi paga l’affitto
Due familiari di un assegnatario deceduto continuavano ad abitare in un alloggio popolare, pagando regolarmente i canoni ma senza un formale provvedimento di subentro. Accusati del reato di invasione di edifici, la difesa sosteneva la liceità del possesso originario per motivi di parentela. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che il subentro non autorizzato in un alloggio pubblico configura il reato di occupazione abusiva di immobile. L'ospitalità o il legame di parentela con il precedente inquilino non legittimano la permanenza dopo il suo decesso, poiché l'assegnazione pubblica segue regole tassative. Esclusa anche la particolare tenuità del fatto a causa della lunga durata dell'occupazione.
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Occupazione abusiva: la consegna delle chiavi non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di edifici nei confronti di un uomo sorpreso ad abitare in un alloggio popolare senza alcun titolo. L'imputato sosteneva che la condotta non fosse arbitraria poiché l'appartamento gli era stato lasciato dalla figlia, la quale vi risiedeva precedentemente come badante del vecchio occupante abusivo, ormai deceduto. La Suprema Corte ha chiarito che l'occupazione abusiva si configura anche senza violenza, essendo sufficiente l'ingresso o la permanenza "contra ius" (senza diritto). Inoltre, i giudici hanno respinto la tesi dello stato di necessità, precisando che la semplice difficoltà di trovare un alloggio non equivale al pericolo attuale di un danno grave alla persona richiesto dalla legge per escludere la punibilità.
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Violazione di domicilio: la tutela spetta anche senza contratto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per invasione di edifici, minaccia e violazione di domicilio. La Suprema Corte ha chiarito un principio fondamentale in tema di violazione di domicilio: anche se un soggetto occupa un immobile senza un titolo valido, come un contratto di locazione, mantiene comunque il diritto di escludere terzi se le modalità del rapporto con il proprietario dimostrano che la casa è la sua dimora effettiva. Di conseguenza, chiunque si introduca abusivamente in quell'abitazione commette reato, a prescindere dalla regolarità formale dell'occupazione. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: prescritta ma resta il danno
Due donne erano accusate di danneggiamento e invasione di terreni o edifici per aver forzato una porta finestra e disattivato una centralina d'allarme. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di invasione di terreni o edifici, data la brevissima durata dell'occupazione interrotta sul nascere, era ormai estinto per prescrizione. Al contrario, il ricorso contro la condanna per danneggiamento è stato dichiarato inammissibile, poiché i motivi riproducevano genericamente le difese già respinte nei precedenti gradi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna limitatamente al reato prescritto, rideterminando la pena finale per il danneggiamento in sei mesi di reclusione.
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Invasione di terreni o edifici: ricorso respinto con multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato contestava la condanna invocando una causa di giustificazione, la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, confermando che la Cassazione non può rivalutare i fatti di merito già accertati. Inoltre, i motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato in appello. La sentenza si è conclusa con la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione arbitraria di terreni: firma l’accordo ma perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di invasione arbitraria di terreni. L'imputato aveva occupato abusivamente un fondo altrui, come dimostrato dai rilievi della polizia, dalle testimonianze e da una scrittura privata con cui si impegnava, senza successo, a ripristinare i luoghi. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano troppo generici e non contestavano in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Stato di necessità nell’occupazione abusiva: no se dura anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per l'occupazione abusiva di un immobile pubblico. La difesa invocava lo stato di necessità nell'occupazione abusiva per giustificare la condotta. I giudici hanno chiarito che l'occupazione prolungata per molti anni esclude i requisiti di imminenza e attualità del pericolo richiesti dalla legge, configurando invece una condotta abituale. Di conseguenza, l'imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: dal preliminare alla condanna
I proprietari di un terreno stipulano un contratto preliminare con un acquirente, immettendolo nel possesso del fondo. Successivamente, i proprietari tentano di recedere unilateralmente offrendo la restituzione della caparra e concedono il terreno a un terzo agricoltore, che inizia a coltivarlo. L'acquirente, spogliato del possesso, sporge querela. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile dei proprietari e del terzo per il reato di invasione di terreni o edifici. I giudici chiariscono che il reato tutela anche il possesso di fatto e che lo scioglimento di un contratto preliminare immobiliare richiede la forma scritta, non bastando la mera restituzione della caparra. I ricorsi sono dichiarati inammissibili.
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Invasione di terreni o edifici: condannato il vicino abusivo
Il Vicino è stato condannato per il reato di invasione di terreni o edifici e per aver realizzato opere edilizie abusive sul fondo confinante di proprietà della Vicina di Casa. La Corte d'Appello ha ritenuto provata la sua responsabilità basandosi sulle testimonianze dei figli della vittima e sui rilievi della polizia giudiziaria. Il Vicino ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e manifestamente infondato, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di suolo pubblico: condannato il gestore
Un uomo ha recintato un'area pubblica di circa 2.500 metri quadrati di proprietà comunale, installando una sbarra e un gabbiotto per gestire un parcheggio a pagamento senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e cento euro di multa per il reato di occupazione abusiva di suolo pubblico. I giudici hanno chiarito che l'intenzione di trarre profitto è evidente dal comportamento stesso del soggetto, sorpreso a fare il parcheggiatore abusivo. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la tesi della prescrizione del reato, calcolando correttamente i periodi di sospensione dei termini previsti dalla legge durante i gradi di giudizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: l’eredità del nonno non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un cittadino per il reato di invasione di terreni o edifici. L'imputato era subentrato al nonno nell'uso di un terreno pubblico, ignorando che l'occupazione originaria fosse abusiva. I giudici di merito lo avevano condannato ritenendo sufficiente la sua consapevolezza di non avere un titolo di proprietà. La Cassazione ha invece chiarito che, per configurare il dolo nel subentrante, occorre dimostrare la consapevolezza dell'originaria invasione abusiva del dante causa. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la natura permanente del reato non impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto una volta che l'occupazione è cessata. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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