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Art. 633 Codice Penale

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828 provvedimenti

Sequestro preventivo: i limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo a un'istanza di dissequestro di materiali situati in un'area già sottoposta a vincolo. Il caso nasce dall'occupazione abusiva di un'area vincolata dove, nonostante i precedenti provvedimenti, continuava l'attività di deposito industriale. A seguito di una violazione dei sigilli, il Pubblico Ministero aveva emesso un nuovo decreto di sequestro preventivo d'urgenza. La Suprema Corte ha stabilito che la richiesta di accesso e revoca della misura, presentata prima della convalida del GIP, è inammissibile poiché il decreto del PM ha natura provvisoria e non rientra tra gli atti impugnabili ex art. 322-bis c.p.p. Il sequestro preventivo d'urgenza deve infatti essere prima vagliato dal giudice per diventare un titolo impositivo stabile e impugnabile.
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Occupazione abusiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva a carico di un soggetto che aveva impugnato la sentenza d'appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e miravano esclusivamente a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ritenuto logica e coerente la ricostruzione dei giudici di merito, basata su testimonianze attendibili e prove documentali, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese in favore della Cassa delle Ammende e della parte civile.
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Stato di necessità e occupazione: i limiti legali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino condannato per occupazione abusiva. Il ricorrente invocava lo **Stato di necessità** per giustificare l'azione con le proprie difficoltà economiche e abitative. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la crisi economica non costituisce un pericolo imminente e inevitabile per la persona. Inoltre, è stata negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura permanente e prolungata dell'occupazione dell'immobile.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una donna condannata per l'occupazione abusiva di un immobile. La difesa ha invocato lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. Mentre il primo motivo è stato rigettato poiché basato su valutazioni di merito insindacabili, la Suprema Corte ha accolto il secondo. I giudici hanno rilevato che la Corte d'Appello non ha motivato adeguatamente il diniego della causa di non punibilità, limitandosi a definire la condotta come pervicace senza analizzare i criteri oggettivi e soggettivi richiesti dall'ordinamento.
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Stato di necessità e occupazione abusiva immobili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'occupazione abusiva di un alloggio comunale. La difesa invocava lo **Stato di necessità**, ma i giudici hanno confermato che tale esimente non può essere applicata quando l'occupazione si protrae per anni e l'imputato non mostra alcuna collaborazione con le autorità. Il ricorso è stato ritenuto generico poiché si limitava a riproporre le medesime tesi già respinte in secondo grado senza apportare critiche puntuali alla sentenza di appello.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso contro una sentenza che dichiarava non punibile un'imputata per il reato di invasione di alloggio popolare invocando la particolare tenuità del fatto. Il giudice di primo grado aveva utilizzato una motivazione apparente, inserendo riferimenti a fatti estranei al processo (come il valore di merce mai contestata) e ignorando i precedenti penali specifici della donna. La Suprema Corte ha chiarito che l'istituto della particolare tenuità del fatto non può essere concesso in modo automatico o astratto, specialmente in presenza di condotte perduranti e soggetti con precedenti penali che denotano abitualità nel reato.
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Corruzione e alloggi popolari: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per diversi soggetti coinvolti in un sistema di Corruzione finalizzato alla gestione illecita di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il meccanismo prevedeva il pagamento di tangenti a funzionari di un ente gestore per ottenere la regolarizzazione di occupazioni abusive o la riduzione indebita di debiti morosi. La Suprema Corte ha ribadito che il reato sussiste anche se il pubblico ufficiale non è identificato nominativamente, purché sia certo il mercimonio delle funzioni. Inoltre, è stato riconosciuto il concorso dei privati nei reati di falso e accesso abusivo ai sistemi informatici, in quanto condotte necessarie e prefigurate per il raggiungimento dell'obiettivo illecito.
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Invasione di edifici: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una condanna per invasione di edifici (artt. 633 e 639-bis c.p.). Il ricorrente lamentava la mancanza di dolo e l'illogicità della motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi erano meramente reiterativi di doglianze già respinte e che la motivazione impugnata era completa e coerente. Il controllo di legittimità non permette una nuova valutazione delle prove, ma solo la verifica della logica argomentativa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva: quando non è fatto tenue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica, respingendo la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Nonostante l'imputato avesse soggiornato nell'alloggio solo per due mesi, la Corte ha stabilito che la condotta non può essere considerata lieve. L'azione ha infatti comportato il danneggiamento della porta d'ingresso e ha permesso l'insediamento stabile di numerosi familiari, privando il legittimo assegnatario del diritto all'abitazione. L'occupazione abusiva è stata dunque ritenuta un'offesa significativa che preclude benefici svincolati dalla gravità del danno prodotto.
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Rideterminazione della pena: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Rideterminazione della pena a seguito della dichiarazione di incostituzionalità parziale dell'art. 181 del d.lgs. 42/2004. Una ricorrente, condannata per reati edilizi e paesaggistici, ha contestato l'aumento di pena applicato a titolo di continuazione per il reato paesaggistico, riqualificato come contravvenzione. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che l'aumento di 15 giorni di reclusione non costituisce pena illegale, in quanto il giudice ha correttamente applicato i criteri di congruità previsti dal codice penale, mantenendo la specie di pena del reato più grave.
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Occupazione abusiva: quando scatta il dolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva a carico di un soggetto che sosteneva di aver agito per errore. La difesa invocava un errore sulla norma extra-penale relativa alle concessioni amministrative. Tuttavia, la Corte ha rilevato che la precedente richiesta di concessione del bene avanzata dai familiari dell'imputato dimostrava la piena consapevolezza dell'altruità dell'immobile. Tale consapevolezza integra il dolo specifico richiesto dal reato, rendendo irrilevante ogni pretesa di errore scusabile.
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Invasione di terreni: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di un imputato per i reati di invasione di terreni e danneggiamento. Nonostante il ricorrente sostenesse di essere il legittimo proprietario della particella contesa, i giudici hanno ribadito che l'art. 633 c.p. tutela il possesso e la pacifica fruizione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni non esclude il reato.
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Occupazione abusiva: la responsabilità dell’armatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva del demanio marittimo a carico di un soggetto che utilizzava il litorale per la sosta di tre imbarcazioni senza alcuna concessione. Il ricorrente ha tentato di escludere la propria responsabilità sostenendo di agire solo come armatore e non come proprietario dei mezzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che chi gestisce ed esercita l'attività nautica è penalmente responsabile dell'occupazione del suolo pubblico, specialmente se consapevole dell'assenza di titoli autorizzativi.
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Occupazione abusiva demaniale: guida alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per l'occupazione abusiva demaniale di circa 700 metri quadri di spiaggia. La difesa sosteneva che il reato fosse prescritto calcolando il tempo dalla realizzazione delle opere. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che, trattandosi di un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla cessazione della condotta illecita, avvenuta con lo sgombero dell'area. È stata inoltre confermata l'applicazione della sospensione della prescrizione di diciotto mesi prevista dalla Legge Orlando.
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Occupazione abusiva immobile: condanna e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva immobile a carico di un soggetto che aveva occupato un edificio senza titolo. La difesa ha tentato di invocare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma i giudici l'hanno negata a causa dell'abitualità della condotta e della durata dell'occupazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per reati di spaccio e furto di acqua ed energia elettrica. La Suprema Corte ha stabilito che la mera riproposizione di motivi già rigettati in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso non deducibile. È stata inoltre confermata l'aggravante della recidiva per la pericolosità sociale dimostrata.
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Occupazione abusiva: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un alloggio popolare, respingendo il ricorso di una donna. Nonostante la difesa invocasse lo stato di necessità per la presenza di quattro figli e la particolare tenuità del fatto, i giudici hanno rilevato che la condotta si è protratta per oltre due anni senza i requisiti di urgenza e transitorietà necessari per l'esimente.
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Invasione di edifici e cambio della serratura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici nei confronti di un soggetto che ha sostituito la serratura di un immobile altrui. La sentenza chiarisce la legittimità della riqualificazione giuridica del fatto da esercizio arbitrario delle proprie ragioni a invasione di terreni o edifici, purché i fatti materiali restino invariati.
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Occupazione demanio marittimo: i limiti delle spiagge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione arbitraria di demanio marittimo nei confronti di un gestore che ha posizionato stabilmente ombrelloni su una spiaggia libera, violando una convenzione comunale. Nonostante l'assoluzione per il reato di invasione di terreni, la Corte ha stabilito che l'abuso dello spazio pubblico configura una violazione penale del Codice della Navigazione.
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Occupazione abusiva e stato di necessità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un immobile, rigettando la tesi difensiva dello stato di necessità. I giudici hanno stabilito che l'esimente non è applicabile se l'imputato ha rifiutato l'assistenza offerta dai servizi sociali, rendendo l'occupazione una scelta non obbligata.
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