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Art. 624 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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5218 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto aggravato di energia elettrica: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di un individuo per furto aggravato di energia elettrica, utilizzata per la sua abitazione. L'imputato aveva sottratto una notevole quantità di energia. Il suo ricorso, che contestava la motivazione della sentenza e la mancata concessione di circostanze attenuanti generiche, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che i motivi fossero ripetitivi o privi di interesse, in quanto le attenuanti erano già state considerate prevalenti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Prescrizione Negata e Spese a Carico
Un Lavoratore, già condannato per furto aggravato e violenza a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le sue argomentazioni ripetevano quelle già respinte in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza precedente. Questa inammissibilità ha impedito di dichiarare la prescrizione dei reati, nonostante fosse maturata. Di conseguenza, il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare un ricorso specifico e non ripetitivo per evitare l'inammissibilità del ricorso penale.
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Ricorso inammissibile: Rapina confermata, appello respinto
Un individuo è stato condannato per rapina. Ha presentato un ricorso in Cassazione, contestando la nullità del giudizio per omessa traduzione, la valutazione distorta delle prove e la mancata derubricazione del reato. Ha anche chiesto ulteriori attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero una mera riproposizione dei motivi di appello già esaminati, senza un confronto specifico con le motivazioni della sentenza impugnata. Anche la richiesta di attenuanti è stata giudicata generica. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Recidiva e Furti Aggravati: Cassazione Conferma la Condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per numerosi furti aggravati, alcuni commessi in abitazione. Le sentenze precedenti avevano già riconosciuto la sua responsabilità penale, applicando la recidiva reiterata. L'imputato ha presentato ricorso, contestando la motivazione sull'applicazione della recidiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i nuovi reati dimostravano una maggiore pericolosità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una persona condannata per furto di energia elettrica. L'imputata contestava la sua responsabilità, ma i giudici hanno ritenuto che i suoi argomenti fossero solo tentativi di rivalutare i fatti già accertati in due precedenti gradi di giudizio (la cosiddetta 'doppia conforme di condanna'). Per questo motivo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, confermando la condanna per furto di energia elettrica.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un Imputato, condannato per tentato furto dalla Corte d'Appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava la sua colpevolezza e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dall'Imputato erano generici e ripetevano argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva: furto in abitazione e ricorso generico, esito fatale
Un Individuo è stato condannato per furto in abitazione. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della Recidiva, ovvero l'aggravamento della pena per aver commesso il reato dopo precedenti condanne definitive. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le motivazioni generiche e non sufficientemente critiche rispetto alle numerose condanne precedenti dell'Individuo per reati simili, l'ultima delle quali era divenuta irrevocabile poco prima del nuovo furto. L'Individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma di 4.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato in concorso dopo aver ammesso i fatti nel corso del giudizio. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, la presenza della circostanza aggravante e il calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché le censure riproponevano argomentazioni di merito già esaminate e respinte dai giudici territoriali. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il versamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: vietato dichiararsi innocenti
L'Imputato, accusato di furto aggravato, concordava l'applicazione della pena con la Procura mediante rito alternativo. Successivamente, il difensore presentava impugnazione dinanzi ai giudici di legittimità sostenendo la buona fede e l'assenza di dolo del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento, precisando che l'accordo esonera l'accusa dall'onere probatorio ed esclude la contestazione del merito. La legge consente il reclamo solo per vizi del consenso, mancata corrispondenza della pena, errata qualificazione del reato o illegalità della sanzione. Il ricorrente deve versare le spese e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato d’acqua: Cassazione conferma condanna, ricorso inammissibile
Un individuo è stato condannato per furto aggravato d'acqua, avendo realizzato un allaccio abusivo alla rete idrica pubblica. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e la configurabilità dell'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le contestazioni fossero "mere doglianze in punto di fatto", ovvero tentativi di far riesaminare le prove, cosa non consentita in Cassazione. La Corte d'Appello aveva già motivato in modo logico il beneficio diretto dell'allaccio abusivo e la sussistenza del furto aggravato d'acqua. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: furto e recidiva seriale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per furto semplice con l'aggravante della recidiva reiterata specifica ed infra-quinquennale. La difesa dell'imputato chiedeva l'esclusione della punibilità tramite la particolare tenuità del fatto, sostenendo la risalenza temporale dei precedenti penali. I giudici hanno invece rilevato una chiara sequenza seriale di reati contro il patrimonio nel passato dell'imputato, elemento che smentisce l'occasionalità della condotta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la condanna, obbligando il colpevole al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato Furto e Circostanze Attenuanti Generiche: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore, condannato per tentato furto, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte d'Appello aveva già negato tale beneficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la motivazione della Corte d'Appello, che aveva negato le circostanze attenuanti generiche con un riferimento congruo agli elementi decisivi, era sufficiente. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Fuga senza refurtiva: scatta la condanna per furto aggravato
Un uomo ha infranto la vetrina di una farmacia per sottrarre cinquecento euro dalla cassa. L'intervento immediato delle forze dell'ordine ha costretto l'autore ad abbandonare subito il denaro rubato durante la fuga. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse un mero tentativo e non un furto aggravato, chiedendo inoltre il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il delitto si considera pienamente consumato nel momento in cui il ladro acquisisce l'autonoma disponibilità dei beni, pur se per brevissimo tempo. L'effrazione della vetrata integra la violenza sulle cose, mentre l'importo rubato sommato al danno materiale esclude ogni attenuante.
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Garage aziendale o privata dimora? La Cassazione chiarisce il Furto in abitazione.
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione pluriaggravato, resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione. Il Lavoratore ha contestato la condanna, sostenendo che un garage di un'azienda agricola non rientra nella definizione di "privata dimora". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la nozione di privata dimora include qualsiasi luogo, anche un garage pertinenziale, dove le persone svolgono attività della loro vita privata, anche se in modo transitorio. La condanna per furto in abitazione è stata quindi confermata.
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Indebito utilizzo di carte di pagamento: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per i reati di furto aggravato e indebito utilizzo di carte di pagamento. La Corte di Appello aveva già confermato la responsabilità dell'autore per la sottrazione e l'impiego non autorizzato dei supporti finanziari della vittima. L'imputato ha proposto ricorso denunciando un vizio di motivazione. I giudici supremi hanno respinto l'istanza evidenziando che le censure miravano a una nuova ricostruzione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La motivazione dei giudici territoriali è risultata coerente e priva di errori nell'applicazione delle norme penali. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: no alla tenuità del fatto
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato. La difesa lamenta un vizio di motivazione sulla responsabilità penale e la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità ricordano che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove già esaminate dai giudici di merito. Inoltre, la causa di non punibilità non si applica al furto di energia elettrica pluriaggravato, poiché la pena edittale prevista supera i limiti stabiliti dalla legge. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per furto inammissibile: quando la Cassazione conferma la condanna
Un cittadino, condannato per furto in primo grado e in appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che le censure fossero generiche e non indicassero chiaramente i punti contestati della sentenza d'appello. Inoltre, la motivazione della pena era considerata congrua e sufficiente, non necessitando di un'analisi dettagliata di ogni singolo elemento. L'inammissibilità ricorso penale ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di lesioni personali aggravate tra condanna e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo ritenuto responsabile di furto, minacce e lesioni fisiche. L'imputato ha presentato ricorso denunciando un presunto difetto di spiegazione dei giudici sulla circostanza accessoria legata all'aggressione. I Supremi Giudici hanno stabilito che la contestazione per il reato di lesioni personali aggravate era stata già esaminata e respinta con argomenti logici e corretti nei gradi precedenti. Riprodurre le stesse difese senza aggiungere elementi di diritto rende il ricorso del tutto inammissibile. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, deve pagare tutte le spese legali del giudizio e versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: confermato il furto
Un uomo condannato per furto ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte di Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che, per negare lo sconto di pena, il giudice non deve confutare ogni singola tesi difensiva, ma può limitarsi a valorizzare gli elementi ritenuti decisivi e rilevanti. Di conseguenza, l'imputato ha subito la condanna definitiva per furto e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Ricorso Penale Inammissibile: Condanna per Furto in Abitazione Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due imputati, già condannati per furto in abitazione. I ricorsi contestavano la sentenza della Corte d'Appello di Catania. Uno degli imputati ha presentato un ricorso generico, riproponendo argomenti già valutati. L'altro imputato ha basato il suo ricorso su semplici contestazioni di fatto, senza indicare precise ragioni di diritto. La Cassazione ha ritenuto entrambi i ricorsi inammissibili, confermando le condanne precedenti e condannando gli imputati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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