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Art. 624 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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5218 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Pena per furto aggravato: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per concorso in furto aggravato continuato. L'imputato contestava la severità del trattamento sanzionatorio, ritenendo eccessiva la pena inflitta dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo della pena per furto aggravato, compresa la valutazione di aggravanti e attenuanti, rientra nell'esclusiva discrezionalità del giudice di merito. Poiché la sentenza d'appello conteneva una motivazione logica e aderente ai parametri di legge, la doglianza non poteva trovare spazio in sede di legittimità. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese legali del giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: violenza e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione e seicento euro di multa nei confronti di un imputato ritenuto colpevole di molteplici reati, tra cui tentato furto aggravato, porto ingiustificato di oggetti atti a offendere e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva presentato ricorso contestando l'applicazione della recidiva e sostenendo l'irrilevanza penale della propria opposizione verso i pubblici ufficiali intervenuti sul posto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile: la resistenza si era concretizzata in una reale violenza fisica e la recidiva risultava correttamente accertata e motivata. L'imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese legali e a versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto per stato di necessità e limiti del ricorso
Una donna ha subito una condanna penale per tentato furto continuato. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione invocando il furto per stato di necessità, sostenendo che l'imputata avesse agito spinta dall'esigenza immediata di procurarsi del cibo per sfamarsi. Il difensore ha inoltre richiesto il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'attenuante del danno di speciale tenuità. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. I giudici hanno quindi confermato la condanna della ricorrente e disposto il pagamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: sanzione dopo l’accordo
Quattro imputati hanno concordato la pena per tentato furto aggravato mediante patteggiamento davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso per cassazione contro patteggiamento, lamentando la mancata motivazione del giudice sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione delle sentenze patteggiate a vizi specifici della volontà, dell'accordo o della legalità della pena. La contestazione della mancata motivazione sull'innocenza evidente non rientra nei casi consentiti. I giudici hanno respinto l'istanza e condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: la Cassazione nega il riesame delle prove
L'Imputata ha subito una condanna penale per il reato di furto aggravato. La persona condannata ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la mancanza di prove sufficienti per attribuirle la responsabilità materiale dell'episodio. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente di riesaminare le prove o di proporre una diversa ricostruzione dei fatti storici già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e centocinquantaquattro euro di multa, condannando inoltre la ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico e condanna confermata
L'imputato ha riportato una condanna per il reato di tentato furto aggravato alla pena di oltre un anno di reclusione e alla multa. Egli ha proposto ricorso per cassazione lamentando una motivazione carente e illogica da parte dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'atto di impugnazione non ha contestato in modo puntuale e specifico i passaggi logici della sentenza di appello. Di conseguenza, la condanna penale è divenuta irrevocabile e l'imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Impugnazione del patteggiamento: accordo chiuso e ricorso respinto
L'Imputato ha concordato l'applicazione di una pena per una serie di furti mediante rito alternativo. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso lamentando un difetto di motivazione nel calcolo dell'aumento di pena per la continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata rigidamente dalla legge a ipotesi tassative: vizi della volontà, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica o illegalità della pena. Le contestazioni relative alla quantificazione della continuazione concordata esulano da tali ipotesi. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese legali e al versamento di 4.000 euro alla Cassa delle ammende per colpa processuale.
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Ricettazione di particolare tenuità negata per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato sorpreso con refurtiva consistente in quattro telefoni cellulari e carte di credito mentre compiva un altro reato contro il patrimonio. La difesa chiedeva il riconoscimento della ricettazione di particolare tenuità e l'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. Il valore complessivo dei beni e il contesto dell'arresto escludono il beneficio della particolare tenuità. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per tentato furto: la difesa generica costa 4000 euro
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un imputato per il reato di tentato furto. L'accusato ha presentato ricorso per tentato furto davanti alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di motivazione per la mancata concessione del proscioglimento immediato. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità delle doglianze difensive, risultate astratte e prive di collegamenti puntuali con la sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al versamento delle spese di giustizia e di una somma di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Spendita di monete falsificate: la Cassazione blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato nei gradi di merito per tentato furto aggravato e per il reato di spendita di monete falsificate. Il ricorrente contestava la violazione di legge, richiedendo una differente lettura degli elementi probatori raccolti durante il processo. I giudici supremi hanno evidenziato che la sede di legittimità vieta qualsiasi riesame del merito o rivalutazione delle prove fattuali. Il ricorso conteneva soltanto generiche lamentele prive di riscontri su specifici errori materiali dei giudici territoriali. La Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione della recidiva: conferma e condanna per furto
L'Imputata ha subito una condanna per furto aggravato e invasione di terreni o edifici. La difesa ha impugnato la decisione contestando l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza rispetto alle circostanze attenuanti generiche. Secondo la ricorrente, i giudici di merito non avrebbero motivato adeguatamente la gravità della sua condotta passata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno confermato che l'applicazione della recidiva è corretta quando emerge un legame concreto tra i precedenti penali e la persistente inclinazione a delinquere. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Furto pluriaggravato: respinto il ricorso contro la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. Il ricorrente contestava l'affermazione della propria responsabilità penale e lamentava una sanzione eccessiva rispetto ai fatti contestati. I giudici supremi hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'atto non forniva una critica puntuale alla motivazione della sentenza d'appello e richiedeva una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la quantificazione della pena risultava congruamente motivata sulla base delle modalità dell'azione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e condanna: interviene la prescrizione del reato di furto
I giudici di merito avevano condannato L'Imputato per il reato di furto monoaggravato. La persona accusata ha proposto ricorso per cassazione contestando la valutazione della propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha verificato la piena validità del ricorso e ha rilevato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge per punire il fatto. Mancando prove evidenti per un proscioglimento immediato nel merito, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato di furto. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna precedente. L'Imputato ottiene così la definitiva cancellazione della pena inflitta.
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Furto e applicazione della recidiva: i limiti di pena
Un imputato, condannato per il reato di furto, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello contestando la mancata esclusione della recidiva. L'imputato sosteneva che i giudici di merito avessero valutato in modo errato i suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva è corretta quando il tribunale valuta in concreto la gravità del fatto, l'arco temporale e i criteri di legge per verificare la persistente inclinazione al crimine. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto pluriaggravato: ricorso respinto e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. Il ricorrente contestava la mancata prescrizione del reato, la valutazione delle prove di colpevolezza, il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva severità della pena inflitta. I giudici supremi hanno chiarito che la prescrizione non era maturata prima della sentenza di appello e che l'inammissibilità dell'impugnazione impedisce di far valere il tempo trascorso successivamente. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare i fatti o rivalutare le prove già vagliate nei precedenti gradi di giudizio, confermando la piena legittimità del calcolo della pena basato sulla gravità della condotta. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: condanna e rigetto nel furto
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato del reato di furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la carenza di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che, per negare il beneficio, il magistrato di merito deve semplicemente indicare in modo congruo gli elementi ritenuti decisivi e rilevanti. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: condanna e ricorso inammissibile
Due persone subiscono una condanna in appello per concorso in furto aggravato. Le imputate presentano ricorso lamentando vizi di motivazione, mancata riapertura del processo, diniego delle attenuanti generiche, contestazione della recidiva e assenza della circostanza aggravante. La Corte di Cassazione respinge integralmente le impugnazioni. I giudici confermano che il furto con destrezza si realizza quando l'autore agisce con speciale abilità o astuzia idonea a eludere la sorveglianza della vittima sul bene. La Corte accerta inoltre la corretta applicazione della recidiva, desunta dalla reiterazione criminosa e dalla personalità dell'imputata. La pronuncia dichiara inammissibili i ricorsi e condanna entrambe le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
L'Imputato, condannato nei gradi di merito per il reato di furto aggravato con violenza sulle cose, ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la responsabilità, l'aggravante e il bilanciamento delle circostanze. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sede di legittimità non consente una rilettura delle prove né una rivalutazione dei fatti già accertati. Anche la comparazione tra aggravanti e attenuanti rientra nella valutazione discrezionale dei giudici di merito, purché adeguatamente motivata. La condanna per furto aggravato è divenuta irrevocabile, con l'obbligo di pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per furto aggravato: motivo generico e condanna confermata
L'Imputata, condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto aggravato, ha impugnato la sentenza di secondo grado dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione lamentando un presunto difetto logico nella ricostruzione della propria responsabilità. I Supremi Giudici hanno rigettato il ricorso per furto aggravato evidenziando la totale genericità delle censure sollevate dalla difesa. L'atto difensivo si limitava a criticare la valutazione del giudice senza confrontarsi in modo analitico con i passaggi logici espressi nel provvedimento impugnato. La Corte ha ribadito che un'impugnazione priva di correlazione diretta con le ragioni del verdetto è irricevibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale originaria e ha ordinato alla ricorrente il versamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: la condanna resta e il ricorso fallisce
L'imputato ha subito una condanna per il reato di furto aggravato con violenza sulle cose. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione contestando la mancata riapertura del dibattimento in appello, la mancata qualificazione del fatto come semplice tentativo e la sussistenza della violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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