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Art. 624 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto di energia elettrica: responsabile anche chi usa l’allaccio altrui
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un Individuo per furto pluriaggravato di energia elettrica e fornitura di gas naturale. L'Individuo ha presentato ricorso, contestando l'elemento psicologico del reato e l'illogicità della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che risponde del reato di **furto di energia elettrica** anche chi si avvale consapevolmente di un allaccio abusivo fatto da altri. L'aggravante della violenza sulle cose si configura anche se l'allaccio è compiuto da terzi, purché il beneficiario ne sia consapevole. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: niente frode senza alterare il sistema
Due imputati hanno subito la condanna per furto aggravato commesso in concorso e in forma continuata. I soggetti hanno presentato ricorso per cassazione richiedendo la riqualificazione della condotta in frode informatica, contestando la valutazione delle prove testimoniali e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il reato di frode informatica presuppone necessariamente l'alterazione o la manipolazione del sistema informatico, elemento assente nella vicenda. Gli ermellini hanno confermato la responsabilità per furto aggravato, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di energia: ricorso inammissibile per contestazione di fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per furto aggravato di energia elettrica. L'imputata aveva sottratto energia per un'attività commerciale. La difesa aveva invocato lo stato di necessità e una ridotta capacità di intendere e volere. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che l'energia non fosse per bisogni primari e che il disturbo non incidesse sulla capacità. Il ricorso è stato respinto perché contestava solo aspetti di fatto e non vizi di diritto, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese.
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Furto pluriaggravato: prescrizione e aggravanti speciali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata per furto pluriaggravato in concorso. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per decorso del tempo e invocava la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che le circostanze aggravanti a effetto speciale aumentano il tempo necessario per la prescrizione in modo autonomo, a prescindere dall'esito del bilanciamento con le attenuanti. Inoltre, la confessione resa dall'imputata non vincola il giudice a concedere una diminuzione maggiore di pena. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Condanna per Rapina Aggravata: Il Ricorso Inammissibile in Cassazione
Il Ricorrente, condannato per rapina aggravata in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sostenuto che il fatto dovesse essere qualificato come tentativo di furto semplice o rapina, e che mancassero violenza o minaccia. Ha anche lamentato la mancata valutazione della tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero una mera ripetizione di quanto già esaminato e respinto in appello, o che riguardassero questioni non sollevate in precedenza, o fossero aspecifici. La Corte ha quindi confermato la condanna, sancendo l'inammissibilità del ricorso penale e imponendo al Ricorrente il pagamento delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: rigetto e conferma per furto
La Corte d'Appello ha condannato un'imputata per concorso in furto aggravato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione e trecento euro di multa. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'eccessività della sanzione e una carenza di motivazione sui criteri adottati dal giudice. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena vicina al minimo edittale o di entità media non richiede una motivazione analitica e specifica sui singoli parametri di legge. L'imputata ha perso il ricorso e ha subito la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: condanna confermata in Cassazione
La Corte d'Appello condannava l'imputata per il reato di furto di energia elettrica. La difesa proponeva ricorso per cassazione contestando vizi di motivazione della sentenza impugnata. Il difensore chiedeva l'assoluzione dell'imputata o la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti contestate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli Ermellini hanno stabilito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove o sostituire la ricostruzione dei fatti del giudice di merito con una versione alternativa. L'imputata perde il giudizio, vede confermata la condanna penale e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di energia elettrica: niente tenuità
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato di energia elettrica mediante manomissione dell'impianto. L'uomo ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo una nuova valutazione delle prove a proprio favore e invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità totale del ricorso. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente di reinterpretare gli elementi di fatto già accertati nei precedenti gradi. Inoltre, la particolare tenuità del fatto non trova applicazione per il reato contestato, a causa dei limiti edittali previsti dalla legge, fissati da tre a dieci anni di reclusione. L'Imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto aggravato dopo aver confessato il fatto durante l'udienza di convalida. Nonostante la confessione e la concessione delle attenuanti generiche, L'Imputato ha presentato un ricorso per furto aggravato dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della condanna e la durata della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni erano prive di specificità e si limitavano a riproporre argomenti già esaminati e respinti in appello. La condanna è diventata definitiva e L'Imputato deve pagare le spese del processo oltre a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato di furto: condanna annullata
Due imputati hanno subito una condanna nei primi gradi di giudizio per furto aggravato commesso nell'ottobre 2013. La Corte di Appello ha confermato la pena nel novembre 2021 senza considerare il tempo trascorso. La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I giudici supremi hanno accertato che il termine massimo di legge era già scaduto a giugno 2021, prima della decisione di secondo grado, anche calcolando il periodo di sospensione per impedimento del difensore. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione delle accuse. Si è quindi perfezionata la prescrizione del reato di furto, cancellando ogni conseguenza penale a carico dei ricorrenti.
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Tentato furto e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato. Tramite il proprio difensore, la parte ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile applicare la causa di non punibilità quando l'evento presenta una gravità concreta e il soggetto ha precedenti penali della stessa indole. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato, ponendo a suo carico il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica pluriaggravato: no a tenuità
L'imputata è stata condannata per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione e la mancata applicazione dell'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare le prove e i fatti già valutati nei gradi di merito. Inoltre, la Corte ha stabilito che il beneficio della particolare tenuità non si applica al furto di energia elettrica pluriaggravato a causa dell'elevata entità delle pene previste dalla legge. L'imputata perde il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Inammissibile: L’Elemento Psicologico nel Furto non Basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per furto. La ricorrente lamentava la mancata considerazione dell'elemento psicologico nel furto, ma la Corte ha stabilito che tali argomentazioni non erano ammissibili in sede di legittimità. Il giudice di merito aveva già analizzato in modo logico e coerente tutti i dati probatori, inclusi quelli temporali e organizzativi, per valutare l'esistenza di un unico programma delittuoso. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Pena concordata ma contestata: no al ricorso sul patteggiamento
L'Imputato ha concordato con la Procura una pena per furto e resistenza a pubblico ufficiale tramite patteggiamento. Successivamente, l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la sanzione fosse eccessiva e contestando l'applicazione di una circostanza aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge limita rigidamente i motivi per presentare un ricorso contro il patteggiamento, escludendo la contestazione generica della misura della pena e ammettendo l'errore sulla qualificazione del fatto solo se evidente e manifesto. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto: no alle circostanze attenuanti generiche
Un soggetto ha commesso un tentato furto all'interno di un esercizio commerciale. I giudici di merito hanno rideterminato la sanzione escludendo la concessione dello sconto di pena. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione denunciando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, valorizzando la successiva condotta riabilitativa dalla tossicodipendenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le ragioni già espresse dai giudici d'appello. Il magistrato di merito ha facoltà di negare il beneficio valorizzando solo gli elementi ritenuti decisivi. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in esercizio commerciale: scaffali liberi ma protetti
L'Imputata ha tentato di sottrarre prodotti esposti sugli scaffali di un negozio con vendita a prelievo diretto. I giudici territoriali hanno condannato la donna per tentato furto in esercizio commerciale con l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e l'aumento per recidiva. La difesa ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la presenza di personale escludesse la minore protezione dei beni e contestando la recidiva. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Corte ha ribadito che una vigilanza saltuaria o generica non elimina l'affidamento dei beni alla correttezza del pubblico. La decisione conferma la condanna originaria e impone all'imputata il versamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: quando la minaccia a terzi esclude l’esercizio arbitrario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Rapina aggravata di un individuo. Questi aveva tentato di far riqualificare il reato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Tuttavia, la minaccia era stata rivolta anche a un terzo estraneo alla pretesa economica. Questo ha reso il ricorso inammissibile, poiché l'azione ha superato i limiti dell'esercizio arbitrario, configurando pienamente la più grave Rapina aggravata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato con mezzo fraudolento: ricorso inammissibile e condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato con mezzo fraudolento. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna, l'applicazione dell'aggravante e il diniego di attenuanti e della causa di non punibilità (Art. 131 bis c.p.). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni del Lavoratore fossero generiche, mirassero a una nuova valutazione dei fatti o non sfidassero adeguatamente il ragionamento logico del giudice di merito. La condanna per furto aggravato con mezzo fraudolento rimane valida, e il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
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Furto di energia elettrica: ricorso inammissibile, condanna confermata
L'Imputata è stata condannata per furto di energia elettrica. La Corte d'Appello ha ridotto la pena, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche. L'Imputata ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di motivazione sull'affermazione di responsabilità e sul trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le motivazioni della Corte d'Appello erano adeguate e il ricorso generico. L'Imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende per il furto di energia elettrica.
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Prescrizione del reato: il calcolo errato annulla la condanna
L'Imputato viene accusato di furto pluriaggravato per fatti commessi nel febbraio 2009. Nel corso del processo d'appello, i giudici riconoscono che l'azione costituisce soltanto un tentato furto e riducono la pena. Tuttavia, la Corte di Appello omette di ricalcolare i tempi previsti per l'estinzione dell'illecito sulla base della nuova sanzione edittale. L'Imputato propone ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato. La Suprema Corte accoglie la richiesta evidenziando che la **prescrizione del reato** si era perfezionata nel luglio 2018, ben prima della decisione di secondo grado emessa nel 2020. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano la sentenza impugnata senza rinvio.
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