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Art. 624 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Furto di energia elettrica: ricorso generico e multa salata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto di energia elettrica a carico di un imputato. Quest'ultimo aveva proposto ricorso lamentando violazione di legge e vizio di motivazione nella sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'unico motivo presentato era del tutto generico e privo dei requisiti di specificità richiesti dal codice di procedura penale. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna per furto di energia elettrica.
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Reato di furto: quando ripetere i motivi d’appello costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato da violenza sulle cose. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetizione pedissequa dei motivi d'appello rende il ricorso generico. Inoltre, il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti e attenuanti spetta esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può sindacare questa scelta discrezionale se essa è sorretta da una motivazione logica e coerente. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: condanna annullata senza querela
L'Imputato era stato condannato per il reato di furto di energia elettrica pluriaggravato. Successivamente, la Riforma Cartabia ha modificato il regime giuridico, stabilendo che questo reato sia punibile solo a querela della persona offesa e non più d'ufficio. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa norma più favorevole si applica anche ai fatti commessi prima della riforma. Poiché la società elettrica danneggiata non ha mai presentato una formale querela, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. L'Imputato è stato quindi prosciolto perché l'azione penale non poteva essere iniziata.
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Furto di energia elettrica: la condanna scatta anche in privato
L'Imputata è stata condannata per il reato di furto pluriaggravato di elettricità. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la regolarità della formulazione dell'accusa e l'aggravante della destinazione pubblica dell'energia, sostenendo che il fatto fosse avvenuto in una proprietà privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice del dibattimento può sollecitare il pubblico ministero a precisare l'accusa. Inoltre, l'aggravante sussiste poiché l'energia sottratta era destinata a un pubblico servizio, a prescindere dal fatto che il prelievo abusivo sia avvenuto all'interno di una proprietà privata. Questa decisione conferma la severità della legge sul furto di energia elettrica.
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Calcolo della pena con aggravanti: condanna confermata in Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per furto pluriaggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il ricorso si basava sulla contestazione del calcolo della pena con aggravanti, in particolare riguardo all'applicazione dell'aumento per la recidiva in concorso con altre aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il calcolo operato in appello era corretto e persino più favorevole rispetto a quello del primo grado, che aveva applicato un aumento maggiore. Il Ricorrente, inoltre, non ha specificato i motivi per cui la scelta dei giudici di merito fosse viziata. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il ladro è recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo il beneficio a causa dell'abitualità della condotta del reo, desumibile dai suoi numerosi precedenti penali per reati finanziari e contro il patrimonio. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la presentazione di motivi aggiunti non può sanare l'originaria inammissibilità del ricorso principale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per furto aggravato e minaccia. I giudici di secondo grado avevano confermato la condanna inflitta dal Tribunale. L'imputato ha proposto ricorso tramite il proprio difensore, ma l'atto è risultato privo di motivi specifici e di contestazioni precise alla motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Graduazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
L'Imputato, condannato per il reato di furto nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando l'entità della sanzione inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, riaffermando che la graduazione della pena rientra nell'esclusiva discrezionalità del giudice di merito. Tale valutazione, se supportata da una motivazione logica e priva di arbitrio in conformità agli articoli 132 e 133 del codice penale, non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'ordinanza ha confermato la condanna originaria e ha sanzionato l'imputato con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Graduazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa contestava la misura della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la graduazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione, a meno che la decisione non sia palesemente arbitraria, priva di logica o non motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la condanna precedente.
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Furto tentato aggravato: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un cittadino condannato per il reato di furto tentato aggravato. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'unico motivo di ricorso presentato dal difensore era del tutto generico, privo di specifiche ragioni di diritto e di riferimenti concreti alla motivazione della sentenza della Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, rigettando l'impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: furto e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto ed evasione. L'uomo, mentre si trovava sottoposto alla misura cautelare presso la propria abitazione, si è allontanato per commettere un furto, integrando così il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che i motivi di ricorso erano generici, ripetitivi e miravano a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i giudici hanno ritenuto legittimo il diniego delle circostanze attenuanti generiche, ampiamente giustificato dalla gravità della condotta del ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Stato di necessità nel furto: il bisogno non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per furto. Gli imputati avevano contestato la ricostruzione dei fatti e invocato lo stato di necessità per giustificare il reato. La Suprema Corte ha confermato che lo stato di necessità nel furto richiede prove rigorose di un pericolo attuale e inevitabile di un danno grave alla persona, elementi del tutto assenti nel caso di specie. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la determinazione della pena e la concessione delle attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e non possono essere ridiscusse in sede di legittimità, salvo palese illogicità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Graduazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la misura della sanzione inflitta. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena e il bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti spettano esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può ridiscutere queste scelte se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: il magnete costa caro all’utente
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto di energia elettrica, aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento. Nello specifico, l'uomo aveva posizionato un magnete sul contatore elettrico per alterare la registrazione dei consumi reali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che l'uso del magnete costituisce un espediente malizioso idoneo a superare la protezione predisposta dall'ente fornitore, integrando pienamente l'aggravante del mezzo fraudolento. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso ha reso irrilevante il recente mutamento legislativo che richiede la querela di parte per procedere, confermando la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: la condanna resta anche se il proprietario c’è
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava l'applicazione della circostanza aggravante dell'esposizione dei beni alla pubblica fede. I giudici hanno chiarito che il furto aggravato si configura quando l'autore approfitta dell'ordinaria impossibilità del proprietario di sorvegliare costantemente il proprio bene. Non rileva, a tal fine, l'eventuale e occasionale presenza del proprietario al momento del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata: i precedenti pesano
L'Imputato, condannato per furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare il beneficio della sospensione condizionale della pena, il giudice di merito non deve analizzare tutti i parametri di gravità del reato, ma può limitarsi a valorizzare i precedenti penali del condannato come elemento ostativo prevalente. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Legittimazione a proporre querela: il noleggiatore vince
L'Imputato ha sottratto un monopattino elettrico a noleggio e ha poi preteso del denaro per restituirlo alla vittima. Condannato per furto ed estorsione, ha fatto ricorso sostenendo che l'utilizzatore del mezzo, non essendo il proprietario effettivo, non avesse la legittimazione a proporre querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato di furto tutela non solo la proprietà, ma anche il possesso di fatto del bene. Di conseguenza, chiunque abbia la disponibilità materiale della cosa, come chi la noleggia, è legittimato a sporgere querela. L'Imputato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato per scherzo: la Cassazione annulla la condanna
Un gruppo di giovani sottrae un cellulare a un coetaneo su un autobus per fare uno scherzo. Il Ricorrente viene condannato per furto aggravato. Nel ricorso in Cassazione si discute se lo scherzo escluda il fine di profitto e se il reato sia ancora procedibile d'ufficio. La Suprema Corte rileva che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato di furto aggravato è diventato procedibile solo dietro querela della persona offesa. Poiché la vittima non ha presentato querela e il ricorso è ammissibile, la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza di condanna. Il Ricorrente viene quindi prosciolto perché l'azione penale non può proseguire.
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Riconoscimento fotografico: mascherina non salva il ladro
Due soggetti sono stati condannati per aver rubato le chiavi di un'auto all'interno di una concessionaria e aver poi sottratto il veicolo parcheggiato all'esterno, insieme a effetti personali e assegni. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la validità del riconoscimento fotografico, poiché uno di loro indossava cappello e mascherina protettiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la validità del riconoscimento fotografico. I giudici hanno evidenziato che la vittima aveva visto i soggetti a viso scoperto poco prima del furto e che i dettagli fisici coincidevano con i filmati di videosorveglianza e con la testimonianza di un agente che già conosceva uno dei colpevoli. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Procedibilità a querela: annullata la condanna per furto
L'Imputata era stata condannata per furto aggravato di energia elettrica, avendo realizzato un allaccio abusivo alla rete pubblica per alimentare la propria abitazione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato di furto è diventato punibile solo su querela della persona offesa. Poiché la società erogatrice del servizio non ha presentato alcuna querela formale nei termini previsti dalla legge, è venuta a mancare la procedibilità a querela. Di conseguenza, l'azione penale non poteva essere proseguita, determinando l'annullamento della sentenza di condanna.
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