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Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Settima Penale

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330 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Furto aggravato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per molteplici episodi di furto aggravato e per l'indebito utilizzo di carte di credito. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, la sussistenza delle aggravanti e l'entità della pena applicata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può tradursi in un terzo grado di merito volto a rivalutare le prove. Inoltre, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivata. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto e condanna cancellati: scatta la prescrizione del reato
L'Imputata era stata condannata per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, fatti commessi nel 2010 con l'aggravante della recidiva. Contro la condanna della Corte d'Appello, l'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno verificato che il ricorso non era inammissibile e hanno ricalcolato i tempi necessari per l'estinzione dei reati. Applicando le regole sul calcolo della recidiva, la Corte ha accertato il decorso dei termini massimi di legge. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando la avvenuta prescrizione del reato per entrambe le contestazioni. L'Imputata ottiene così la cancellazione della condanna.
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Reato continuato: no a sconti di pena per l’uso di carte clonate
L'Imputato è stato condannato per l'indebito utilizzo e la falsificazione di carte di credito. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sui criteri usati per calcolare l'aumento di pena per il reato continuato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in tema di reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare l'aumento di pena per ciascun reato satellite in modo proporzionato, senza formule matematiche rigide ma garantendo la trasparenza del percorso logico. Nel caso specifico, l'aumento minimo applicato per reati omogenei rispetta pienamente questo obbligo, escludendo un cumulo materiale mascherato. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carta di credito: i disagi escludono gli sconti
L'Imputato è stato condannato per il reato di indebito utilizzo di carta di credito. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'esclusione dell'attenuante è stata giustificata non solo dal valore economico della transazione, ma anche dai costi e disagi subiti dalla vittima per bloccare e sostituire la carta, nonché dai danni causati a un supermercato, dove l'uomo aveva aggredito il personale e lanciato bottiglie ostacolando l'attività commerciale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito e furto: doppia condanna
Due soggetti sono stati condannati per furto aggravato e per l'indebito utilizzo di carte di credito sottratte. La difesa sosteneva che il furto dovesse assorbire il reato di utilizzo della carta. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che i due reati concorrono autonomamente. Rubare una carta di credito e poi utilizzarla per effettuare pagamenti costituiscono due condotte distinte e separate: il furto è solo il presupposto logico dell'uso illecito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la doppia condanna e sanzionando i ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: condanna definitiva se il ricorso è generico
L'Imputato è stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito. Egli ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la violazione di legge e la motivazione della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, basati su semplici contestazioni di fatto e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di indebito utilizzo di carte di credito (art. 493-ter c.p.). L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti e del vincolo della continuazione tra i reati. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sulle attenuanti riguardavano valutazioni di merito, precluse in Cassazione, e che la motivazione della sentenza d'appello era logica e coerente. Inoltre, la richiesta di applicazione della continuazione è stata respinta poiché la difesa non ha assolto l'onere di produrre le copie delle sentenze precedenti necessarie per la verifica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: nessun aiuto al furto astuto
L'Imputata è stata condannata per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito, avendo effettuato pagamenti frazionati sotto i venticinque euro per evitare i controlli di sicurezza. La Corte di Appello ha negato la concessione delle circostanze attenuanti generiche. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale diniego. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile se logicamente motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente valorizzato la spiccata professionalità della condotta, la natura non di prima necessità dei beni sottratti e la presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: reati ripetuti contro sconti di pena
Gli Imputati sono stati condannati per furto e utilizzo indebito di carte di credito. La Corte d'Appello ha confermato la pena, applicando un aumento per la recidiva. Gli Imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la presenza di numerosi precedenti per reati contro il patrimonio dal 1996, la revoca di precedenti benefici e l'abilità dimostrata nei furti giustificano pienamente l'aumento di pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso nullo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di indebito utilizzo di carte di credito (art. 493-ter c.p.). La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di primo grado. L'imputato ha proposto ricorso lamentando generiche violazioni di legge e difetti di motivazione, senza tuttavia specificare i punti critici della decisione impugnata. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era privo dei requisiti minimi di specificità richiesti dal codice di procedura penale, rendendo impossibile un effettivo sindacato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Utilizzo indebito di carte di credito: condanna inevitabile
L'Imputato è stato condannato per i reati di possesso di documenti falsi e utilizzo indebito di carte di credito, commessi in concorso e con il vincolo della continuazione. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando le attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la contraddittorietà della motivazione e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento. Il ricorrente contestava esclusivamente l'eccessività della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la contestazione riguardante la determinazione della pena era del tutto generica e priva di elementi specifici. La decisione dei giudici di merito è risultata logica, coerente e priva di qualsiasi arbitrio. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, la Suprema Corte ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
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Circonvenzione di incapace: condanna per uso di carta di credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per i reati di circonvenzione di incapace e indebito utilizzo di carte di credito. La donna aveva indotto una persona vulnerabile a consegnarle la propria carta di pagamento, utilizzandola poi per effettuare prelievi non autorizzati. I giudici hanno confermato la responsabilità penale dell'imputata, rilevando come l'uso illecito della carta rappresenti la diretta conseguenza dell'attività di circonvenzione di incapace precedentemente posta in essere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Utilizzo indebito di carte bancomat: quando il ricorso fallisce
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato e utilizzo indebito di carte bancomat. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva (la ripetizione di reati). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa non aveva contestato la recidiva nel precedente grado di appello, rendendo il motivo inedito e quindi non proponibile. Inoltre, i giudici di secondo grado avevano già neutralizzato l'aumento di pena per la recidiva, bilanciandola con le circostanze attenuanti generiche. L'ulteriore contestazione del ricorrente si basava su un semplice errore materiale della sentenza d'appello, che aveva confuso il termine recidiva con la continuazione dei reati. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di carte di credito: condanna ferma e nessuna scusa
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di ricettazione di carte di credito. L'imputato aveva ricevuto carte di pagamento provenienti dal reato presupposto di appropriazione indebita. La difesa sosteneva che la condotta dovesse rientrare in una violazione amministrativa o in un reato minore, e che il reato presupposto si fosse perfezionato solo al momento dell'uso delle carte. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ricevere carte di credito di provenienza delittuosa, per trarne profitto, integra pienamente il reato di ricettazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito: la recidiva costa cara
Una donna, con numerosi precedenti penali per furto, è stata condannata per il reato di indebito utilizzo di carte di credito con l'aggravante della recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola priva di adeguata motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. I giudici hanno confermato che la recidiva è stata correttamente applicata in base alla pericolosità sociale del soggetto e alla stretta relazione tra i furti passati e il nuovo reato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Utilizzo indebito di carte di credito: il video lo incastra
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per furto e utilizzo indebito di carte di credito. L'uomo era stato filmato dalle telecamere di sicurezza mentre prelevava denaro da uno sportello automatico usando tessere rubate. La difesa ha contestato la qualità delle immagini e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, oltre a invocare la mancanza di querela a seguito di riforme legislative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento fotografico effettuato dalle forze dell'ordine era pienamente attendibile e che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale mancanza di querela, poiché non si è instaurato un valido rapporto processuale. Il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito: filmato smentisce difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito. L'imputato aveva contestato l'attendibilità della vittima, che lo aveva denunciato per aver prelevato denaro con il suo bancomat. I giudici hanno confermato la condanna basandosi sulla testimonianza coerente della persona offesa e, soprattutto, sulle registrazioni video-fotografiche dello sportello postale che ritraevano l'uomo durante l'operazione illecita. La Cassazione ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di pagamento: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto, danneggiamento e indebito utilizzo di carte di pagamento. L'imputato era stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione e a una multa di 2100 euro. La Corte d'Appello aveva già giudicato inammissibile il suo gravame a causa della genericità dei motivi proposti. I giudici di legittimità hanno confermato questa decisione, rilevando che la difesa si è limitata a riproporre le stesse identiche e laconiche contestazioni, senza confrontarsi con le prove schiaccianti raccolte a suo carico. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Graduazione della pena: la Cassazione frena i ricorsi facili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa contestava la misura della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la graduazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può rivalutare la congruità della sanzione, a meno che la decisione non sia palesemente arbitraria, priva di logica o non motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la condanna precedente.
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