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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2025

95 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Violenza sulle cose: basta forzare la serratura?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41637/2025, ha stabilito che l'aggravante della violenza sulle cose nel reato di furto sussiste anche in presenza di un'alterazione minima del bene, come il forzare la serratura di un'auto rendendone difficile l'apertura. Il caso riguardava il furto di una carta di credito da un'auto. La Corte ha confermato la condanna per furto aggravato, rigettando la tesi difensiva secondo cui un danno lieve non integrasse l'aggravante. Ha inoltre affrontato questioni procedurali relative al calcolo della pena e alla richiesta di pene sostitutive.
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Incaricato di pubblico servizio: anche in enti privati
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato a carico del direttore generale di un'università telematica privata. Nonostante la natura privata dell'ente, il direttore è stato qualificato come incaricato di pubblico servizio, poiché l'attività di formazione universitaria e il rilascio di titoli di studio con valore legale costituiscono un servizio pubblico. La Corte ha sottolineato che la qualifica soggettiva dipende dalla funzione esercitata e non dalla natura giuridica del datore di lavoro.
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Particolare tenuità del fatto: omessa motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per l'indebito utilizzo di una carta bancomat. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo relativo alla consensualità dell'uso, confermando la responsabilità penale. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'omessa valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.), che era stata specificamente richiesta in appello. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per uso indebito di carte di pagamento. La decisione si fonda sulla non specificità del ricorso e conferma il diniego delle attenuanti generiche a causa del comportamento processuale negativo dell'imputato, della mancata riparazione del danno e dell'assenza di resipiscenza.
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Reato continuato e limiti del ricorso: l’analisi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per furto e indebito utilizzo di carta di pagamento. L'ordinanza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, ribadendo che non possono essere introdotti motivi nuovi rispetto all'appello e che la valutazione delle aggravanti e la quantificazione della pena per il reato continuato sono di competenza del giudice di merito, se adeguatamente motivate. Viene confermato che il reato più grave, ai fini del reato continuato, si individua sulla base della pena edittale massima in astratto.
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Riconoscimento fotografico: prova valida in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un imputato per furto e indebito utilizzo di carta di credito. La sentenza stabilisce che il riconoscimento fotografico effettuato dalla polizia giudiziaria tramite video di sorveglianza costituisce una prova atipica pienamente valida. Inoltre, la Corte afferma che la stretta vicinanza temporale e spaziale tra il furto e l'uso illecito della carta rappresenta una prova logica sufficiente a collegare l'imputato a entrambi i reati, rigettando le obiezioni sulla recidiva e sulla costituzionalità delle norme.
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Refuso in sentenza: quando non invalida la decisione
Un imputato, condannato per utilizzo indebito di strumenti di pagamento e associazione a delinquere, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un errore materiale nella sentenza d'appello. La corte, nel determinare la pena, aveva citato l'articolo relativo all'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) anziché quello corretto dell'associazione semplice (art. 416 c.p.). La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificando l'errore come un semplice 'refuso in sentenza'. La decisione si fonda sul principio che un errore materiale, facilmente riconoscibile e che non incide sulla logica della motivazione né pregiudica i diritti della difesa (poiché la pena inflitta rientrava nei limiti edittali corretti), non può comportare la nullità della pronuncia.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per l'indebito utilizzo di carta di credito, dichiarando il reato estinto per prescrizione. Il caso ruota attorno all'errato calcolo della sospensione prescrizione durante il periodo emergenziale COVID-19. La Corte ha chiarito che il rinvio delle udienze nel 'secondo periodo' emergenziale non sospendeva automaticamente i termini, conformemente a una pronuncia della Corte Costituzionale. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione era già scaduto al momento della sentenza d'appello.
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Inammissibilità appello generico: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità di un appello, poiché i motivi presentati dall'imputato erano generici e non si confrontavano puntualmente con le argomentazioni della sentenza di condanna di primo grado. Il caso evidenzia il principio fondamentale della specificità dei motivi di appello nel processo penale, la cui mancanza comporta l'inammissibilità dell'impugnazione e la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misure cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione di misure cautelari non coercitive (obbligo di presentazione alla polizia). La Corte conferma il pericolo di reiterazione basato sulla condotta dell'indagato e chiarisce che il beneficio della sospensione condizionale della pena non osta all'applicazione di misure non coercitive, specialmente in presenza di precedenti ostativi.
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Custodia cautelare in carcere: quando è inammissibile
Un imputato, condannato per associazione a delinquere, si è visto respingere la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che l'impugnazione era generica e non contestava un punto cruciale: l'uso della propria abitazione come base operativa per i reati. Questa circostanza, secondo i giudici, rende gli arresti domiciliari una misura inadeguata a prevenire il rischio di reiterazione del reato.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario presentato da un condannato. La difesa lamentava un errore nell'applicazione di una legge penale più sfavorevole e la mancata notifica di una modifica del capo d'imputazione. La Corte ha stabilito che tali doglianze costituiscono 'errori di diritto' e non 'errori di fatto', unici presupposti per l'ammissibilità del ricorso straordinario. Questo rimedio, infatti, non può essere utilizzato per contestare l'interpretazione giuridica fornita in una precedente sentenza.
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Particolare tenuità del fatto e risarcimento tardivo
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un uomo condannato per l'uso illecito di una carta di credito per un importo di 67,20 euro. La Corte ha confermato che le videoregistrazioni private sono prove documentali valide. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che negava la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha stabilito che i giudici devono valutare anche il comportamento successivo al reato, come il risarcimento tardivo del danno, soprattutto alla luce delle nuove norme più favorevoli all'imputato, rinviando il caso per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per ricettazione e indebito utilizzo di carta di pagamento. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma deve limitarsi al controllo sulla logicità e correttezza giuridica della motivazione della sentenza impugnata, senza riesaminare i fatti.
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Prova decisiva: perizia non è motivo di ricorso
Un imputato, condannato sulla base di un riconoscimento tramite video e altre prove, ha fatto ricorso sostenendo che la mancata ammissione di una perizia fisionomica costituisse una violazione di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la perizia è un mezzo di prova 'neutro' la cui ammissione è a discrezione del giudice e non costituisce una prova decisiva il cui diniego possa fondare un ricorso per cassazione.
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Concorso di reati tra ricettazione e uso bancomat
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi riceve una carta bancomat rubata e poi la utilizza per effettuare pagamenti commette due distinti reati, ricettazione e uso indebito di strumenti di pagamento, configurando un concorso di reati. La Corte ha rigettato il ricorso di un'imputata, chiarendo che le due condotte sono diverse sotto il profilo strutturale e cronologico e non possono essere assorbite l'una nell'altra. L'ordinanza conferma un orientamento giurisprudenziale consolidato, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso: analisi di una condanna
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da due individui condannati per furto aggravato. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza e genericità dei motivi di appello, che non contestavano vizi di legittimità ma miravano a un riesame del merito. La Corte ribadisce che il valore irrisorio del bene sottratto non è di per sé sufficiente a integrare l'attenuante del danno di speciale tenuità, che richiede una valutazione complessiva del danno criminale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo carta di credito: non è frode
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'indebito utilizzo di una carta di credito. L'imputato aveva addebitato tramite POS una somma superiore a quella dovuta. La Corte ha chiarito che tale condotta integra il reato di cui all'art. 493-ter c.p. (indebito utilizzo carta di credito) e non quello di frode informatica (art. 640-ter c.p.), poiché non vi è stata alcuna alterazione del sistema informatico, ma solo un uso abusivo dello strumento di pagamento.
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Pene sostitutive appello: la richiesta è necessaria
Un imputato, condannato per uso indebito di carta bancomat, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto applicare d'ufficio le pene sostitutive e la causa di non punibilità per tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per le pene sostitutive in appello è sempre necessaria una richiesta di parte, che non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione.
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Utilizzo indebito carta di credito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per utilizzo indebito di carta di credito, stabilendo che ogni singola transazione costituisce un reato autonomo. Viene inoltre negata l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali dell'imputata e della significativa entità del danno. Il ricorso, basato su presunta errata identificazione e eccessività della pena, è stato dichiarato inammissibile.
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