\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Incaricato di pubblico servizio: anche in enti privati

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato a carico del direttore generale di un’università telematica privata. Nonostante la natura privata dell’ente, il direttore è stato qualificato come incaricato di pubblico servizio, poiché l’attività di formazione universitaria e il rilascio di titoli di studio con valore legale costituiscono un servizio pubblico. La Corte ha sottolineato che la qualifica soggettiva dipende dalla funzione esercitata e non dalla natura giuridica del datore di lavoro.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 41241 Anno 2025
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Incaricato di pubblico servizio: la qualifica si estende ai dirigenti di enti privati

La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, affronta un tema di grande attualità: la configurabilità del reato di peculato per il dirigente di un ente privato. Il caso esaminato chiarisce che la qualifica di incaricato di pubblico servizio non dipende dalla natura giuridica dell’ente, ma dalla funzione pubblicistica concretamente svolta. Questa decisione ha importanti implicazioni per tutti i soggetti che operano in settori privati ma regolamentati dal diritto pubblico, come quello della formazione universitaria.

I fatti del caso: uso privato della carta di credito aziendale

Il direttore generale di un’università telematica privata è stato accusato di essersi appropriato di oltre 27.000 euro appartenenti all’ateneo. Secondo l’accusa, confermata nei gradi di merito, il dirigente avrebbe utilizzato la carta di credito universitaria, collegata al conto corrente dell’ente, per effettuare numerose spese di natura strettamente personale. La condanna per i reati di peculato e indebito utilizzo di strumenti di pagamento è stata quindi impugnata in Cassazione, focalizzando la difesa sulla presunta insussistenza della qualifica soggettiva richiesta per il reato di peculato.

La tesi difensiva: la natura privata dell’ente esclude il reato

La difesa del ricorrente ha sostenuto che, essendo l’università un ente di diritto privato, il suo direttore generale non potesse essere considerato un incaricato di pubblico servizio. Secondo questa linea argomentativa, tale qualifica sarebbe riservata esclusivamente a chi opera all’interno di enti pubblici. L’università in questione, costituita su iniziativa di una fondazione privata, non possederebbe i requisiti tipici di un ente pubblico, pur perseguendo finalità di interesse generale come la didattica e la ricerca.

La qualifica di incaricato di pubblico servizio negli enti privati

La Corte di Cassazione ha respinto con fermezza la tesi difensiva, ribadendo un principio consolidato nella sua giurisprudenza. La qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio non discende dalla natura pubblica dell’ente di appartenenza, ma dall’attività concretamente esercitata.

Il criterio oggettivo-funzionale

Per stabilire se un soggetto rivesta una qualifica pubblicistica, occorre applicare il cosiddetto criterio oggettivo-funzionale, come delineato dagli articoli 357 e 358 del codice penale. Ciò significa che è necessario valutare la natura della funzione svolta e il suo regime giuridico. Se un’attività, pur gestita da un soggetto privato, è disciplinata da norme di diritto pubblico e persegue finalità di interesse pubblico, chi la svolge può essere considerato un agente pubblico.

L’università telematica come servizio pubblico

Nel caso specifico, l’università telematica, sebbene ente privato, svolge un’attività di palese rilievo pubblicistico. La sua stessa istituzione è avvenuta in virtù di una fonte regolamentare (D.M. 17 aprile 2003) che disciplina l’accreditamento dei corsi di studio a distanza. Elemento decisivo, l’ateneo è autorizzato a rilasciare titoli accademici (lauree) che hanno lo stesso valore legale di quelli conseguiti presso le università statali. Questa facoltà qualifica inequivocabilmente l’attività formativa come un pubblico servizio.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha affermato che la condotta illecita non deve necessariamente provenire da un dipendente di un ente pubblico. È sufficiente che l’agente rivesta la qualifica soggettiva di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, qualifica che può sussistere a prescindere dalla natura dell’ente. I giudici hanno evidenziato che l’attività dell’università telematica era non solo finalizzata a scopi pubblicistici propri di un ateneo statale, ma era anche regolamentata da una normativa di tipo pubblicistico. Il direttore generale, con il suo ruolo apicale, era direttamente funzionale al raggiungimento delle finalità di insegnamento e al rilascio di titoli di studio riconosciuti. Pertanto, egli riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio, rendendo pienamente configurabile il reato di peculato.

Conclusioni: l’importanza della funzione svolta

La sentenza consolida l’orientamento secondo cui la responsabilità penale per i reati contro la Pubblica Amministrazione è legata alla sostanza delle funzioni esercitate, non alla forma giuridica del soggetto datoriale. Chiunque gestisca risorse e svolga attività di interesse pubblico, anche in un contesto privatistico, è tenuto a rispettare i medesimi doveri di correttezza e probità che gravano sui funzionari pubblici. La decisione rappresenta un importante monito per i manager di enti privati che operano in settori regolamentati, ricordando che la qualifica di incaricato di pubblico servizio comporta precise responsabilità penali.

Un dipendente di un ente privato può commettere il reato di peculato?
Sì, può commettere il reato di peculato se, indipendentemente dalla natura privata dell’ente, riveste la qualifica di ‘incaricato di pubblico servizio’ in base all’attività effettivamente svolta.

Cosa determina se una persona è un ‘incaricato di pubblico servizio’?
La qualifica è determinata dal criterio oggettivo-funzionale, cioè dalla natura dell’attività espletata e dal suo regime giuridico. Se l’attività è disciplinata da norme di diritto pubblico e persegue finalità pubbliche, chi la svolge è un incaricato di pubblico servizio.

Perché il direttore di un’università telematica privata è stato considerato un incaricato di pubblico servizio?
Perché l’università, pur essendo un ente privato, svolgeva un’attività formativa di rilievo pubblico, essendo autorizzata a rilasciare titoli accademici con lo stesso valore legale di quelli delle università statali. La sua attività era quindi un pubblico servizio e il suo direttore, funzionale a tale scopo, rivestiva la relativa qualifica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati