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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2025

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95 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Ricorso patteggiamento: limiti e motivi inammissibili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. I motivi, basati su reato impossibile e mancato avviso sulle sanzioni sostitutive, non rientrano nei casi tassativamente previsti dalla legge per l'impugnazione del patteggiamento, come stabilito dall'art. 448-bis, comma 2-bis, cod. proc. pen.
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Autoriciclaggio: onere della prova e confisca del profitto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imprenditori condannati per reati fiscali e autoriciclaggio. La sentenza chiarisce che spetta all'imputato l'onere di provare i costi non dichiarati per ridurre l'imposta evasa. Inoltre, il profitto dell'evasione, pari al risparmio d'imposta, se reimpiegato in attività come l'acquisto di schedine vincenti per 'ripulirlo', configura pienamente il delitto di autoriciclaggio, giustificandone la confisca.
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Decreto di citazione nullo: quando è abnorme?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Bergamo che aveva dichiarato un decreto di citazione nullo. Il motivo della nullità era una discordanza nella qualificazione giuridica del reato tra l'avviso di conclusione delle indagini e il decreto stesso. La Suprema Corte ha ritenuto l'ordinanza un atto abnorme, poiché la modifica non alterava il fatto contestato, non ledendo il diritto di difesa, e causava un'illegittima regressione del procedimento.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e astratti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto e uso indebito di carte. La decisione si fonda sulla totale astrattezza e genericità dei motivi di appello, i quali non si confrontavano criticamente con la sentenza impugnata, risultando privi di specificità. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione e uso indebito: i reati concorrono
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per reati connessi a carte di credito. La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando un principio fondamentale: il reato di ricettazione di una carta di credito e il suo successivo uso indebito sono due crimini distinti che concorrono tra loro. La decisione ha inoltre ribadito che la reiterazione in Cassazione di motivi già respinti in appello rende il ricorso inammissibile e che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Divieto prevalenza attenuanti e rapina: parola alla Consulta
Un uomo condannato per rapina ottiene l'attenuante per la lieve entità del fatto. Tuttavia, la pena non può essere ridotta a causa del divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione, ravvisando un potenziale contrasto con i principi di proporzionalità e rieducazione della pena, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale, sospendendo il giudizio e rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale.
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Revoca prova d’ufficio: legittima se superflua
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per indebito utilizzo di carte di pagamento, rigettando il ricorso dell'imputata. Il caso verteva sulla legittimità della revoca prova d'ufficio disposta da un nuovo giudice subentrato nel processo. La Corte ha stabilito che un giudice può revocare l'assunzione di una prova disposta d'ufficio dal predecessore se la ritiene superflua, senza che ciò violi il diritto alla prova dell'imputato. La decisione si fonda sulla distinzione tra prove richieste dalle parti e prove disposte autonomamente dal giudice per la propria valutazione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per l'utilizzo illecito di una carta di pagamento. L'impugnazione è stata respinta perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo la decisione dei giudici di merito logica e ben motivata in base ai precedenti penali dell'imputato.
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Esimente art. 649 c.p. e carte di credito: la Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un figlio che, dopo aver usato indebitamente la carta di credito del genitore, chiedeva l'applicazione dell'esimente art. 649 c.p. (non punibilità per reati contro il patrimonio tra congiunti). La Corte ha stabilito che l'uso indebito di carta di credito è un reato plurioffensivo che lede non solo il patrimonio ma anche la fede pubblica, escludendo così l'applicabilità della causa di non punibilità.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato da due imputate, condannate nei primi due gradi di giudizio. La decisione si fonda sul principio che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni dell'appello, ma deve confrontarsi criticamente e specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la mera ripetizione dei motivi già respinti rende l'atto inammissibile per carenza della sua funzione tipica.
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Rettifica errore materiale: pena e Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di indebito utilizzo di carte di pagamento, operando una rettifica errore materiale sulla pena pecuniaria. La Corte ha stabilito che, in caso di discrasia tra la motivazione (che indicava di voler applicare il minimo edittale) e il dispositivo (che partiva da una base di calcolo superiore), la motivazione prevale. Il ricorso è stato invece rigettato riguardo la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Reformatio in pejus: quando la pena non peggiora
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa e falsificazione. La sentenza chiarisce i limiti del divieto di reformatio in pejus, affermando che non c'è violazione se la pena complessiva in appello è inferiore a quella di primo grado, anche se l'aumento per un reato satellite è maggiore. La Corte ribadisce inoltre la sanatoria delle nullità dell'imputazione con la scelta del rito abbreviato e l'insindacabilità delle valutazioni di fatto in sede di legittimità.
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Convalida arresto facoltativo: i limiti del giudice
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di convalida arresto facoltativo. L'imputato era stato trovato con carte di credito rubate vicino a un bancomat. La Corte ha ribadito che il giudice della convalida deve limitarsi a un controllo sulla ragionevolezza dell'operato della polizia, senza entrare nel merito della responsabilità penale.
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Riqualificazione del reato: quando è legittima?
Un soggetto utilizza la carta bancomat di una persona appena deceduta, effettuando prelievi. La Corte d'Appello modifica l'accusa da furto a indebito utilizzo di carte di pagamento. La Cassazione, con la sentenza n. 6262/2025, conferma la decisione, spiegando i limiti e le condizioni della riqualificazione del reato in appello. Il principio chiave è che la modifica è legittima se non peggiora la pena e se l'imputato ha avuto modo di difendersi sulla nuova accusa.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché generico e riproduttivo di censure già esaminate nei precedenti gradi di giudizio. La decisione si fonda sul principio della 'doppia conforme', secondo cui le sentenze di primo e secondo grado, se allineate, costituiscono un unico corpo decisionale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente previsti. La mancata valutazione sull'eventuale proscioglimento non rientra tra questi, comportando la condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Giudizio di equivalenza: la Cassazione conferma pena
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. La Corte d'Appello aveva escluso l'aggravante della recidiva ma, attraverso un nuovo giudizio di equivalenza, aveva confermato la pena inflitta. La Cassazione ha ritenuto legittima questa operazione, specificando che non viola il divieto di "reformatio in peius" se adeguatamente motivata.
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Riqualificazione del reato: da ricettazione a furto
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per ricettazione, procedendo a una riqualificazione del reato in furto aggravato. A causa della stretta vicinanza temporale e spaziale tra il furto di una carta di pagamento e il suo utilizzo, la Corte ha presunto che l'imputato fosse l'autore del furto stesso. Poiché per il reato di furto, a seguito di una riforma, è necessaria la querela della persona offesa e questa mancava, il reato è stato dichiarato improcedibile. La condanna per l'indebito utilizzo della carta è invece divenuta definitiva.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una copia?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché l'imputato si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello. La sentenza sottolinea che l'impugnazione deve essere una critica argomentata e specifica della decisione contestata, non una sua semplice reiterazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso si limitava a riproporre le stesse censure già respinte dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Tale vizio procedurale ha comportato la conferma della condanna e l'imposizione di una sanzione pecuniaria, evidenziando l'importanza di formulare un ricorso con motivi specifici e pertinenti.
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