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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2023

189 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Uso indebito di carte di credito: condanna anche con danno minimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, precedentemente condannato per il reato di uso indebito di carte di credito. L'imputato lamentava la mancata concessione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso è generico e non si confronta con la decisione d'appello. La gravità oggettiva e soggettiva della condotta esclude l'applicazione del beneficio, a prescindere dall'entità del danno economico subito dalla vittima. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: la recidiva nega gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e uso indebito di carte di credito. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, evidenziando che i numerosi e recenti precedenti penali del soggetto dimostrano una spiccata capacità a delinquere e la prosecuzione di un percorso criminale. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato le censure difensive in quanto generiche, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carta di credito: i disagi escludono gli sconti
L'Imputato è stato condannato per il reato di indebito utilizzo di carta di credito. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'esclusione dell'attenuante è stata giustificata non solo dal valore economico della transazione, ma anche dai costi e disagi subiti dalla vittima per bloccare e sostituire la carta, nonché dai danni causati a un supermercato, dove l'uomo aveva aggredito il personale e lanciato bottiglie ostacolando l'attività commerciale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito e furto: doppia condanna
Due soggetti sono stati condannati per furto aggravato e per l'indebito utilizzo di carte di credito sottratte. La difesa sosteneva che il furto dovesse assorbire il reato di utilizzo della carta. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che i due reati concorrono autonomamente. Rubare una carta di credito e poi utilizzarla per effettuare pagamenti costituiscono due condotte distinte e separate: il furto è solo il presupposto logico dell'uso illecito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la doppia condanna e sanzionando i ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato dalla destrezza: la distrazione non basta
Un giovane entra in un negozio e, approfittando del momentaneo allontanamento della commerciante nel retrobottega, le sottrae il portafogli dalla borsa per poi tentare di usare il bancomat digitando codici casuali. Condannato nei gradi precedenti, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che l'uso indebito del bancomat si configura anche senza conoscere il PIN. Tuttavia, accoglie il ricorso sul Furto aggravato dalla destrezza: questa aggravante richiede una speciale abilità o astuzia idonea a eludere la vigilanza, e non la semplice e passiva strumentalizzazione della distrazione o dell'assenza temporanea della vittima, non provocata dall'autore. La sentenza viene annullata limitatamente all'aggravante, con rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena.
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Furto in abitazione: condanna definitiva se il ricorso è generico
L'Imputato è stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per i reati di furto in abitazione e indebito utilizzo di carte di credito. Egli ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la violazione di legge e la motivazione della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici, basati su semplici contestazioni di fatto e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di indebito utilizzo di carte di credito (art. 493-ter c.p.). L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti e del vincolo della continuazione tra i reati. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sulle attenuanti riguardavano valutazioni di merito, precluse in Cassazione, e che la motivazione della sentenza d'appello era logica e coerente. Inoltre, la richiesta di applicazione della continuazione è stata respinta poiché la difesa non ha assolto l'onere di produrre le copie delle sentenze precedenti necessarie per la verifica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: nessun aiuto al furto astuto
L'Imputata è stata condannata per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito, avendo effettuato pagamenti frazionati sotto i venticinque euro per evitare i controlli di sicurezza. La Corte di Appello ha negato la concessione delle circostanze attenuanti generiche. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale diniego. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile se logicamente motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente valorizzato la spiccata professionalità della condotta, la natura non di prima necessità dei beni sottratti e la presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: reati ripetuti contro sconti di pena
Gli Imputati sono stati condannati per furto e utilizzo indebito di carte di credito. La Corte d'Appello ha confermato la pena, applicando un aumento per la recidiva. Gli Imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la presenza di numerosi precedenti per reati contro il patrimonio dal 1996, la revoca di precedenti benefici e l'abilità dimostrata nei furti giustificano pienamente l'aumento di pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Utilizzo indebito di carte di pagamento: quando il video è valido
L'Imputato era stato condannato per furto aggravato e utilizzo indebito di carte di pagamento, commesso effettuando prelievi non autorizzati al bancomat. La difesa ha contestato la validità delle immagini di videosorveglianza acquisite dalla polizia senza un formale decreto di sequestro e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha rigettato le contestazioni sulle prove, confermando la legittimità dell'acquisizione spontanea dei video. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulla recidiva, stabilendo che il giudice non può applicarla automaticamente basandosi solo sui precedenti penali, ma deve motivare la reale pericolosità sociale del soggetto. La sentenza è stata annullata limitatamente alla recidiva con rinvio alla Corte d'appello.
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Indebito utilizzo di carte di credito: ricorso nullo e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di indebito utilizzo di carte di credito (art. 493-ter c.p.). La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di primo grado. L'imputato ha proposto ricorso lamentando generiche violazioni di legge e difetti di motivazione, senza tuttavia specificare i punti critici della decisione impugnata. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era privo dei requisiti minimi di specificità richiesti dal codice di procedura penale, rendendo impossibile un effettivo sindacato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di carte di credito: da furto a condanna definitiva
L'Imputato stato condannato per il reato di ricettazione di carte di credito dopo che la Corte d'appello ha riqualificato l'originaria accusa di furto aggravato. L'Imputato aveva infatti utilizzato carte di credito rubate. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, sostenendo che il cambio di qualificazione giuridica avesse leso il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione da furto a ricettazione non viola i diritti della difesa se i fatti materiali erano gi noti all'imputato. Inoltre, ricevere carte di credito rubate integra pienamente la ricettazione di carte di credito e non un illecito minore, poich i documenti provengono da un precedente delitto. L'Imputato stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito: condanna ferma senza danni
Un uomo è stato condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito per aver usato quindici volte una carta di debito rubata a una società. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica telematica delle conclusioni del Procuratore Generale durante il periodo dell'emergenza Covid-19, sostenendo che ciò avesse violato il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa comunicazione costituisce sì una nullità, ma per annullare la sentenza l'imputato deve dimostrare di aver subito un danno concreto. Poiché il Procuratore si era limitato a chiedere il rigetto senza aggiungere nuove argomentazioni, nessun diritto è stato leso. La condanna è quindi definitiva.
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Utilizzo indebito di carte di credito: condanna inevitabile
L'Imputato è stato condannato per i reati di possesso di documenti falsi e utilizzo indebito di carte di credito, commessi in concorso e con il vincolo della continuazione. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, applicando le attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva reiterata. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la contraddittorietà della motivazione e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando l’accordo è definitivo
L'Imputato ha concordato una pena per i reati di truffa e indebito utilizzo di carte di credito. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando che il giudice non avesse motivato adeguatamente sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è limitato per legge a casi tassativi e non può riguardare la generica mancata verifica delle cause di proscioglimento. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Determinazione della pena: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento. Il ricorrente contestava esclusivamente l'eccessività della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la contestazione riguardante la determinazione della pena era del tutto generica e priva di elementi specifici. La decisione dei giudici di merito è risultata logica, coerente e priva di qualsiasi arbitrio. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, la Suprema Corte ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
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Circonvenzione di incapace: condanna per uso di carta di credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per i reati di circonvenzione di incapace e indebito utilizzo di carte di credito. La donna aveva indotto una persona vulnerabile a consegnarle la propria carta di pagamento, utilizzandola poi per effettuare prelievi non autorizzati. I giudici hanno confermato la responsabilità penale dell'imputata, rilevando come l'uso illecito della carta rappresenti la diretta conseguenza dell'attività di circonvenzione di incapace precedentemente posta in essere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di carte di credito: condanna ferma e nessuna scusa
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di ricettazione di carte di credito. L'imputato aveva ricevuto carte di pagamento provenienti dal reato presupposto di appropriazione indebita. La difesa sosteneva che la condotta dovesse rientrare in una violazione amministrativa o in un reato minore, e che il reato presupposto si fosse perfezionato solo al momento dell'uso delle carte. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ricevere carte di credito di provenienza delittuosa, per trarne profitto, integra pienamente il reato di ricettazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indebito utilizzo di carte di credito: la recidiva costa cara
Una donna, con numerosi precedenti penali per furto, è stata condannata per il reato di indebito utilizzo di carte di credito con l'aggravante della recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola priva di adeguata motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. I giudici hanno confermato che la recidiva è stata correttamente applicata in base alla pericolosità sociale del soggetto e alla stretta relazione tra i furti passati e il nuovo reato. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Utilizzo indebito di carte di credito: il video lo incastra
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per furto e utilizzo indebito di carte di credito. L'uomo era stato filmato dalle telecamere di sicurezza mentre prelevava denaro da uno sportello automatico usando tessere rubate. La difesa ha contestato la qualità delle immagini e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, oltre a invocare la mancanza di querela a seguito di riforme legislative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento fotografico effettuato dalle forze dell'ordine era pienamente attendibile e che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale mancanza di querela, poiché non si è instaurato un valido rapporto processuale. Il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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