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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2024

111 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Uso indebito di Bancomat: reato consumato sempre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9818/2024, ha chiarito importanti principi in materia di uso indebito di bancomat e ricettazione. Il caso riguardava un uomo condannato per aver ricevuto un bancomat rubato e aver tentato di prelevare. La Corte ha stabilito che il reato di uso indebito si consuma con la semplice introduzione della carta nell'ATM, anche senza successo. Ha inoltre confermato che il breve tempo tra furto e utilizzo non basta a qualificare il fatto come furto anziché ricettazione, in assenza di altre prove.
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Confisca obbligatoria: serve il sequestro preventivo?
Un imputato, condannato per uso indebito di carte di credito, ha impugnato la sentenza che disponeva la confisca obbligatoria dei profitti del reato, lamentando l'assenza di un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la confisca obbligatoria non richiede necessariamente un sequestro precedente, purché il profitto sia facilmente identificabile, come nel caso di specie, dai capi d'imputazione.
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Competenza territoriale: Cassazione chiarisce le regole
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra due Tribunali. In caso di reati connessi, se il luogo del reato più grave è ignoto, la competenza spetta al giudice del luogo dove è stato commesso l'altro reato. Viene così definita la corretta autorità giudiziaria per procedere, applicando i criteri sussidiari previsti dal codice.
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Furto in ufficio pubblico: la Cassazione decide
Un individuo è stato condannato per furto aggravato commesso all'interno di un ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che la revoca della costituzione di parte civile non equivale a una remissione di querela. Inoltre, ha confermato che l'aggravante del furto in ufficio pubblico si applica anche se l'oggetto è stato lasciato incustodito per mera comodità, poiché la norma tutela la fiducia riposta nei luoghi della Pubblica Amministrazione.
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Individuazione informale: valore probatorio in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso con cui si contestava l'identificazione dell'imputata. Viene chiarito che l'individuazione informale di un soggetto, anche fotografica, compiuta durante le indagini, ha pieno valore probatorio assimilabile a una dichiarazione testimoniale, senza la necessità di seguire le formalità della ricognizione personale. Il suo peso dipende dal libero apprezzamento del giudice, purché motivato in modo logico e coerente.
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Furto con destrezza: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con destrezza e indebito utilizzo di carta di credito a carico di due donne. La sentenza chiarisce che l'aggravante della destrezza sussiste quando gli autori del reato creano attivamente una distrazione per la vittima, attraverso un modus operandi pianificato, e non si limitano a sfruttare una sua disattenzione. Le prove video, analizzate scientificamente e unite ad altri elementi, sono state ritenute sufficienti per fondare la responsabilità penale, respingendo i ricorsi che miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto e ricettazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di argomenti già valutati e respinti correttamente dalla Corte d'Appello, confermando la condanna e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto in auto e aggravante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furti e uso illecito di carte di pagamento. La sentenza chiarisce un punto fondamentale: il furto in auto di oggetti personali, come borse lasciate nel bagagliaio, integra l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché tali beni si considerano affidati al rispetto collettivo per necessità o consuetudine.
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Circostanze attenuanti generiche: no se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due donne condannate per furto aggravato, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza ribadisce che la concessione delle circostanze attenuanti generiche è un giudizio di fatto rimesso alla discrezionalità del giudice, che può legittimamente negarle in presenza di una personalità del reo incline a delinquere, come dimostrato da precedenti condanne specifiche e reiterate (recidiva).
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, stabilendo che i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati dall'art. 448 c.p.p. La presunta mancata valutazione di una possibile assoluzione (art. 129 c.p.p.) non rientra tra i motivi consentiti, comportando per il ricorrente la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: guida al caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'imputata sosteneva che il suo consenso fosse viziato, in quanto credeva erroneamente che l'accordo avrebbe comportato la revoca di una misura cautelare. La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso generico e assertivo, non provato, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese e di un'ammenda. Questo caso evidenzia come un ricorso inammissibile patteggiamento possa scaturire da motivazioni non adeguatamente sostanziate.
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Motivazione pena: obbligo di calcolo distinto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un evidente difetto nella motivazione pena. I giudici di secondo grado avevano affermato di voler applicare il minimo di legge per il reato base, ma di fatto ne avevano applicata una superiore senza alcuna giustificazione. Inoltre, avevano omesso di motivare gli aumenti di pena per i reati satellite, in violazione dei principi sul reato continuato. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova e corretta determinazione della pena.
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Nesso teleologico: furto e uso di carta di credito
Un individuo si impossessa di un portafogli rinvenuto per strada a seguito di un incidente e solo in un secondo momento ne utilizza la carta di debito. La Cassazione ha annullato la sentenza di condanna nella parte in cui riconosceva l'aggravante del nesso teleologico, chiarendo che tale aggravante richiede che la volontà di commettere il reato-scopo esista già al momento della commissione del reato-mezzo. Di conseguenza, ha rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi presentati. Il caso riguardava una condanna per uso indebito di carte di credito. La Corte ha sottolineato che un ricorso deve specificare chiaramente le censure mosse alla sentenza impugnata, cosa non avvenuta nel caso di specie, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: furto aggravato e recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto aggravato e uso indebito di carte di credito. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere argomenti già disattesi in appello. La Corte ha confermato la corretta applicazione dell'aggravante legata all'uso delle carte per conseguire il profitto del furto e ha ribadito che la valutazione della recidiva deve basarsi su un'analisi concreta dell'inclinazione a delinquere del reo, non solo sulla gravità dei reati precedenti.
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Attenuanti generiche: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro la mancata concessione delle attenuanti generiche. Il motivo è stato giudicato troppo vago e indeterminato, in quanto non specificava gli elementi concreti a sostegno della richiesta, violando così i requisiti di specificità dell'atto di appello. La Corte ha confermato la validità della decisione di merito, che aveva negato le attenuanti basandosi sui precedenti penali e sulla mancanza di resipiscenza dell'imputata.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi non dedotti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. La decisione si fonda su due principi cardine: la manifesta infondatezza del primo motivo, basato su una ricostruzione dei fatti non sindacabile in sede di legittimità, e l'inammissibilità del secondo motivo, poiché introduceva una violazione di legge (art. 48 c.p.) non sollevata nel precedente grado di giudizio, in violazione dell'art. 606 c.p.p. Questo caso evidenzia l'importanza della corretta formulazione dei motivi d'appello per evitare l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per uso indebito di una carta di pagamento. I motivi del ricorso sono stati giudicati meramente ripetitivi e finalizzati a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato la continuità normativa del reato e la congruità della pena, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Prescrizione e recidiva: appello inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28766/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione e uso indebito di carte di pagamento. L'unico motivo di ricorso era la presunta estinzione dei reati per prescrizione. La Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, sottolineando come l'accertamento della recidiva reiterata abbia esteso i termini di prescrizione a oltre 13 e 22 anni, non ancora decorsi al momento della sentenza di appello. L'ordinanza ribadisce il principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di rilevare la prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata, confermando il nesso cruciale tra prescrizione e recidiva nel calcolo dei termini di estinzione del reato.
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Ricorso patteggiamento: limiti e misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha ribadito i rigidi limiti del ricorso patteggiamento, specificando che non è possibile contestare la mancata assoluzione o la qualificazione giuridica dei fatti, salvo errore manifesto. Sebbene l'impugnazione sulla misura di sicurezza della libertà vigilata fosse ammissibile, è stata rigettata poiché il giudice aveva adeguatamente motivato la pericolosità sociale degli imputati.
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