Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Chiude le Porte a una Nuova Valutazione dei Fatti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i confini invalicabili del giudizio di legittimità, dichiarando un ricorso inammissibile e confermando una condanna per uso indebito di carta di credito. Questa decisione offre spunti fondamentali per comprendere perché non ogni appello può essere esaminato nel merito e quali sono le conseguenze di un’impugnazione proposta senza validi motivi di diritto.
I Fatti del Caso
Un soggetto, condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Venezia per l’utilizzo illecito di una carta di pagamento altrui, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. L’imputato contestava la decisione precedente su più fronti: sosteneva una errata valutazione delle prove, metteva in discussione la qualificazione giuridica del reato a seguito di modifiche legislative e criticava la misura della pena inflitta.
La Decisione della Corte: il Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto in toto le argomentazioni del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno sottolineato come i motivi proposti non fossero altro che una riproposizione di argomentazioni già esaminate e respinte in sede di appello. L’obiettivo del ricorrente era, in sostanza, ottenere una rivalutazione dei fatti e del peso delle prove, un’attività che esula completamente dalle competenze della Corte di Cassazione.
Il Divieto di Rivalutazione del Merito
È un principio cardine del nostro ordinamento processuale: la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito non è stabilire se i fatti si siano svolti in un modo o in un altro, ma verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente le norme di legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e coerente. Proporre alla Cassazione argomenti che richiedono un nuovo esame delle prove si traduce inevitabilmente in un’inammissibilità del ricorso.
Continuità Normativa e Uso Indebito di Carte
Un punto tecnico ma cruciale affrontato dalla Corte riguarda la continuità normativa del reato di indebito utilizzo di carte di pagamento. Il ricorrente suggeriva che il passaggio dall’art. 55 del d.lgs. 231/2007 al nuovo art. 493-ter del codice penale avesse creato un vuoto legislativo. La Corte ha smentito nettamente questa tesi, richiamando un proprio precedente consolidato (Sez. 4, n. 13492/2020) e affermando che si tratta di un’ipotesi di continuità normativa. Questo significa che il reato non è mai stato abrogato (abolitio criminis) e la condotta è sempre rimasta punibile.
Le Motivazioni
La decisione della Suprema Corte si fonda su pilastri argomentativi chiari e netti. In primo luogo, i motivi del ricorso sono stati considerati meramente ripetitivi e tesi a ottenere una inammissibile rivalutazione del merito dell’accertamento di penale responsabilità. La Corte d’Appello aveva già scrutinato in modo coerente i profili di fatto, e la loro riproposizione in Cassazione è stata ritenuta un tentativo di forzare i limiti del giudizio di legittimità. In secondo luogo, è stata confermata la piena continuità normativa tra le diverse disposizioni che hanno disciplinato l’indebito utilizzo di carte di credito, escludendo qualsiasi ipotesi di abolitio criminis. Infine, per quanto riguarda la dosimetria della pena, la Corte ha ritenuto che la decisione impugnata fosse stata ampiamente e logicamente argomentata, valorizzando le circostanze del fatto e la personalità dell’agente, già gravato da precedenti specifici.
Conclusioni
L’ordinanza in esame è un monito importante: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio sui fatti. Deve essere fondato su vizi di legittimità concreti, come la violazione di legge o il vizio di motivazione, e non sulla semplice speranza di un nuovo e più favorevole apprezzamento delle prove. La dichiarazione di inammissibilità comporta non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, un costo che funge da deterrente contro la presentazione di impugnazioni palesemente infondate.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
È stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati, meramente ripetitivi di quelli già presentati in appello e miravano a una rivalutazione dei fatti e delle prove, attività non consentita alla Corte di Cassazione.
La modifica della legge sull’uso indebito di carte di credito ha cancellato il reato?
No. La Corte ha confermato il principio della “continuità normativa”, stabilendo che il passaggio dalla vecchia alla nuova norma (art. 493-ter c.p.) non ha comportato alcuna abolizione del reato (abolitio criminis), quindi la condotta è rimasta sempre punibile.
Quali sono le conseguenze concrete di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in assenza di elementi che escludano la sua colpa, al versamento di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.