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Art. 493-ter Codice Penale — Anno 2025

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95 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Valutazione delle prove: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per indebito utilizzo di carte di pagamento. Il ricorso contestava la valutazione delle prove testimoniali, ma la Corte ha stabilito che non si può chiedere in sede di legittimità una nuova analisi dei fatti, ma solo evidenziare vizi logici manifesti, assenti nel caso di specie.
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Partecipazione associazione criminale: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare per partecipazione ad associazione criminale finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva una collaborazione sporadica, ma la Corte ha confermato che elementi come i rapporti pregressi con il capo, il ruolo attivo nel reperire fornitori e l'integrazione nella logistica del gruppo dimostrano un inserimento stabile e consapevole, rendendo irrilevante la breve durata dei fatti contestati.
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Inammissibilità del ricorso: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato, condannato per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a reiterare doglianze già respinte in appello senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha confermato la valutazione negativa sulla concessione delle attenuanti e della pena sostitutiva, basandosi sulla personalità dell'imputato e sulla gravità del fatto.
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Furto in abitazione: quando una stanza è privata dimora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per vari reati, tra cui il furto in abitazione. Il caso verteva sulla qualificazione di una stanza chiusa a chiave come 'privata dimora'. La Corte ha confermato che qualsiasi luogo, debitamente chiuso e non accessibile a terzi, dove si svolgono in maniera non occasionale atti della vita privata, rientra nella nozione di privata dimora ai fini della configurabilità del reato di furto in abitazione, respingendo così il ricorso come manifestamente infondato.
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Inammissibilità Appello: Domicilio e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha confermato la declaratoria di inammissibilità di un appello penale a causa della mancata dichiarazione o elezione di domicilio nell'atto di impugnazione, un requisito formale introdotto dalla Riforma Cartabia (art. 581, comma 1-ter, c.p.p.). La Corte ha stabilito che la norma, sebbene successivamente abrogata, si applica agli atti depositati mentre era in vigore e che la sua omissione comporta l'inammissibilità appello, respingendo le censure di incostituzionalità. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso degli oneri procedurali.
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Indebito utilizzo carta: quando non c’è assorbimento
Un soggetto, dopo essersi introdotto abusivamente nel portale di una società emittente carte di credito e aver utilizzato i dati di un'altra persona per attivare una carta, la usava per compiere acquisti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per entrambi i reati di sostituzione di persona e indebito utilizzo carta di credito, chiarendo che non vi è assorbimento quando le condotte sono distinte e successive.
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Termini impugnazione: ricorso tardivo è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una condanna per uso indebito di carte di pagamento. La decisione si fonda sul mancato rispetto dei termini di impugnazione, in quanto il ricorso è stato depositato oltre il quindicesimo giorno previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per uso indebito di carta di pagamento. Sebbene la colpevolezza sia stata confermata, i giudici hanno ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo alla recidiva, poiché la corte d'appello l'aveva motivata basandosi unicamente sui precedenti penali dell'imputato, senza una valutazione concreta della sua effettiva e maggiore pericolosità sociale, come richiesto dalla giurisprudenza consolidata.
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Riqualifica del reato e misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato una misura cautelare in carcere. Il Tribunale aveva operato una riqualifica del reato da ricettazione a furto, ma aveva erroneamente concluso che la domanda cautelare originaria non fosse più valida. La Suprema Corte ha stabilito che la riqualifica del reato non invalida la richiesta di misura cautelare se i fatti contestati rimangono gli stessi, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Riqualifica del reato: quando la misura cautelare resta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riqualifica del reato, ad esempio da ricettazione a furto, operata dal giudice del riesame non invalida la richiesta di misura cautelare del Pubblico Ministero. Se la descrizione della condotta illecita rimane la stessa, la domanda cautelare sussiste. Nel caso specifico, il Tribunale aveva annullato una misura detentiva ritenendo, a seguito della riqualificazione, assente la richiesta del PM per il reato di furto. La Cassazione ha annullato tale decisione, rinviando per un nuovo esame che tenga conto della validità della richiesta originaria.
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Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un indagato che ha violato il divieto di contatto ospitando le persone offese. La Corte ha ritenuto la misura del braccialetto elettronico inadeguata a prevenire tali violazioni, giustificando la custodia in carcere per l'alto rischio di recidiva.
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Uso indebito carta di credito: reato anche senza PIN
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che il reato di uso indebito di carta di credito sussiste anche senza la conoscenza del PIN e indipendentemente dal successo della transazione. La Corte ha inoltre ribadito che i beni lasciati in un veicolo parcheggiato in un'area pubblica, come uno stadio, sono considerati esposti alla pubblica fede, integrando così l'aggravante del furto.
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Ricorso Patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato condannato per furto. La decisione si fonda sul principio che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientravano quelli sollevati dal ricorrente. L'ordinanza ribadisce la natura di 'accordo' del patteggiamento, che limita fortemente le possibilità di riesame nel merito.
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Prescrizione reato: come un appello salva l’imputato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per l'uso indebito di una carta bancomat. Mentre il ricorso di uno degli imputati è stato dichiarato inammissibile, quello della coimputata è stato ritenuto ammissibile su un punto specifico. Questa ammissibilità ha permesso alla Corte di rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, annullando la condanna penale nei suoi confronti ma confermando le statuizioni civili per il risarcimento del danno.
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Sospensione processo civile: quando non è necessaria
Un istituto di credito ha citato in giudizio una sua ex dipendente per il risarcimento dei danni derivanti dall'uso illecito di strumenti di pagamento. Il Tribunale ha sospeso il processo civile in attesa della definizione di un procedimento penale a carico della lavoratrice per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della dipendente, ha annullato l'ordinanza di sospensione. La Corte ha ribadito il principio di autonomia e separazione tra giudizio civile e penale, specificando che la sospensione del processo civile è un'eccezione e non la regola. Poiché l'istituto di credito non si era costituito parte civile nel processo penale e l'azione civile era stata avviata prima di una sentenza penale, non sussisteva un rapporto di pregiudizialità necessaria che giustificasse la sospensione.
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