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Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Settima Penale

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330 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche: negate con troppi precedenti
L'Imputata è stata condannata per l'uso indebito di strumenti di pagamento. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, motivato secondo la difesa dalla scarsa gravità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice di merito non deve motivare su ogni singolo dettaglio del processo. Risulta sufficiente indicare i fattori decisivi per la scelta. Nel caso di specie, la presenza di venticinque condanne precedenti per furto, rapina e ricettazione dimostra la spiccata inclinazione a delinquere dell'Imputata. Tale condizione giustifica pienamente il diniego dello sconto di pena. L'Imputata deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e pagare le spese processuali.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato in secondo grado per il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento ex art. 493-ter c.p. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità, poiché l'atto si limitava a citare massime giurisprudenziali astratte senza contestare le specifiche prove valutate dai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva con l'ulteriore addebito delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro versata alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in ospedale: perché scatta la condanna severa
Un cittadino ha subito una condanna per il reato di furto aggravato in ospedale e per l'indebito utilizzo di due carte di credito. L'imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contestando la sussistenza dell'aggravante specifica prevista per i furti commessi in uffici o stabilimenti pubblici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che un ospedale pubblico inserito nel Servizio Sanitario Nazionale rientra a pieno titolo nella nozione di stabilimento pubblico. Riproporre in Cassazione le medesime argomentazioni già respinte in secondo grado rende l'impugnazione priva di valore giuridico. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso e sanzione
L'Imputato è stato condannato in appello per i reati di furto e uso indebito di carte di credito. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione sulla recidiva e il giudizio di bilanciamento delle circostanze sanzionatorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato sul primo punto e generico sul secondo, in quanto le valutazioni sulle circostanze rientrano nella discrezionalità del giudice di merito se motivate in modo coerente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la responsabilità dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: niente sconti per i recidivi
L'Imputato è stato condannato per l'uso indebito di carte di credito e strumenti di pagamento, per aver impiegato un bancomat altrui presso un esercizio commerciale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento del testimone, la mancata acquisizione dei filmati di videosorveglianza e il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità del riconoscimento testimoniale già svolto nelle indagini e constatato l'impossibilità di recuperare un filmato inesistente. Infine, la Suprema Corte ha escluso la lieve entità del fatto a causa dei precedenti penali dell'Imputato, confermando le spese di giudizio e la sanzione pecuniaria a suo carico.
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Particolare tenuità del fatto: negata se si evade per spendere carte
L'Imputato, mentre si trovava sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, è evaso dalla propria abitazione per accompagnare la moglie a fare acquisti in un negozio, impiegando una carta di credito provento di furto. Il commerciante ha riconosciuto con assoluta certezza l'uomo durante le indagini. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il riconoscimento e chiedendo il proscioglimento per la particolare tenuità del fatto, oltre a censurare il calcolo della pena e la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità dell'episodio, negando qualsiasi beneficio e condannando il ricorrente al versamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: convivente condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un individuo accusato di furto e indebito utilizzo di carte di credito appartenenti al proprio convivente. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza dello sportello automatico avevano ripreso l'imputato mentre effettuava prelievi di contante non autorizzati. I giudici hanno valorizzato la convivenza come occasione per impossessarsi della tessera e la stretta vicinanza temporale con i prelievi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa chiedeva una rivalutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità, senza dimostrare vizi logici nella motivazione d'appello. Inoltre, le questioni relative alla continuazione sono risultate inammissibili per essere state sollevate soltanto in ultimo grado. L'imputato dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: i motivi generici
L'Imputato ha presentato impugnazione contro la sentenza d'appello contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il calcolo del trattamento sanzionatorio per i reati di indebito utilizzo di carte di credito e furto in continuazione. La Corte di Cassazione ha riscontrato la totale genericità delle censure sollevate dall'atto difensivo, evidenziando come mancassero le necessarie ragioni di diritto in diretto rapporto con la decisione impugnata. I giudici di merito avevano già calcolato la pena base sul minimo edittale e ridotto l'aumento per la continuazione a seguito dell'esclusione di un'aggravante. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carta di pagamento: nessun vizio, pena ferma
I giudici hanno esaminato la vicenda penale a carico di tre soggetti accusati di reati contro il patrimonio. Nello specifico, il primo imputato rispondeva di furto aggravato e indebito utilizzo di carta di pagamento altrui, mentre gli altri due complici rispondevano dei delitti di ricettazione e occultamento di beni. La Corte di Appello ha confermato la condanna emessa in primo grado. I tre imputati hanno impugnato la sentenza dinanzi alla Suprema Corte, contestando la logicità della motivazione, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la misura della sanzione inflitta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. La decisione ribadisce che la riproposizione passiva di argomenti già respinti nei gradi precedenti e la mera richiesta di ridiscutere la quantificazione della pena non possono trovare spazio nel giudizio di legittimità.
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Furto e carte rubate: il bilanciamento delle circostanze
Due imputati hanno subito una condanna per i reati di furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. Entrambi hanno proposto ricorso per cassazione per contestare la pena inflitta. I ricorrenti hanno incentrato la propria difesa esclusivamente sul mancato favorevole bilanciamento delle circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che la valutazione comparativa tra circostanze e il calcolo della pena spettano solo al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare la congruità della pena se la sentenza precedente presenta una motivazione logica e coerente. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carta di credito: confermata la condanna
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di indebito utilizzo di carta di credito. I testimoni hanno riconosciuto l'autore degli acquisti fraudolenti e le indagini hanno confermato la piena compatibilità di tempi e luoghi. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione sulla prova e il mancato riconoscimento di una pena sostitutiva pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente l'accertamento dei fatti e hanno escluso la pena sostitutiva a causa della vita pregressa del condannato e dell'inidoneità della sanzione pecuniaria a favorirne la risocializzazione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Carte indebite: no a estinzione del reato per condotte riparatorie
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa chiedeva l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi della legge penale. La Corte di Cassazione ha rigettato e dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il beneficio riparatorio si applica unicamente ai delitti procedibili a querela soggetta a remissione. L'indebito utilizzo di strumenti di pagamento costituisce invece un reato perseguibile d'ufficio a tutela della sicurezza pubblica economica. Il risarcimento del danno non estingue l'illecito e la Suprema Corte ha confermato la condanna degli imputati alle spese processuali e al versamento di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di pagamento: telecamere inchiodano le ree
I giudici hanno condannato due persone per concorso nel reato di uso indebito di carte di pagamento. Le telecamere di videosorveglianza hanno immortalato le autrici durante le transazioni fraudolente, consentendo la loro precisa identificazione. Le imputate hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione sull'accertamento della responsabilità e una presunta eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. Le doglianze difensive non contestavano in modo specifico le riprese video e chiedevano una rivalutazione del merito sulla quantificazione della pena, già fissata vicino al minimo edittale. Le ricorrenti devono pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito e falsa identità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto aggravato, possesso di documenti falsi e indebito utilizzo di carte di credito. L'uomo era entrato in una struttura ricettiva fingendosi un turista ed esibendo una carta di identità contraffatta. Una volta all'interno, aveva sottratto beni e carte di pagamento, utilizzandole senza autorizzazione. La difesa ha contestato la sussistenza delle prove, l'aggravante del mezzo fraudolento e la qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che l'uso delle carte costituisse truffa. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione, ribadendo che l'accesso con generalità false integra il mezzo fraudolento e che l'uso illecito dei sistemi di pagamento può concorrere autonomamente con ulteriori raggiri. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Roma relativa al reato di uso indebito di carte di credito. La difesa ha lamentato la violazione di legge e il difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione perché le censure sollevate erano generiche e prive dei requisiti prescritti dal codice di procedura penale. L'atto difensivo non indicava gli elementi specifici per contestare la sentenza di merito. Per questo motivo, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione: condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione nei confronti di un'imputata responsabile dei reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito. La difesa sosteneva che il reato di utilizzo indebito dovesse assorbire quello di ricettazione in base al principio di specialità. I giudici supremi hanno respinto questa tesi: chi riceve tessere di pagamento contraffatte o rubate e successivamente le impiega risponde di entrambi i delitti in concorso tra loro. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione a causa della recidiva qualificata dell'imputata e ha negato le attenuanti generiche per via dei numerosi precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: video assenti e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione e seimila euro di multa inflitta a una donna per i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito provenienti da una rapina. La difesa lamentava la mancata acquisizione dei filmati di videosorveglianza della banca e la mancata effettuazione della ricognizione personale dell'imputata. I giudici hanno chiarito che i video erano stati cancellati per decorso del tempo e che la testimonianza coerente e disinteressata di due persone presenti ha reso superfluo il confronto formale all'americana. Inoltre, l'alibi difensivo basato su una visita medica è risultato pienamente compatibile con gli orari dei prelievi illeciti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni e lesioni: c’è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la sua condanna per lesioni personali e indebito utilizzo di carte di pagamento. L'uomo aveva aggredito la vittima per far valere un proprio presunto diritto, provocandole abrasioni al collo e alla spalla. La Suprema Corte ha ribadito che sussiste il concorso formale tra il reato di lesioni e l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando la violenza supera la soglia necessaria per farsi giustizia da sé e causa un danno fisico autonomo. I giudici hanno inoltre respinto la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche a causa della gravità complessiva della condotta violenta tenuta.
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Ricettazione di carte bancomat: condanna confermata
Una donna ha utilizzato diverse carte di debito provento di furto per effettuare acquisti e prelievi a ritmo serrato presso vari esercizi commerciali. La difesa ha sostenuto che l'imputata avesse commesso direttamente il furto per evitare l'accusa più grave, ma non ha fornito prove a supporto. I giudici hanno accertato il possesso ingiustificato dei titoli e la piena responsabilità dell'imputata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per la ricettazione di carte bancomat e per l'indebito utilizzo delle stesse, infliggendo anche il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso indebito di carte di credito: ricorso generico e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di uso indebito di carte di credito. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità penale e il calcolo della pena per la continuazione tra più episodi contestati. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un difetto di motivazione relativo agli aumenti di pena applicati per i singoli fatti commessi. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile: la doglianza presentata nei gradi precedenti risultava troppo generica e contestava mere ricostruzioni di fatto, precluse nel giudizio di legittimità. La decisione ha confermato integralmente la condanna inflitta e ha imposto all'autore del reato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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