LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 10 di 17

330 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Utilizzo indebito di carte di credito: condanna senza sconti.
L'Imputato è stato condannato per l'utilizzo indebito di carte di credito appartenenti a una persona di sua conoscenza. Sfruttando la fiducia e le precarie condizioni fisiche della vittima, l'autore ha sottratto circa 1.500 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La decisione si basa sulla gravità della condotta, caratterizzata da un approfittamento mirato della vulnerabilità altrui e dalla presenza di numerosi precedenti penali specifici. Il danno economico non è stato considerato irrisorio, rendendo impossibile l'esclusione della punibilità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, obbligando il colpevole al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto aggravato e recidiva: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre soggetti condannati per furto aggravato e recidiva, oltre che per l'uso indebito di carte di credito. Gli imputati avevano contestato la sussistenza delle aggravanti e il calcolo della pena operato dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano generici e basati su questioni di fatto non riproponibili in sede di legittimità. In particolare, è stato ribadito il principio secondo cui, in presenza di recidiva reiterata, il codice penale impone un divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti. La decisione conferma la condanna e impone il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza delle doglianze.
Continua »
Tentata truffa aggravata: perché il ricorso generico fallisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati coinvolti in un caso di tentata truffa aggravata e indebito utilizzo di carte di pagamento. Nonostante la Corte d'Appello avesse parzialmente riformato la sentenza di primo grado applicando le attenuanti generiche, i ricorrenti hanno presentato ricorso di legittimità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili a causa della estrema genericità dei motivi, i quali si limitavano a riproporre le tesi difensive già respinte senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici di secondo grado. Inoltre, è stata negata l'attenuante del risarcimento del danno poiché non è stata fornita prova della sua anteriorità rispetto all'apertura del dibattimento. Oltre alle spese processuali, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzioni pecuniarie
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti accusati di furto aggravato, indebito utilizzo di carte di credito e sostituzione di persona. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza d'appello sostenendo che la motivazione fosse solo apparente. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato l'estrema genericità dei motivi di impugnazione. Tale carenza ha determinato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Oltre alla conferma della pena, i soggetti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende, evidenziando il rischio economico legato a ricorsi privi di fondamento specifico.
Continua »
Recidiva e pericolosità sociale: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per l'uso indebito di carte di credito, focalizzandosi sulla corretta applicazione della recidiva. La decisione conferma che la presenza di numerosi precedenti penali per reati della stessa indole dimostra una spiccata pericolosità sociale. I giudici hanno rilevato come l'indifferenza verso le precedenti condanne e la tendenza a trarre sostentamento dal crimine giustifichino pienamente l'aggravante contestata, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
Continua »
Ricettazione e uso indebito di carte di credito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito nei confronti di un soggetto sorpreso a utilizzare uno strumento di pagamento rubato. La decisione ribadisce che chi viene trovato in possesso di refurtiva, senza fornire una spiegazione attendibile sulla sua origine e in assenza di prove che lo indichino come autore del furto, risponde del reato di ricettazione. La Corte ha inoltre negato l'applicazione dell'attenuante della particolare tenuità del fatto, sottolineando come l'uso illecito di una carta di credito comporti un rischio di danno patrimoniale significativo, anche solo potenziale.
Continua »
Utilizzo indebito bancomat: no attenuanti per danni alti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per l'utilizzo indebito bancomat nei confronti di due soggetti che avevano utilizzato una carta rubata per acquistare beni di lusso. Il ricorso, basato sulla richiesta di applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno rilevato che il valore dei beni acquistati, nello specifico dei giubbini di marca, era troppo elevato per giustificare una riduzione della pena. La decisione ribadisce che la gravità economica del fatto impedisce il riconoscimento di benefici legati alla modesta entità del danno patrimoniale.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento, dichiarando l'inammissibilità del ricorso presentato dall'imputato. La decisione sottolinea che le doglianze proposte riguardavano esclusivamente questioni di fatto e una richiesta di rivalutazione delle prove, attività precluse in sede di legittimità. Poiché la motivazione della sentenza di appello è risultata logica e coerente nell'identificare il ricorrente come autore delle operazioni illecite, la Suprema Corte ha rigettato l'impugnazione, applicando la sanzione pecuniaria prevista per i ricorsi manifestamente infondati.
Continua »
Remissione di querela: estinzione del reato di truffa
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per truffa e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Durante il procedimento di legittimità, è intervenuta la remissione di querela accettata dall'imputato per il reato di truffa. La Corte ha quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza limitatamente a tale capo d'imputazione, poiché il reato si è estinto. Per quanto riguarda il secondo reato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano basati su valutazioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità.
Continua »
Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il difetto di motivazione relativo agli aumenti di pena applicati per la continuazione in una sentenza di patteggiamento. I reati contestati riguardavano l'indebito utilizzo di strumenti di pagamento e false dichiarazioni a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le doglianze sulla motivazione della pena non rientrano nei casi tassativi previsti dall'art. 448 comma 2-bis c.p.p. per impugnare il patteggiamento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Patteggiamento: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento relativa al reato di indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Il ricorrente lamentava la violazione dell'obbligo di immediata declaratoria di cause di non punibilità. La Suprema Corte ha tuttavia chiarito che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso contro il patteggiamento è limitato a casi tassativi, tra i quali non rientra la generica censura basata sull'articolo 129 c.p.p., confermando così la rigidità del sistema delle impugnazioni per i riti speciali.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: rigetto per motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per furto aggravato e tentato indebito utilizzo di carta di credito. Il ricorrente aveva contestato la determinazione della pena lamentando una mancanza di motivazione, ma i giudici hanno rilevato che le doglianze erano generiche e non riferibili puntualmente al caso concreto. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Rinuncia al ricorso per Cassazione: effetti e costi legali
Una donna, condannata in appello per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di credito, aveva inizialmente presentato ricorso alla Suprema Corte. Tuttavia, durante la detenzione, ha scelto formalmente di presentare la rinuncia al ricorso per Cassazione tramite una dichiarazione al Direttore della struttura carceraria. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa volontà, dichiarando il ricorso inammissibile. Tale decisione comporta il passaggio in giudicato della condanna precedente, con l'obbligo per la ricorrente di pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende. La procedura conferma che la rinuncia è un atto unilaterale che interrompe definitivamente l'iter giudiziario.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto e indebito utilizzo di strumenti di pagamento, dichiarando il ricorso inammissibile. Il ricorrente aveva presentato doglianze generiche che miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. La Suprema Corte ha rilevato come i giudici di merito avessero già fornito una motivazione logica e coerente basata sulle risultanze istruttorie, condannando il soggetto al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Articolo 493-ter: uso indebito carte di pagamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato previsto dall'Articolo 493-ter, relativo all'uso indebito di strumenti di pagamento. Il ricorso, basato sulla richiesta di riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'elevato valore della merce acquistata e la presenza di precedenti penali impediscono l'applicazione di benefici sanzionatori, ribadendo che le attenuanti richiedono la prova di elementi positivi e non possono essere presunte.
Continua »
Attenuanti generiche e precedenti penali: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per indebito utilizzo di carte di pagamento, dichiarando inammissibile il ricorso focalizzato sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che il diniego basato sui precedenti penali dell'imputato è legittimo e insindacabile in sede di legittimità se supportato da una motivazione logica. La sentenza ribadisce che il giudice di merito non è obbligato a esaminare ogni singolo elemento favorevole, essendo sufficiente la valutazione di quelli ritenuti decisivi per escludere il beneficio.
Continua »
Utilizzo indebito carte di credito: limiti ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per l'utilizzo indebito carte di credito ai sensi dell'art. 493-ter c.p. La decisione sottolinea come, in presenza di una doppia conforme di merito, non sia possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione degli elementi probatori. Il ricorrente si era limitato a riproporre le medesime doglianze già respinte in appello, senza evidenziare vizi logici manifesti o travisamenti probatori macroscopici, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
Continua »
Sostituzione di persona: la guida al reato tentato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputata accusata di indebito utilizzo di carte di pagamento, possesso di documenti falsi e tentata sostituzione di persona. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e non contestavano efficacemente la doppia sentenza conforme di condanna. La Corte ha ribadito che la mancata induzione in errore della vittima giustifica la riqualificazione del reato di sostituzione di persona nella forma tentata, confermando inoltre il diniego delle attenuanti per il ruolo non marginale svolto nel reato.
Continua »
Determinazione della pena: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione e uso indebito di carte di credito. Il ricorrente contestava la determinazione della pena e l'applicazione delle misure di sicurezza, ma i giudici hanno rilevato la genericità delle doglianze. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità sulla sanzione è limitato alla verifica della logicità della motivazione fornita dal giudice di merito, senza possibilità di una nuova valutazione dei fatti.
Continua »
Circonvenzione di incapace: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di circonvenzione di incapace e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già esaminate nel merito e prive di specificità. La responsabilità dell'imputata è stata solidamente provata attraverso le dichiarazioni della persona offesa, riscontri bancari su libretti postali e conversazioni telefoniche registrate. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa della spregiudicatezza della condotta e della totale assenza di pentimento o offerte riparatorie.
Continua »