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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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602 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Prescrizione cartella: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9580/2023, interviene su un caso riguardante la prescrizione di una cartella di pagamento. La Corte chiarisce che il termine di prescrizione ordinario decennale non si applica automaticamente alle cartelle non opposte, in quanto atti amministrativi. Viene inoltre confermata la validità della notifica tramite operatori postali privati e la sufficienza della copia fotostatica dell'avviso di ricevimento come prova, in assenza di disconoscimento. La sentenza è stata cassata con rinvio per un errato calcolo dei termini di prescrizione da parte del giudice di merito e per l'omesso esame di atti interruttivi.
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Tassazione previdenza integrativa: la Cassazione decide
Un ex dirigente di una grande società energetica ha richiesto un rimborso fiscale su una somma ricevuta dalla capitalizzazione di una pensione integrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tassazione della previdenza integrativa a un'aliquota agevolata è applicabile solo alla quota di prestazione che rappresenta un 'rendimento netto' derivante da investimenti reali sul mercato. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova necessaria, confermando l'applicazione di un'aliquota più elevata sull'intera somma.
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Tassazione fondo pensione: l’onere della prova
La Cassazione rigetta il ricorso degli eredi di un ex dirigente per un rimborso IRPEF. La corretta tassazione del fondo pensione richiede la prova, a carico del contribuente, che il rendimento derivi da effettivi investimenti sul mercato e non da calcoli attuariali. Senza tale prova, non si applica l'aliquota agevolata del 12,50%.
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Autonoma organizzazione: IRAP e studio associato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista che chiedeva il rimborso dell'IRAP per le sue attività autonome svolte parallelamente a quelle nell'ambito di uno studio associato. Secondo la Corte, il professionista non ha fornito la prova di non essersi avvalso della complessa struttura dello studio (la cosiddetta autonoma organizzazione) anche per le sue attività individuali. L'onere di dimostrare tale separazione, e quindi l'assenza del presupposto impositivo, spetta unicamente al contribuente.
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Rimborso IRAP: quando si presume l’organizzazione?
Un professionista ha richiesto il rimborso dell'IRAP per un decennio, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la partecipazione a uno studio associato crea una presunzione di utilizzo della sua struttura organizzativa. L'onere di provare il contrario, e quindi di non aver beneficiato di tale struttura per la propria attività individuale, spetta interamente al contribuente che chiede il rimborso IRAP.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Una società estera di scommesse e il suo intermediario italiano (CTD) hanno contestato l'applicazione dell'imposta unica scommesse per il 2015, sostenendo che la normativa fosse discriminatoria e incostituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità dell'imposta anche per gli operatori privi di concessione nazionale. La Corte ha ribadito la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il CTD, in quanto entrambi partecipano all'attività di raccolta delle scommesse sul territorio italiano, che costituisce il presupposto del tributo. La decisione chiarisce che l'imposta non ha natura sanzionatoria ma fiscale, e si applica a chiunque gestisca giochi in Italia, garantendo parità di trattamento.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e operatori esteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero, confermando l'assoggettamento all'imposta unica scommesse anche per gli operatori privi di concessione che raccolgono gioco in Italia. La Corte ha escluso violazioni del diritto UE, ribadendo che la tassazione si applica a chiunque operi sul territorio nazionale, basandosi sul principio di territorialità e sulla solidarietà passiva tra il bookmaker e i centri di trasmissione dati. La decisione sottolinea come la normativa non sia discriminatoria e sia giustificata da motivi di interesse generale.
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Imposta unica scommesse: obblighi per operatori esteri
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'imposta unica scommesse, sostenendo di non essere tenuta al pagamento in quanto priva di concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il tributo è dovuto da chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, a prescindere dal possesso di una licenza. La decisione si fonda sulla necessità di evitare una discriminazione alla rovescia a danno degli operatori concessionari e di garantire l'imposizione fiscale sulle attività svolte in Italia.
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Imposta unica scommesse: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera e del suo centro di trasmissione dati italiano. Il caso riguardava il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2015. La Corte ha confermato che l'imposta è dovuta anche dagli operatori privi di concessione italiana, stabilendo una responsabilità solidale tra il bookmaker estero e l'intermediario locale. Sono state respinte le censure basate su una presunta violazione del diritto dell'Unione Europea, ribadendo la legittimità della normativa fiscale italiana in materia di giochi.
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Gestione antieconomica: Cassazione fissa i limiti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la presunta gestione antieconomica di una società vinicola, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito non può essere riconsiderata in sede di legittimità, confermando l'annullamento degli avvisi di accertamento.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione su società e soci
La Corte di Cassazione ha esaminato tre ricorsi riuniti, proposti da una società di persone e dai suoi due soci contro avvisi di accertamento fiscale. I ricorrenti lamentavano la violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché i giudizi si erano svolti separatamente in primo grado. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il litisconsorzio necessario può ritenersi sostanzialmente rispettato se i processi, sebbene iniziati separatamente, vengono trattati congiuntamente in appello, garantendo il pieno diritto di difesa a tutte le parti coinvolte e favorendo la ragionevole durata del processo.
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Accertamento socio: nullo se cade quello societario
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento socio, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili da parte di una società a ristretta base partecipativa, diventa nullo se l'accertamento fiscale nei confronti della società stessa viene annullato con sentenza definitiva. In questo caso, venendo meno l'atto presupposto (l'esistenza di utili societari non dichiarati), crolla l'intera impalcatura accusatoria nei confronti del singolo socio, determinando la nullità dell'avviso di accertamento a lui notificato.
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Rimborso scudo fiscale: sì alla restituzione se nullo
Un contribuente aveva aderito allo "scudo fiscale" versando un'imposta sostitutiva. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate ha ritenuto l'operazione inefficace e ha preteso il pagamento delle imposte ordinarie. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del contribuente al rimborso scudo fiscale per l'imposta sostitutiva già versata, al fine di evitare una illegittima doppia imposizione.
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Notifica ricorso cassazione: l’avviso di ricevimento
Una società presenta ricorso in Cassazione contro una cartella di pagamento per il recupero di un credito d'imposta. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché la società ricorrente non ha depositato la prova di avvenuta consegna del ricorso alle controparti (l'avviso di ricevimento). Tale mancanza procedurale sulla notifica ricorso cassazione ha impedito di verificare la corretta instaurazione del contraddittorio. Inoltre, i motivi del ricorso sono stati ritenuti eccessivamente generici.
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Notifica atto amministrativo: valida via posta privata
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della notifica di un atto amministrativo tributario, avvenuta nel 2014, tramite un operatore postale privato. Un contribuente aveva impugnato degli avvisi di accertamento sostenendo l'inesistenza della notifica, in quanto la raccomandata informativa prevista dall'art. 140 c.p.c. era stata affidata a un'agenzia privata anziché al servizio postale universale. La Corte ha chiarito che, a seguito della liberalizzazione introdotta dal D.Lgs. 58/2011, la notifica di atti amministrativi e tributari (a differenza di quelli giudiziari) era legittimamente eseguibile da operatori privati muniti di licenza individuale. Inoltre, ha censurato la sentenza d'appello per non aver applicato la presunzione di conoscenza dell'atto una volta che la raccomandata è giunta all'indirizzo del destinatario.
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Notifica agenzia privata: valida per atti fiscali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10265/2024, ha stabilito che la notifica tramite agenzia privata di un avviso di accertamento fiscale è pienamente valida. La Corte ha cassato la sentenza di merito che riteneva inesistente la notifica perché la raccomandata informativa era stata affidata a un operatore privato. Viene sottolineata la cruciale distinzione tra atti amministrativi/tributari e atti giudiziari, per i quali vigono regole diverse, e si ripercorre l'evoluzione della liberalizzazione dei servizi postali in Italia.
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Motivazione accertamento catastale: la Cassazione rinvia
Una società impugna un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria ha aumentato la rendita catastale di un immobile, contestando un'omissione nella dichiarazione DOCFA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 10247/2024, non decide nel merito ma rileva un contrasto giurisprudenziale sulla necessaria motivazione accertamento catastale. In particolare, si discute se sia sufficiente indicare i nuovi dati o se l'Agenzia debba spiegare perché ha modificato il numero dei vani proposti dal contribuente. La causa è stata rinviata in attesa di una decisione nomofilattica su un caso analogo.
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Accertamento sintetico: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10122 del 2024, interviene sul tema dell'accertamento sintetico. Il caso riguarda un contribuente il cui reddito era stato rettificato sulla base dell'acquisto e del mantenimento di alcuni beni. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, secondo la normativa applicabile ai fatti, è legittimo ripartire la spesa per un acquisto patrimoniale su più annualità precedenti. Viene inoltre ribadito il rigoroso onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare con documentazione specifica che le spese sono state sostenute con redditi esenti o già tassati.
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Accertamento sintetico: la prova contraria del socio
Un contribuente contesta un accertamento sintetico, sostenendo che i versamenti ricevuti dalle proprie società fossero acconti su utili futuri. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che in caso di accertamento sintetico, spetta al contribuente l'onere di provare la natura non reddituale delle somme. In assenza di prove adeguate, tali versamenti sono stati correttamente considerati reddito imponibile.
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Accertamento sintetico: prova contraria del contribuente
Una contribuente ha impugnato con successo un accertamento sintetico. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per fornire la prova contraria, è sufficiente dimostrare la disponibilità di redditi esenti o già tassati per un importo e una durata tali da rendere plausibile la copertura della spesa, senza dover provare lo specifico impiego di tali somme. La sentenza annulla la decisione del giudice di merito che richiedeva una prova più rigorosa.
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