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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

118 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Notifica del ricorso invalida: la Cassazione blocca il giudizio
Una società ha proposto ricorso in Cassazione per definire la competenza del giudice. Tuttavia, la notifica del ricorso a uno dei soggetti coinvolti presentava gravi difetti formali. L'avviso di ricevimento postale non mostrava le modalità di consegna né la firma del destinatario, mentre il tracciamento informatico allegato non offriva garanzie legali. La Corte di Cassazione ha quindi sospeso il giudizio e ordinato la rinotifica dell'atto nei termini stabiliti dalla legge.
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Correzione errore materiale: cancellata la spesa non dovuta
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione ma ha successivamente depositato un atto di rinuncia. La Corte ha preso atto della scelta dichiarando l'estinzione del giudizio nei suoi confronti. Tuttavia, nella successiva decisione redatta per gli altri ricorrenti, il giudice ha commesso una svista, inserendo per errore il nome del soggetto rinunciante tra le parti condannate al pagamento delle spese legali. La parte ha presentato richiesta per la correzione errore materiale, evidenziando la palese incongruenza tra la motivazione e il dispositivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ordinando l'eliminazione del nome dall'elenco dei condannati e precisando che questa procedura non comporta alcun addebito di spese legali.
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Rinvio della causa per concordato e stop alle liti giudiziarie
Una società in liquidazione giudiziale ha chiesto la sospensione del giudizio pendente in Cassazione. La società ha motivato l'istanza con l'esistenza di una proposta di concordato avanzata da un terzo assuntore. Qualora il concordato venga approvato, la società rinnuncerà al ricorso principale. La Corte di Cassazione ha riscontrato la piena ragionevolezza della richiesta e ha disposto il rinvio della causa per concordato a nuovo ruolo, nell'attesa dell'evoluzione della procedura concorsuale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: accordo e nessuna sanzione
Un Ente Locale e una Cittadina avevano avviato una causa davanti alla Corte di Cassazione proponendo ricorso principale e incidentale. Durante il procedimento le parti hanno raggiunto un accordo formale depositando un atto congiunto di rinuncia al ricorso in Cassazione con reciproca accettazione. Il Sindaco dell'Ente ha ottenuto la preventiva autorizzazione dalla Giunta Comunale per sottoscrivere la rinuncia. La Corte di Cassazione ha preso atto della volonta condivisa delle parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese legali sono state integralmente compensate tra i contendenti come concordato. La Corte ha inoltre chiarito che la rinuncia non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, quanto tale misura sanzionatoria si applica soltanto nei casi di rigetto, inammissibilita o improcedibilita del ricorso.
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Leasing traslativo e clausola penale: i limiti al risarcimento
Una società utilizzatrice fallita ha contestato la penale applicata dall'istituto concedente dopo la risoluzione di un contratto di finanziamento immobiliare. La penale garantiva alla banca l'intero guadagno contrattuale senza detrarre adeguatamente il valore residuo dell'immobile restituito. La controversia affronta il tema di leasing traslativo e clausola penale per i contratti risolti prima delle riforme del 2017. La Corte di Cassazione ha analizzato il contrasto tra il risarcimento dell'interesse positivo e il potere di riduzione ad equità previsto dall'articolo 1526 del codice civile. Data l'importanza della questione di diritto, i giudici supremi non hanno deciso immediatamente la causa, ma hanno disposto il rinvio alla pubblica udienza per stabilire criteri certi sull'eventuale iniquità del meccanismo sanzionatorio.
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Rinvio per trattative e lo stop alla causa in Cassazione
Un Ente Pubblico e un'Amministrazione Regionale si sono affrontati davanti alla Corte di Cassazione a causa di un lungo contenzioso legale. Prima che i giudici pronunciassero la decisione finale, le parti hanno comunicato la presenza di un dialogo in corso per raggiungere un accordo stragiudiziale bonario. Entrambi i soggetti hanno quindi formulato una richiesta congiunta per ottenere un rinvio per trattative. La Suprema Corte ha accolto la domanda concordata e ha disposto la sospensione momentanea del giudizio, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo. Questa decisione permette alle parti di proseguire i negoziati senza la pressione di una sentenza immediata.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: l’accordo chiude la lite
Una cittadina e un Comune si sono opposti davanti alla Corte di Cassazione proponendo ricorso principale e incidentale. Durante la causa, le parti hanno raggiunto un accordo per chiudere la vertenza. Entrambe hanno firmato e depositato un atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, accettando la decisione reciprocamente e chiedendo la compensazione delle spese legali. La Cassazione ha constatato la regolarità delle firme e dell'autorizzazione della giunta comunale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato estinto il processo. La Corte ha inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, sanzione prevista soltanto per le impugnazioni respinte, inammissibili o improcedibili. Il giudizio si conclude quindi senza vincitori né vinti.
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Onere della prova nei contratti bancari tra cliente e banca
Un cliente ha chiesto la nullità del contratto di carta di credito revolving stipulato con un istituto di credito, lamentando la mancanza della forma scritta obbligatoria. A seguito del rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Corte di Cassazione. Il nodo centrale riguarda l'onere della prova nei contratti bancari: spetta al cliente dimostrare la mancata redazione del contratto scritto o spetta all'istituto esibire il documento per giustificare gli incassi? Rilevato un marcato contrasto giurisprudenziale sul punto, la Suprema Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire un orientamento univoco.
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Riunione dei ricorsi connessi: lite in sospeso tra le parti
Una Società di Gestione Crediti ha impugnato un provvedimento del Tribunale emesso nell'ambito di un giudizio contro un Fallimento. La Corte di Cassazione ha riscontrato l'esistenza di un altro procedimento parallelo pendente tra le medesime parti o legato alle stesse questioni. Per assicurare la coerenza delle decisioni ed evitare contrasti di giudicato, la Corte ha ravvisato i presupposti per la riunione dei ricorsi connessi. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo. Questo provvedimento sospende temporaneamente l'esame del merito per permettere la successiva trattazione congiunta dei procedimenti collegati.
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Chiamato all’eredità e debiti tributari: scontro con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento ai figli di un contribuente deceduto, chiedendo il versamento di imposte non saldate. I figli si sono opposti sostenendo di non aver mai accettato l'eredità. L'atto di accertamento originario era diventato definitivo perché nessuno lo aveva impugnato a suo tempo. I giudici di merito hanno dato ragione ai familiari, escludendo la loro responsabilità. L'amministrazione finanziaria ha quindi ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha affrontato il nodo del chiamato all'eredità e debiti tributari. Non essendoci precedenti specifici per i chiamati che non abbiano rinunciato espressamente ma siano rimasti inattivi per oltre dieci anni, la Corte ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per stabilire un principio di diritto risolutivo.
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Ricorso per revocazione: tra svista di fatto ed errore di diritto
Un dipendente pubblico ha presentato un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Il lavoratore sosteneva che i giudici avessero commesso una svista sulla sua qualifica di candidato idoneo, negandogli il diritto all'inquadramento superiore previsto da un accordo sindacale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto riguarda soltanto una falsa percezione dei documenti e non l'interpretazione delle norme. L'accordo sindacale citato aveva un valore meramente programmatico e non attribuiva alcun diritto automatico alla promozione. Il dipendente non ha subito un errore di percezione, ma ha tentato di contestare il giudizio di diritto. Di conseguenza, la Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il lavoratore al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: il Fisco chiude il contenzioso estero
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, sostenendo che mantenesse in Italia il centro dei propri interessi economici nonostante la residenza formale alle Isole Samoa. L'Ufficio ha quindi richiesto le imposte sugli interessi maturati su depositi bancari esteri. Dopo il decesso del contribuente, gli eredi hanno proseguito il giudizio. Nelle more del processo davanti alla Corte di Cassazione, gli eredi hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, saldando l'importo concordato. L'amministrazione finanziaria ha attestato la regolarita dei pagamenti ed ha chiesto la fine della causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e stabilito che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Diritto di precedenza nell’assunzione: conversione o nuovo posto
Un dipendente con contratto a tempo determinato svolge mansioni di sorveglianza per un'azienda fino alla scadenza naturale dell'incarico. L'uomo manifesta formalmente la volontà di far valere il proprio diritto di precedenza nell'assunzione a tempo indeterminato. Successivamente, la società stabilizza altri dipendenti a termine per le medesime mansioni senza richiamare l'ex lavoratore. Il tribunale e la corte d'appello respingono le richieste del ricorrente. I giudici di merito ritengono che la tutela valga solo per nuovi contratti e non per la semplice trasformazione di rapporti già in essere. La Corte di Cassazione sospende la decisione ordinaria e rimette gli atti a una pubblica udienza. La Suprema Corte riconosce infatti l'assoluta novità e il rilievo normativo del problema, demandando la risoluzione a un approfondito esame collegiale.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repechage
Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dall'Azienda a seguito della perdita di un appalto. Il Tribunale ha inizialmente ordinato la reintegrazione per violazione dell'obbligo di ripescaggio. La Corte d'Appello ha ribaltato l'esito: ha ritenuto definitivo l'accertamento sulla crisi aziendale per mancata impugnazione incidentale del dipendente e ha considerato provata l'assenza di altri posti tramite il Libro Unico del Lavoro. La Corte di Cassazione ha evidenziato una questione di massima rilevanza sul rapporto unitario tra soppressione del posto e obbligo di repechage, disponendo la trattazione della causa in pubblica udienza.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue ma costa caro
Nel corso di un giudizio di legittimità tra due società, la parte ricorrente ha inizialmente rifiutato una proposta di definizione accelerata, insistendo per la decisione e depositando una memoria difensiva. Tuttavia, nell'imminenza dell'udienza in camera di consiglio, la stessa società ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nonostante la rinuncia, la mancata accettazione della controparte ha spinto i giudici a liquidare le spese di lite. Valutando il comportamento altalenante della ricorrente, la Corte l'ha condannata a pagare le spese processuali in favore del difensore della controparte.
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Rottamazione-quater: sanzioni cancellate e causa estinta
Un'azienda riceveva un avviso di irrogazione sanzioni per circa ventimila euro, collegato a un accertamento fiscale su presunti utili non dichiarati distribuiti ai soci. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia giungeva in Cassazione. Nelle more del processo, la società aderiva alla definizione agevolata dei debiti esattoriali, nota come Rottamazione-quater, pagando l'importo dovuto all'Agente della riscossione. Avendo documentato il regolare pagamento e la perfetta corrispondenza tra la cartella esattoriale definita e l'atto impugnato, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Ritenzione dei canoni di leasing: scontro sulla firma delle clausole
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società utilizzatrice contro la risoluzione di un contratto di locazione finanziaria immobiliare. La società di leasing aveva trattenuto tutti i canoni versati in base a una clausola contrattuale. L'utilizzatore ha contestato la validità di tale clausola, ritenendola vessatoria e priva della specifica doppia firma richiesta dalla legge. La Cassazione, rilevando la particolare importanza della questione giuridica relativa alla ritenzione dei canoni di leasing e alla natura vessatoria della clausola, ha deciso di non decidere immediatamente ma di rimettere la causa alla pubblica udienza per una discussione approfondita.
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Azione revocatoria e notifiche tardive: il bivio della Cassazione
Una creditrice ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di alcuni terreni effettuata dalla sua debitrice, che l'aveva privata delle garanzie patrimoniali per recuperare un credito. Tuttavia, le notifiche dell'atto di citazione ai convenuti sono state eseguite oltre il termine di cinque anni previsto dalla legge, a causa di iniziali tentativi falliti poi rinnovati su autorizzazione del giudice. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato prescritto il diritto, ritenendo che la rinnovazione della notifica non abbia effetto retroattivo sull'interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione di diritto, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite o di un'udienza pubblica su un caso analogo.
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Notifica del ricorso tributario: il Fisco sbaglia e si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società di persone e dei suoi soci per l'anno d'imposta 2001. Dopo i primi gradi di giudizio favorevoli ai contribuenti, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la stretta connessione tra la posizione della società e quella dei singoli soci, ha disposto la riunione dei ricorsi. Tuttavia, i giudici hanno riscontrato un vizio nella notificazione degli atti ad alcuni soci, mancando le prove della ricezione. Per garantire il diritto di difesa, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica del ricorso tributario entro sessanta giorni, rinviando la decisione finale a una nuova udienza.
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Conciliazione giudiziale tributaria: stop alla lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di carpenteria, disconoscendo la deducibilità di alcuni costi aziendali ritenuti privi dei requisiti di certezza e determinatezza. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole firmando una conciliazione giudiziale tributaria ai sensi dell'art. 48 del D.Lgs. n. 546/1992. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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